{"id":17383,"date":"2009-08-06T15:58:41","date_gmt":"2009-08-06T14:58:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17383"},"modified":"2009-08-06T15:58:41","modified_gmt":"2009-08-06T14:58:41","slug":"torino-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2009\/08\/06\/torino-domani\/","title":{"rendered":"Torino, domani"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2009\/08\/escher-printgallery1956.jpg\" alt=\"Escher - Print Gallery\" \/><\/p>\n<p align=\"right\"><em>\u00abIn due modi si raggiunge Despina: per nave o per cammello. La citt\u00e0 si presenta differente a chi viene da terra e a chi dal mare. Il cammelliere che vede spuntare all&#8217;orizzonte dell&#8217;altipiano i pinnacoli dei grattacieli, le antenne radar, sbattere le maniche a vento bianche e rosse, buttare fumo i fumaioli, pensa a una nave, sa che \u00e8 una citt\u00e0 ma la pensa come un bastimento che lo porti via dal deserto, un veliero che stia per salpare, col vento che gi\u00e0 gonfia le vele non ancora slegate, o un vapore con la caldaia che vibra nella carena di ferro, e pensa a tutti i porti, alle merci d&#8217;oltremare che le gru scaricano sui moli, alle osterie dove equipaggi di diversa bandiera si rompono bottiglie sulla testa, alle finestre illuminate a pianterreno, ognuna con una donna che si pettina.<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Nella foschia della costa il marinaio distingue la forma d&#8217;una gobba di cammello, d&#8217;una sella ricamata di frange luccicanti tra due gobbe chiazzate che avanzano dondolando, sa che \u00e8 una citt\u00e0 ma la pensa come un cammello dal cui basto pendono otri e bisacce di frutta candita, vino di datteri, foglie di tabacco, e gi\u00e0 si vede in testa ad una lunga carovana che lo porta via dal deserto del mare, verso oasi d&#8217;acqua dolce all&#8217;ombra seghettata delle palme, verso palazzi dalle spesse mura di calce, dai cortili di piastrelle su cui ballano scalze le danzatrici, e muovono le braccia un po\u2019 nel velo e un po\u2019 fuori dal velo. Ogni citt\u00e0 riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e cos\u00ec il cammelliere e il marinaio vedono Despina, citt\u00e0 di confine tra due deserti.\u00bb<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Da una parte Despina, citt\u00e0 che riflette i desideri di chi le si accosta da lontano, e dall&#8217;altra la citt\u00e0 senza nome dei muri e delle gabbie dove ogni desiderio si annulla: due idee-limite di citt\u00e0 che fanno da sponda alla citt\u00e0 reale che oscilla tra l&#8217;uno e l&#8217;altro estremo spinta da forze diverse e contrapposte. \u00c8 a queste forze che dedicheremo un certo spazio, da ora in poi, qui su \/\/Macerie e storie di Torino\/\/. A come stanno lavorando, a come stanno scavando Torino, a come la stanno ridisegnando spingendola <em>verso domani<\/em>. \u00c8 chiaro: buona parte di questi processi hanno un campo d&#8217;azione che \u00e8 planetario pi\u00f9 che cittadino, e i testi che pubblicheremo per descriverli a volte neanche pronunceranno il nome della metropoli sabauda. Ma tant&#8217;\u00e8: star\u00e0 a noi &#8211; e all&#8217;intelligenza vostra che ci leggete &#8211; capire come ricalcarli sulla mappa di Torino.<\/p>\n<p align=\"justify\"> I testi che vi faremo conoscere saranno di foggia e provenienza differente. Qualche materiale nostro d&#8217;archivio radiofonico, qualche articolo in nulla dissimile dagli ordinari &#8220;Diari&#8221; di \/\/Macerie e storie di Torino\/\/, scritti di compagni ma anche ricerche di studiosi che se ne stanno piazzati giusto dall&#8217;altro lato della barricata sociale. Insomma: nessun privilegio alla scienza urbanistica e ai suoi cantori, per lo meno sulle nostre pagine. A disegnare le citt\u00e0, del resto, ci pensano gli sbirri altrettanto che gli urbanisti e per intravvedere il futuro, a volte, bisogna osservare pi\u00f9 gli spostamenti delle truppe che disegni e plastici.<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Ad aprire questa serie di scritti ci abbiamo gi\u00e0 pensato qualche giorno fa, pubblicando <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=17303\">&#8220;Eserciti nelle strade&#8221;<\/a>. \u00c8 un saggio lungo, che abbiamo estratto da un <a href=\"http:\/\/romperelerighe.noblogs.org\/\">libretto molto interessante che raccoglie gli interventi di un convegno antimilitarista svoltosi a Trento nel maggio scorso<\/a>. Leggetelo con attenzione &#8211; se non lo avete gi\u00e0 fatto &#8211; e provatelo ad usare come se fosse una <em>lente di ingrandimento <\/em>per osservare la presenza degli alpini in citt\u00e0 e la propaganda martellante che la ha preparata e poi giustificata. \u00c8 passato un anno esatto dal loro arrivo a Parco Stura: dovevano rimanere sei mesi soltanto, e poi tornarsene nelle caserme. Invece sono ancora qui, che sfilano sotto le nostre finestre. A parte le resistenze solite a Porta Palazzo non \u00e8 che ci siano state grosse opposizioni alla loro presenza. Anzi, alla notizia che ora ne arriveranno cento di pi\u00f9 nessuno si \u00e8 scomposto: in effetti ci stiamo abituando, tutti!, a loro. Ma, soprattutto, loro, i soldati <em>si stanno abituando a noi<\/em> &#8211; \u00e8 questo l&#8217;elemento che vorremmo sottolineare, e lo facciamo proprio grazie al testo del quale vi stiamo parlando. Ci stanno studiando, stanno capendo come intervenire nei nostri quartieri, come giocarsi la popolarit\u00e0 che hanno con vasti strati di abitanti italiani della citt\u00e0 per scagliarla contro i &#8220;nemici interni&#8221;, come allargare man mano i propri ambiti di intervento e le proprie prerogative. Fanno su e gi\u00f9 da Herat a Torino e da Torino a Beir Salasel, e nelle loro teste prendono appunti. Sembrano dei pesci lessi, con quelle penne e quei nasoni, ma in realt\u00e0 hanno obiettivi precisi e lavorano sodo: si stanno preparando a quella guerra civile &#8220;a macchie di leopardo&#8221; che il capitale sta apparecchiando per le nostre citt\u00e0 future, prosecuzione interna del conflitto che avvolge gi\u00e0 il pianeta. Tutte le menate sullo spaccio, e sulla piccola criminalit\u00e0, e sulla sicurezza, sono per l&#8217;appunto menate, anche se per ora i soldati si limitano a maltrattare tossici e a portarsi via gente senza documenti. Proroga dopo proroga le &#8220;regole di ingaggio&#8221; di questa loro missione cittadina, che per ora prevedono solo manette e manganello, diventeranno sempre pi\u00f9 vaste e pericolose: diamo tempo al tempo, e vedremo. Leggetevelo, &#8220;Eserciti nelle strade&#8221;, e poi ne riparliamo pi\u00f9 approfonditamente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come vedete abbiamo scelto di cominciare con una lettura tutta in negativo del futuro della citt\u00e0. Sia chiaro per\u00f2 che ogni destino gi\u00e0 segnato ha i propri inconvenienti e i propri intoppi &#8211; che provvederemo a segnalarvi all&#8217;interno di questa serie di testi che vi stiamo annunciando. La vita, di per s\u00e9, pulsa incontrollabile e riempie gli interstizi del tessuto urbano e le lotte abbattono i muri e rimescolano sempre le carte in gioco. \u00c8 l\u00ec che riappare Despina, citt\u00e0 desiderata: nelle strade che conoscono la resistenza e la lotta, che hanno memoria del conflitto e ne sanno la pratica viva. Con in grembo tutte le contraddizioni di questi tempi ma anche con tutto il portato di relazioni e rapporti concreti che solo le strade e le lotte possono costruire.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(Tutto questo a dirvi che c&#8217;\u00e8 una nuova &#8220;categoria&#8221;, tra quelle che gi\u00e0 popolano la colonna qui alla destra di questo scritto, e che se pigiate le parole &#8220;Torino domani&#8221;, vi verr\u00e0 fuori un elenco, man mano pi\u00f9 lungo, di testi che per un verso o per un altro rispondono o provano a rispondere alla domanda: &#8220;che ne sar\u00e0 di noi e della nostra citt\u00e0 fra qualche anno?&#8221;)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIn due modi si raggiunge Despina: per nave o per cammello. 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