{"id":12325,"date":"2009-01-30T20:03:05","date_gmt":"2009-01-30T19:03:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=12325"},"modified":"2009-01-30T20:03:05","modified_gmt":"2009-01-30T19:03:05","slug":"un-mese-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2009\/01\/30\/un-mese-a-torino\/","title":{"rendered":"Un mese a Torino"},"content":{"rendered":"<p><em>Un mese intenso, questo gennaio torinese appena passato. Ve lo raccontiamo solo ora in due parole perch\u00e9, <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=12195\">coi tempi che corrono,<\/a> non riusciamo sempre ad esser celeri nel tenervi aggiornati.<\/em><\/p>\n<p>Intanto, Gaza. Nel giro di poco pi\u00f9 di una settimana, quando ancora i bombardamenti si susseguivano sopra alla Striscia, tre cortei hanno percorso la citt\u00e0. Cortei partecipati e rabbiosi, energici come raramente se ne vedono in citt\u00e0. Tutte partite da Porta Palazzo \u2013 per due volte spezzoni si sono formati proprio in piazza, o all&#8217;angolo di via Cottolengo \u2013 queste manifestazioni hanno mobilitato, dopo cinque anni di silenzio, migliaia di immigrati arabi. Ma questa volta niente imam in testa, n\u00e9 racket religiosi a dirigere le danze: fianco a fianco, ragazzi di strada e massaie, a contendersi slogan e microfono. E chi tra gli organizzatori italiani era abituato a trattare con preti e capetti di quartiere per negoziare egemonie mediatiche e di piazza ha avuto le sue belle difficolt\u00e0 a controllare la situazione.<br \/>\nCortei con tutto in mezzo, dai discorsi a sfondo tremendamente religioso ai ragionamenti sovversivi. Cortei che, se non sono riusciti a fermare la mano assassina dell&#8217;esercito dello Stato di Israele, hanno fatto intravedere alcune dinamiche delle lotte che nel prossimo futuro uniranno \u2013 lo speriamo! \u2013 italiani e stranieri dentro al tessuto urbano. Dinamiche contraddittorie, senza dubbio, ma sulle quali siamo obbligati a riflettere perch\u00e9 solo se quelle lotte saranno comuni <em>nei fatti<\/em>, e non tanto <em>nelle dichiarazioni<\/em>, potranno disinnescare i discorsi identitari e, con questi, quelli religiosi. In questo senso, gli accenni di scontro tra la gente di strada &#8211; che nei cortei portava la rabbia per le proprie condizioni di vita e non solo quella per i bombardamenti a Gaza &#8211; e i capetti della borghesia immigrata tutti impegnati a mantenere la protesta sul piano della politica estera, sono stati istruttivi. Storie di schiaffoni in strada, niente di piu&#8217;: ma anche di questo bisogna saper fare teoria. Per il resto sono stati lanci di uova e discorsi commoventi, spintoni con la polizia e scritte sui muri fatte con i vicini di casa. Un altro corteo, sottotono e innevato, e la fine dei bombardamenti hanno sepolto questo breve movimento torinese. Ma rapporti, esperienze ed affetti sono rimasti &#8211; insieme a molte robe sulle quali ragionare.<\/p>\n<p>Due parole adesso sul mercato abusivo di via Cottolengo, del quale tanto vi abbiamo parlato nei mesi passati. I portavoce dei Comitati, <em>spontaneamente<\/em> razzisti e bugiardi, hanno cantato vittoria, ora che, anche di domenica, la via se ne rimane deserta e pulitina: il comune, addirittura, ci ha dipinto per terra le strisce blu dei parcheggi a pagamento, quasi a mimare una strada del centro. Quello che nessuno dice ad alta voce \u00e8 che il vecchio &#8220;mercato abusivo di via Cottolengo&#8221;, dopo due mesi di resistenza paziente e determinata, \u00e8 oramai diventato il &#8220;mercato abusivo di piazza della Repubblica&#8221; \u2013 che \u00e8 un bel miglioramento. Molto pi\u00f9 grande di prima, pi\u00f9 vario e pi\u00f9 sfacciatamente abusivo, circonda con le sue bancarelle una met\u00e0 abbondante dell&#8217;orrido Palafucsas. Solo una volta, in questo mese, alpini e poliziotti hanno provato una mossa di disturbo. Arrivati in pattuglione, hanno intimato agli abusivi di andarsene \u2013 ma nessuno si \u00e8 mosso. Poi hanno chiesto qualche documento in giro \u2013 e nessuno gliel&#8217;ha dato, neanche la gente in regola. E cos\u00ec se se ne sono dovuti andare, e con le pive nel sacco.<br \/>\nInsomma, se prima vi invitavamo a passar di l\u00ec la domenica per lottare, e <em>assieme<\/em>, ora vi invitiamo per puro piacere: il mercato \u00e8 veramente un bel posto dove incontrarsi e dove conoscer gente, soprattutto nelle domeniche di sole. E, perch\u00e9 no, per partecipare ad una storia che nessuno conosce, ma che intreccia le storie di svariate centinaia di persone.<\/p>\n<p>Un ultimo elemento, ora, per dirvi di questo mese, \u00e8 la lotta dei profughi che occupano l&#8217;ex-clinica San Paolo di corso Peschiera e l&#8217;ex-comando dei Vigili di via Bologna.  Proprio nella settimana della &#8220;evasione di gruppo&#8221; dal Cpa di Lampedusa e delle cariche di Massa, uno dei molti presidi organizzati sotto al Municipio dai profughi torinesi e dal Comitato che li sostiene \u00e8 finito in cariche della polizia proprio sul portone della prefettura in piazza Castello. L\u00e0, molti dei presenti hanno risposto all&#8217;attacco dei questurini con la dignit\u00e0 di chi non ha nessuna intenzione di farsi prendere a bastonate e agisce di conseguenza. I giornali hanno parlato di panchine divelte, sampietrini tirati e di un cantiere saccheggiato: insomma, di gente che resiste. E questo dovrebbe insegnare qualcosa anche a noi e a tutti quelli che \u2013 insieme a noi \u2013 hanno nella memoria degli ultimi anni torinesi solo gente che scappa, con una compostezza da galline, al primo accenno di carica.<br \/>\nVoci di movimento, poi, ci raccontano di numerosi blocchi stradali nella zona di Porta Palazzo proprio nel momento in cui i celerini riuscivano ad allontanare \u2013 a forza di lacrimogeni \u2013 profughi e solidali da piazza Castello. E anche questa \u00e8 una buona indicazione sulla quale i pi\u00f9 avvertiti saranno costretti a sviluppare qualche riflessione di tipo, per lo meno, &#8220;tattico&#8221;:  cosa fare quando la polizia attacca e si \u00e8 troppo lontani per arrivare per tempo nel campo da gioco? La scelta, spesse volte, \u00e8 tra un &#8220;io c&#8217;ero&#8221; abbastanza simbolico e affannato e un appoggio pratico che invece potrebbe pesare veramente sulla battaglia in corso &#8211; bloccando pezzi di citt\u00e0 e costringendo, se ce n&#8217;\u00e8 la determinazione, i manganellatori a disperdesi su pi\u00f9 fronti. Convinti come siamo che si stia aprendo un&#8217;epoca, bene o male, di scontro aperto e diffuso, dovremmo indagarli, questi temi, per non far troppe brutte figure nel prossimo futuro.<br \/>\nForse non ci creder\u00e0 nessuno, ma alle nostre orecchie di scafati navigatori di bassifondi i segnali di apprezzamento in strada per tutta questa vicenda sono arrivati non tanto perch\u00e9 della lotta dei profughi si <em>comprendano<\/em> temi e motivazioni \u2013 \u00e8 triste dirlo ma a molti, pur poveri e clandestini, questi paiono ancora <em>cazzi loro<\/em> \u2013 ma perch\u00e9 finalmente qualcuno le ha date alle guardie. C&#8217;\u00e8 sempre un bello scarto tra ci\u00f2 che \u00e8 giusto, che \u00e8 vero, e quello che viene realmente percepito dentro alla citt\u00e0 e spesso i percorsi del reciproco riconoscimento sembrano strampalati, o tortuosi. Insomma: quale sar\u00e0 la porta attraverso la quale questa lotta specifica dei profughi possa diventare una lotta pi\u00f9 <em>concretamente universale<\/em>, al di l\u00e0 delle dichiarazioni di buona volont\u00e0 che ci sono state sin dall&#8217;inizio, non lo sappiamo bene. Ma siamo sicuri che questa porta ci sia, da qualche parte, e che prima o poi qualcuno la aprir\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un mese intenso, questo gennaio torinese appena passato. 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