{"id":30824,"date":"2014-09-11T10:00:45","date_gmt":"2014-09-11T09:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30824"},"modified":"2014-09-11T10:00:45","modified_gmt":"2014-09-11T09:00:45","slug":"a-34-mani-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/09\/11\/a-34-mani-2\/","title":{"rendered":"A 34 mani"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><strong>NOTE SULLA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI A TORINO<\/strong><\/p>\n<p><em>Quello che segue \u00e8 uno scritto a 34 mani. \u00c8 stato redatto da alcuni arrestati del <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30579\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">3 giugno<\/a>  e propone una lettura complessiva dell&#8217;inchiesta, delle sue  implicazioni e cerca anche di raccontare, ancora una volta, due anni di  resistenza e lotta nelle strade di Torino.<br \/>\nProprio come i migliori romanzi d&#8217;avventura verr\u00e0 pubblicato a puntate, e  ognuna di queste affronter\u00e0 un aspetto differente della storia che ci  interessa.<br \/>\nNe immaginerete certamente la difficolt\u00e0 di redazione, con <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30638\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">gli autori dispersi in celle o case di citt\u00e0 differenti<\/a>;  qualcuno sottoposto a censura; con i ritardi e i disguidi propri della  corrispondenza carceraria. Ne perdonerete dunque la disomogeneit\u00e0 di  stile e pure certe contraddizioni di punti di vista e contenuti. Puntata  dopo puntata avrete tra le mani un testo collettivo, s\u00ec, ma nel senso  della pluralit\u00e0 delle voci, della coralit\u00e0: non c&#8217;era a disposizione  alcun direttore d&#8217;orchestra che potesse dettar la partitura e, del  resto, nessuno l&#8217;avrebbe voluto avere.<\/em><\/p>\n<p><strong>Sul quartiere e la solidariet\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Dalla prima rivoluzione industriale fino a quarant&#8217;anni fa, i quartieri delle grandi citt\u00e0 sorgevano e si intrecciavano fisicamente con ritmi e modalit\u00e0 di produzione. A Torino, emblema di tale sovrapposizione tra vita e lavoro, facilmente gli abitanti di Mirafiori si portavano sul pianerottolo e sul tram i rapporti sociali che nascevano in fabbrica (e viceversa), tanto pi\u00f9 che i legami fisici e urbanistici tra casa e luogo d&#8217;impiego erano fortissimi.<br \/>\nAl di fuori e al di l\u00e0 della sociologia spiccia, e soprattutto del ferreo deterministico legame tra condizioni di lavoro e condizioni di vita, una premessa simile potrebbe contribuire ad affrontare le clamorose differenze tra un quartiere odierno e uno di quaranta\/cinquant&#8217;anni fa.<br \/>\nLa mastodontica, pervasiva, ristrutturazione che il capitalismo ha affrontato all&#8217;indomani  dell&#8217; \u201cassalto al cielo\u201d, (si intende qui, in modo certamente sbrigativo, la complessa e vasta dinamica rivoluzionaria che ha attraversato l&#8217;Italia negli anni tra i 60 e gli 80) lascia segni tangibili anche nella vita individuale e collettiva di chi, una tale ristrutturazione, \u00e8 costretto a subirla.<br \/>\n<!--more--> Anonimato e frammentazione, quando non astio e delazione, sono le cifre della vita nelle citt\u00e0 contemporanee; le esperienze di solidariet\u00e0 di classe, cos\u00ec diverse e vivide nei 70, sono o recuperate, rese inoffensive (si pensi ai sindacati) o tiepidamente riformiste. In ogni caso incapaci di innescare una nuova trasfigurazione sociale.<br \/>\nQuesto, per sommissimi capi, lo scenario in cui si \u00e8 sviluppata la lotta contro gli sfratti nei quartieri di Porta Palazzo, Aurora e Barriera di Milano, a Torino.<br \/>\nLa stragrande maggioranza della popolazione di questi quartieri \u00e8 accomunata dall&#8217;esclusione (d&#8217;altronde, seppur i confini di classe si fanno sempre pi\u00f9 indecifrabili, sappiamo da che parte stare).<br \/>\nEsclusione da cosa? Sulla scorta di elaborazioni di Alfredo Maria Bonanno oramai ultra ventennali, potremmo riassumere cos\u00ec:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">esclusione da determinate capacit\u00e0 \tspecifiche;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">esclusione da determinate \tcognizioni specifiche;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">esclusione da determinate zone \tspecifiche;<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">Siamo quindi di fronte ad uno stadio perfezionato di sfruttamento, che non \u00e8 pi\u00f9 riconducibile solo al posto di lavoro, di alienazione, perch\u00e9 gli individui sono spogliati degli strumenti per comprendere la realt\u00e0, e di emarginazione, perch\u00e9 le citt\u00e0 si configurano senza pi\u00f9 la necessit\u00e0 di ghetti alle periferie, ma son organizzate a \u201cmacchia di leopardo\u201d, con zone di esclusione e di inclusione appunto.<br \/>\nCome gruppo specifico di compagni non abbiamo elaborato una soluzione strategica o tattica che portasse la lotta contro gli sfratti al centro di un progetto rivoluzionario, piuttosto \u00e8 stato l&#8217;incontro di circostanze materiali e convinzioni metodologiche che ne hanno favorito nascita e sviluppo.<br \/>\nAlcuni compagni vivono in questi quartieri da anni, altri vi hanno occupato edifici da anni (\u00e8 il caso di \u201cposti occupati\u201d o appartamenti occupati a scopo abitativo); data la composizione \u201cetnica\u201d della popolazione, molte sono state le occasioni di lotta portate in queste strade e piazze (iniziative contro le retate di senza-documenti, contro collaboratori della macchina delle espulsioni \u2013 partiti, associazioni etc \u2013, contro i progetti di riqualificazione e la militarizzazione delle strade), occasioni che hanno portato a conoscenze dirette e indirette nel corso degli anni.<br \/>\nQuando \u00e8 emersa l&#8217;emergenza dello sfratto di un conoscente, ci siamo posti il problema metodologico sul come affrontarla.<br \/>\nLo sfratto fa parte dell&#8217;offensiva quotidiana che una classe conduce contro gli sfruttati. \u00c8 un aspetto del \u201cDominio\u201d, che in s\u00e9 non esiste, ma che si materializza in infiniti progetti pratici.<br \/>\nLa sfida che ci siamo posti \u00e8 stata quella di lottare con i diretti interessati, in un modo diverso rispetto ad altre esperienze di lotta per la casa. Un&#8217;assemblea aperta e circoscritta solo a tale lotta \u2013 e non uno sportello \u2013, iniziative di lotta diffuse \u2013 picchetti, cortei, vari disturbi ai vari soggetti implicati negli sfratti \u2013, esperienze di riappropriazione \u2013 nella forma principale delle occupazioni (purtroppo) \u2013.<br \/>\nGli sfratti sono stati molto pi\u00f9 frequenti in questo quadrante di citt\u00e0 che altrove, e hanno riguardato sia gli italiani che gli stranieri.<br \/>\nTuttavia la lotta ha coinvolto soprattutto gli immigrati, molti dei quali maghrebini.<br \/>\nQuesto non per chiss\u00e0 quali convinzioni, piuttosto perch\u00e9, semplicemente, questi quartieri sono abitati in gran parte da immigrati \u2013 ieri meridionali, oggi del resto del mondo \u2013. Uomini e donne che non possono contare sul sostegno familiare, una casa o risparmi dei genitori, che sono ora l&#8217;unico \u201cstato sociale\u201d rimasto agli italiani.<br \/>\nUn altro motivo pu\u00f2 essere ricondotto proprio al come la lotta sia stata impostata, senza sportello di riferimento, ma con picchetti visibili che alimentavano il passaparola dentro le reti di parenti, amici o conoscenti evidentemente pi\u00f9 ampie e consistenti tra gli immigrati che non tra italiani.<br \/>\nIn ultima istanza, anche i frammenti di immaginario riconducibili a precedenti esperienze di lotta in queste strade o, addirittura e meglio, nelle strade squassate dalle Primavere Arabe al di l\u00e0 del Mediterraneo potrebbero avere contribuito a vivacizzare la lotta.<br \/>\nDato che lo scopo della lotta non \u00e8 mai stato la crescita quantitativa, la preponderanza di compagni di lotta maghrebini ha costituito diversi problemi: in primis l&#8217;immagine da \u201camici degli stranieri\u201d o \u201cantirazzisti\u201d, con facile gioco invece di quelle componenti di destra che danno peso all&#8217;emergenza-sfratti degli \u201citaliani\u201d, poi, fatto molto pi\u00f9 grave, la riduzione della solidariet\u00e0 a legame di \u201ccompaesanit\u00e0\u201d.<br \/>\nSolo dopo innumerevoli chiarificazioni nelle dinamiche di lotta (ch\u00e9, si sa, le pi\u00f9 belle parole se non si incarnano in gesti chiari e precisi\u2026 rimangono tali), si sono riscontrate relazioni di solidariet\u00e0 reale.<br \/>\nA monte, le lotte di questo tipo pongono la sfida immane (che non spetta solo ai rivoluzionari) della ricostruzione di un humus capace di sostenere e alimentare lo sviluppo di una lotta verso uno sbocco di vasta e generalizzata rottura, un sostrato di solidariet\u00e0 diffusa che sia davvero materiale e combattiva. Si capisce che innescare una tale dinamica non sia compito astratto, a priori, pedagogico, ma invece sempre contemporaneo a momenti di lotta, di iniziativa di rottura.<br \/>\n\u201cRi-costruire\u201d perch\u00e9 ogni picco rivoluzionario o anche solo insurrezionale ha avuto bisogno di un tale intreccio, cos\u00ec come ogni banale lotta rivendicativa, una resistenza a medio e ampio raggio, una conflittualit\u00e0 pi\u00f9 o meno diffusa. Senza una serie di rapporti di conoscenza, fiducia, affinit\u00e0, solidariet\u00e0 che si incarnano in zone territoriali, quartieri, pezzi di citt\u00e0 \u2013 dunque chiaramente non solo tra compagni \u2013, ogni dinamica rivoluzionaria che voglia avere rapporti con ed effetti sul contesto circostante avrebbe vita breve.<br \/>\nPer usare un&#8217;immagine lontana nel tempo ma chiara per gli intenti che vuole avere tale lotta, la battaglia nel quartiere di San Basilio a Roma, con assedi della polizia respinti con gli spari, sarebbe stata possibile in un quartiere dove nessuno si conosce, dove non ci sono dinamiche di lotta?<br \/>\nInfine, discorso lungo sarebbe quello relativo al rapporto con il  territorio, che non vuole essere quello di \u201cenclave proletaria\u201d orgogliosa e autonoma, n\u00e9 quello di \u201czona di contropotere\u201d. E anche le ipotesi libertarie classiche di \u201cautogestione\u201d, nelle condizioni di vita contemporanee, girano a vuoto.<br \/>\nPer le lotte di questi tempi, in cui la spaccatura tra \u2013 almeno \u2013 due campi di individui continua a persistere, ma in forme molto pi\u00f9 complesse e frastagliate che in passato, il minimo necessario \u00e8 saper riconoscere i propri nemici. Con precisione e fermezza. In questa lotta le parti lese sono i padroni di casa, i loro legali, ufficiali giudiziari e forze dell&#8217;ordine.<br \/>\nPoca cosa rispetto al mirabile groviglio di ingiustizie e brutture del mondo. Eppure, proprio per questo, avere un punto da cui attaccare e sapere perch\u00e9 lo si fa, non sembra poco.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><em>\u00a0Se avete perso la precedente puntata di <\/em>&#8220;A 34 Mani&#8221;<em> e ora vi \u00e8 venuta voglia di leggerla, potete trovarla <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30802\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOTE SULLA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI A TORINO Quello che segue \u00e8 uno scritto a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-30824","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30824","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30824"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30824\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30824"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30824"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30824"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}