{"id":17253,"date":"2009-06-22T16:50:33","date_gmt":"2009-06-22T15:50:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17253"},"modified":"2009-06-22T16:50:33","modified_gmt":"2009-06-22T15:50:33","slug":"elementi-di-storia-patria-lelmo-di-scipio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2009\/06\/22\/elementi-di-storia-patria-lelmo-di-scipio\/","title":{"rendered":"Elementi di storia patria: l\u2019Elmo di Scipio"},"content":{"rendered":"<p>[<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\" title=\"Torna all'indice\">Torna all&#8217;indice<\/a>]<\/p>\n<p>La presenza italiana nel progetto di ricerca che ha partorito il rapporto<em> UO 2020 <\/em>non ha certo avuto il candore di una cenerentola. L\u2019Italia in questo campo si \u00e8 offerta di sviluppare nuove specializzazioni e di formare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani, in cui bisogna (in ottemperanza alle linee strategiche sopra tracciate) isolare quartieri, edifici, abitazioni, ma anche padroneggiare impianti idrici, di telecomunicazione e di distribuzione dell\u2019energia.<\/p>\n<p><!--more-->In effetti gli Stati Uniti e la Gran Bretagna considerano il Belpaese come uno dei migliori fornitori di personale addestrato a operazioni antisommossa, a partire dai reparti dei Carabinieri inquadrati nella MSU<a href=\"#_edn64\" title=\"_ednref64\" name=\"_ednref64\">[64]<\/a>.<\/p>\n<p>Gl\u2019interventi in Libano, dapprima (1982-84, la prima consistente missione delle Forze Armate Italiane al di fuori del territorio nazionale dopo la fine della Seconda Guerra mondiale)<a href=\"#_edn65\" title=\"_ednref65\" name=\"_ednref65\">[65]<\/a>, e poi in Iraq, nei Balcani, in Afghanistan ecc. scandiscono le tappe di un crescente impegno sbirresco-internazionale dell\u2019\u201c Elmo di Scipio\u201d, sia in proprio sia per conto terzi<a href=\"#_edn66\" title=\"_ednref66\" name=\"_ednref66\">[66]<\/a>. Tuttavia, lungo l\u2019intero arco della storia dell\u2019apparato militare italiano spicca la sua precipua funzione controinsurrezionale. Limitiamoci in questa sede al secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>A partire dalla prima consegna di autoblindo e armi automatiche al battaglione mobile dei Carabinieri di Milano, nel 1945, \u201cil compito principale assegnato alle nostre Forze Armate in ambito NATO, oltre al contenimento di un eventuale e sempre pi\u00f9 improbabile nemico orientale<a href=\"#_edn67\" title=\"_ednref67\" name=\"_ednref67\">[67]<\/a>, \u00e8 stato fin dall\u2019inizio, e rimane tuttora, quello della difesa interna del territorio. Fin dal momento della ricostituzione delle prime unit\u00e0, il potenziale nemico \u00e8 il partigiano, l\u2019operaio, il contadino: in una parola, il proletario in lotta\u201d<a href=\"#_edn68\" title=\"_ednref68\" name=\"_ednref68\">[68]<\/a>. Negli anni successivi, questa impostazione sar\u00e0 costantemente perfezionata, in ossequio alle dottrine CIA sulla controinsurrezione e sulla guerra psicologica<a href=\"#_edn69\" title=\"_ednref69\" name=\"_ednref69\">[69]<\/a>.<\/p>\n<p>A partire dagli anni Sessanta, l\u2019elaborazione teorica controrivoluzionaria degli ambienti militari nostrani, la nascita di nuovi corpi, il coordinamento interforze<a href=\"#_edn70\" title=\"_ednref70\" name=\"_ednref70\">[70]<\/a>, le attivit\u00e0 addestrative e gl\u2019interventi s\u2019intensificano. La lista \u00e8 lunga e potr\u00e0 sembrare ridonante, ma fornisce un buon quadro dell\u2019insistenza operativa delle FF. AA. italiane: le operazioni \u201cantiterrorismo\u201d condotte in Alto Adige (1961-68)<a href=\"#_edn71\" title=\"_ednref71\" name=\"_ednref71\">[71]<\/a>; la costituzione (gennaio 1963) della Brigata Paracadutisti \u201cFolgore\u201d da parte del capo di Stato Maggiore dell\u2019Esercito, il generale \u201cgolpista\u201d Giuseppe Aloia<a href=\"#_edn72\" title=\"_ednref72\" name=\"_ednref72\">[72]<\/a>; la formazione dell\u2019XI brigata meccanizzata dei Carabinieri<a href=\"#_edn73\" title=\"_ednref73\" name=\"_ednref73\">[73]<\/a> (aprile 1963) da parte del generale Giovanni De Lorenzo (pure lui \u201cgolpista\u201d); il \u201crumore di sciabole\u201d del giugno-luglio 1964 (\u201cPiano Solo\u201d: il colpo di Stato rientra solo dopo il cedimento dei socialisti sul programma di governo), accompagnato da una grande esercitazione NATO denominata \u201cCorazza Alata\u201d (luglio 1964); l\u2019esercitazione \u201cVedetta Apula\u201d in Puglia e Basilicata (giugno 1965), chiaramente ispirata alle operazioni<em> Search and Destroy<\/em> condotte in quel periodo dagli americani in Vietnam<a href=\"#_edn74\" title=\"_ednref74\" name=\"_ednref74\">[74]<\/a>; l\u2019esercitazione \u201cDelfino\u201d (omonima dell\u2019operazione del \u201954) nella zona di Trieste (aprile 1966)<a href=\"#_edn75\" title=\"_ednref75\" name=\"_ednref75\">[75]<\/a>; la seconda esercitazione NATO denominata \u201cCorazza Alata\u201d, con l\u2019intervento delle formazioni <em>Stay Behind <\/em>(luglio 1966); la partecipazione di elementi dei Btg. Carabinieri e Sabotatori della Brigata Paracadutisti \u201cFolgore\u201d con compiti di antiterro- rismo in Alto Adige (1966-70); le esercitazioni congiunte tra la \u201cFolgore\u201d e i paracadutisti inglesi in Sardegna<a href=\"#_edn76\" title=\"_ednref76\" name=\"_ednref76\">[76]<\/a>; la sorveglianza delle tratte ferroviarie S. Eufemia Lametia -Villa S. Giovanni (1970-71) e Chiusi-Bologna (1975-76, 1978-79); la vigilanza degli aeroporti di Milano-Malpensa e Roma-Fiumicino (1975- 76); le esercitazioni condotte dalle divisioni corazzate \u201cAriete\u201d e \u201cCentauro\u201d e dalla divisione meccanizzata \u201cMantova\u201d fra il 1976 e il 1977; l\u2019intervento degli M-113 dei Carabinieri a Bologna nel marzo 1977; l\u2019impiego dell\u2019Esercito in funzioni d\u2019ordine pubblico durante il sequestro Moro. Elemento stabile nel controllo interno \u00e8 il VI Corpo d\u2019armata, da sempre destinato ad agire in funzione antiguerriglia, in cooperazione con i battaglioni mobili dei Carabinieri e della Celere concentrati in Emilia, in Puglia e nel Lazio.<\/p>\n<p>Alle sperimentazioni sul campo si affiancano importanti momenti di progettazione e riflessione dottrinale, sempre in funzione controinsurrezionale. Spiccano fra gli altri: i corsi superiori della Scuola di Guerra di Civitavecchia dedicati alla \u201cguerra non ortodossa\u201d<a href=\"#_edn77\" title=\"_ednref77\" name=\"_ednref77\">[77]<\/a>; la XVIII sessione del Centro Alti Studi Militari (strettamente collegato al Defense College della NATO) in cui si discute di \u201cfronte interno\u201d, \u201cdifesa civile\u201d e della risposta politico-militare da dare \u201cnel caso di consistenti tentativi di sovversione\u201d; il convegno all\u2019Hotel Parco dei Principi di Roma sulla \u201cGuerra rivoluzionaria\u201d organizzato dall\u2019Istituto di Studi Militari \u201cAlberto Pollio\u201d (maggio 1965), momento di coagulo teorico-operativo della \u201cstrategia della tensione\u201d<a href=\"#_edn78\" title=\"_ednref78\" name=\"_ednref78\">[78]<\/a> (\u201cdestabilizzare per stabilizzare\u201d; \u201cparade\u201d e \u201cr\u00e9ponse\u201d, secondo la terminologia impiegata nella guerra non dichiarata, studiata e praticata dall\u2019OAS fino al 1962 in Algeria).<\/p>\n<p>Nel 1975 le Forze Armate italiane si ristrutturano lungo i seguenti assi: aumento dell\u2019efficienza di tutte le armi e specialit\u00e0, armamento ed equipaggiamento migliorati, diminuzione della percentuale dei militari di leva rispetto ai professionisti e accorciamento della durata della ferma obbligatoria, riduzione dell\u2019organico complessivo delle truppe (con una conseguente maggiore possibilit\u00e0 di selezione nel reclutamento e un\u2019accresciuta concentrazione dei mezzi a disposizione delle singole unit\u00e0), costituzione di un\u2019infrastruttura logistica e comunicativa delle FF. AA. (e naturalmente dei Carabinieri e della NATO) completamente autonoma da quella civile e in grado di sostituirvisi in caso di necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Verso la met\u00e0 degli anni Ottanta viene costituita la FIR (Forza di Intervento Rapido), basata su di un complesso interforze, alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Compiti della FIR sono: \u201cintegrare le Forze della Difesa Territoriale con interventi preventivi o repressivi; inserirsi in contingenti multinazionali a disposizione dell\u2019ONU; costituire forza armistiziale in ambito internazionale; garantire lo sgombero di comunit\u00e0 italiane minacciate all\u2019estero\u201d.<\/p>\n<p>Dopo l\u201989, le missioni delle Forze Armate sono state ridefinite in: \u201cdifesa dello Stato; difesa dello spazio euroatlantico; contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza nazionale; concorso a compiti speciali\u201d.<\/p>\n<p>Alla met\u00e0 degli anni Novanta viene avviato il passaggio al reclutamento volontario<a href=\"#_edn79\" title=\"_ednref79\" name=\"_ednref79\">[79]<\/a> con la progressiva riduzione della coscrizione, la sua completa sospensione (2000) e, infine, l\u2019abolizione del servizio militare obbligatorio (a partire dal 1\u00ba gennaio 2005)<a href=\"#_edn80\" title=\"_ednref80\" name=\"_ednref80\">[80]<\/a>.<\/p>\n<p>Il \u201cNuovo Modello di Difesa\u201d italiano, il cui progetto \u00e8 stato elaborato dal ministero per la Difesa guidato da Rognoni (governo Andreotti) nel 1991, \u00e8 incentrato sulla \u201ctutela degli interessi nazionali, nell\u2019accezione pi\u00f9 vasta di tale termine, ovunque sia necessario\u201d, entro un contesto internazionale in cui, caduto il Muro di Berlino, il nuovo confronto avviene nell\u2019area mediterranea \u201ctra una realt\u00e0 culturale ancorata alla matrice islamica e i modelli di sviluppo del mondo occidentale\u201d. Allo stato attuale, \u201cil Medio Oriente e, in misura minore, alcuni Paesi del litorale nord-africano rivestono una valenza strategica particolare per la presenza delle materie prime energetiche necessarie alle economie dei Paesi industrializzati, la cui carenza e indisponibilit\u00e0 costituirebbe elemento di grave turbativa degli equilibri strategici in fieri\u201d. Il pericolo attuale, secondo il \u201cNuovo Modello di Difesa\u201d, sta nelle tendenze \u201cal sovvertimento delle attuali situazioni di predominio regionale, anche per il controllo delle riserve energetiche esistenti nell\u2019area\u201d. L\u2019interdipendenza tra gli Stati, si afferma nel documento, \u201cne estende la sfera degli interessi vitali ben oltre i limiti dei confini territoriali\u201d. Perci\u00f2 le misure da adottare \u201cdevono prevedere anche l\u2019eventualit\u00e0 di interventi politicomilitari, tendenti alla gestione internazionale delle crisi, nonch\u00e9 azioni, coordinate con gli alleati, intese ad assicurare la tutela degli interessi vitali, delle fonti energetiche, delle linee di rifornimento e la salvaguardia dei beni e delle comunit\u00e0 nazionali operanti in quei Paesi\u201d. La nuova strategia militare nazionale \u00e8 quindi ispirata al concetto di \u201cprevenzione attiva\u201d, intesa come \u201cconcorso permanente dello strumento militare alla politica nazionale\u201d<a href=\"#_edn81\" title=\"_ednref81\" name=\"_ednref81\">[81]<\/a>.<\/p>\n<p>\u201cConcorso permanente dello strumento militare alla politica nazionale\u201d: ci\u00f2 significa, nuovamente, utilizzo dell\u2019esercito per azioni di polizia, controllo e presidio dei territori. E allora vai con altri due decenni d\u2019interventi militari, in collaborazione beninteso con le Forze dell\u2019Ordine o gli organi della Protezione Civile: contro la \u201cmalavita organizzata\u201d nelle operazioni \u201cForza Paris\u201d in Sardegna (1992)<a href=\"#_edn82\" title=\"_ednref82\" name=\"_ednref82\">[82]<\/a>, \u201cVespri Siciliani\u201d (1992-98, il primo intervento in grande stile nel dopoguerra, per ragioni di ordine pubblico), \u201cTestuggine\u201d alla frontiera italo-slovena (1993-95), \u201cRiace\u201d in Calabria (1995)<a href=\"#_edn83\" title=\"_ednref83\" name=\"_ednref83\">[83]<\/a>, \u201cPartenope\u201d in Campania (1994-98); per il controllo delle coste in occasione degli esodi massicci dall\u2019Albania (1991-97); per la sorveglianza di obiettivi \u201csensibili\u201d, in occasione del G8 a Genova (luglio 2001), su tutto il territorio nazionale all\u2019indomani dell\u201911 settembre 2001 (operazione \u201cDomino\u201d)<a href=\"#_edn84\" title=\"_ednref84\" name=\"_ednref84\">[84]<\/a> e durante le Olimpiadi invernali di Torino (2006); a fronte di pubbliche calamit\u00e0, quali alluvioni, incendi e terremoti<a href=\"#_edn85\" title=\"_ednref85\" name=\"_ednref85\">[85]<\/a>.<\/p>\n<p>Da quando l\u2019Italia si \u00e8 impegnata a fornire personale nelle \u201cguerre umanitarie\u201d, alcune aree militari sono state attrezzate per ricostruire ambienti urbani e rurali dove si addestrano carabinieri, par\u00e0, assaltatori e bersaglieri prima di essere inviati all\u2019estero<a href=\"#_edn86\" title=\"_ednref86\" name=\"_ednref86\">[86]<\/a>, mentre gli stessi reparti di polizia militare compiono un addestramento \u201csul campo\u201d, nel reale ambiente metropolitano, svolgendo funzioni d\u2019ordine pubblico sul territorio nazionale<a href=\"#_edn87\" title=\"_ednref87\" name=\"_ednref87\">[87]<\/a>; sono gli stessi che grazie ai vari \u201cpacchetti sicurezza\u201d vediamo operare nelle grandi citt\u00e0 e a guardia di siti di rilevanza nazionale, quali discariche, centrali nucleari in costruzione, termovalorizzatori ecc. Va ricordato che il 24 gennaio 2009 il premier Berlusconi ha ripreso la proposta del ministro degli Interni Maroni, condivisa dal ministro della Difesa La Russa, di aumentare di dieci volte il numero dei militari nelle strade portandoli a 30 mila. Il governo italiano mostra qui tutta la sua aitanza, fino ad anticipare gli altri Paesi nel passaggio alla \u201cfase due\u201d della militarizzazione delle aree metropolitane<a href=\"#_edn88\" title=\"_ednref88\" name=\"_ednref88\">[88]<\/a>.<\/p>\n<p>Poco prima del Natale 2008 il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato che AFRICOM, il comando unificato statunitense per le truppe di terra e di mare per l\u2019Africa, trover\u00e0 posto a Napoli e a Vicenza<a href=\"#_edn89\" title=\"_ednref89\" name=\"_ednref89\">[89]<\/a>. A Napoli sono di stanza anche le task force navali e di pronto intervento nel Corno d\u2019Africa (nel territorio campano si trovano ben sette basi militari: USA e NATO)<a href=\"#_edn90\" title=\"_ednref90\" name=\"_ednref90\">[90]<\/a>. E proprio per potenziare AFRICOM, gli Stati Uniti hanno costituito due nuovi corpi: i Marines per l\u2019Africa (MAFORAF) e il 17\u00ba Stormo dell\u2019aeronautica militare USA (AFAFRICA). Quest\u2019ultimo operer\u00e0 soprattutto da Vicenza e Sigonella, oggi la pi\u00f9 grande base aerea nel Mediterraneo<a href=\"#_edn91\" title=\"_ednref91\" name=\"_ednref91\">[91]<\/a>.<\/p>\n<p>Nello Stato Maggiore dell\u2019Esercito Italiano \u00e8 il Reparto Logistico (Progetto tecnologie avanzate) a curare l\u2019applicazione di quanto appreso nel gruppo di lavoro NATO <em>Urban Operations in the Year 2020 <\/em><a href=\"#_edn92\" title=\"_ednref92\" name=\"_ednref92\">[92]<\/a>.<\/p>\n<p>[<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\" title=\"Torna all'indice\">Torna all&#8217;indice<\/a>]<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref64\" title=\"_edn64\" name=\"_edn64\">[64]<\/a>Multinational Specialized Unit (Unit\u00e0 Specializzata Multinazionale), corpo d\u2019\u00e9lite per operazioni internazionali nato nel 1998 su richiesta dell\u2019Alleanza Atlantica, sotto il comando di un ufficiale dei Carabinieri. Impiegata nei Balcani nell\u2019ambito delle missioni NATO, la MSU ha il compito di fondere il controllo bellico del territorio e la gestione di polizia tradizionale.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref65\" title=\"_edn65\" name=\"_edn65\">[65]<\/a>A questa prima missione fu posta fine all\u2019inizio dell\u201984, dopo gli attentati che colpirono l\u2019Ambasciata statunitense (18 aprile 1983: 71 morti e 160 feriti), la base dei Marines e quella dei paracadutisti francesi (23 ottobre: rispettivamente, 230 e 85 morti) e, infine, dopo lo scoppio di combattimenti nei quartieri sciiti prossimi a Chatila e alle posizioni ITALCON (24 dicembre) e nei quartieri musulmani di questo settore, con il coinvolgimento delle italiche truppe, fatte segno a fuoco di artiglieria e di armi automatiche (16 gennaio 1984): quindici giorni dopo, gl\u2019inglesi abbandonano il Libano, segu\u00ecti il 15 febbraio dai Marines USA, che si imbarcano sulle navi della 6\u00aa Flotta, e dal grosso del contingente italiano, che rientra con la Bandiera sventolante ma con le pive nel sacco (20 febbraio).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref66\" title=\"_edn66\" name=\"_edn66\">[66]<\/a>Attualmente l\u2019Italia \u00e8 impegnata in 33 missioni, in 21 Paesi, in tre aree geografiche, con l\u2019impiego di quasi diecimila soldati. Dopo quello in Libano, gl\u2019interventi militari, sotto diverse sigle (ONU, NATO o altro), si infittiscono: <em>1982<\/em>, Mar Rosso, la Marina Militare \u00e8 presente per garantire la navigazione nello Stretto di Tiran (e non se ne \u00e8 ancora andata). <em>1990-91<\/em>, l\u2019Italia partecipa alla Prima Guerra del Golfo. <em>1991<\/em>, inizia la penetrazione militare in Albania. <em>1991<\/em>, comincia la presenza in Bosnia Herzegovina, poi estesa al Kosovo e tuttora in corso, con la partecipazione di tutte le strutture militari, comprese polizia di Stato e Guardia di finanza (circa 2500 uomini). <em>1991<\/em>, partecipazione italiana all\u2019operazione di \u201cpeace-keeping\u201d <em>Provide Comfort <\/em>in Kurdistan. <em>1992-95<\/em>, Esercito, Marina, Aviazione e Carabinieri sono in Somalia (<em>Restore Hope<\/em>, operazione \u201cumanitaria\u201d condotta, col beneplacito del PDS, per \u201crestituire la speranza\u201d a un Paese in precedenza riempito di armi e rifiuti tossici sotto la bandiera santa degli \u201caiuti allo sviluppo\u201d). <em>1998-99<\/em>, partecipazione italiana alla forza multinazionale, inquadrata nell\u2019operazione NATO <em>Joint Guarantor<\/em>, in Macedonia. <em>1999<\/em>, partecipazione italiana a <em>Allied Harbour<\/em>, in Albania. <em>1999<\/em>, l\u2019Italia partecipa alla KFOR sotto comando NATO con una <em>Multinational Task Force -West <\/em>(MNTF-W), in Kosovo: iniziata il 12 giugno 1999, la missione \u00e8 tuttora in corso]. <em>2001<\/em>, intervento in Afghanistan, ancora in corso, con circa 2500 militari, tra Esercito, Marina, Aviazione e Carabinieri (all\u2019interno dell\u2019<em>International Security Assistance Force<\/em>. <em>2002-03<\/em>, partecipazione all\u2019operazione NATO <em>Amber Fox -Allied Harmony<\/em>, in Macedonia). <em>2003<\/em>, intervento nella Seconda Guerra del Golfo, conclusosi per dare spazio a una nuova intrusione in Libano, dove sono impegnati circa 2500 soldati. <em>2008<\/em>, presenza italiana in Georgia.<\/p>\n<p>Oltre a queste operazioni di maggior impegno, dal 1979 le Forze Armate italiane hanno realizzato un centinaio di missioni di diversa natura, dal soccorso ai terremotati al controllo dei confini, che, seppur di piccola entit\u00e0, costituiscono pur sempre preziose occasioni di esercitazione e sperimentazione. Le missioni militari hanno cos\u00ec toccato i quattro angoli della Terra, dal Kashmir al Guatemala, incentrandosi soprattutto sull\u2019area d\u2019interesse dell\u2019imperialismo italiano: Balcani, Mediterraneo, Medio Oriente e Corno d\u2019Africa. Cfr. <em>Le guerre dell\u2019imperialismo italiano: lotte proletarie e prospettiva internazionalista. Granuli d\u2019\u201caltra storia\u201d contro l\u2019impotenza dell\u2019odierno movimento antiguerra<\/em>, a cura di D.E. e Calusca City Lights, Edizioni Calusca City Lights &#8211; Centro di documentazione \u201cPorfido\u201d, Milano-Torino, 2008, p. 22.<\/p>\n<p>In precedenza, nei primi anni Cinquanta, l\u2019Italia aveva partecipato alla guerra di Corea sotto i simboli della Croce Rossa, realizzando un ospedale da campo con 100 letti, portati poi a 200, gestito da militari: si apriva cos\u00ec il capitolo dell\u2019\u201cimperialismo <em>umanitario<\/em>\u201d. A questo proposito, \u00e8 da segnalare la missione <em>Indus<\/em>, svolta nel quadro degli aiuti forniti al Pakistan, dopo il terremoto dell\u20198 ottobre 2005, dall\u2019Alleanza Atlantica (<em>Euro-Atlantic Disaster Response Coordination Centre<\/em>). La <em>NATO Response Force <\/em>(NRF), forte d\u2019oltre 25 mila uomini (appartenenti alle forze terrestri, marittime e aeree), \u00e8 stata attivata per la prima volta proprio per intervenire \u201cumanitariamente\u201d nel Pakistan colpito dal sisma. Nell\u2019estate 2006, la NRF ha realizzato la prima grande esercitazione di dispiegamento a Capo Verde (Africa occidentale). Oggi uno dei suoi maggiori centri operativi \u00e8 a Solbiate Olona (Varese).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref67\" title=\"_edn67\" name=\"_edn67\">[67]<\/a>Da segnalare \u00e8 la cosiddetta \u201coperazione Delfino\u201d, con la quale nel 1954 il governo Pella fece pervenire segretamente a Trieste carichi di armi, distribuite poi dalla divisione \u201cGorizia\u201d alla Brigata Italia e al Terzo Corpo Volontari della Libert\u00e0 (due formazioni clandestine nate in funzione antislava e anticomunista) e quindi finite nelle mani del \u201cprincipe nero\u201d Junio Valerio Borghese e di appartenenti alla X\u00aa MAS. Cfr. JACK GREENE \u2013 ALESSANDRO MASSIGNANI, I<em>l principe nero. Junio Valerio Borghese e la X\u00aa MAS<\/em>, Mondadori, Milano, 2007.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref68\" title=\"_edn68\" name=\"_edn68\">[68]<\/a><em>La macchina militare si laurea in dottrina della controrivoluzione<\/em>, in \u201cCONTROinformazione\u201d, a. VI, n. 15, giugno 1979, p. 47. Cfr. anche DANIELE GANSER, <em>Nato\u2019s Secret Armies. Operation Gladio and Terrorism in Western Europe<\/em>, Frank Cass, London, 2005; ALEXANDER L. GEORGE (a cura di), <em>Western State Terrorism<\/em>, Polity Press, Cambridge (Mass.), 1991, in particolare il saggio di MICHAEL MCCLINTOCK, <em>American Doctrine and Counterinsurgent State Terror<\/em>, pp. 121-154.<\/p>\n<p>La teoria della \u201ccontroinsorgenza\u201d venne elaborata nell\u2019immediato dopoguerra, principalmente come risposta alla Rivoluzione cinese. Secondo gli analisti statunitensi, la vittoria del PCC avrebbe dimostrato il ruolo strategico della guerriglia nella conquista del potere, soprattutto nell\u2019\u00e8ra nucleare. Se questa teoria era stata elaborata in riferimento soprattutto al Terzo Mondo e ai movimenti di liberazione nazionale, la teoria della \u201cguerra rivoluzionaria\u201d meglio si confaceva alle dinamiche presenti in aree pi\u00f9 avanzate. A sintetizzare in qualche modo le due provvide il generale William Childs Westmoreland (gi\u00e0 collaboratore della CIA nell\u2019elaborazione dell\u2019<em>Operazione Chaos <\/em>tesa a contrastare il \u201ccomunismo\u201d nel mondo e nel Sud- Est asiatico in particolare, nel 1963, e poi capo delle truppe americane in Vietnam), con le sue direttive su come opporsi sul campo all\u2019\u201cavanzata comunista\u201d, come utilizzare il terrorismo e l\u2019infiltrazione a favore della \u201cstabilizzazione\u201d, come controllare forze armate e governi di Paesi \u201cospiti\u201d e \u201camici\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1970, Westmoreland redasse il <em>Field Manual 30-31<\/em>, che aggiornava e sviluppava i concetti dell\u2019<em>Operazione Chaos<\/em>, cos\u00ec come le appendici<em> FM 30-31 A <\/em>e <em>FM 30-31 B<\/em>, dove si trovano descritte le operazioni <em>False flag<\/em>: \u201cI servizi segreti dell\u2019esercito degli Stati Uniti devono avere i mezzi per lanciare operazioni speciali che convincano i governi ospiti e l\u2019opinione pubblica della realt\u00e0 del pericolo insurrezionale. Allo scopo di raggiungere quest\u2019obiettivo, i servizi americani devono cercare d\u2019infiltrare gl\u2019insorti per mezzo di agenti in missione speciale che devono formare gruppi d\u2019azione speciale tra gli elementi pi\u00f9 radicali\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref69\" title=\"_edn69\" name=\"_edn69\">[69]<\/a>Bench\u00e9 in quegli anni l\u2019ideologia del secondo conflitto mondiale come guerra \u201cantifascista\u201d sia ancora fresca di conio, gli eserciti dei \u201cLiberatori\u201d fanno lestamente proprie le dottrine di controguerriglia fiorite nella Germania nazista fin dalla seconda met\u00e0 degli anni Trenta, cogliendo la \u201cvalidit\u00e0 intrinseca dei criteri operativi adottati [dalla Wehrmacht e dalle SS], tanto \u00e8 vero che essi riappaiono, quasi immutati, negli anni Cinquanta e Sessanta in Algeria e in Vietnam\u201d. ALESSANDRO POLITI, <em>Le dottrine tedesche di controguerriglia (1936-1944)<\/em>, Stato Maggiore dell\u2019Esercito, Ufficio Storico, Roma, 1991, pp. III-IV.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref70\" title=\"_edn70\" name=\"_edn70\">[70]<\/a>Il 19 maggio 1961, il capo della polizia Angelo Vicari emana la circolare 442\/4567 sui piani di emergenza per il controllo dell\u2019ordine pubblico da parte dei diversi corpi armati dello Stato.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref71\" title=\"_edn71\" name=\"_edn71\">[71]<\/a>Cfr. [MAURIZIO GRETTER], <em>La guerra dei tralicci. Zone bianche al riparo dalla lotta di classe, perquisizioni, arresti, detenuti sudtirolesi torturati: l\u2019irredentismo di Stato come palestra dell\u2019antiguerriglia<\/em>, in \u201cCONTROinformazione\u201d, Milano, a. IV, n. 9-10, novembre 1977, pp. 42-61; ora in <em>Maurizio Gretter. Un seme di libert\u00e0. Scritti e testimonianze dell\u2019impegno sociale e giornalistico di Maurizio Gretter<\/em>, a cura di Attilio Baldan, Massimo Fotino, Gian Carlo Salmini, Editrice Temi, Trento, 1986.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref72\" title=\"_edn72\" name=\"_edn72\">[72]<\/a>A questo fine Aloia si era recato prima in visita negli Stati Uniti a Fort Bragg, sede della Special Warfare School, appena potenziata dal presidente Kennedy per far fronte agl\u2019impegni in Vietnam, del Comando dell\u2019Esercito Strategico Statunitense e della 82\u00aa Divisione aerotrasportata.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref73\" title=\"_edn73\" name=\"_edn73\">[73]<\/a>Fiore all\u2019occhiello delle FF. AA., questa brigata meccanizzata in realt\u00e0 equivale, per organico e mezzi, a quattro normali brigate di fanteria.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref74\" title=\"_edn74\" name=\"_edn74\">[74]<\/a>Forse non tutti sanno che\u2026 Samuel Phillips Huntington (1927- 2008), politologo statunitense affermatosi alla met\u00e0 degli anni Settanta per aver sviluppato in ambito Trilateral le implicazioni della \u201ccrisi della democrazia\u201d (<em>Rapporto di Kyoto<\/em>) e ritornato in auge dopo l\u201911 Settembre per la sua teoria sullo \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d (<em>The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order<\/em>), inizi\u00f2 la sua carriera d\u2019assassino col calamaio nel 1968 predicando bombardamenti terroristici talmente estesi da \u201cprodurre un\u2019altrettanto importante migrazione dalle campagne alle citt\u00e0\u201d, cos\u00ec da annientare la \u201cbase di consenso\u201d rurale dei vietcong (\u201cForeign Affairs\u201d, n. 64, 4 luglio 1968).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref75\" title=\"_edn75\" name=\"_edn75\">[75]<\/a>Questa esercitazione, che vide la partecipazione di elementi di un nucleo propaganda (P\/4), di un nucleo di evasione ed esfiltrazione (E\/4) e di un\u2019unit\u00e0 di pronto impiego (Stella marina), era destinata a sviluppare \u201csu base sperimentale, temi concernenti le operazioni caratteristiche della guerra non convenzionale in situazioni di insorgenza e controinsorgenza\u201d, tramite il compimento di \u201cazioni di provocazione, quali aggressioni e attentati da attribuirsi all\u2019avversario, e la diffusione di materiale di disinformazione\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref76\" title=\"_edn76\" name=\"_edn76\">[76]<\/a>Il 9 novembre 1971 un velivolo Lockheed <em>C-130K Hercules <\/em>inglese, diretto in Sardegna, si inabiss\u00f2 nelle acque della Meloria, antistanti Livorno, con il suo carico di 46 paracadutisti della \u201cFolgore\u201d e sei aviatori britannici. Su di un muro dello stadio livornese, nei giorni successivi, apparve (come pure a Parma e Pisa) una scritta: \u201c46 paracadutisti morti = 46 fascisti in meno \u2013 niente lacrime\u201d, antesignana degli striscioni \u201c10, 100, 1000 Nassiriya\u201d che han pi\u00f9 volte campeggiato in alcuni settori dello stesso stadio.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref77\" title=\"_edn77\" name=\"_edn77\">[77]<\/a>Con l\u2019espressione \u201cguerra non ortodossa\u201d si intende il complesso delle attivit\u00e0 v\u00f2lte al combattimento asimmetrico e non corrispondenti ai canoni della guerra tradizionale. La \u201cguerra non ortodossa\u201d non mira a occupare fisicamente un territorio, bens\u00ec a conquistare il cuore e le menti dei civili residenti nell\u2019area delle operazioni e a danneggiare le infrastrutture (civili e militari) del nemico, tramite azioni dirette, sabotaggi o impiego di civili. La \u201cguerra non ortodossa\u201d non esclude rapimenti, eliminazioni mirate, allestimento e supporto di strutture clandestine di combattenti a fini controinsurrezionali o di controguerriglia. Tra le attivit\u00e0 previste vi sono le UMO (Operazioni militari non convenzionali) e le OCS (Operazioni dei Servizi Clandestini, ovvero di strutture coperte, quindi formalmente inesistenti, dei servizi segreti). Le UMO sono operazioni condotte in territorio nemico (o occupato dal nemico) da forze speciali appositamente addestrate ed equipaggiate (quali le <em>Special Forces<\/em> e la <em>Delta Force <\/em>statunitensi, lo SAS inglese e, in Italia, il IX battaglione, oggi reggimento, della \u201cFolgore\u201d e il Comsubin della Marina). L\u2019organizzazione <em>Stay Behind <\/em>e la struttura coperta del SISMI (V Sezione, poi VII Divisione) erano incaricate delle OCS previste in Italia dai comandi NATO (Supreme Headquarters Allied Powers Europe, SHAPE).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref78\" title=\"_edn78\" name=\"_edn78\">[78]<\/a>In proposito, lo studio pi\u00f9 aggiornato \u00e8 quello di MIMMO FRANZINELLI, <em>La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia<\/em>, Rizzoli, Milano, 2008.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref79\" title=\"_edn79\" name=\"_edn79\">[79]<\/a>La tendenza alla sostituzione degli eserciti nazionali di massa, s\u00f3rti nell\u2019Ottocento, con quelli professionali incominci\u00f2 ad affermarsi in molti Paesi europei gi\u00e0 nel corso del decennio precedente. A proposito dello sfondo politico di questa trasformazione, non si pu\u00f2 non ricordare almeno che negli Stati Uniti la coscrizione venne sospesa a seguito della Guerra in Vietnam\u2026<\/p>\n<p>Sulla genesi degli eserciti di coscritti nel processo di costruzione degli Stati-nazione, cfr. la sintesi storica di PIERO DEL NEGRO, <em>Guerra ed eserciti da Machiavelli a Napoleone<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2001.<\/p>\n<p>Sull\u2019antimilitarismo e sulle posizioni del movimento proletario di fronte alle guerre e agli eserciti, tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e la prima del Novecento, diamo qui alcuni suggerimenti di lettura (giocoforza incompleti): <em>L\u2019antimilitarismo oggi in Italia. Antologia, a cura di Giorgio Rochat<\/em>, con la collaborazione di Franco Gianpiccoli, Eugenio Rivoir e Marco Rostan, Claudiana, Torino, 1973; FABRIZIO BATTISTELLI (a cura di), <em>Esercito e societ\u00e0 borghese<\/em>, Savelli, Roma, 1976; JEAN-JACQUES BECKER, <em>Le Carnet B. Les pouvoirs publics et l\u2019anti-militarisme avant la guerre de 1914<\/em>, Klincksieck, Paris, 1973; BRUNA BIANCHI \u2013 FABIO CAFFARENA \u2013 MARCO GERVASONI ET AL., <em>Militarismo e pacifismo nella Sinistra italiana. Dalla Grande Guerra alla Resistenza<\/em>, Unicopli, Milano, 2006; FRAN\u00c7OIS BOCHET, <em>A proposito della Seconda Guerra mondiale<\/em>, dattiloscritto, Milano, 2002 (edizione originale: \u201cEpisodes\u201d, n. 2, 1989); [AMADEO BORDIGA], <em>Il proletariato e la guerra<\/em>, \u201cQuaderni del programma comunista\u201d, n. 3, giugno 1978; GIANPIERO BOTTINELLI \u2013 EDY ZARRO, <em>L\u2019antimilitarismo libertario in Svizzera<\/em>, La Baronata, Lugano, 1989; PHILIPPE BOURRINET, <em>Alle origini del comunismo dei consigli. Storia della sinistra marxista olandese<\/em>, Graphos, Genova, 1995, in particolare il cap. 3: \u201cAlla prova della Grande Guerra (1914-1918)\u201d; MARTIN CEADEL, 68 A CHI SENTE IL TICCHETTIO Oxford, 1980; GINO CERRITO, <em>L\u2019antimilitarismo anarchico in Italia nel primo ventennio del secolo<\/em>, RL, Pistoia, 1968 (reprint: Samizdat, Pescara, 1996); CHRISTIAN CHARRON, <em>L\u2019antimilitarisme et son expression litt\u00e9raire \u00e0 la fin du XIXe si\u00e8cle en France<\/em>, Universit\u00e9 de Bordeaux III, marzo 1977; YOLANDE COHEN, <em>Les jeunes, le socialisme et la guerre<\/em>, L\u2019Harmattan, Paris, 1989, coll. \u201cChemins de la m\u00e9moire\u201d; MARY DAVIS, <em>Sylvia Pankhurst, a life in radical politics<\/em>, Pluto Press, London, 1999; LAURA DE MARCO, <em>Il soldato che disse no alla guerra. Storia dell\u2019anarchico Augusto Masetti (1888-1966)<\/em>, Spartaco, Santa Maria Capua Vetere (Caserta), 2003; PATRIZIA DOGLIANI, <em>Internazionalismo ed antimilitarismo. I giovani socialisti italiani dalla crisi libica alla nascita dell\u2019Internazionale giovanile comunista<\/em>, in <em>Alle origini del PCI<\/em>, Atti del Convegno su Gastone Sozzi, Grafiche Galeati, Cesena-Imola, 1980; ID., <em>La \u201cScuola delle reclute\u201d. L\u2019Internazionale giovanile socialista dalla fine dell\u2019Ottocento alla Prima Guerra mondiale<\/em>, Einaudi, Torino 1983; FERDINAND DOMELA NIEUWENHUIS, <em>Le militarisme et l\u2019attitude des anarchistes et socialistes r\u00e9volutionnaires devant la guerre<\/em>, Les Temps nouveaux, Paris, 1901 (<em>http:\/\/gallica.bnf.fr\/ark:\/12148\/bpt 6k81937p<\/em>); ARTHUR A. EKIRCH JR., <em>The Civilian and the Military. A History of the American Antimilitarist Tradition<\/em>, Board, New York, 1956 (reprint: Ralph Myles Pub., Colorado Springs, Col., 1972); NICOLAS FAUCER, <em>Pacifisme et antimilitarisme entre-deux-guerres<\/em>, Spartacus, Paris, 1983; PIETRO FERRUA (a cura di), <em>L\u2019obiezione di coscienza anarchica in Italia<\/em>, Parte prima: <em>I pionieri (1945-1950)<\/em>, Editziones de su Arkiviu-Bibrioteca \u201cT. Serra\u201d, Guasila (Cagliari), 1997; ERNST FRIEDRICH, <em>Guerra alla guerra <\/em>[1924], Mondadori, Milano, 2004; LUIGI GALLEANI, <em>Contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione sociale<\/em>, Centrolibri, Catania 1983; RUGGERO GIACOMINI, <em>Antimilitarismo e pacifismo nel primo Novecento<\/em>, Franco Angeli, Milano, 1990; JULES HUMBERTDROZ, <em>Guerra alla guerra. <\/em><em>Abbasso l\u2019esercito<\/em>, La Baronata, Lugano, 1995; LOUIS JANOVER \u2013 MAXIMILIEN RUBEL, <em>Mat\u00e9riaux pour un Lexique de Marx<\/em>. I. <em>Arm\u00e9e (Heer)<\/em>. style=&#8217;mso-ansi-language: IT&#8217;&gt;II. <em>Bonapartisme (Bonapartismus)<\/em>. III. <em>Guerre (Krieg) <\/em>(premi\u00e8re partie), in \u201c\u00c9conomies et Soci\u00e9t\u00e9s\u201d, Cahiers de l\u2019ISMEA, t. XV, n. 6-7, giugnoluglio 1981, pp. 815-862; KARL KORSCH, <em>La guerre et la r\u00e9volution<\/em>, Ab irato, Paris, 2001; GIAN PIETRO LUCINI, <em>Antimilitarismo<\/em>, a cura di Simone Nicotra, Mondadori, Milano, 2006 (un inedito del 1914 che provoc\u00f2 la rottura tra il poeta e i futuristi); ERRICO MALATESTA, <em>Scritti antimilitaristi. 1912-1916<\/em>, Segno Libero, Milano, 1982; AMORENO MARTELLINI, <em>Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell\u2019Italia del Novecento<\/em>, Donzelli, Roma, 2006; KARL MARX, <em>\u00c9crits militaires<\/em>, note, traduzione e presentazione di Roger Dangeville, L\u2019Herne, Paris, 1970; PAUL MATTICK \u2013 KARL KORSCH \u2013 HEINZ LANGHERHANS, <em>Capitalismo e fascismo verso la guerra. Antologia dai \u201cNew Essays\u201d<\/em>, a cura di Gabriella M. Bonacchi e Claudio Pozzoli, La Nuova Italia, Firenze, 1976; PAUL B. MILLER, <em>From Revolutionaries to Citizens. Antimilitarism in France, 1870-1914<\/em>, Duke University Press, Durham-London, 2002; GIANNI OLIVA, <em>Esercito, Paese e movimento operaio. L\u2019antimilitarismo dal 1861 all\u2019et\u00e0 giolittiana<\/em>, Franco Angeli, Milano, 1986; JEAN RABAUT, <em>L\u2019antimilitarisme en France (1810-1975). Faits &amp; Documents<\/em>, Hachette, Paris, 1975; GIORGIO ROCHAT, <em>Antimilitarismo ed esercito rosso nella stampa socialista e comunista del primo dopoguerra (1919-1925)<\/em>, in \u201cIl movimento di liberazione in Italia\u201d, n. 76, 1964, pp. 3-42; JOHN RULE \u2013 ROBERT W. MALCOLMSON (a cura di), <em>Protest and survival. <\/em><em>The historical experience. Essays for E.P. Thompson<\/em>, Merlin, London, 1993; MAURICE VAISSE (a cura di), <em>Le pacifisme en Europe. D\u00e8s ann\u00e9es 1920 aux ann\u00e9es 1950<\/em>, Bruylant, Bruxelles, 1993; AGN\u00c9S VAN PARYS, <em>Les d\u00e9serteurs<\/em>, \u201cPr\u00e9face\u201d de Daniel Gu\u00e9rin, Paris, Balland, 1971.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref80\" title=\"_edn80\" name=\"_edn80\">[80]<\/a>In vista di questa trasformazione, il \u201cNuovo Modello di Difesa\u201d gi\u00e0 nel 1991 poneva la necessit\u00e0 di veicolare \u201cuna migliore immagine del volontario, prevedendone l\u2019impiego in tutti i ruoli propri del combattente, al fine di indirizzare le scelte della vita militare per motivazioni diverse da quelle semplicemente occupazionali\u201d.<\/p>\n<p>In merito, il generale Goffredo Canino, Capo di Stato Maggiore dell\u2019Esercito Italiano dall\u2019aprile 1990 all\u2019ottobre 1993 (all\u2019epoca dell\u2019operazione \u201cIbis\u201d in Somalia), ha scritto che \u201cquello di cui abbiamo bisogno \u00e8, per cos\u00ec dire, un volontario da combattimento e non da caserma, con la prospettiva non legata alle discoteche di S. Marinella o di S. Severa, ma ai tuguri albanesi o alle macerie di Mogadiscio, [\u2026] persone addestrate a difendersi per difendere interessi collettivi senza incertezze o dubbi morali e con i mezzi adatti per farlo\u201d.<\/p>\n<p><em>La Regola <\/em>\u2013 manco fossero monaci guerrieri! \u2013 \u00e8 assai chiara: \u201cNon \u00e8 un lavoro per gente qualunque. Bisogna essere addestrati, preparati soprattutto dal punto di vista spirituale. Bisogna essere pronti al combattimento!\u201d (GOFFREDO CANINO, <em>La Regola. Fondamenti etici e normativi della condizione militare<\/em>, in \u201cRivista Militare\u201d, supplemento al n. 4, luglio-agosto 1994). E, in un\u2019intervista sull\u2019addestramento dei volontari, lo stesso generale spiegava che \u201cridotto all\u2019osso il compito \u00e8 insegnare a uccidere bene e a farsi ammazzare poco\u201d (\u201cCorriere della Sera\u201d, 14 giugno 1997).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref81\" title=\"_edn81\" name=\"_edn81\">[81]<\/a>Un altro progetto per un \u201cNuovo Modello di Difesa\u201d fu presentato, nel 1992, dal socialista Salvo And\u00f2, titolare della Difesa nel primo governo Amato. Questa seconda proposta non si differenziava in modo rilevante dalla prima, se non per il fatto di valorizzare uleriormente l\u2019importanza della \u201cdifesa degli interessi nazionali esterni\u201d e del \u201ccontributo alla sicurezza internazionale\u201d, rispetto al compito della \u201cdifesa integrata degli spazi nazionali\u201d. Cfr. DOMENICO MORO, <em>Il militare e la repubblica<\/em>, Laboratorio politico, Napoli, 1995, pp. 15-16.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref82\" title=\"_edn82\" name=\"_edn82\">[82]<\/a>Cfr. FRARIA, <em>\u201cForza Paris\u201d. Fallimento di un\u2019operazione coloniale. Dossier Sardegna, il conflitto nascosto<\/em>, Editziones de su Arkiviu-Bibrioteca \u201cT. Serra\u201d, Guasila (Cagliari), 1992.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref83\" title=\"_edn83\" name=\"_edn83\">[83]<\/a>In questa operazione hanno avuto il loro battesimo le unit\u00e0 della \u201cGaribaldi\u201d, la prima brigata dell\u2019Esercito Italiano a essere formata esclusivamente da professionisti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref84\" title=\"_edn84\" name=\"_edn84\">[84]<\/a>Dopo l\u201911 Settembre, sotto l\u2019imperativo della \u201clotta al terrorismo internazionale\u201d, sono state rafforzate le strutture antiguerriglia create in Italia nel corso degli anni Settanta e Ottanta.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref85\" title=\"_edn85\" name=\"_edn85\">[85]<\/a>Da ultimo, l\u2019intervento dopo il terremoto in Abruzzo. Al riguardo, riportiamo alcuni passi di una testimonianza dai campi aquilani: \u201cOltre ai vigili del fuoco, su 60 mila abitanti, di cui 30 mila sfollati sulla costa, ci sono pi\u00f9 di 70 mila uomini e donne in divisa all\u2019Aquila, dall\u2019esercito ai Carabinieri, dalla polizia, municipale e non, ai GOM, dalla Guardia di finanza (anche in assetto antisommossa) alla Guardia forestale. [\u2026] E poi c\u2019\u00e8 Digos e polizia in borghese sparsa per tutto il territorio. In ogni campo su 160 sfollati, ci sono almeno 200 sbirri a vario titolo pi\u00f9 quelli in borghese. Queste tendopoli sono dei lager. Non \u00e8 permesso tenere animali con s\u00e9 (tranne rare eccezioni strombazzate in televisione), non \u00e8 permesso andare a trovare amici e parenti negli altri campi senza essere identificati, non \u00e8 permesso cucinare, lavarsi, autogestirsi. [\u2026] Ci trattano come decerebrati. Ci hanno invaso, colonizzato, disinformato. Non arrivano giornali nei campi. Per andarli a comprare bisogna uscire la mattina presto dopo essere stati identificati e cercare di raggiungere l\u2019edicola ancora agibile pi\u00f9 vicina (abbiamo il marchio del terremotato: un tesserino da portare sempre bene in vista anche quando si fa la fila per mangiare o per andare al cesso o per farsi la doccia o andare dal barbiere ogni 15 giorni). [\u2026] E mentre cerchi di addormentarti in mezzo a questo orrore, gli uomini in divisa entrano nelle tende e ti accecano la vista con le torce, per vedere chi c\u2019\u00e8 e chi non c\u2019\u00e8, che cosa fa e se ha il computer acceso o la televisione (\u00e8 vietato tenerli con s\u00e9 nella tenda). C\u2019\u00e8 il coprifuoco. Arrestano un rumeno per aver recuperato dalle case crollate pezzi di grondaia di rame, mentre i veri sciacalli sono pagati per tenerci rinchiusi dentro i campi o per mandarci via dalla disperazione\u201d (<a href=\"http:\/\/www.informa-azione.info\/abruzzo_diaro_comunicato_dallabruzzo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><\/a><em>http:\/\/www.informa-azione.info\/abruzzo_diaro_comunicato_dallabruzzo<\/em>).<\/p>\n<p>In una seconda lettera-testimonianza si legge: \u201cLa disoccupazione nel territorio aquilano, gi\u00e0 molto elevata prima del terremoto, ora ha raggiunto livelli insopportabili per un tessuto sociale cos\u00ec profondamente diviso e sparpagliato tra un presente di tendopoli e alberghi-ghetto e un futuro di <em>new town<\/em>. [\u2026] I prodotti locali dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento, inutilmente offerti alla Protezione Civile per il consumo nei campi, rimangono invenduti e devono essere distrutti. Sono le grosse catene di distribuzione e non i piccoli produttori indigeni a guadagnare dall\u2019emergenza. Nelle tendopoli gli sfollati non hanno certo diritto di scelta e, mentre nelle stalle abruzzesi i vitelli invecchiano e il latte deve essere gettato, nei campi la minestra \u00e8 sempre quella del cibo in scatola o surgelato, di dubbia provenienza e inesistente genuinit\u00e0, probabile concausa della recente epidemia di dissenteria. [\u2026] L\u2019Aquila \u00e8 ormai una citt\u00e0 assediata dalla burocrazia [l\u2019infernale macchina del DICOMAC: Direzione di Comando e Controllo, l\u2019organo di coordinamento nazionale delle strutture di Protezione Civile nell\u2019area colpita] e dalla militarizzazione [\u2026]. Nelle tendopoli le uniche assemblee popolari consentite e incoraggiante, quando non direttamente indette dal capo-campo della Protezione Civile, [\u2026] sono quelle per simulare la libera elezione dei responsabili civili per la sicurezza, ossia i kap\u00f2. Un kap\u00f2 per ogni etnia per meglio controllare ogni comunit\u00e0, praticamente scelto dal capo-campo in cambio di condizioni privilegiate nella tendopoli stessa\u201d (<a href=\"http:\/\/www.informa-azione.info\/abruzzo_diario_comunicato_dallabruzzo_2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><\/a><em>http:\/\/www.informa-azione.info\/abruzzo_diario_comunicato_dallabruzzo_2<\/em>).<\/p>\n<p>Per un\u2019ulteriore testimonianza audio, rimandiamo alla corrispondenza di \u201cRadiocane\u201d del 29 maggio 2009 (<em><a href=\"http:\/\/www.radiocane.info\/la-striscia-informativa-di-radiocane\/603-informazione-del-29-maggio.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.radiocane.info\/la-striscia-informativa-di-radiocane\/603-informazione-del-29-maggio.html<\/a><\/em>).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref86\" title=\"_edn86\" name=\"_edn86\">[86]<\/a>Da segnalare sono le esercitazioni della serie \u201cIstrice\u201d (combattimento negli abitati) e alcune nuove serie di esercitazioni, quali la \u201cOrso\u201d e la \u201cLeone\u201d, aventi per oggetto l\u2019istituzione di checkpoint o servizi di scorta e la liberazione di personale in situazioni critiche.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref87\" title=\"_edn87\" name=\"_edn87\">[87]<\/a>Addestramenti sul territorio nazionale avvengono da tempo, come per esempio quello condotto il 28 febbraio 2003 e conclusosi presso il Centro di Addestramento alle CRO (<em>Crises Response Operations<\/em>, Operazioni di risposta alle crisi) di Cesano con la certificazione del 2\u00ba Corso per Istruttori della Forza Armata di \u201cControllo della folla\u201d [<em>sic<\/em>].<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref88\" title=\"_edn88\" name=\"_edn88\">[88]<\/a>Compito poco agevole quello di chi volesse seguire da vicino la produzione legislativa italiana in questo campo, tali e tanti sono i \u201cpacchetti\u201d confezionati da governi di vario colore politico ma di analoga ossessione sicuritaria. L\u2019ultima performance si distingue notoriamente per le norme sulla delazione ai danni dei clandestini da parte dei pubblici ufficiali (e si scopre contestualmente che sono tali tutti i dipendenti pubblici\u2026) e per il prolungamento fino a 180 giorni della permanenza nei CIE. Per quanto attiene all\u2019asse principale del nostro intervento ci limitiamo a segnalare l\u2019art. 6: \u201cCollaborazione della Polizia municipale nell\u2019ambito dei piani coordinati di controllo del territorio\u201d e l\u2019art. 7: \u201cAccesso della Polizia municipale al Centro elaborazione dati del ministero dell\u2019Interno\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref89\" title=\"_edn89\" name=\"_edn89\">[89]<\/a>AFRICOM, uno dei sei comandi unificati del Pentagono, \u00e8 stato creato nel 2007 dal presidente Bush e inaugurato il 1\u00ba ottobre 2008 a Stoccarda\u00a0(Germania). Suo scopo \u00e8 la lotta al \u201cterrorismo\u201d e l\u2019addestramento e l\u2019armamento dei militari africani, oltre alla protezione degli enormi interessi americani nel Continente Nero. Oltre che sulle infrastrutture che la Marina USA possiede a Capodichino, Gricignano e Gaeta, AFRICOM potr\u00e0 contare pure sulle basi dell\u2019US Army di Camp Ederle e anche sulla nuova base nell\u2019aeroporto Dal Molin a Vicenza.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref90\" title=\"_edn90\" name=\"_edn90\">[90]<\/a>Cfr. <em>Napoli chiama Vicenza<\/em>, a cura del Comitato campano Pace e Disarmo, Napoli, 2008.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref91\" title=\"_edn91\" name=\"_edn91\">[91]<\/a>Sigonella \u00e8 anche sede della centrale d\u2019<em>intelligence <\/em>per le attivit\u00e0 \u201canti-terrorismo\u201d statunitensi in Africa settentrionale e occidentale. Joint Task Force Aztec Silence \u00e8 il nome della forza speciale creata dal Dipartimento della Difesa USA per condurre dalla Sicilia missioni di sorveglianza terrestre, aerea e navale e financo vere e proprie operazioni di bombardamento contro obiettivi civili e militari nella regione del Sahel, considerata dagli strateghi del Pentagono come un\u2019area nevralgica per il controllo dell\u2019Africa.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref92\" title=\"_edn92\" name=\"_edn92\">[92]<\/a>Cfr. \u201cSenza censura\u201d, n. 26, luglio 2008.<\/p>\n<p>[<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\" title=\"Torna all'indice\">Torna all&#8217;indice<\/a>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Torna all&#8217;indice] La presenza italiana nel progetto di ricerca che ha partorito il rapporto UO<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,11],"tags":[65],"class_list":["post-17253","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario","category-torino-domani","tag-guerra-ai-proletari"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17253","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17253"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17253\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}