{"id":29712,"date":"2013-11-15T07:19:32","date_gmt":"2013-11-15T06:19:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29712"},"modified":"2013-11-15T07:19:32","modified_gmt":"2013-11-15T06:19:32","slug":"piazza-pulita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2013\/11\/15\/piazza-pulita\/","title":{"rendered":"Piazza pulita?"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/la-torre-rossa-copia.jpg\" title=\"la-torre-rossa-copia.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/la-torre-rossa-copia.jpg\" alt=\"la-torre-rossa-copia.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;Piazza pulita<\/em>&#8220;. Cos\u00ec <em>potrebbe<\/em> chiamarsi, se avesse un nome, l\u2019operazione che dall\u2019aprile scorso Questura e Procura di Torino stanno conducendo contro alcuni compagni che vivono e lottano principalmente nei quartieri della Barriera di Milano e di Porta Palazzo. <em>Potrebbe<\/em> perch\u00e9, a differenza di altre operazioni giudiziarie avvenute altrove contro degli anarchici, dai nomi pi\u00f9 o meno fantasiosi (Ardire, Mangiafuoco, Thor, Ixodidae, Outlaw etc.), in questo caso gli inquirenti torinesi almeno per il momento hanno scelto una strada diversa. Pi\u00f9 discreta e anonima, che per\u00f2 aggiunge qualche ingrediente in pi\u00f9 alla ricetta della repressione in Italia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--> Non la \u201cgrossa inchiesta\u201d che coinvolge un gran numero di compagni e contesta loro un reato associativo sorretto, spesso ma non sempre, dai vari reati specifici, ma tante inchieste pi\u00f9 piccole con specifici capi d\u2019imputazione per i quali vengono richieste ed ottenute misure cautelari di vario tipo. Non che \u201cla grossa inchiesta\u201d sia scomparsa dalla progettualit\u00e0 questurina: questa probabilmente continua ad essere proposta periodicamente e senza far baccano alla magistratura perch\u00e9 da un lato giustifica la proroga infinita delle intercettazioni telefoniche e ambientali contro i compagni, e dall\u2019altro rappresenta una carta da tenere sempre pronta da parte. Per fare un esempio torinese: <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=24993\">la retata del febbraio 2010<\/a> con la quale si contestava l\u2019associazione a delinquere ad alcuni dei partecipanti alla <a href=\"http:\/\/www.autistici.org\/assembleaantirazzistatorino\/\">\u201cassemblea antirazzista\u201d<\/a> cittadina \u00e8 scattata giusto due mesi dopo <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=23803\">il fallimento<\/a> del tentativo di colpire alcuni di loro con la <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=20083\">sorveglianza speciale<\/a>. I due procedimenti erano stati tenuti in piedi parallelamente, uno nell\u2019ombra e l\u2019altro alla luce del sole: incagliatosi uno \u00e8 stato rilanciato l\u2019altro. Ovviamente non sappiamo dire con esattezza quali carte abbiano in mano in questo momento Questura e Tribunale, n\u00e9 come le giocheranno questa volta (se siano una alternativa all\u2019altra, o se una prepari il terreno per l\u2019altra, per esempio). Ma possiamo individuare le peculiarit\u00e0 innovative di questi dispositivi repressivi quando queste emergono.<\/p>\n<p>Nel nostro caso, per esempio, un qualsiasi reato di resistenza &#8211; contestato per aver tentato di impedire alla polizia di portar via un amico o un compagno &#8211; condito con altre imputazioni come lesioni, violenza o rapina a seconda del gusto degli inquirenti, viene ripescato dopo alcune settimane e grazie all\u2019intesa tra Questura, Pm e Gip trasformato in carcere, arresti domiciliari, obblighi o divieti di dimora, firme, a seconda del gusto dei giudici. Gli episodi contestati abitualmente sono abbastanza piccoli per cui le misure detentive rientrano abbastanza velocemente ma non le altre misure cautelari che, meno afflittive, sono gravate da <em>clausole<\/em> pi\u00f9 flessibili consentendo una maggior \u201cspensieratezza\u201d ai giudici e rimanendo cos\u00ec in piedi per mesi.<br \/>\nPer chi poi ha avuto la \u201cfortuna\u201d di non essere stato cacciato ma di essersi visto applicare l\u2019obbligo di dimora o di firma a Torino gli inquirenti stanno adottando un altro stratagemma: al primo nuovo reato<span> <\/span>contestato la misura cautelare pu\u00f2 essere aggravata e trasformata in carcere o arresti domiciliari. <span><\/span>La vicenda di <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29608\">Marianna e di Simona<\/a> \u2013 arrestate una prima volta per l\u2019<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29438\">occupazione dell\u2019Unep<\/a>, subito <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29450\">liberate con obbligo di firma<\/a> e poi <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29526\">ri-arrestate<\/a> perch\u00e9 hanno continuato a partecipare ad iniziative e quindi a <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29587\">prendere denunce<\/a> \u2013 \u00e8 esemplare. Ma non \u00e8 strettamente necessario che il nuovo reato sia identico o anche solamente simile a quello per cui si era <em>obbligati<\/em> a Torino, come dimostra invece pi\u00f9 recentemente la <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29676\">vicenda di Niccol\u00f2<\/a>, denunciato a piede libero per furto mentre era sottoposto ad un obbligo di dimora per resistenza e quindi ri-arrestato. Scoperto questo meccanismo e lanciate una dopo l\u2019altra diverse operazioni simili, negli ultimi sei mesi la Questura \u00e8 riuscita ad allontanare dalla lotte in citt\u00e0 una quindicina di compagni grazie ad espulsioni o divieti di dimora.<br \/>\nL\u2019abito confezionato nelle stanze della Procura sembra proprio fatto a puntino per i compagni di questo pezzo di citt\u00e0, dove la lotta contro gli sfratti e la macchina delle espulsioni e la presenza in strada contro riqualificazione, controlli e militarizzazione danno occasione quasi quotidiana agli inquirenti per riempire i propri taccuini di nomi e reati da contestare. Reati spesso piccoli, ma sufficienti ad alimentare il meccanismo che vi abbiamo descritto; a questo bisogna aggiungere il fatto che una parte consistente degli anarchici che vivono qui sono nati altrove, a volte all&#8217;estero, e questo favorisce l&#8217;applicazione del <em>bando<\/em>, avvicinando alcuni aspetti delle condizioni di vita dei sovversivi del quartiere a quella dei <em>senza-documenti<\/em> che ne affollano le strade.<br \/>\nA dire il vero ultimamente i giudici si stanno allargando e neanche il vivere in una casa di propriet\u00e0, avere un lavoro regolare ed essere residente in citt\u00e0 da diversi anni sono garanzie sufficienti contro la minaccia di essere allontanati forzatamente da Torino: giusto in questi giorni un compagno con tutte le \u201cgaranzie\u201d sopra citate \u00e8 potuto rientrare in citt\u00e0 dopo <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29676\"><em>venti giorni di esilio<\/em><\/a>. Significativa la motivazione del Tribunale del Riesame che non ha dato peso agli aspetti materiali, e per di pi\u00f9 ufficialmente certificati, che legano questo compagno alla citt\u00e0: il suo divieto di dimora \u00e8 infatti stato annullato per un semplice vizio di forma. Non sentendosela<em> ancora<\/em> di avallare un provvedimento simile ma volendo salvare capra e cavoli, il Riesame si \u00e8 ben guardato dal contraddire nel merito la Procura, mentre non si \u00e8 fatto problemi a controfirmare apertamente le misure contro gli altri imputati, anche quelli residenti in citt\u00e0 da anni o iscritti all\u2019Universit\u00e0. Per gradi successivi, passo passo, si crea il precedente che consentir\u00e0 di cacciare <em>chiunque<\/em> dalla citt\u00e0.<br \/>\nChecch\u00e9 ne pensino gli anarchici, anche per i giudici il lavoro salariato e la propriet\u00e0 privata hanno ormai perso la loro aura di sacralit\u00e0: quello che conta \u00e8 disperdere i sovversivi, tenerli lontani dai loro compagni e dal contesto delle lotte cittadine. Molto esplicite del resto erano state alcuni mesi prima le parole di un giudice che, nel respingere la richiesta di una compagna di scontare i propri arresti domiciliari in citt\u00e0 (richiesta accompagnata per altro da un contratto d\u2019affitto), le negava il ritorno a Torino per impedire <em>\u00ab<\/em>il riavvicinamento al contesto criminale\u00bb. Motivazioni adottate in genere in presenza di reati associativi piuttosto che per una \u201csemplice\u201d resistenza a pubblico ufficiale.<br \/>\nE per terminare questa rassegna, vi segnaliamo anche il sistematico rifiuto da parte dei magistrati torinesi di concedere gli arresti domiciliari ai compagni <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29603\">in case che non siano quella dei genitori<\/a> \u2013 preferibilmente fuori citt\u00e0. Un atteggiamento moralisteggiante e paternalista, che legge l&#8217;impegno e la voglia di lottare come un vezzo da ragazzini, da rimettere in riga con le buone o con le cattive.<br \/>\nL&#8217;attivit\u00e0 degli ultimi anni, del resto, ha creato non pochi problemi alle autorit\u00e0 cittadine e minacciava di crearne di ben maggiori se gli episodi di resistenza e le relazioni con gli abitanti del quartiere avessero continuato ad intensificarsi e stringersi con quel ritmo. Cos\u00ec, dopo un anno abbondante di totale <em>impasse<\/em> della Questura, che in zona non solo non riusciva ad eseguire sfratti ma incontrava anche qualche ostacolo nel quotidiano controllo del territorio, gli appunti questurini sono usciti dai fascicoli nei quali giacevano in attesa di diventare piccoli mattoni per una futura grande retata ed hanno iniziato a trasformarsi, uno per uno, in misure cautelari.<br \/>\nA dare il la a questa ondata repressiva nella primavera scorsa hanno sicuramente contribuito le pressioni delle associazioni dei piccoli proprietari &#8211; che non riuscivano ad aver la meglio dei loro inquilini morosi -, delle banche \u2013 che sono state costrette a congelare le esecuzioni dei pignoramenti immobiliari &#8211; e degli ufficiali giudiziari, che impossibilitati ad eseguire gli sfratti venivano regolarmente circondati e presi a male parole senza che le forze dell\u2019ordine riuscissero a garantire loro la dovuta protezione. Da non sottovalutare poi il crescente disagio avvertito dalle stesse Forze dell\u2019ordine, Digos in testa, che per diversi mesi non riuscivano pi\u00f9 ad effettuare in quartiere fermi di compagni, n\u00e9 a svolgere in tutta tranquillit\u00e0 il costante controllo del territorio, incontrando sulla loro strada una crescente arroganza e determinazione. Non \u00e8 un caso, dunque, che la modalit\u00e0 repressiva della quale vi stiamo parlando sia uscita dalle stanze della Procura proprio nelle stesse settimane in cui gli ufficiali giudiziari decidevano di <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29446\">sospendere sistematicamente gli sfratti<\/a> trasformandoli in probabili sgomberi a sorpresa, il Comune faceva annusare la possibilit\u00e0 di accordi separati ad alcuni gruppi di sfrattati per separarli dalla lotta, i giornali lanciavano allarmi su &#8220;Porta Palazzo <em>luna-park<\/em> degli anarchici&#8221;, la Questura sgomberava un po&#8217; di occupazioni abitative, attaccava militarmente alcuni picchetti e metteva a disposizione del Commissariato locale camionette su camionette di celerini pronti per qualsiasi evenienza.<br \/>\nUn suo peso poi su queste vicende torinesi l\u2019ha avuto indubbiamente il cambio di passo verificatosi negli ultimi mesi nella repressione della lotta contro il Tav in Valsusa. Pressoch\u00e9 identico il pool di Pm incaricato di contrastare la resistenza nelle strade di Barriera di Milano e nei sentieri di Chiomonte e Giaglione. E anche in Valsusa, in mancanza o in attesa di una grossa inchiesta associativa, gli inquirenti si sono impegnati per lo pi\u00f9 a contestare, con una frequenza crescente negli ultimi tempi, reati specifici ottenendo quasi sempre misure cautelari pi\u00f9 o meno lievi e durature. Anche in Valsusa dunque, grazie all\u2019assoluta acquiescenza del Tribunale torinese, si sono riusciti a metter fuori gioco con il minimo sforzo un gran numero di oppositori del treno veloce. \u00c8 evidente che in una strategia simile, l\u2019investitura ricevuta a livello nazionale dai vari Rinaudo, Padalino e Ausiello come persecutori della lotta che al momento maggiormente preoccupa le autorit\u00e0 nazionali gioca un enorme peso sulla capacit\u00e0 di ottenere dai giudici l\u2019avallo a richieste di misure cautelari, tanto in Valsusa quanto a Torino. Specie poi se molti dei compagni colpiti da misure sono attivi in entrambe.<br \/>\nQuella che abbiamo voluto chiamare &#8220;<em>Piazza pulita<\/em>&#8220;, dunque, non \u00e8 che l&#8217;aspetto tecnico-legale di un dispositivo repressivo pi\u00f9 ampio &#8211; probabilmente elaborato dopo le <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29240\">barricate del 18 settembre 2013<\/a> in uno dei periodici Tavoli per la sicurezza che si tengono in Prefettura &#8211; in cui ciascuno (Sindaco, Questore, Procuratore capo, ecc.) ha dato il suo contributo. E se &#8220;<em>Piazza pulita<\/em>&#8221; funziona bene contro gli anarchici \u00e8 perch\u00e9 il resto del dispositivo repressivo, intanto, \u00e8 riuscito ad allentare i vincoli di solidariet\u00e0 sviluppati con altri compagni di strada, restringendo le possibilit\u00e0 di una risposta sociale alle misure poliziesche e, contemporaneamente, gli spazi per delle reazioni anche solo &#8220;militanti&#8221;. Se confrontiamo le reazioni messe in campo in primavera, sia socialmente che come movimento specifico, <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29448\">dopo il primo arresto di Marianna, Simona e Claudia<\/a> o dopo quello <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29497\">di Paolo, Greg e Marta<\/a> con quelle agli arresti di questo autunno&#8230; sembra essere cambiata era geologica, non solo stagione.<br \/>\nIl rapporto tra i diversi elementi di questo dispositivo repressivo (quello tecnico-giudiziario e quello poliziesco, ma anche quello del recupero politico e della propaganda mediatica, per esempio) probabilmente \u00e8 la parte pi\u00f9 interessante di queste nostre vicende torinesi, ma non \u00e8 propriamente l&#8217;argomento di queste righe. Baster\u00e0 per ora notare che la repressione non \u00e8 qualcosa che improvvisamente arriva e prende alle spalle i militanti (con retate, misure preventive, ecc.) ma qualcosa che riguarda tutti, che <em>c&#8217;\u00e8 gi\u00e0<\/em> e che garantisce il buon funzionamento della macchina sociale: banalmente, la repressione \u00e8 <em>anche<\/em> l&#8217;ufficiale giudiziario e il controllore dell\u2019autobus, non solo il poliziotto o il magistrato. Ne consegue che come le lotte possono far <em>arretrare la repressione<\/em> in determinate porzioni di territorio (nel nostro caso: gli ufficiali giudiziari che dicono \u00ab<em>io a lavorare in Barriera non ci vado pi\u00f9<\/em>\u00bb), quando questa vuole riprendere terreno deve per forza agire sul terreno delle lotte, e quindi non solo su quello strettamente giudiziario o poliziesco.<br \/>\nAl momento dunque il bilancio di <em>\u201cPiazza pulita\u201d<\/em> \u00e8 di un compagno in carcere, uno agli arresti domiciliari, una compagna con l\u2019obbligo di dimora in un paesino fuori citt\u00e0, una dozzina banditi da Torino e un compagno invece obbligato a risiedervi, due compagni infine costretti a firmare in Questura. A questo elenco si aggiungono poi i decreti di espulsione, dai tre ai cinque anni, contro cinque compagni francesi e svariati fogli di via.<br \/>\nSe alcuni di questi provvedimenti sono abbastanza recenti e mostrano come la strategia degli inquirenti non sia terminata nel maggio scorso, quando arresti, sgomberi di case occupate e sfratti a sorpresa si sono succeduti con una frequenza quasi quotidiana, altri invece durano ormai da pi\u00f9 di sei mesi.<br \/>\nTecnicamente parlando, l\u2019efficacia di questa strategia sembra stare proprio nella facilit\u00e0 con cui misure cautelari come i divieti di dimora possono venire comminate e prorogate, non essendo cos\u00ec restrittive come il carcere o gli arresti domiciliari. Misure di questo tipo, poi, non suscitano quell\u2019attenzione che, pur nella situazione <em>di bassa<\/em> in cui ci troviamo, possono provocare comunque le &#8220;grosse inchieste&#8221;. Consentono insomma di liberare una citt\u00e0 dagli elementi indesiderati, con il minimo sforzo ed il massimo risultato.<br \/>\nDa sottolineare come la situazione torinese non sia poi una novit\u00e0 assoluta. Un\u2019attenzione per la <em>pulizia<\/em> simile a quella riservata dalle autorit\u00e0 cittadine alle strade di Barriera di Milano e Porta Palazzo ha riguardato negli ultimi anni anche i vicoli di un\u2019altra citt\u00e0 poco lontana da Torino, Genova. Anche nella citt\u00e0 ligure, infatti, obblighi di dimora notturni e obblighi di firma variabili (nei quali cio\u00e8 la Questura decide di volta in volta anche il Commissariato e l\u2019ora della firma per impedire la partecipazione a manifestazioni) sono stati utilizzati, durando diversi mesi, con una certa sistematicit\u00e0 per colpire persone indesiderate. Anche a Genova poi queste misure cautelari, oltre che colpire nell\u2019immediato, sono state utilizzate come una spada di Damocle sempre pronta a calare sulla testa del compagno di turno: alla prima occasione basta una denuncia e prontamente l\u2019obbligo di dimora si trasforma in una misura cautelare pi\u00f9 grave.<br \/>\nNel caso di Genova poi non \u00e8 necessario neanche elaborare ipotesi sulle strategie e gli obiettivi degli inquirenti, a chiarirli con una limpidezza ragguardevole le parole con cui un Gip genovese ci spiega che \u201cgiacch\u00e9 la tensione sociale crescer\u00e0, chi ha le misure cautelari \u00e8 bene che se le tenga\u201d: parole che di certo <span>\u00a0<\/span>sottoscriverebbero serenamente anche i suoi colleghi torinesi.<\/p>\n<p>(<em>Frutto di una discussione tra alcuni dei compagni della Barriera di  Milano e di Porta Palazzo, il testo che precede tenta di dare una visione  d&#8217;insieme del <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29676\">puzzle<\/a> studiato da Procura e Questura a danno delle lotte in quartiere e dei sovversivi che hanno contribuito ad animarle. Altri contributi in questo senso potete ascoltarli, se ve ne \u00e8 rimasta la voglia, in <a href=\"http:\/\/radioblackout.org\/2013\/11\/tornano-i-bei-tempi-del-confino\/\">una recente chiacchierata ai microfoni di Radio Blackout<\/a>, ed in <a href=\"http:\/\/www.radiocane.info\/torino-pezzi-di-citta-parte-3\/\">una meno recente a quelli milanesi di Radiocane.<\/a>)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.radiocane.info\/torino-pezzi-di-citta-parte-3\/\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.radiocane.info\/torino-pezzi-di-citta-parte-3\/\"><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Piazza pulita&#8220;. 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