{"id":21233,"date":"2009-10-20T16:54:26","date_gmt":"2009-10-20T15:54:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=21233"},"modified":"2009-10-20T16:54:26","modified_gmt":"2009-10-20T15:54:26","slug":"aerei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2009\/10\/20\/aerei\/","title":{"rendered":"Aerei"},"content":{"rendered":"<p>Ve la ricordate la <strong>Air Italy<\/strong>? Di questa compagnia aerea <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?s=air+italy\">vi avevamo parlato brevemente nel febbraio scorso<\/a> perch\u00e9 in quei giorni si era messa a disposizione del ministro degli Interni, ansioso di disperdere il pi\u00f9 velocemente possibile i ribelli di Lampedusa in giro per i Centri di mezza Italia. Non era stato un grande affare, quello, per il Ministero: proprio quel pugno di tunisini che aveva<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=12885\"> appena distrutto un bel pezzo del Cie lampedusano<\/a> avrebbe portato il seme della rivolta in giro per lo stivale dando il via ad una ondata di lotte, evasioni e rivolte che si sarebbe placata soltanto due mesi dopo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/fortresseurope.blogspot.com\/2009\/10\/londra-il-mondo-e-diviso-in-due.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/giuseppe-gentile.jpg\" alt=\"Il capitano Giuseppe Gentile, proprietario della Air Italy (0331.211019 - 0331.211011)\" align=\"left\" height=\"147\" width=\"146\" \/>Ora ne sentiamo riparlare, della Air Italy.<\/a> E gi\u00e0, perch\u00e9 il comandante <strong>Giuseppe Gentile<\/strong>, proprietario della compagnia, ama talmente fare soldi sulle deportazioni da cercare clienti anche in altre capitali della Fortezza Europa. E cos\u00ec \u00e8 stato un suo aereo, il 14 ottobre scorso, a far ripiombare 39 iracheni\u00a0 proprio in mezzo alla guerra dalla quale erano scappati: in Inghilterra, dove erano arrivati dopo mille peripezie, non c&#8217;era posto per loro e i funzionari inglesi si erano fatti quattro risate di fronte alle loro richieste di asilo. Questo dei voli delle deportazioni \u00e8 uno degli ingranaggi della macchina delle espulsioni che, in altri paesi e in altri tempi, i nemici delle frontiere hanno cercato di inceppare &#8211; con presenze negli aeroporti, attacchi contro le sedi delle compagnie, inviti alla non-collaborazione rivolti al personale di bordo e agli altri passeggeri, invasioni delle piste, ecc.-, a volte anche con successo.<\/p>\n<p>Insomma, \u00e8 un elemento questo sul quale bisogner\u00e0 focalizzare l&#8217;attenzione per capire quel che si pu\u00f2 fare. Per intanto tenetevi a mente che <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=21163\">Miguel \u00e8 stato riportato in Per\u00f9<\/a> con un volo dell&#8217;<strong>Alitalia<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=18073\">i reduci della battaglia di Corelli sono stati traferiti a Bari e a Brindisi <\/a>con un aereo targato <strong>ItAliairlines<\/strong>, gli <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=5195\">scomodi testimoni della morte di Hassan<\/a> con un volo della <strong>Air Maroc<\/strong>.<\/p>\n<p>Per farsi una idea di cosa sia, con pi\u00f9 esattezza, un volo di deportazione, pubblichiamo qui sotto una intervista ad un poliziotto francese che di lavoro fa proprio &#8220;l&#8217;accompagnatore&#8221; durante i rimpatri coatti. \u00c8 tratta dal sito <a href=\"http:\/\/www.mediapart.fr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mediapart<\/a> ed \u00e8 stata diffusa in Italia gi\u00e0 da <a href=\"http:\/\/fortresseurope.blogspot.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Fortresseurope<\/a> qualche giorno fa. Leggetela bene. Non solo con gli occhi dell&#8217;indignazione e della rabbia (questa testimonianza \u00e8, a tratti, inverosimilmente cruda e spietata). Ma anche con la curiosit\u00e0 indagatrice di chi si chiede: \u00abe io, cosa posso fare, praticamente, per ostacolare questa gente?\u00bb<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Una guardia di frontiera racconta la violenza ordinaria dei rimpatri coatti<\/h3>\n<p>I rimpatri fanno parte del suo quotidiano. \u00c8 agente della polizia di frontiera (PAF), grado: \u201cguardiano della pace\u201d, in servizio all\u2019unit\u00e0 nazionale di scorta, di sostegno e di intervento (Unesi), con base a Rungins, e ha il compito di \u201criaccompagnare\u201d gli stranieri espulsi nel loro paese d\u2019origine. Ben voluto dai suoi superiori, non \u00e8 n\u00e9 sindacalizzato n\u00e9 vicino all\u2019et\u00e0 della pensione. Inizialmente non aveva intenzione di parlare con un giornalista. Un collaboratore di \u201cMediapart\u201d ci ha messo sulle sue tracce. E allora questo poliziotto si \u00e8 convinto dell\u2019interesse di dettagliare il funzionamento, dall\u2019interno, della macchina delle espulsioni messa in moto da Nicolas Sarkozy.<\/p>\n<p>Ha accettato di parlare \u201cin nome della trasparenza\u201d, ma ha preferito restare anonimo per non essere identificato. Il suo racconto \u00e8 pubblicato in due parti. Dalle manette alle cinghie, passando per i placcaggi al suolo e gli strangolamenti, la prima parte \u00e8 dedicata ai metodi adoperati per costringere gli illegali a salire e restare sugli aerei che li riportano al paese che hanno voluto lasciare. Pi\u00f9 appare banalizzato e camuffato pi\u00f9 il ricorso alla violenza \u00e8 risulta insidioso.<\/p>\n<p><strong>\u00abAbbiamo un\u2019ora per convincere il tipo a partire\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abFaccio una quindicina di rimpatri al mese. Ci chiamano un giorno prima della partenza, o al Venerd\u00ec per il fine settimana. Ci danno un dossier per la scorta, coi documenti della persona espulsa e la rotta aerea, gli ordini di missione che rimpiazzano le carte di polizia e le spese della missione. All\u2019aeroporto si arriva due ore prima del volo. Si ha un\u2019ora per conoscere il ragazzo, per vedere chi \u00e8, se ha un problema per esempio medico, se c\u2019\u00e8 qualche problema coi documenti. E questa \u00e8 quella che si chiama la \u201cpresa in carico della missione\u201d. Ma si hanno poche informazioni. Abbiamo un\u2019ora per convincere il tipo a partire e per caricarlo sull\u2019aereo coi passeggeri normali. Questo succede all\u2019ULE, l\u2019Unit\u00e0 Locale di Allontanamento, di Roissy o di Orly, dove le persone sono messe in cella. L\u2019ULE \u00e8 la zona tampone tra il CRA [i Cie francesi, ndT] e l\u2019aereo. Per l\u2019Africa ci sono tre poliziotti di scorta, due per il resto del mondo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00abRisse sull\u2019aereo\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abQuando ci si azzuffa nell\u2019ULE o sull\u2019aereo \u00e8 perch\u00e9 la maggior parte della gente non vuole partire. Si consideri che siamo pagati per rimpatriarli, non per infastidirli. Quindi gli spieghiamo e loro capiscono. E se non capiscono tanto peggio per loro. La regola ufficiale, l\u2019ordine di servizio, \u00e8 che non dobbiamo scortarli a tutti i costi. Per esempio se un tipo \u00e8 malato non lo metto sull\u2019aereo. Il peggio \u00e8 quando vomitano o si cagano addosso. Non c\u2019\u00e8 da ridere. Sputano e mordono, anche.<br \/>\nQuando succedono questo genere di cose li si fa subito scendere, non si insiste. Solo per le ITF [interdizioni dal territorio] facciamo il possibile per farli partire perch\u00e9 hanno commesso delitti o reati gravi. Ad ogni modo chi non parte viene portato direttamente in prigione per due o tre mesi per violenza a pubblico ufficiale. Salvo che non venga riconosciuta la legittimit\u00e0 delle sue azioni dal giudice di Bobigny, perch\u00e9 a Bobigny ci sono giudici che sono completamente contro la polizia. \u00c8 un distretto speciale.<br \/>\nPer quanto riguarda le APRF [arresti prefetturali di rimpatrio alla frontiera] ai tipi spieghiamo che se non partono \u00e8 da considerarsi un rifiuto, e che saranno messi su un altro volo alla fine della detenzione. Gli viene detto: \u201ctu riparti comunque\u201d. I tipi che vengono espulsi sono dei poveri ragazzi, ne siamo perfettamente consapevoli. Sono dei tipi che vengono a cercare lavoro. Noi gli spieghiamo: \u201cnon \u00e8 un tiro mancino, so che non \u00e8 divertente, ma sei obbligato a partire\u201d, abbiamo un ora per spiegarglielo. Il problema \u00e8 che la Cimade [il principale gestore dei Centri francesi, ndT], e tutte le associazioni, gli montano la testa, gli procurano anche i lassativi eventualmente\u2026\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00abManette, cinture addominali e cinghie\u2026\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abNoi gli spieghiamo, se capiscono tanto meglio. Ma se vediamo che si agitano li mettiamo a terra con le manette, prima dell\u2019imbarco, dietro l\u2019aereo. Abbiamo una formazione iniziale che dura un mese, e riguarda ci\u00f2 che abbiamo diritto di fare, ogni tre mesi c\u2019\u00e8 un aggiornamento, che vuol dire che si fa una sessione di formazione intensiva di un giorno.<br \/>\nCon le persone di cui non ci fidiamo usiamo cinture di velcro che si mettono attorno la vita. Il ragazzo pu\u00f2 avere le mani legate davanti, sullo stomaco. Al commissariato avevamo cinture di cuoio. Sono dispositivi abbastanza inadatti e funzionano male perch\u00e9 si regolano con degli strappi e i tipi tirano forte, e quando c\u2019\u00e8 un nero di 110 chili le strappa. Possiamo anche utilizzare delle cinghie da mettere sopra le ginocchia, sulle caviglie o sul petto. E se il tipo si dimena troppo ne tendiamo una tra le caviglie e il petto per evitare che dia colpi di testa. A volte attacchiamo un cuscino al sedile di fronte, per la stessa ragione.<br \/>\nPer un po\u2019 di tempo non abbiamo potuto usare le manette, solo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stato detto che costavano troppo. Quindi ci hanno dato manette di tessuto usa e getta, che sono completamente inefficaci, se non coi tipi tranquilli. Una volta stavo facendo un asiatico, il tipo \u00e8 salito tranquillamente, era persino contento di tornare. In realt\u00e0 era un attaccabrighe, abbiamo dovuto combattere durante il volo per due ore.<br \/>\nLo abbiamo domato, ma il problema \u00e8 che con le manette di tessuto non lo si poteva legare, stava strangolando un mio collega, io gli sono saltato addosso, lui era atletico. \u00c8 stata una missione di merda. Per fortuna i passeggeri non si sono mossi. Ora fortunatamente abbiamo delle vere manette di metallo.<br \/>\nSe il ragazzo \u00e8 tranquillo si evita la violenza, la coercizione, l\u2019uso delle cinghie, le utilizziamo il minimo possibile. E di solito va molto meglio. Il manuale GTPI [tecniche professionali d\u2019intervento] \u00e8 lo stesso dal 2003. Per esempio la tecnica del \u201cpliage\u201d [che ha causato la morte di due deportati, nel 2003 e nel 2004] \u00e8 severamente vietata in tutti i casi e noi non la usiamo mai. Nel nostro reparto non usiamo pi\u00f9 i bavagli. Ma io metto le mascherine per impedirgli di sputare, sapete, quelle che si usano quando si usa la vernice.\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00abLo strangolamento \u00e8 perfettamente autorizzato, \u00e8 nel manuale\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abIl massimo che siamo autorizzati a fare \u00e8 un tipo di strangolamento che chiamiamo \u201cregolazione fonica\u201d. Si tratta di fare delle pressioni sulla gola perch\u00e9 il tipo non gridi. \u00c8 perfettamente autorizzato, sta nel manuale. Senn\u00f2 quello che facciamo pi\u00f9 spesso \u00e8 di immobilizzarli a terra. Si mette il tipo a terra, lo si placca al suolo. Nelle nostre missioni abbiamo un rapporto di peso diciamo. Cio\u00e8 che il totale del peso dei poliziotti della scorta deve essere il doppio del peso del tipo. Il fatto di essere in numero maggiore e di avere la possibilit\u00e0 di metterlo al suolo e immobilizzarlo ci evita di doverlo picchiare.<\/p>\n<p>Prima rifiutavo l\u2019uso della forza, ma adesso, quando qualcuno \u00e8 ottuso, gli facciamo capire subito che noi siamo pi\u00f9 forti di lui, e una volta che l\u2019ha capito iniziamo a ragionare. Gli africani a volte, fanno i duri e quando gli parli in modo gentile ti prendono per un debole. Ma una volta che si ritrovano con la faccia per terra e le cinghie strette, che gli dici \u201ccom\u2019\u00e8 che ora fai meno il furbo, salame?\u201d, l\u00e0 cominciano a rispettarti un po\u2019. Io l\u2019ho fatto un paio di volte, forse tre. So che ci sono colleghi con lo schiaffo facile, ma grossi bruti da noi ce ne sono molto pochi. Se li picchiamo gli diamo pugni nello stomaco, perch\u00e9 non si devono vedere i segni.<\/p>\n<p>Se poi il tipo si prende un sacco di botte, vuol dire che se l\u2019\u00e8 cercata, \u00e8 gi\u00e0 successo, attenzione, non ci giro intorno, ma c\u2019\u00e8 chi se lo merita. Per esempio quello che ha morso il dito a un poliziotto, quello l\u00e0 si \u00e8 preso un sacco di botte, \u00e8 sicuro, \u00e8 comprensibile. Insomma, questo succede quando ci sono delle violenze su di noi o sull\u2019equipaggio dell\u2019aereo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00abQuando ci sono problemi i celerini usano i lacrimogeni nell\u2019aereo\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abQuando saliamo nell\u2019aero, ci siamo noi, la persona rimpatriata, la polizia dei Centri di detenzione amministrativa, gli agenti dell\u2019ULE, quindi siamo in parecchi poliziotti. Ma in caso di necessit\u00e0, se servono rinforzi, chiamiamo i CIP, cio\u00e8 la compagnia di intervento degli aeroporti di Orly o Roissy, che sono dei celerini. Loro sono meno formati di noi, sono loro che lanciano i lacrimogeni nell\u2019aereo quando c\u2019\u00e8 un problema. Li chiamiamo solo quando ci sono operazioni da fare a bordo, quando siamo obbligati a far scendere gente che cerca veramente di far degenerare le cose.<br \/>\nMa quando si chiudono le porte, ci ritroviamo da soli. Noi siamo sempre in borghese, niente armi. In generale riusciamo sempre a far montare i tipi da espellere sull\u2019aereo, \u00e8 il nostro mestiere. Gridano, sbattono, spaccano i sedili a volte, le hostess piangono, vabb\u00e9. I problemi arrivano quando i passeggeri si mettono in mezzo. Ci sono stati dei filosofi per esempio. Gente che non sapeva niente ma che veniva a fare la parte dei giusti. Vedevano dei neri circondati da bianchi e gridavano allo scandalo. Quando magari il rimpatrio procedeva bene, e riuscivano a fare alzare tutti. In seguito, l\u2019Air France \u00e8 stata accusata di aver dato i nomi di questa gente alla polizia. \u00c8 vero, la ma quelli dell\u2019Air France si erano rotti di farsi trattare da nazisti o da collaborazionisti.\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00abIl \u201crapporto di forza\u201d con il comandante di bordo\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abGiuridicamente, il comandante di bordo \u00e8 quello che comanda dentro all\u2019aereo da quando le porte sono chiuse. Ma prima comandiamo ancora noi. Se ci chiedono di scendere, il capo missione dice: \u201cno, finch\u00e9 le porte sono aperte noi non scendiamo\u201d. Poi chiamiamo il nostro ufficiale e finch\u00e9 non arriva non ci muoviamo: e questo fa imbestialire tutti, \u00e8 proprio una questione di rapporti di forza. L\u2019ufficiale arriva, arriva la Celere, l\u2019aereo non riesce a partire in orario e alla fine non pu\u00f2 decollare e viene annullato. Questo, giuridicamente, \u00e8 il massimo. Se scendiamo, perdono tutti.<br \/>\nGli ordini, poi, dipendono dagli ufficiali. Il problema \u00e8 che la maggior parte di loro non vogliono scontrarsi direttamente con l\u2019Air France. Una volta, alla Lufthansa bastava un colpo di tosse di un espulso e ci facevano scendere, preferivano cancellare un volo che fare un rimpatrio. L\u2019Alitalia pure, e anche Royal Air Maroc. Adesso non facciamo pi\u00f9 le compagnie africane, per fortuna, perch\u00e9 l\u00e0 veramente era difficile. A volte dobbiamo minacciare il personale di bordo, perch\u00e9 si dimenticano che siamo poliziotti, e che possiamo denunciarli per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, ma in generale va bene.<br \/>\nUn comandante di bordo ci ha detto che durante un rimpatrio c\u2019\u00e8 stata una rivolta e che un ragazzo era stato calpestato. Noi ne si \u00e8 perfettamente coscienti. Loro se vogliono decollare hanno tutto l\u2019interesse di lasciarci sul volo. Una volta in volo di solito le cose vanno bene. Dipende dalla collaborazione dell\u2019uomo e dalla fiducia dei colleghi e dell\u2019equipaggio. Ma la maggior parte delle volte sleghiamo il ragazzo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00abDobbiamo imparare a sbrogliarcela all\u2019estero\u00bb<\/strong><br \/>\nCi sono persone bilingue tra di noi per gestire le situazioni all&#8217;estero. Spesso i rapporti con la polizia locale non sono l\u2019ideale. Possono fare dei problemi per via dei documenti, possono rifiutare il rimpatrio. In certi Paesi dell\u2019Africa non ci amano, fanno prova di cattiva volont\u00e0.<br \/>\nDi solito quando arriviamo ci aspetta la SCTIP, il servizio di cooperazione tecnica internazionale di polizia che fa capo all\u2019ambasciata. In Sudamerica c\u2019\u00e8 l\u2019Interpol che ci accoglie quando trasportiamo spacciatori e criminali. Nella maggior parte degli altri Paesi prendiamo contatto con le autorit\u00e0 locali. Gli trasmettiamo il dossier del tipo espulso, con tutto quello che ha fatto in Francia. Se \u00e8 stato buono sull\u2019aereo allora leviamo dal dossier tutti i documenti che potrebbero portarlo in prigione.<br \/>\nIn Tunisia, sistematicamente, gli espulsi si fanno tre giorni di carcere. In Algeria sono pi\u00f9 simpatici, anche con gli espulsi. Anche in Marocco se la passano bene. Ci \u00e8 successo spesso di riportare al paese loro dei delinquenti, la feccia proprio. Fanno i malandrini quando sono in Francia, ma quando vedono i poliziotti del paese loro imparano immediatamente le buone maniere. Fa piacere. Bisognerebbe farglieli fare pi\u00f9 spesso, degli stages al loro paese.\u00bb<\/p>\n<p>Domani, il seguito di questa testimonianza: le considerazioni del poliziotto sul proprio lavoro, che considera \u00abun po\u2019 assurdo\u00bb ma che dopo tutto gli permette di \u00abfare il giro del mondo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ve la ricordate la Air Italy? 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