{"id":17293,"date":"2009-06-22T17:02:35","date_gmt":"2009-06-22T16:02:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17293"},"modified":"2009-06-22T17:02:35","modified_gmt":"2009-06-22T16:02:35","slug":"elementi-dalgebra-la-discarica-delleccedenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2009\/06\/22\/elementi-dalgebra-la-discarica-delleccedenza\/","title":{"rendered":"Elementi d\u2019algebra: la discarica dell\u2019eccedenza"},"content":{"rendered":"<p>[<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\" title=\"Torna all'indice\">Torna all&#8217;indice<\/a>]<\/p>\n<p>Per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vive in citt\u00e0<a href=\"#_edn1\" title=\"_ednref1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a>. E grandi quote di questa popolazione urbana conoscono condizioni d\u2019assoluta povert\u00e0. Il concentramento di queste sterminate masse umane entro spazi sempre pi\u00f9 ristretti, al fine di controllarle e sfruttarle meglio <a href=\"#_edn2\" title=\"_ednref2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a>, ha generalizzato le baraccopoli su tutti i continenti, nessuno escluso, dando luogo a quello ch\u2019\u00e8 stato definito il \u201cpianeta degli slum\u201d. Secondo il rapporto dell\u2019ONU <em>The Challenge of Slums. Global Report on Human Settlements<\/em> (2003), attualmente vivono negli slum quasi un miliardo di persone (una ogni sei, se si considera l\u2019intera popolazione mondiale, ovvero un abitante di citt\u00e0 su tre) e si ritiene che questo numero possa raddoppiare entro il 2030, talch\u00e9 nello stesso rapporto si parla di una crescente \u201curbanization of poverty\u201d.<\/p>\n<p><!--more-->La Banca Mondiale, alla fine degli anni Novanta, aveva gi\u00e0 messo a fuoco le conseguenze di questo processo: \u201cLa povert\u00e0 urbana diventer\u00e0 il problema principale e politicamente pi\u00f9 esplosivo del prossimo secolo\u201d<a href=\"#_edn3\" title=\"_ednref3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a>. La ricetta \u00e8 per\u00f2 sempre la stessa: Praful Paten, rappresentante della Banca Mondiale al <em>World Urban Forum<\/em> organizzato da UN-Habitat (agenzia dell\u2019ONU) a Barcellona nel 2004, in quella sede ha sostenuto che commercio internazionale e globalizzazione \u201cnella maggior parte dei casi funzionano\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile fare qui un\u2019esposizione dettagliata dell\u2019urbanesimo planetario e dell\u2019immiserimento nell\u2019epoca della catastrofe capitalista; ci limiteremo quindi a una veloce carrellata.<\/p>\n<p>Secondo UN-Habitat, le pi\u00f9 alte percentuali (sopra il 90%) di abitanti negli slum si trovano in Etiopia, Ciad, Afghanistan e Nepal. \u201cBombay, con dieci o dodici milioni di occupanti abusivi e abitanti di casamenti, \u00e8 la capitale globale dello slum, seguita da Citt\u00e0 del Messico e Dhaka (tra i nove e i dieci milioni ciascuna), e poi Lagos, Il Cairo, Karachi, Kinshasa-Brazzaville, S\u00e3o Paulo, Shanghai e Delhi (tra i sei e gli otto milioni ciascuna)\u201d<a href=\"#_edn4\" title=\"_ednref4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a>. Complessivamente, dall\u2019inizio degli anni Settanta, nel Sud del mondo gli slum hanno avuto una crescita superiore all\u2019urbanizzazione in quanto tale.<\/p>\n<p>\u00c8 facile immaginare che la <em>metropolis <\/em>planetaria del futuro, invece di stagliarsi con le sue ardite strutture in vetro e acciaio come sognato da generazioni di cantori del Moderno, sar\u00e0 in gran parte raffazzonata con cartoni catramati, plastica riciclata, mattoni grezzi, blocchi di cemento, paglia e legname di recupero: \u201cal posto delle citt\u00e0 di luce che si slanciano verso il cielo, gran parte del mondo urbano del XXI secolo vivr\u00e0 nello squallore, circondato da inquinamento, escrementi e sfacelo\u201d <a href=\"#_edn5\" title=\"_ednref5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>Le \u201ccase\u201d abitate dagli strati pi\u00f9 poveri del proletariato urbano si trovano spesso su suoli d\u2019infimo valore ed estremamente marginali, come zone golenali, acquitrinose, collinari o contaminate da scarichi industriali. Per esempio, nelle <em>favelas <\/em>di S\u00e3o Paulo (cresciute negli anni Novanta al dirompente tasso del 16,4% annuo) e di Rio de Janeiro si vive costantemente sotto la spada di Damocle di frane e smottamenti dalle conseguenze mortali (e lo stesso avviene a Porto Rico); le <em>callejones <\/em>di Lima costruite in buona parte dalla Chiesa cattolica, uno dei maggiori proprietari immobiliari della capitale peruviana, sono vere e proprie trappole per topi per chi ci abita (si deteriorano velocemente e crollano); sui 500 mila migranti che ogni anno arrivano a Nuova Delhi, 400 mila finiscono nelle <em>bidonvilles<\/em>, mentre a Bombay un milione e mezzo di persone, pur avendo un lavoro, mancano di un tetto e dormono sui marciapiedi; l\u201985% della crescita demografica in Kenya tra l\u201989 e il \u201999 \u00e8 stato assorbito dalle baraccopoli fetide e sovrappopolate di Nairobi e Mombasa; il centro di Ulan Bator, capitale della Mongolia, \u00e8 attorniato da un mare di tende in cui vive mezzo milione di ex allevatori che la miseria ha cacciato dalle loro terre; al Cairo, le tombe settecentesche dei Mamelucchi sono abitate da un milione di persone, mentre un altro milione di cairoti dorme sui tetti; anche a Hong Kong (dove le Triadi sono i principali imprenditori dell\u2019edilizia \u201cinformale\u201d) moltissime persone, almeno 250 mila, vivono in costruzioni abusive sui tetti o all\u2019interno dei pozzi d\u2019aerazione degli edifici; in Cina oltre cento milioni di \u201cfluttuanti\u201d clandestini, rei di aver lasciato senza autorizzazione le proprie zone d\u2019origine, sono privi d\u2019ogni possibilit\u00e0 legale di avere una casa<a href=\"#_edn6\" title=\"_ednref6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>Spesso i rifiuti urbani e gli sfruttati indesiderabili si ammassano insieme: Quarantena fuori Beirut, Hillat Kusha nella periferia di Khartoum, Santa Cruz Mehehualco a Citt\u00e0 del Messico, la \u201cMontagna fumante\u201d a Manila sono alcuni tra i nomi pi\u00f9 noti di queste discariche \u201cmultifunzionali\u201d.<\/p>\n<p>Poi ci sono gli esodi biblici provocati dalle guerre, gli effetti sociali delle calamit\u00e0 cosiddette \u201cnaturali\u201d, gli sconvolgimenti umani e ambientali prodotti dalla forsennata ricerca da parte del Capitale di nuovi spazi di valorizzazione. Eccetera eccetera.<\/p>\n<p>La preoccupazione della Banca Mondiale per le conseguenze politiche e sociali di una situazione tanto grave quanto estesa \u00e8 stata fatta propria, a modo loro, dai centri di studi strategici militari.<\/p>\n<p>Per esempio, l\u2019Army War College e il Warfighting Laboratory dei Marines sono ben consapevoli \u2013 come ha sottolineato Mike Davis \u2013 \u201cdel fatto che, mentre le bombe intelligenti sono oltremodo efficienti contro una citt\u00e0 gerarchicamente strutturata, qual \u00e8 per esempio Belgrado, con le sue infrastrutture centralizzate e i suoi distretti economici, le armi super-tecnologiche possono ben poco al fine di controllare gli agglomerati di povert\u00e0 e sottosviluppo, come Sadr City [uno degli slum pi\u00f9 grandi del mondo] e Mogadiscio, dove nel 1993 la milizia dello slum inflisse perdite nell\u2019ordine del 60% agli Army Rangers, corpo d\u2019\u00e9lite dell\u2019esercito USA\u201d <a href=\"#_edn7\" title=\"_ednref7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p>La d\u00e9b\u00e2cle di Mogadiscio ha costretto il Pentagono a ripensare le MOUT (<em>Militarized Operations on Urbanized Terrain<\/em>). \u201cIl futuro della tecnica bellica\u201d, si legge nello studio <em>Our Soldiers, Their Cities,<\/em> pubblicato nella primavera 1996 da \u201cParameteres\u201d, giornale dell\u2019Army War College, \u201csta nelle strade, nelle fogne, negli edifici multipiani, nella incontrollata espansione delle case che formano le citt\u00e0 frammentate del mondo. [\u2026] La nostra recente storia militare \u00e8 punteggiata di nomi di citt\u00e0 \u2013 Tuzla, Mogadiscio, Los Angeles<a href=\"#_edn8\" title=\"_ednref8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a>, Beirut, Panama, Hue, Saigon, Santo Domingo \u2013 ma questi scontri sono stati solo un prologo, mentre il dramma vero e proprio deve ancora cominciare\u201d.<\/p>\n<p>Le grandi baraccopoli in crescita caotica nei sobborghi delle citt\u00e0 del Terzo Mondo neutralizzano buona parte dell\u2019arsenale barocco di Washington e \u201cl\u2019analisi attenta di questo problema ha indotto gli strateghi militari\u201d \u2013 continua Mike Davis \u2013 a incentrare \u201cl\u2019attenzione sul territorio, sulle baraccopoli stesse\u201d.<\/p>\n<p>Il nemico, insomma, \u201c\u00e8 meno importante che il labirinto in cui si nasconde\u201d, che costituisce uno spazio organizzato in \u201cinformali sottosistemi decentrati\u201d di cui non esistono planimetrie e in cui \u201ci punti di leva del sistema non sono facilmente individuabili\u201d<a href=\"#_edn9\" title=\"_ednref9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p>Anche la RAND Corporation, un <em>think-tank <\/em>no profit istituito dall\u2019Air Force nel 1946, nota per aver ideato negli anni Cinquanta il progetto Armageddon (lo scontro nucleare finale) e per aver avuto negli anni Sessanta un ruolo di primo piano nella formulazione della strategia bellica USA in Vietnam, oggi si occupa di citt\u00e0<a href=\"#_edn10\" title=\"_ednref10\" name=\"_ednref10\">[10]<\/a>. Uno dei pi\u00f9 importanti progetti tra quelli varati dalla RAND negli anni Novanta<a href=\"#_edn11\" title=\"_ednref11\" name=\"_ednref11\">[11]<\/a>, dedicato a studiare \u201ccome i mutamenti demografici influiranno sui conflitti di domani\u201d, rileva che l\u2019urbanizzazione della povert\u00e0 mondiale ha prodotto \u201cl\u2019urbanizzazione della rivolta\u201d, lamentando che \u201cn\u00e9 la dottrina, n\u00e9 l\u2019addestramento, n\u00e9 l\u2019equipaggiamento statunitensi sono progettati per la controinsurrezione\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 questo lo sfondo della teoria della<em> Fourth Generation Warfare<\/em> (4GW) che \u00e8 andata definendosi negli ultimi vent\u2019anni, una teoria che sembra fatta apposta per affrontare una guerra mondiale a bassa intensit\u00e0 di durata illimitata contro le fasce criminalizzate del proletariato urbano, in cui gli specifici campi di battaglia del XXI secolo saranno le periferie affamate (\u201cIl popolo ha fame e manca il pane? E allora dategli proiettili di gomma e peperoncino!\u201d, trombettano le Marie Antoniette d\u2019oggid\u00ec). Perch\u00e9 il \u201cbreve sogno della perenne prosperit\u00e0 per tutti\u201d<a href=\"#_edn12\" title=\"_ednref12\" name=\"_ednref12\">[12]<\/a> \u00e8 ormai finito e, come riconosciuto anche dall\u2019ex <em>chief economist <\/em>e <em>senior vice president <\/em>della Banca Mondiale Joseph E. Stiglitz, \u201cmalgrado le reiterate promesse di ridurre la povert\u00e0 fatte negli ultimi dieci anni del XX secolo, il numero effettivo di persone che vivono in povert\u00e0 \u00e8 invece aumentato di quasi cento milioni\u201d<a href=\"#_edn13\" title=\"_ednref13\" name=\"_ednref13\">[13]<\/a>. E quando Stiglitz scriveva queste righe non era ancora \u201cscoppiata\u201d la \u201ccrisi\u201d\u2026<a href=\"#_edn14\" title=\"_ednref14\" name=\"_ednref14\">[14]<\/a><\/p>\n<p>[<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\" title=\"Torna all'indice\">Torna all&#8217;indice<\/a>]<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" title=\"_edn1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> \u201cDelle \u2018metropoli\u2019 di inizio Novecento solo quattro avevano pi\u00f9 di un milione di abitanti: Londra, Parigi, Berlino e New York; oggi nel mondo 372 aree metropolitane contano oltre un milione di persone e 45 [chiamate mega-citt\u00e0] pi\u00f9 di 5 milioni. [\u2026] Negli anni in cui fu concepita l\u2019idea di megalopoli [verso la fine degli anni Cinquanta] c\u2019erano al mondo solo due citt\u00e0 con pi\u00f9 di 10 milioni di abitanti. Oggi ben una quindicina hanno superato questa soglia, e nemmeno una \u00e8 in Europa, solo due sono negli Stati Uniti, mentre tutte le altre sono in Asia e in America Latina. Le pi\u00f9 grandi di queste super-giganti, tra i 20 e i 25 milioni di abitanti, rappresentano una nuova dimensione dell\u2019urbano e al tempo stesso una potenziale minaccia, considerati gli enormi problemi ambientali, amministrativi e sociali che la loro esistenza implica\u201d (AGOSTINO PETRILLO, <em>Megalopoli<\/em>, in <em>Enciclopedia del Novecento<\/em>, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2004, vol. XIII: <em>Dal XX al XXI secolo: problemi e prospettive<\/em>, Supplemento III: <em>I-W<\/em>, p. 160).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" title=\"_edn2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> In quelle che Saskia Sassen chiama \u201ccitt\u00e0 globali\u201d il Capitale da una parte celebra i suoi festini d\u2019ipervalorizzazione succhiando (nelle \u201cboite\u201d, negli <em>sweatshop <\/em>e a domicilio) \u201cil midollo della vita\u201d soprattutto di donne, bambini, migranti, gente di colore ecc. e dall\u2019altra ridisegna l\u2019ambiente urbano a sua immagine e profitto: nei distretti del <em>business<\/em>, dove si concentrano le funzioni direzionali e finanziarie d\u2019ordine superiore, piovono massicci investimenti immobiliari e tecnologici, mentre le aree a basso reddito vengono lasciate sprofondare nell\u2019indigenza pi\u00f9 totale. Cfr. SASKIA SASSEN, <em>Globalizzati e scontenti. Il destino delle minoranze nel nuovo ordine mondiale<\/em>, il Saggiatore, Milano, 2002. Come si faccia a parlare di \u201cminoranze\u201d, di fronte a fenomeni di tale vastit\u00e0 e portata, resta un mistero della sociologia contemporanea, anche di quella \u201ccritica\u201d\u2026 Basti ricordare, per esempio, che \u201ccitt\u00e0 come New York vedono il dilagare del lavoro nero e l\u2019economia informale superare come fatturato l\u2019economia normale\u201d (AGOSTINO PETRILLO, <em>Megalopoli<\/em>, cit., p. 160). Della Sassen si veda anche <em>Citt\u00e0 globali. New York, Londra, Tokyo<\/em>, UTET Libreria, Torino, 2000 (2\u00aa ed.), coll. \u201cMediamorfosi\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" title=\"_edn3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a>Cfr. Documento di lavoro del gruppo di ricerca Finanza e Sviluppo, Banca Mondiale, gennaio 2000.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" title=\"_edn4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a>MIKE DAVIS, <em>Il pianeta degli slum<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 27.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" title=\"_edn5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a>Ivi, p. 24.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref6\" title=\"_edn6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a><em>Il Rapporto 2008 sull\u2019Urbanizzazione della Cina<\/em>, redatto e pubblicato a Pechino il 15 aprile 2009 dall\u2019Associazione Nazionale dei Sindaci, ha reso noto che la popolazione non agricola residente nelle aree urbane ha toccato il 45,68%, superando la quota dei 600 milioni di persone e ribaltando quasi del tutto i millenari equilibri citt\u00e0\/campagna dell\u2019ex Celeste Impero. La velocit\u00e0 dell\u2019urbanizzazione in corso attualmente in Cina non ha precedenti nella storia umana.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref7\" title=\"_edn7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a>Mike Davis on a \u201cPlanet of Slums\u201d. The rising tide of urban poverty, a cura di Lee Sustar, in \u201cSocialist Worker\u201d, 12 maggio 2006 (<a href=\"http:\/\/socialistworker.org\/2006-1\/588\/588_06_MikeDavis.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/socialistworker.org\/2006-1\/588\/588_06_MikeDavis.shtml<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref8\" title=\"_edn8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a>Quasi una settimana di scontri (ai quali partecipano circa 50 mila manifestanti, parte di una folla a vario titolo attivamente coinvolta quattro volte pi\u00f9 grande) e saccheggi, una sessantina di morti e tremila feriti, 12.500 tra fermati e arrestati, trecento negozi devastati e dati alle fiamme, danni per circa un miliardo di dollari: la pi\u00f9 violenta (e costosa) rivolta urbana del Novecento americano, per metter fine alla quale deve scendere in campo l\u2019esercito federale (8 mila uomini della fanteria e dei Marines, oltre ai 12 mila della Guardia Nazionale), strumento d\u2019intervento tipico nelle periferie urbane pi\u00f9 povere del Pianeta, stavolta impiegato in modo massiccio \u2013 non fuori, bens\u00ec dentro i confini! \u2013 nelle strade di una delle citt\u00e0 pi\u00f9 importanti del mondo quanto a potenza economico-finanziaria e seconda degli States quanto a numero di abitanti. Cfr. <em>The Rebellion in Los Angeles. The Context of a Proletarian Uprising<\/em>, in \u201cAufheben\u201d, Brighton, n. 1, estate 1992 (<em><a href=\"http:\/\/www.geocities.com\/aufheben2\/auf_1_la.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.geocities.com\/aufheben2\/auf_1_la.html<\/a><\/em>).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref9\" title=\"_edn9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a>\u201cAerospace Power Journal\u201d, primavera 2002.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref10\" title=\"_edn10\" name=\"_edn10\">[10]<\/a>Sul ruolo dei <em>think-tank <\/em>statunitensi, con particolare attenzione a quelli che \u201channo veicolato l\u2019ideologia liberista e contribuito in maniera decisiva all\u2019affermazione del pensiero dell\u2019impero americano\u201d, cfr. MAURO BULGARELLI \u2013 UMBERTO ZONA, <em>L\u2019impero invisibile. Note sul golpe americano<\/em>, NdA Press, Cerasolo Ausa di Coriano (Rimini), 2003.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref11\" title=\"_edn11\" name=\"_edn11\">[11]<\/a> Cfr. JENNIFER TAW \u2013 BRUCEHOFFMAN, <em>The Urbanization of Insurgency. The Potential Challenge to US Army Operations<\/em>, RAND Monograph Report, Santa Monica, 1994, scaricabile da <em><a href=\"http:\/\/www.rand.org\/pubs\/monograph_reports\/MR398\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.rand.org\/pubs\/monograph_reports\/MR398\/<\/a><\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref12\" title=\"_edn12\" name=\"_edn12\">[12]<\/a>THOMAS KR\u00c4MER-BADONI, <em>Urbanit\u00e4t und Gesellschaftliche Integration<\/em>, in \u201cInfobrief Stadt 2030\u201d, n. 3, dicembre 2001.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref13\" title=\"_edn13\" name=\"_edn13\">[13]<\/a>JOSEPH E. STIGLITZ, <em>La globalizzazione e i suoi oppositori<\/em>, Einaudi, Torino, 2003, p. 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref14\" title=\"_edn14\" name=\"_edn14\">[14]<\/a>Risibile \u00e8 parlare di uno \u201cscoppio\u201d della \u201ccrisi\u201d, in quanto essa \u00e8 maturata lungo una catena che inizia a srotolarsi con la crisi di liquidit\u00e0 che scuote l\u2019intero Occidente nel 1973-74, alla quale sarebbero poi seguiti: l\u2019affondamento del Terzo Mondo sotto il peso del debito estero e delle relative politiche di \u201caggiustamento\u201d nel successivo decennio (durante il quale gli Stati Uniti e il Regno Unito si deindustrializzano di fatto), la sfilza di crisi debitorie (1982 in Brasile e Messico, fusione del mercato azionario mondiale nel 1987, crisi dei depositi e prestiti negli USA del 1988-92, \u201ccrisi tequila\u201d messicana del 1994, crisi asiatica del 1997-98), lo scoppio della \u201cbolla\u201d <em>dot.com <\/em>e la raffica di fusioni tra la fine degli anni Novanta e gl\u2019inizi del nuovo millennio, la crisi argentina del 2001. Oggi gli anelli di questa catena vanno viepi\u00f9 saldandosi l\u2019uno con l\u2019altro e serrandosi intorno ai Centri del Comando. Vedansi i siti web: <em><a href=\"http:\/\/home.earthlink.net\/~lrgoldner\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/home.earthlink.net\/~lrgoldner\/<\/a> <\/em>e<em> <a href=\"http:\/\/www.countdownnet.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.countdownnet.info\/<\/a><\/em><\/p>\n<p>[<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\" title=\"Torna all'indice\">Torna all&#8217;indice<\/a>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[Torna all&#8217;indice] Per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vive in<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,11],"tags":[65],"class_list":["post-17293","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario","category-torino-domani","tag-guerra-ai-proletari"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17293","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17293"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17293\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17293"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17293"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}