{"id":2725,"date":"2008-04-04T20:02:48","date_gmt":"2008-04-04T19:02:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=2725"},"modified":"2008-04-04T20:02:48","modified_gmt":"2008-04-04T19:02:48","slug":"sabotaggio-e-lotte-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2008\/04\/04\/sabotaggio-e-lotte-sociali\/","title":{"rendered":"Sabotaggio e lotte sociali"},"content":{"rendered":"<p>Spesso nelle lotte sociali ci sono delle rimozioni. Episodi e situazioni scomodi, pericolosi, ingombranti, che si preferisce scordare.<br \/>\nUn caso di rimozione \u00e8 quello che riguarda i sabotaggi avvenuti in Val Susa tra il 1996 e il 1997. Si preferisce ricordare, prima delle battaglie del 2005, solo le conferenze, i comitati istituzionali, le manifestazioni. Ci sono stati due ragazzi morti, s\u00ec, ma la storia era torbida, servizi segreti, traffici di armi\u2026<br \/>\nL\u2019ospite ingrato che in tal modo si vorrebbe mettere alla porta ha un nome ben preciso: sabotaggio. Effetivamente, accettarlo in casa \u00e8 difficile. Si rischia di perdere il consenso e di rovinare il lavoro fatto. Si rischia di incrinare il fronte del NO \u2013 e fermare il TAV \u00e8 un obiettivo che sta a cuore a tutti, giustamente.<br \/>\n\u00c8 come quando si ricorda il \u201968. Qualche mese di gioia, movimento, assemblee universitarie\u2026 poi niente: dopo c\u2019\u00e8 il &#8220;terrorismo&#8221;. Cos\u00ec scompare un decennio di lotte dure, di repressione brutale, di esperienze importantissime. <!--more--><br \/>\nOrmai ci sono i dirigenti della CGIL che si vantano di aver partecipato ad anni di lotte sindacali senza aver fatto mai nulla di illegale. Proprio cos\u00ec. Come se la storia del movimento operaio non fosse costellata di episodi infiniti di illegali\u00e0 di massa (blocchi, picchetti, cortei spontanei, scontri con la polizia, ecc.). Niente male come colpo di spugna. Senza l\u2019illegali\u00e0 operaia \u2013 risposta al fatto che le leggi formalizzano soltanto i rapporti di forza all\u2019interno della societ\u00e0 \u2013 ci sarebbe ancora la giornata lavorativa di 12 ore!<br \/>\nMa, per tornare alla Val Susa, cos\u2019\u00e8 che spaventa nel sabotaggio? Non certo la sua illegalit\u00e0: i blocchi, le barricate, la liberazione di Venaus sono state tutte pratiche illegali.  E nemmeno la sua natura notturna: diversi blocchi NO TAV sono avvenuti nottetempo. La violenza? Non \u00e8 certo meno &#8220;violento&#8221; danneggaire un cantiere in migliaia di persone che distruggere una trivella in pochi. Ci\u00f2 che spaventa \u00e8 altro. I sabotaggi non sono gesti pubblici. Non sono legittimi \u2013 ecco la parola \u2013, in quanto non possono contare su di un visibile e vasto consenso.<br \/>\nLottare in pochi \u00e8 meno efficace che lottare in molti. Quindi\u2026<br \/>\n\u00c8 dunque una questione di numero? Un\u2019azione giusta se compiuta da centinaia o migliaia di persone diventa forse sbagliata se realizzata da uno o pochi individui? Le decisioni collettive sono forse una garanzia di per s\u00e9? (Tanti in Val Susa hanno votato, alle ultime elezioni, i partiti di sinistra che facevano finta di constrastare il TAV. Una perniciosa illusione collettiva, ben presto scalzata dall\u2019espereinza diretta e dalla lotta).<br \/>\nA parte che la storia degli oppressi \u00e8 ricca di esempi di un uso collettivo del sabotaggio (nella lotta partigiana, nelle pratiche di autorganizzazione in fabbrica e nei quartieri), si pu\u00f2 far notare che il passaggio dai &#8220;pochi&#8221; ai &#8220;molti&#8221; non si basa su alcuna certezza matematica.<br \/>\nNel simbolico cimitero che sorgeva sul prato del primo presidio di Venaus c\u2019era una croce che riportava questa scritta: \u00abQui riposa in pace la coscienza di chi diceva &#8220;tanto alla fine lo faranno&#8221;\u00bb. Cosa vuol dire? Vuol dire che le lotte non nascono belle e compatte.Vuol dire che la convinzione di farcela opera dei salti imprevedibili. I primi cantieri del TAV sono stati occupati in 100 persone. L\u2019ultimo in 30.000.<br \/>\nAncora una volta: solo questione di numeri?<br \/>\nSi pu\u00f2 condividere o meno la pratica del sabotaggio, ma  il suo rifiuto a priori non riponde a criteri etici, come spesso si pretende, bens\u00ec di calcolo politico. Attaccare in pochi una trivella che porterebbe devastazione ambientale e miseria sociale \u00e8 altrettanto giusto che attaccarla in migliaia. Dal punto di vista pratico si pu\u00f2 solo dire che il sabotaggio in piccoli gruppi \u00e8 pi\u00f9 rischioso per chi lo compie e spesso pi\u00f9 facile da criminalizzare dal sistema che lo subisce. Ma, come si pu\u00f2 notare, non si tratta di giudizi morali. La legittimit\u00e0 etica del sabotaggio dovrebbe essere sostenuta anche da chi ne critica l\u2019utilit\u00e0 pratica. (Senza contare che \u00e8 sempre meglio difendere certe possibilit\u00e0 di lotta, anche quando non vi si fa ricorso). Invece si preferiscono per lo pi\u00f9 la condanna e la mistificazione (della serie: sono sempre e comunque \u00abazioni contro il movimento\u00bb).<br \/>\nLa tendenza a vedere complotti ovunque \u00e8 piuttosto generalizzata. La realt\u00e0 sembra sempre prodiga nel suggerire le pi\u00f9 mirabolanti &#8220;strane coincidenze&#8221; a chi ne va in cerca come un cane da tartufi. Per gli specialisti del sospetto, tutto diventa oscuro.<br \/>\nMa cosa c\u2019\u00e8 di oscuro, ad esempio, nei sabotaggi realizzati contro trivelle e cantieri del TAV? <\/p>\n<p>Laddove si sono sospettate misteriose trame di criminalizzazione  della lotta NO TAV, gli uomini dello Stato vi hanno visto qualcosa di fin troppo chiaro: la rivolta possibile di una valle. E per scongiurarla erano pronti a tutto. Anche a suicidare due persone.<br \/>\n\u00abNeppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince. E questo nemico non ha mai smesso di vincere\u00bb. Rimuovere un pezzo della nostra storia significa rendergli un prezioso servizio.<\/p>\n<p>Quando le nocivit\u00e0 vengono fermate dalla lotta popolare \u00e8 meglio per tutti, non c\u2019\u00e8 dubbio. Perch\u00e9 ci\u00f2 che avviene durante la lotta, oltre ad ottenere risultati pi\u00f9 duraturi, libera le donne e gli uomini dall\u2019abitudine alla delega, innalza il piacere di vivere, apre un pi\u00f9 vasto orizzonte di possibilit\u00e0. Ma quando le lotte popolari non ci sono, diventa forse giusto far sventrare le montagne e degradare gli umani? Cos\u2019\u00e8 la legittimit\u00e0, una questione statistica?<br \/>\nLa storia dovrebbe insegnarci che le lotte hanno bisogno di mille elementi, da mescolare con passione e avvedutezza. Ma \u00e8 impossibile prescivere le dosi esatte perch\u00e9 si inneschi la ribellione. Si impara solo rischiando. Cio\u00e8 vivendo.<\/p>\n<p><em>Testo tratto dalla mostra esposta in occasione delle iniziative per i dieci anni della morte di Sole e Baleno<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spesso nelle lotte sociali ci sono delle rimozioni. 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