{"id":27343,"date":"2010-05-21T14:20:13","date_gmt":"2010-05-21T13:20:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=27343"},"modified":"2010-05-21T14:20:13","modified_gmt":"2010-05-21T13:20:13","slug":"connecting-people-e-gli-autogol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2010\/05\/21\/connecting-people-e-gli-autogol\/","title":{"rendered":"Connecting People e gli autogol"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><em>GRADISCA. Rinchiusi in 40 in una stanza da otto, sono riusciti a fuggire dal Cie. \u00c8 iniziata cos\u00ec la seconda evasione di massa dalla struttura per immigrati in appena due settimane. L\u2019episodio si \u00e8 verificato nella notte fra mercoled\u00ec e gioved\u00ec, attorno alle 3. Ancora una volta gli immigrati rinchiusi nel Cie \u2013 in larga parte tunisini &#8211; sono riusciti ad arrampicarsi sul tetto del complesso e a tentare la fuga lanciandosi oltre il muro di cinta, nel vuoto, da oltre 4 metri d\u2019altezza: questa volta \u00e8 andata bene a 17 di loro, riusciti a far perdere rapidamente le proprie tracce nella campagna circostante avvolta dall\u2019oscurit\u00e0. Le ricerche che ne sono seguite non hanno prodotto risultati. Pi\u00f9 o meno altrettanti, 19, sono stati invece immediatamente ripresi dalle forze dell\u2019ordine. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><em>Nella notte fra il 5 e 6 maggio erano riusciti a darsi alla macchia in nove. Ma questa volta, oltre che per i numeri, l\u2019evasione \u00e8 clamorosa anche per la ricostruzione che ne \u00e8 stata fatta nel primo pomeriggio di ieri. Un folto gruppo di clandestini, sembra in tutto 39, di etnia maghrebina e apparsi particolarmente \u201ccaldi\u201d nelle ore precedenti, sarebbe infatti stato rinchiuso in una stanza da appena 8 posti allo scopo di limitarne le velleit\u00e0 di rivolta e \u2013 chiss\u00e0 \u2013 le possibilit\u00e0 di fuga. E invece la scelta si \u00e8 rivelata un\u2019arma a doppio taglio. I nordafricani \u2013 altro fatto incredibile \u2013 sono riusciti a raggiungere il tetto forzando la stessa, medesima grata utilizzata nella fuga di due settimane prima. Si tratta di un pertugio collocato in una sorta di atrio d\u2019ingresso della cella vera e propria. Quella grata l\u2019hanno forzata facendo leva tutti assieme, a turno, probabilmente anche grazie a qualche spranga nascosta con cura nella stanza. A quel punto, hanno agevolmente avuto accesso al tetto della struttura e hanno potuto portarsi in un attimo davanti all\u2019ultima barriera, lasciandosi andare nel vuoto prima di correre a perdifiato nella notte. Fra loro anche l\u2019immigrato che nei giorni scorsi si era cucito per protesta la bocca con ago e filo, venendo ricoverato d\u2019urgenza al nosocomio goriziano. A differenza di altre occasioni, nessuno ha rimediato conseguenza nel volo oltre il muro di cinta. Solo l\u2019immediato intervento della vigilanza, invece, ha scongiurato un\u2019evasione pi\u00f9 massiccia. \u00abEssere riusciti a riprenderne la met\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 un ottimo risultato per come si era messa la situazione\u00bb, riflette il segretario provinciale del Sap, Angelo Obit. Che pone l\u2019accento sulle responsabilit\u00e0 dell\u2019ente gestore, il consorzio Connecting People: \u00abNon solo la scelta di rinchiudere 40 immigrati in una stanza da otto persone si \u00e8 rivelata un autogol, anche perch\u00e8 il tutto \u00e8 avvenuto nello stesso atrio di due settimane prima \u2013 afferma \u2013 ma la decisione non era neppure stata comunicata al personale deputato alla sorveglianza esterna. Solo la prontezza delle forze dell\u2019ordine ha limitato i danni: bloccare tutti i fuggitivi sarebbe stato fisicamente impossibile\u00bb. <\/em><\/p>\n<p align=\"right\">Da il Piccolo del 21\/05\/10<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GRADISCA. 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