{"id":29328,"date":"2013-01-05T00:35:03","date_gmt":"2013-01-04T23:35:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29328"},"modified":"2013-01-05T00:35:03","modified_gmt":"2013-01-04T23:35:03","slug":"discorsi-da-bar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2013\/01\/05\/discorsi-da-bar\/","title":{"rendered":"Discorsi da bar"},"content":{"rendered":"<p>Giusto un paio di giorni fa un redattore di \/\/Macerie  e storie di Torino\/\/\u00a0si trovava a passare per piazza *** quando vi ha  incrociato G., un compagno che \u00e8 di casa in quel quartiere.<\/p>\n<p align=\"justify\">G. \u00e8 giovane giovane, entusiasta di tutto e assetato  di esperienze, non ancora intruppato in alcuna delle conventicole pi\u00f9 o  meno sovversive che punteggiano la citt\u00e0. A noi i giovani piacciono  cos\u00ec: che saltellino a destra e a manca per un po&#8217;, che si affinino il  naso nelle iniziative, e che scelgano con calma e a ragion veduta quali  saranno i loro<em> <\/em>compagni senza stare a prestare giuramento alla prima bandiera incontrata per la via &#8211; tantomeno alla nostra, s&#8217;intende.<\/p>\n<p align=\"justify\">Contento di vederlo, il nostro redattore si \u00e8 fermato a fare quattro  chiacchiere con lui; e visto che quelle quattro chiacchiere han promesso  subito di volgersi in qualcosa di pi\u00f9 impegnativo, i due si sono  accomodati dietro il bancone di uno dei bar della piazza. Il tema della  discussione \u00e8 presto detto: l&#8217;idea che sta circolando  in queste settimane in alcuni degli ambienti militanti torinesi,\u00a0raccontata da G., di  costituire una rete che allarghi il fronte della resistenza agli sfratti  in citt\u00e0. Una &#8220;Rete sociale&#8221; che dovrebbe arrivare a coprire ogni  quartiere, con sportelli decentrati ma anche iniziative comuni. Non una  cosa che nasce dal niente, per carit\u00e0; di gruppi che si occupano di  sfratti a Torino ce ne sono gi\u00e0 e poi c&#8217;\u00e8 a disposizione quella piccola  galassia di collettivi, sezioni di partito e sindacati di base che  abitualmente fanno altro ma che periodicamente si incontrano, si  scontrano, si lasciano e si reincontrano: ognuno ora si vedrebbe  assegnata una zona da seguire, pur sotto la supervisione &#8220;tecnica&#8221; di  chi ha pi\u00f9 esperienza in questo campo. Sarebbero gi\u00e0 quasi pronti, da  quel che si dice, manifesti e volantini; e pure si starebbe pensando a  presentarsi al grande pubblico, indicendo gi\u00e0 nelle prossime settimane  un bel presidio sotto al Municipio.<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more-->Nel  raccontare questa proposta, G. si confessava indeciso. Da una parte,  diceva, c&#8217;era la possibilit\u00e0 finalmente di essere in tanti, e ben  coordinati: \u00ab<em>pensa ai marted\u00ec di Barriera, San Paolo e Porta Palazzo<\/em>\u00bb &#8211; diceva &#8211; \u00ab<em>moltiplicati ai quattro angoli della citt\u00e0! Cosa potrebbe fare la polizia? E gli assessori come la aggiusterebbero?<\/em>\u00bb. D&#8217;altra parte, invece, non capiva perch\u00e9 coinvolgere in questa rete sezioni di partito (\u00ab<em>Ce li vedi quelli di ** a spostare cassonetti alle sei del mattino?<\/em>\u00bb)  ed escludere invece alcune esperienze di resistenza gi\u00e0 navigate che  esistono in citt\u00e0, come l&#8217;assemblea che si riunisce a Porta Palazzo, <em>assegnando<\/em> i quartieri dove queste sono attive ad altri gruppi della rete (\u00ab<em>Ma ce l&#8217;hanno con voi?<\/em>\u00bb).<\/p>\n<p align=\"justify\">Quello posto da G. \u00e8 senza dubbio un tema sugoso, ed  interessante e piacevole \u00e8 stata la discussione che il nostro redattore  ha avuto con lui nel bar di piazza ***. Nei giorni successivi, quegli  argomenti e quelle confutazioni ci son frullati nella testa  riordinandosi un poco ed ora ci piace riassumerli ad uso di chi\u00a0ci legge  abitualmente &#8211; e legge dunque tanto spesso di sfratti e di resistenze  agli sfratti. Al di l\u00e0 della stretta contingenza di una proposta o di  una discussione, qualche riflessione sul\u00a0funzionamento della lotta  contro gli sfratti in citt\u00e0 cui alcuni redattori di\u00a0\/\/Macerie e storie  di Torino\/\/ partecipano, insieme a tanti altri, compagni e non compagni.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>I sogni e le mani<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Senza dubbio, a combattere contro gli sfratti a  Torino manca gente. Se il terzo marted\u00ec di ogni mese le resistenze  invece di esser concentrate nella Barriera di Milano, a Porta Palazzo e a  San Paolo, fossero estese anche alla Falchera o a Vanchiglia o a  Mirafiori sarebbe un gran guadagno per tutti. La Questura dovrebbe  impegnare ancora pi\u00f9 forze, dovrebbe far su e gi\u00f9 con le camionette per  tutta la citt\u00e0, dovrebbe mostrare un po&#8217; a tutti la faccia brutta che fa  ogni mese dalle nostre parti quando\u00a0esibisce i muscoli per (non)  riuscire a sbattere in strada inquilini morosi e gente indebitata con le  banche. Non sappiamo se si arriverebbe a farle cambiare strategia; ma  sappiamo che la resistenza complessivamente sarebbe pi\u00f9 forte. E poi,  una Torino con barricate ad ogni angolo \u00e8 un sogno che non vediamo l&#8217;ora  di toccare con mano.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non solo; chi partecipa alla resistenza nei quartieri  lo sa bene: arriva sempre qualcuno che sta per perdere la casa, magari  pronto a mettersi in gioco e a resistere, ma che abita troppo distante  per poter entrare nella rete di solidariet\u00e0 reciproca. Ogni giorno c&#8217;\u00e8  uno sfratto, ogni settimana un&#8217;emergenza o un imprevisto e la macchina  della resistenza funziona bene solo con persone che abitano a un tiro di  schioppo l&#8217;una dall&#8217;altra, disposte a lasciare le proprie occupazioni  di corsa e raggiungere il picchetto quando di fronte ad un portone si  presenta un ufficiale giudiziario scassapalle o un padrone di casa troppo  insistente, o una pattuglia imprevista. E pure pi\u00f9 picchetti in  contemporanea sono possibili per la stessa rete di resistenza solo se  raggruppati nella stessa zona e in contatto tra loro. Per cui, quando  non hanno la forza di resistere con forze proprie, questi sfrattati <em>troppo lontani<\/em>  si ritrovano di fatto soli &#8211; e se non si arrendono di loro vengono  vinti facilmente dalla polizia. Ci fossero nuclei di resistenza pi\u00f9  diffusi sul territorio nessuno rimarrebbe solo e, di nuovo, ne verrebbe  un gran guadagno per tutti.\u00a0Diciamolo pure:\u00a0se la capillarit\u00e0 e  l&#8217;efficacia della resistenza che c&#8217;\u00e8 ora nella Barriera di Milano e a  San Paolo fossero estese al resto della citt\u00e0 la famosa\u00a0moratoria sugli  sfratti&#8230; sarebbe bell&#8217;e che fatta, e senza andare a chiederla a  nessuno.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>Pizzicotti<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per\u00f2 la proposta che ci ha raccontato G., per come  abbiamo visto funzionare concretamente la macchina della resistenza, nel nostro quartiere, nell\u2019ultimo anno, non ci  sembra possa andare in questo senso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una notazione banale: si riesce a resistere bene, e a  lungo, solo dove sono nati legami fortissimi di solidariet\u00e0 reciproca  tra sfrattati.\u00a0Il modello &#8220;gruppo militante che organizza il picchetto,  sfrattato che si fa aiutare e ringrazia&#8221;, oltre ad essere pi\u00f9 cattolico  che sovversivo, non funziona quando gli sfratti vanno oltre un certo  numero. Pu\u00f2 permettersi, un qualsiasi collettivo torinese, di impegnare  almeno quindici dei suoi militanti due-tre mattine alla settimana per  mesi interi? E quando c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di un picchetto lo stesso giorno, quanti  militanti bisogna avere sottomano? E quando c&#8217;\u00e8 un imprevisto, o  un&#8217;altra iniziativa, o un processo? Quanta gente (per di pi\u00f9 sempre  libera la mattina) ci dev&#8217;essere in ciascun collettivo, partitino e  sindacato di base torinesi per non rischiare di fare pi\u00f9 male che bene  giocando di fatto con la casa della gente? <span dir=\"ltr\">Niente da fare: non pu\u00f2 essere il &#8220;movimento\u201d,  quello dei gruppi e dei collettivi, a doversi far carico della  situazione; dev\u2019essere invece il <em>movimento reale <\/em>a muoversi, devono  essere gli sfrattati stessi. <\/span>La mentalit\u00e0 \u00ab<em>sei sotto sfratto? ci pensiamo noi!<\/em>\u00bb  &#8211; slogan indigeribile per chiunque apprezzi Bakunin ma che, scusate lo  sconfinamento, anche Marx non avrebbe apprezzato troppo &#8211;\u00a0va invece  nella direzione contraria. Direzione che sembra facile all&#8217;inizio,  giacch\u00e9 il proletario medio torinese, autoctono o immigrato che sia, \u00e8  disabituato alla lotta e non chiede altro che qualcuno <em>ci pensi<\/em>  al posto suo e gli dia una qualche garanzia di riuscita evitandogli  troppi sbattimenti. Ma poi serve altro, per l&#8217;appunto, e sono cazzi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Visto il trentennio di pace sociale che abbiamo alle  spalle non abbiam potuto accumulare una grossa esperienza sul come si  faccia a dare i pizzicotti al <em>movimento reale<\/em>. Sta il fatto che  per quanto riguarda il tema limitato degli sfratti abbiamo visto che se  si va piano piano e con metodo qualcosa si muove. Finch\u00e9 ci conosciamo  solo con Mohammed, che resiste una volta ogni due mesi, bastiamo noi.  Poi, quando arriva Giovanni lo facciamo conoscere a Mohammed, e ce lo  portiamo da Vasile che \u00e8 arrivato subito dopo. A tutti diciamo \u00ab<em>siete sotto sfratto? ci dovete pensare voi!<\/em>\u00bb. All&#8217;inizio nessuno dei tre ci d\u00e0 retta: loro sono in tre, noi in venti, come potrebbero pensarci <em>davvero<\/em>  loro? Per\u00f2, intanto, Giovanni ha capito il meccanismo e ci prende gusto  e pure Mohammed si fa vedere sempre pi\u00f9 spesso. Uno dopo l&#8217;altro  arrivano gli altri: senza neanche un briciolo di pubblicit\u00e0, la  possibilit\u00e0 aperta dalla resistenza corre di bocca in bocca, viaggiando  sul filo delle conoscenze, cos\u00ec la crescita \u00e8 continua ma senza brusche  scosse. Ogni persona che arriva \u00e8 un impegno in pi\u00f9, ma \u00e8 anche uno in  pi\u00f9 che d\u00e0 una mano e si trova davanti prima due, poi tre, poi cinque  sfrattati come lui che san gi\u00e0 come funziona.\u00a0Fossero arrivate trenta  persone tutte assieme, all&#8217;improvviso, con tutta l&#8217;abitudine alla delega  e al \u00ab<em>pensateci voi, che ne siete capaci<\/em>\u00bb avrebbero trovato noi, Giovanni e forse Mohammed e avrebbero detto: \u00ab<em>s\u00ec, ci pensano loro che ne sono capaci<\/em>\u00bb.  Certo, nessuna linearit\u00e0, gente che si \u00e8 seduta sulle energie altrui  aspettando la grazia dal cielo o dai compagni ce n&#8217;\u00e8 stata e ce ne sar\u00e0 a  bizzeffe. Ma ora, bene o male, a organizzare le resistenze assieme sono  una quarantina di sfrattati e chi non si fa mai vedere sotto al portone  degli altri\u00a0fa la figura dello stronzo giacch\u00e9 ora ognuno vede che \u00e8\u00a0<em>davvero possibile <\/em>pensare  al\u00a0proprio sfratto e a quello degli altri. Se \u00e8 basata su rapporti  reali, la rete di resistenza &#8211; compagni e sfrattati assieme &#8211; riesce a  porsi all&#8217;altezza dei compiti che si d\u00e0. Solo nelle giornate campali,  quelle dei dieci sfratti tutti in una volta, non riesce a bastare a s\u00e9  stessa e richiede compagni in pi\u00f9 disposti a svegliarsi presto a  presidiare i portoni. Ma far barricate coi cassonetti una volta al mese,  e ad una data stabilita, \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 piacevole e i compagni in questo  senso sono ben disposti a sbattersi, e addirittura a viaggiare. Per far  tre picchetti alla settimana, con o senza barricate, invece no.<\/p>\n<p align=\"justify\">Problema risolto? Formula buona per tutte le  occasioni? No di certo. Siam sicuri che altri &#8211; che pure sono sempre  stati sempre in prima fila ad organizzar la resistenza &#8211; vi  racconteranno percorsi diversi, eppure vivi e funzionanti. Per\u00f2  l&#8217;idea\u00a0di partire da raggruppamenti militanti che si spartiscono il  territorio al di l\u00e0 della loro presenza <em>reale<\/em> nei singoli  quartieri, con volantinaggi di massa, e referenti e numeri di telefono,  va nella direzione opposta. Cos\u00ec facendo si dice semplicemente pi\u00f9 forte  \u00ab<em>ci pensiamo noi!<\/em>\u00bb, e pi\u00f9 forte lo si dir\u00e0, e pi\u00f9 gente ci  creder\u00e0, pi\u00f9 difficile sar\u00e0 essere all&#8217;altezza della situazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>A che punto siamo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il livello, poi. Pi\u00f9 le settimane passano, pi\u00f9 le resistenze si accumulano, pi\u00f9 i picchetti diventano <em>veri<\/em>.  Che vuol dire? I picchetti antisfratto sono, per loro natura, met\u00e0  teatro e met\u00e0 lotta. Funzionano sul fatto che l&#8217;Ufficiale Giudiziario  non vuole grattacapi e la Questura nemmeno, e\u00a0bastano quindici persone  davanti alla porta che dichiarino di non volersi muovere perch\u00e9 tutto si  risolva in una proroga concessa civilmente da un tranquillo ufficiale  giudiziario &#8211; sempre che i padroni di casa non insistano troppo, e  allora la sceneggiata si prolunga. Basterebbe non tirar troppo la corda e  limitarsi a due-tre rinvii perch\u00e9 tutti &#8211; noi, gli ufficiali giudiziari  e i questurini &#8211; si viva tranquilli. Ci son state varie eccezioni, ma  soprattutto una volta la norma era pi\u00f9 o meno questa qui. Ora per\u00f2 la  situazione si sta facendo pi\u00f9 tesa: intanto perch\u00e9 la corda bisogna  tirarla per forza, che la gente se la vuol tenere il pi\u00f9 possibile la  casa, ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec; poi perch\u00e9 in certe zone gli ufficiali  giudiziari non riescono pi\u00f9 a lavorare, talmente capillare \u00e8 la  resistenza, e questo fa andare in fibrillazione i loro capi e le  associazioni di categoria dei proprietari; ancora, perch\u00e9 gli ufficiali  giudiziari hanno perso il loro <em>aplomb<\/em>, scappano davanti ai  picchetti, non consegnano le proroghe, si nascondono dietro gli angoli;  ultima ragione, ma non in ordine di importanza, perch\u00e9 gli sfrattati ci  han preso gusto a resistere, e si divertono, e quando riescono ad  agguantare un ufficiale giudiziario non gli portano pi\u00f9, diciamo cos\u00ec,  tutto il rispetto che si deve ad un Pubblico ufficiale.\u00a0Ne consegue,  dunque, che i picchetti perdano man mano il loro carattere <em>teatrale<\/em>;  si sta l\u00ec non per farsi contare sicuri che il numero basti, ma per  resistere davvero se serve. Ogni picchetto un po&#8217; sguarnito o disattento  potrebbe essere attaccato, anche solo con la scusa di proteggere  l&#8217;ufficiale dalle ruvidezze degli sfrattati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo \u00e8 il livello dei picchetti ordinari, quello  dei terzi marted\u00ec del mese lo conoscete gi\u00e0. Ora, in lotte come queste,  bisogna saper mantenere la posizione (<em>il livello dello scontro<\/em>,  si sarebbe detto una volta). A star bassi si d\u00e0 un brutto segnale, e si  rischia pure di essere quelli che alla fine se le pigliano giacch\u00e9 la  polizia con qualcuno alla fine dovr\u00e0 pure sfogarsi; oppure, peggio  ancora, si rischia di voler fare la figura dei bravi ragazzi, quelli  tranquilli con i quali le autorit\u00e0 finalmente possono dialogare &#8211; e  questo significherebbe spaccare, di fatto, il &#8220;fronte&#8221; della resistenza.  Ma, come ci faceva notare il nostro amico G., ce li vedreste mai quelli  del partito tale o del sindacato talaltro affrontare una situazione del  genere? Coi cassonetti, l&#8217;ufficiale che sclera e magari la celere che  fa la mossa di caricarti? No, evidentemente no. Questi potrebbero  sostenere solo il lato teatrale dei picchetti; e mica per vilt\u00e0 &#8211; che  non \u00e8 un problema di coraggio &#8211; ma\u00a0per scelta, modo di pensare, <em>opportunit\u00e0 politica<\/em>.  A pensar male si fa peccato ma non si sbaglia mai: sarebbero loro l&#8217;ala  &#8220;dialogante&#8221;, che tira la resistenza verso il basso con danni e  demoralizzazione per tutti &#8211; e nessuno se ne potrebbe poi lamentare. In generale, ci sembra che sia passato il tempo in  cui si potevano pensare i picchetti non tanto come forma di <em>resistenza  concreta<\/em> degli sfrattati ma come momento per &#8220;rendere pubblico&#8221; il  problema degli sfratti in citt\u00e0 e far dunque pressione  sull&#8217;Amministrazione. Ve lo ricordate? Comunicati stampa prima e dopo,  inviti ai giornalisti, video ed interviste con in mezzo tutte le  vicissitudini della famiglia coinvolta, i nomi, gli appelli e le accuse  alle autorit\u00e0&#8230; Per fortuna si \u00e8 scoperto che la resistenza <em>pu\u00f2 trasformare davvero<\/em> le disgrazie individuali in rabbia e voglia di lottare assieme e non \u00e8  certo compito nostro fare passi indietro per poi ritrovarsi ad amplificare  lamentazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>La testa, i piedi, la politica<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Fossero solo cos\u00ec le cose ci limiteremmo a dire che,  per quanto ne abbiam capito, questa proposta di rete cittadina \u00e8  semplicemente una roba fatta all&#8217;incontrario, che cammina sulla testa  anzich\u00e9 sui piedi e che non tiene affatto conto delle dinamiche concrete  della lotta. Meglio per tutti sarebbe tener le cose come stanno, visto  che tra l&#8217;altro <em>dove la lotta \u00e8 reale<\/em> le cose procedono bene e  pure gruppi con esperienze e prospettive dissonanti riescono a parlarsi &#8211;  si tratti di dritte pratiche, consigli legali o di darsi manforte in  caso di bisogno &#8211; senza accordi preventivi formalizzati o assegnazioni  di territorio che ricordano il Basso Medioevo. Niente di grave: a noi\u00a0\u00e8  capitato spesso di fare proposte strampalate o, come dicon spesso altri,  &#8220;velleitarie&#8221;. Ma questa lo \u00e8 talmente tanto che, da quanto abbiam  saputo poi, alcuni dei gruppi che si sono visti assegnare zone da  difendere&#8230; non ne sapevano niente!<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma le cose non stanno semplicemente cos\u00ec. Questa rete  cittadina, con tutto il suo corollario di sottoproposte, ha un&#8217;altra  valenza che non c&#8217;entra affatto con l&#8217;allargamento della resistenza agli  sfratti. Tanto che, secondo chi la propone, le prime iniziative comuni  dovrebbero partire tra un paio di settimane; prima ancora, cio\u00e8, che sia  materialmente possibile per i vari gruppi prendere contatti nel  territorio ed organizzare i picchetti nei feudi che sono stati loro  concessi. La tempistica rivela molte cose: una rete siffatta non mira  affatto ad essere uno strumento di allargamento della resistenza agli  sfratti, e poi di eventuale coordinamento tra realt\u00e0 in lotta <em>quando queste esistono <\/em>(e <em>realt\u00e0 in lotta<\/em>  vuol dire sfrattati che resistono, lottano, e se sembra loro il caso si  parlano, non gruppi di militanti che il luned\u00ec manifestano contro gli  sfratti, il marted\u00ec per il &#8220;diritto allo studio&#8221;, il mercoled\u00ec contro il  Tav, ecc.); mira invece ad essere semplicemente un organo di  rappresentanza politica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Badate bene: non pensiamo affatto che ogni passo di  ogni lotta vada affrontato sempre in termini collettivi dal pezzo di  citt\u00e0 che ne \u00e8 direttamente coinvolto. Gli sfrattati che riescono a  resistere <em>da soli <\/em>ai proprietari e all&#8217;ufficiale<em> fanno parte di questa lotta<\/em>  esattamente come tutti quelli che si sono incontrati e si difendono a  vicenda. Cos\u00ec come ne farebbe parte e riscuoterebbe tutta la nostra  simpatia chi &#8211; magari indignato dalla drammaticit\u00e0 che sta assumendo il  tema della casa a Torino &#8211; andasse a tirar due sberle ad un assessore o a  qualche pescecane del mattone, senza parlare a nome d&#8217;altri o metterci  il marchio della propria parrocchia.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>Questioni di forza <\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma qui le iniziative non sono n\u00e9 di resistenza  concreta ai singoli sfratti n\u00e9 di inceppamento del &#8220;sistema&#8221; che butta  in mezzo alla strada la gente. Sono presidi sotto al Municipio: chi  propone quella rete, dunque, vuole semplicemente andare a trattare col  Sindaco. Magari a nome di tutti, anche di quelli che dal Sindaco o dal  Prefetto non ci vogliono andare; ma se fosse anche a nome proprio,  tratterebbe<em> facendosi forte <\/em>della forza espressa da tutti. Che  peso possono avere per l&#8217;Amministrazione le parole lanciate da un  megafono in Piazza Palazzo di Citt\u00e0? I dati sugli sfratti a Torino il  Sindaco li conosce meglio di noi, cos\u00ec come sa meglio di noi come fare a  metterci una pezza. La pezza non ce la mette non certo perch\u00e9 nessuno  gliel&#8217;\u00e8 mai andato ad urlare davanti al portone ma perch\u00e9 il suo lavoro,  proprio <em>in quanto Sindaco<\/em>, \u00e8 quello di difendere gli interessi  di classe dei proprietari e dei banchieri e quella pezza ai proprietari e  ai banchieri non andrebbe gi\u00f9. Certe misure &#8211; lui, il Prefetto e tutti  gli altri della banda &#8211; le potrebbero prendere in considerazione <em>solo se messi con le spalle al muro<\/em> dall&#8217;insubordinazione sociale. In soldoni: se mai ci sar\u00e0, la moratoria sugli sfratti <em>sancir\u00e0 legalmente<\/em> il <em>fatto concreto<\/em>  che gli sfratti non si riescono pi\u00f9 ad eseguire grazie alla resistenza  diffusa; nella stessa maniera, assegnazioni veloci ed ampie di case  popolari ci saranno quando un bel po&#8217; delle centinaia di alloggi ATC  vuoti saranno occupati abusivamente, a viso aperto e ben difesi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Possiamo anche capire che a far richieste sotto al Municipio ci vadano segmenti del <em>movimento reale<\/em>  che si sta battendo davvero contro gli sfratti; a noi farebbe venire il  latte alle ginocchia, per\u00f2 \u00e8 pure vero che non  esistono verit\u00e0 di fede infuse dal cielo e che ciascuno deve saper  accumulare autonomamente esperienze, delusioni ed ancora esperienze. Ma  se ad andarci sono i gruppi militanti variamente assortiti, soprattutto  in un momento come questo e col <em>metodo <\/em>proposto per questa rete cittadina, siamo convinti che lo facciano perch\u00e9 pensano che la <em>forza finora assunta<\/em>  dalla resistenza diffusa possa dare loro una qualche credibilit\u00e0 di  fronte alle istituzioni e al grande pubblico. E sperano di essere quelli  che, se mai verr\u00e0 il momento buono e <em>quella forza sar\u00e0 sufficiente<\/em>,  passeranno all&#8217;incasso assumendosi i meriti dell&#8217;impresa. Un piano  troppo diabolico per essere vero? Si chiama, semplicemente, politica. E  il suo unico rapporto con <em>il fatto concreto <\/em>dell&#8217;insubordinazione sociale che si sta diffondendo intorno agli sfratti \u00e8 di tipo parassitario.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>Trucchetti<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Di qui in poi si spiega tutto. Dal magheggio pi\u00f9 becero: chi propone la Rete cittadina \u00ab<em>sta lavorando<\/em>\u00bb  nell&#8217;ombra affinch\u00e9 la questione sfratti sia messa nell&#8217;Ordine del  Giorno di una seduta del Consiglio in modo da avere una scusa buona per  fare il primo presidio di fronte al Municipio. Alle alleanze con le  sezioni di partito: una sponda istituzionale, pur sfigata, da  vezzeggiare o scaricare alla bisogna. Dall&#8217;equilibrio con il quale si  scelgono i vassalli cui infeudare i vari quartieri: per met\u00e0 fedelissimi  o diretta emanazione di chi propone la Rete e vuol far la parte  dell&#8217;Imperatore. All&#8217;assegnazione stessa dei singoli territori, per cui  chi ha lanciato la proposta si tiene la Barriera di Milano, vale a dire  il quartiere dove la resistenza ha assunto le forme pi\u00f9 vaste e vistose  anche se finora&#8230; facendo allegramente a meno di lui.<\/p>\n<p>Insomma, a noi sembra che questa rete cittadina sia  il tentativo un po&#8217; maldestro di rimontare in sella da parte del gruppo  militante che negli ultimi tempi \u00e8 rimasto pi\u00f9 all&#8217;angolo rispetto alla  questione sfratti, a scapito del resto degli altri gruppi e,  cosa ben pi\u00f9 grave, del movimento reale. Ovviamente non possiamo sapere che futuro avr\u00e0 la  proposta che raccontava G. al nostro redattore; se trover\u00e0 riscontri  negli ambienti torinesi, e quanta forza avr\u00e0 nelle gambe. Se  seguir\u00e0 i percorsi che ci \u00e8 parso di intuire e che vi abbiamo tanto  lungamente illustrato. Staremo a vedere, pronti anche a sorprenderci. E  se fosse semplicemente un fuoco di paglia&#8230; ne avremo guadagnato  comunque una bella discussione nel bar di piazza ***, e poi una buona  occasione per chiarirci un poco le idee su quel che facciamo, sulle  lotte, sui traffici della politica e della militanza. E farvene partecipi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giusto un paio di giorni fa un redattore di \/\/Macerie e storie di Torino\/\/\u00a0si trovava<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[71],"class_list":["post-29328","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-panni-sporchi","tag-la-casa-e-di-chi-labita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29328"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29328\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}