{"id":30080,"date":"2014-02-19T22:41:12","date_gmt":"2014-02-19T21:41:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30080"},"modified":"2014-02-19T22:41:12","modified_gmt":"2014-02-19T21:41:12","slug":"trasferimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/02\/19\/trasferimento\/","title":{"rendered":"Il partente \/1"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\">\u00ab<em>12 febbraio 2014<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">[&#8230;] <em>Per quanto lo aspettassimo il trasferimento \u00e8 arrivato come un ladro di notte (solo meno gradito). Erano le 5.30 circa, io dormivo di un sonno molto leggero, perch\u00e9 sapevo che quel giorno avevo un&#8217;udienza a Milano, <\/em><em>ma ancora non sapevo se mi ci avrebbero portato o meno, <\/em><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/emigranti-400x215.jpg\" alt=\"emigranti-400x215.jpg\" align=\"left\" height=\"106\" width=\"198\" \/><\/em><em>cos\u00ec quando ho sentito lo spioncino del blindo aprirsi, mi sono svegliato subito. Una guardia si affaccia e mi dice:<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Zanotti, preparati che tra mezz&#8217;ora devi partire.&#8221;<br \/>\n<em> Convinto che si trattasse dell&#8217;attesa traduzione in tribunale sono saltato gi\u00f9 dal letto contento. Avrei visto tanti amici che non vedevo da un pezzo e mi sarei fatto un giro fuori dal carcere. Attento a non svegliare il mio concellino (il quale comunque non lo svegliavi neanche a cannonate) mi sono lavato, vestito e poi mi sono seduto per sgranocchiare un minimo di colazione. Ero quasi emozionato, pronto per il mio primo viaggio sul blindato che non fosse il breve tragitto Vallette-Tribunale di Torino. Poi si riabbassa lo spioncino e si affaccia un seconda guardia che mi chiede se sono pronto. Rispondo di s\u00ec e chiedo se posso portare con me dei biscotti per la trasferta.<\/em><br \/>\n<em> La guardia mi osserva stranita e mi risponde:<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Forse non hai capito. Devi portare t-u-t-t-o, sei partente.&#8221;<br \/>\n<em><!--more--> &#8220;Partente&#8221;, al suono di questa parola mi si spalanca un mondo. Ricordi di letture e racconti, parola sentita di sfuggita e forse mai interiorizzata, eppure in quel momento cos\u00ec chiara, limpida, inequivocabile. &#8220;Partente&#8221;: colui che sta partendo (e non sa dove sta andando, aggiungo io). In un frammento di secondo penso a mille cose. Primo pensiero tra tutti: hanno svegliato me e non i miei compagni alla cella di fianco, quindi ci separano. Ci\u00f2 che temevamo si sta verificando.<\/em><br \/>\n<em> Dico alla guardia che non ho preparato le borse perch\u00e9 pensavo di dover andare in tribunale, non di essere trasferito. Mi risponde che chiede meglio al suo collega. La prima cosa che faccio appena rimango solo \u00e8 bussare sul muro per svegliare i vicini.<\/em><br \/>\n<em> Dalla finestra mi risponde la voce di Claudio.<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Mi trasferiscono&#8221;<em>. Silenzio, poi Claudio mi risponde qualcosa ma non capisco, gli chiedo di ripetere e ancora una volta non capisco, e cos\u00ec un terza volta. Un po&#8217; la sua voce flebile, impastata, strappata al sonno, un po&#8217; la mia agitazione, chiudo la finestra.<\/em><br \/>\n<em> Devo preparare tutto in pochi minuti. Riempio le borse. I vestiti sono gi\u00e0 pronti nei sacchi. Ne preparo uno nuovo con i libri e la corrispondenza, poi arraffo alla rinfusa del cibo, fornello, spazzolino, dentifricio&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Torna la guardia:<\/em><br \/>\n&#8220;Zanotti, vai prima in tribunale poi ti trasferiscono&#8221;.<br \/>\n<em>Bussano sul muro, sono i vicini. Vado alla finestra e i vicini mi dicono che trasferiscono anche loro. Li informo delle mie novit\u00e0:<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Prima mi portano in tribunale, poi mi trasferiscono.&#8221;<br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Allora non \u00e8 escluso che poi ci rimettano assieme.&#8221;<br \/>\n<em> Richiudo la finestra con qualche speranza in pi\u00f9. Sveglio il mio concellino scrollandolo con forza nel letto. Mugugno, si gira, lo riscuoto, si rigira.<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Alessio! Alessio!! Alessio!!!&#8221;<br \/>\n<em> Apre gli occhi spaventato.<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Alessio. Mi trasferiscono!&#8221;<br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Allora non era un sogno!&#8221;<br \/>\n&#8220;No Alessio, non \u00e8 un sogno.&#8221;<br \/>\n<em> Continuo a riempire le buste mentre Alessio si alza. Mi guarda riempire le buste, prende il suo fedele tabacco, gira due sigarette.<\/em><br \/>\n<em> <\/em>&#8220;Fumiamoci l&#8217;ultima sigaretta insieme&#8221;<em> mi dice.<\/em><br \/>\n<em> Non faremo in tempo. Le guardie arrivano a prendermi. Ci abbracciamo. Prende un paio di pantaloni dal suo armadio e me li offre. <\/em>&#8220;Prendili tu&#8221;<em> mi dice <\/em>&#8220;ci tengo&#8221;<em>.<\/em> &#8220;Ma no, Alessio. Tienili, hai pochi vestiti&#8221;<em>. <\/em>&#8220;Insisto&#8221; <em>mi risponde. Li prendo e non ho la prontezza di scavare tra i miei vestiti e ricambiare. Le guardie aprono il blindo, poi la cella. Ci abbracciamo ancora, ci salutiamo un&#8217;ultima volta.<\/em><br \/>\n<em> Se ci ripenso una delle cose che mi fa pi\u00f9 rabbia \u00e8 non aver ricambiato a quel suo gesto. Mi sento un stupido. Certo ero sballottato, incalzato, tutto quello che vuoi, ma per due mesi abbiamo condiviso gli stessi 10mq ridendo, litigando, talvolta piangendo. E poi ti portano via cos\u00ec, giusto il tempo di un abbraccio con gli occhi ancora appannati dal sonno e con una guardia che ti mette fretta.<\/em><br \/>\n<em> Una volta fuori dalla cella chiedo di poter abbracciare i miei compagni prima di partire. La guardia acconsente e apre la loro cella, Claudio esce e di getto mi si aggrappa al collo. Mi abbraccia come arrampica le montagne, con uno slancio scoordinato, di cuore. Poi abbraccio Nico. Trattengo la commozione, penso che potremmo anche non vederci pi\u00f9 per un sacco di tempo. Gli dico <\/em>&#8220;Forti. Mi raccomando. Qualsiasi cosa succeda, forti&#8221;.<em> \u00c8 ora di andare. Mi carico di borse come un mulo, faccio una fatica boia. Un assistente mi offre una mano ma la rifiuto. Stringo i denti, raddrizzo la schiena e vado. Mi fermo solo per stringere le mani di due detenuti della sezione che, svegliati dai movimenti in corridoio, si svegliano e mi tendono le mani dallo spioncino per salutare. Poi le trafile burocratiche al casellario e via sul blindato. Sono sveglio da poco pi\u00f9 di mezz&#8217;ora, parto alla volta di Milano e poi chi lo sa.<\/em><br \/>\n<em> I &#8220;partenti&#8221; sanno quello che lasciano ma non quello che trovano.<\/em><br \/>\n<em> Questi i ricordi pi\u00f9 vividi della partenza.<\/em><br \/>\n<em> Sul viaggio nulla da registrare. Su consiglio di un amico (amante dei pudding) porto con me un rotolo di carta igienica per rendere pi\u00f9 comodo il poggia testa.<\/em><br \/>\n<em> In testa tanti pensieri, dormo un po&#8217; per allontanarmi e ritrovare un equilibrio.<\/em><br \/>\n<em> Quando mi sveglio siamo nei pressi di Milano, entriamo da Sud. Riconosco le vie, i luoghi, l&#8217;ambiente. Per una volta dopo tanto tempo Milano mi piace, mi sento a casa.<\/em><br \/>\n<em> Dell&#8217;udienza cosa dire&#8230; c&#8217;eri anche tu. Per me rivedervi \u00e8 stato bellissimo. Gi\u00e0 del cortile, appena sceso dal blindato un stormo di compagni appollaiato sul davanzale di una finestra ha iniziato ad urlare e a salutare. Ho capito subito dalla valida accoglienza che sarebbe stata un bella giornata. Ho gridato <\/em>&#8220;Piglio un caff\u00e8 e arrivo!&#8221;<em>. Il capo scorta (un tipo tranquillo prossimo alla pensione) mi ha detto: <\/em>&#8220;Ecco, siamo appena arrivati e gi\u00e0 piovono gli insulti&#8221;<em>. <\/em>&#8220;La prossima volta si porti l&#8217;ombrello&#8221;<em> ho risposto. Non se l&#8217;\u00e8 presa e ne ho approfittato per chiedere qual era la mia destinazione finale. <\/em>&#8220;Alessandria&#8221;<em> ha risposto, ma poi, pentito, ha detto che non era sicuro, che aspettava conferma e che poteva essere un altro carcere <\/em>&#8220;magari Ferrara&#8221;<em>, ma si capiva benissimo che non era cos\u00ec. Poi l&#8217;attesa nelle celle di sicurezza al piano terra, un luogo squallido, uno stanzone gigante pieno di guardie penitenziarie con, sui due lati, due file di celle minimali (panca di cemento e pareti lisce). Poi da l\u00ec mi hanno portato direttamente in aula, passando per gli scantinati del tribunale per evitare &#8220;brutti incontri&#8221;. \u00c8 stato spassosissimo, sembrava un labirinto e la scorta delle Vallette era smarrita, volevano addirittura farsi dei segni sul muro per ritrovare la strada del ritorno! Mi sono scordato (non che l&#8217;avessi dimenticato!) quanto siete belle e belli e quanto vi voglio bene. L&#8217;unica paura era solo quella di trascurare qualcuno. Vorrei avere pi\u00f9 processi in modo da vedervi pi\u00f9 spesso!!!<\/em><br \/>\n<em> Per quanto riguarda lo sgombero dell&#8217;aula e gli effetti sul processo, per stavolta chissenefrega \u00e8 andata benissimo cos\u00ec, ma sulle prossime udienze dovremo andarci pi\u00f9 leggeri, come saprai il giudice voleva gi\u00e0 spostare il processo in aula bunker e io lo eviterei, primo perch\u00e9 voglio starvi vicino il pi\u00f9 possibile, almeno in queste poche udienze e secondo perch\u00e9 non mi va di accentrare troppo l&#8217;attenzione e fare la star, alla fine non c&#8217;\u00e8 solo il mio processo. Certo, ci vorr\u00e0 molta pazienza da parte vostra, l&#8217;aula \u00e8 piccola e il giudice alquanto permaloso. Staremo a vedere&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Eccoci arrivati all&#8217;ultima parte di questa lunga giornata, quella pi\u00f9 dolorosa, anche per la stanchezza accumulata per le troppe emozioni. Sul blindato ho sonnecchiato (il sonno in carcere e in questi momenti \u00e8 un buon alleato ma non bisogna abusarne che altrimenti ci si lascia andare troppo) e quando mi sono svegliato ero nel bel mezzo di una bufera di neve. Non fosse stato per i cartelli autostradali che confermavano l&#8217;avvicinamento ad Alessandria avrei pensato che mi stessero portando in un gulag in Siberia! Sono arrivato ad Alessandria verso le 17. Il carcere da fuori lo conoscevo bene per i diversi presidi organizzati l\u00e0 sotto negli anni passati, ma non avevo alcun desiderio di conoscerlo da dentro, l&#8217;ho sempre trovato molto triste anche da fuori.<\/em><br \/>\n<em> Una volta dentro mi hanno tolto le manette (sul blindato si viaggia ammanettati) poi ho scaricato le borse e senza neanche passare per la matricola una guardia mi ha accompagnato in sezione.<\/em><br \/>\n<em> Attraverso dunque un carcere deserto, sembra un ospedale abbandonato ma pulito. Cammino, sempre carico di borse, attraverso corridoi vuoti. Non incontro anima viva (scoprir\u00f2 poi che al passaggio dei reclusi della sezione speciale tutti gli altri detenuti vengono chiuse nelle celle per evitare contatti).<\/em><br \/>\n<em> Arrivo in sezione e vedo Nico affacciarsi da un blindo. Mi informa del fatto che ci \u00e8 negato incontrarci e che Claudio non \u00e8 l\u00ec (ma di Claudio purtroppo avevo gi\u00e0 saputo in tribunale). Quella sar\u00e0 l&#8217;ultima volta da quando sono qui che Nico mi potr\u00e0 rivolgere la parola direttamente. Poi mi portano in una stanza con la funzione di magazzino di sezione. Qui mi fanno spogliare nudo con flessione finale, mi perquisiscono i vestiti e passano al setaccio tutta la roba che ho nei sacchi. Mi dicono di selezionare le cose che voglio portare in cella e di lasciare l\u00ec il resto. Preparo un sacco con le cose da lasciare l\u00ec e lo metto su uno scaffale che porta un&#8217;etichetta con il mio nome. Riconosco alcuni cognomi su altre etichette, sono i cognomi di compagni che non conosco di persona, ma che so essere qui rinchiusi. Poi esco dalla stanza e finalmente li incontro. Sono solo in due: Gianluca e Ivano (gli altri due sono in cella perch\u00e9 non fanno socialit\u00e0). Mi aspettano dietro un cancello, alle loro spalle un corridoi asettico. L&#8217;ambiente ricorda quello di un&#8217;infermeria. Ci salutiamo, porto le mie cose in cella, poi mi chiudono l\u00ec ma con il blindo aperto. I compagni mi portano un piatto di pasta caldo, chiacchieriamo un po&#8217;. Stasera non posso fare socialit\u00e0, ma va bene cos\u00ec, la giornata \u00e8 stata molto lunga e ricca di emozioni, sono molto stanco. Mi preparo il letto e inizio ad ambientarmi in cella. L&#8217;impatto con questa nuova sezione \u00e8 piuttosto duro, ma so che tra qualche giorno andr\u00e0 meglio. La capacit\u00e0 di adattamento dell&#8217;uomo agli spazi \u00e8 incredibile. D&#8217;altra parte pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione mondiale vive nelle metropoli, e questo la dice lunga.<\/em><br \/>\n<em> Ecco, ho cercato di restituirti quella giornata con una carrellato in soggettiva veloce ma fedele nei vari passaggi. Le cose da dire sarebbero molte di pi\u00f9 <\/em>[&#8230;]<br \/>\n<em>Sulla questione di merito (meglio o peggio, contenti o scontenti&#8230;) cosa dire? \u00c8  molto soggettivo. Qui siamo tutti in cella da soli, la cella \u00e8 pi\u00f9 spaziosa e meglio organizzata, la sezione \u00e8 molto tranquilla e silenziosa, ci sono solo compagni e non ci sono ruffiani&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Ma l&#8217;ambiente \u00e8 estremamente asettico e triste, il tramonto \u00e8 un pallido bagliore dietro un plexiglass bianco. Tutto contribuisce alla privazione affettiva e sensoriale e spinge all&#8217;introversione (e te lo dico io che sono un amante della solitudine).<\/em><br \/>\n<em> Io, Claudio, Nicco e il mio concellino Alessio passavamo la socialit\u00e0 a cucinare e a mangiare insieme, talvolta a cantare. Durante le ore d&#8217;aria si correva, si scherzava, ho ancora i lividi sui piedi per le volte in cui abbiamo giocato a pallone con una bomboletta del gas imbottita! Qui la socialit\u00e0 la si passa in corridoio a camminare avanti e indietro e si mangia da soli perch\u00e9 non \u00e8 consentito entrare nelle celle degli altri. Cos\u00ec passa l&#8217;appetito e la voglia di cucinare. Certo alle Vallette eravamo in una zona di limbo, tutto era sospeso, ci tenevano il blindo chiuso&#8230; ma attorno a noi girava un piccolo mondo di storie diverse, belle, brutte, contraddittorie, compromesse, eticamente lontane da noi, ma pur sempre storie, pezzi di vita. Qui invece \u00e8 tutto certo, tutto dato, il nostro &#8220;status&#8221; \u00e8 riconosciuto e trattato di conseguenza, ma non saprei cosa raccontare delle mie giornate tutte uguali. Ho il doppio delle ore d&#8217;aria (sulla carta, le devo dividere a met\u00e0 con Nico per il divieto d&#8217;incontro) ma me ne faccio poco. Ho il blindo aperto, ma su un corridoio vuoto e silenzioso. Sono circondato da bravi compagni ma ermeticamente isolato da tutto il resto del carcere. Rispetto a questo luogo la sezione &#8220;D&#8221; delle Vallette era un mercato rionale&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Comunque se c&#8217;\u00e8 una cosa che ho capito in questa mia breve permanenza nelle patrie galere \u00e8 che il discorso &#8220;meglio o peggio&#8221; sul carcere vale fino a un certo punto. Non voglio dire che un carcere vale l&#8217;altro ma che ci sar\u00e0 sempre un luogo peggiore di quello in cui si \u00e8, che sia all&#8217;interno dello stesso carcere in cui ci si trova o che sia altrove, su questo si basa la premialit\u00e0 e la differenziazione.<\/em><br \/>\n<em> L&#8217;esempio che facevo prima sul blindo rende l&#8217;idea. Noi ci lamentavamo del blindo chiuso alle Vallette, ora ce l&#8217;abbiamo aperto ma questo non ha comportato nessun miglioramento, perch\u00e9 fuori dal quel blindo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da vedere.<\/em><br \/>\n<em> Oppure io l&#8217;altro giorno mi lamentavo del fatto che alle finestre delle celle sono montati dei pannelli di plexiglass che impediscono di vedere fuori e mi \u00e8 stato fatto notare che a Ferrara questi pannelli non ci sono ma da vedere fuori c&#8217;\u00e8 solo un muro perch\u00e9 le sezione di A.S. \u00e8 al piano terra. Capisci cosa intendo?<\/em><br \/>\n<em> Guarda la corrispondenza, qui sembra funzionare meglio in quanto a rapidit\u00e0 di consegna ma la censura sembra essere ancora pi\u00f9 stretta. Guadagni da una parte, perdi dall&#8217;altra. Dare un giudizio di valore categorico &#8220;meglio&#8221; o &#8220;peggio&#8221; \u00e8 ipotizzabile solo attraverso un esercizio di contabilit\u00e0 molto soggettivo e relativo. La realt\u00e0 \u00e8 che il carcere \u00e8 una merda, punto e basta. Poi ci sono tante sfumature.<\/em><br \/>\n<em> Comunque se vuoi un giudizio personale, queste sezioni sono un vero e proprio concentrato punitivo che ha un impatto sugli individui moltiplicato rispetto alle sezioni comuni e non \u00e8 solo una questione di separazione dal resto dei detenuti ma anche una ricaduta sulla capacit\u00e0 stessa di relazionarsi dei singoli compagni qui reclusi.<\/em><br \/>\n<em> Poi a fare la vivibilit\u00e0 di un luogo non \u00e8 solo l&#8217;architettura e il codice di comportamento che lo disciplinano, ma anche la vitalit\u00e0 dei singoli che lo &#8220;abitano&#8221;, quindi sta a noi cercare di viverlo al meglio non adattandoci al corso delle cose.<\/em><br \/>\n<em> Ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia.<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em> Un abbraccio, Mattia\u00bb<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab12 febbraio 2014 [&#8230;] Per quanto lo aspettassimo il trasferimento \u00e8 arrivato come un ladro<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-30080","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30080"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30080\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}