{"id":30851,"date":"2014-09-18T07:00:26","date_gmt":"2014-09-18T06:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30851"},"modified":"2014-09-18T07:00:26","modified_gmt":"2014-09-18T06:00:26","slug":"a-34-mani-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/09\/18\/a-34-mani-3\/","title":{"rendered":"A 34 mani"},"content":{"rendered":"<p><strong>NOTE SULLA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI A TORINO<\/strong><\/p>\n<p><em>Quello che segue \u00e8 uno scritto a 34 mani. \u00c8 stato redatto da alcuni arrestati del <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30579\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">3 giugno<\/a>   e propone una lettura complessiva dell\u2019inchiesta, delle sue   implicazioni e cerca anche di raccontare, ancora una volta, due anni di   resistenza e lotta nelle strade di Torino.<br \/>\nProprio come i migliori romanzi d\u2019avventura verr\u00e0 pubblicato a puntate, e   ognuna di queste affronter\u00e0 un aspetto differente della storia che ci   interessa.<br \/>\nNe immaginerete certamente la difficolt\u00e0 di redazione, con <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30638\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">gli autori dispersi in celle o case di citt\u00e0 differenti<\/a>;   qualcuno sottoposto a censura; con i ritardi e i disguidi propri della   corrispondenza carceraria. Ne perdonerete dunque la disomogeneit\u00e0 di   stile e pure certe contraddizioni di punti di vista e contenuti. Puntata   dopo puntata avrete tra le mani un testo collettivo, s\u00ec, ma nel senso   della pluralit\u00e0 delle voci, della coralit\u00e0: non c\u2019era a disposizione   alcun direttore d\u2019orchestra che potesse dettar la partitura e, del   resto, nessuno l\u2019avrebbe voluto avere.<\/em><\/p>\n<p><strong>Sulla questione organizzativa <\/strong><\/p>\n<p>Non credo valga la pena di affrontare le tesi di un&#8217;inchiesta simile ribattendo punto per punto ai contenuti delle carte. Il modo in cui viene tratteggiata un&#8217;esperienza di lotta sociale sviluppatasi durante tre anni e tuttora in corso risulta completamente distorto.<br \/>\nIn un simile cumulo di falsificazioni alcuni passaggi offrono per\u00f2 l&#8217;occasione di mettere le cose in chiaro. Quel che pi\u00f9 mi preme \u00e8 la questione organizzativa, la prospettiva d&#8217;insieme che regge la resistenza contro gli sfratti.<br \/>\n\u00c8 noto che il nostro percorso, sorto a Torino nei quartieri di Porta Palazzo, Barriera di Milano, Borgo Vittoria presenta dei tratti molto peculiari. Risponde infatti all&#8217;iniziativa di alcuni anarchici presenti in una determinata zona della citt\u00e0, dove il bisogno della casa e la pressione dello sfratto sono esasperati. Ci sono saldi legami gi\u00e0 formati in quelle strade, in una componente di sfruttati per lo pi\u00f9 straniera. C&#8217;\u00e8 un intervento pregresso intorno ai nodi del Cie, della clandestinit\u00e0 e delle retate, che ha favorito i rapporti di familiarit\u00e0 e conoscenza personale.<br \/>\nLa lotta per la casa  ha quindi modo di avviarsi raccogliendo un nucleo di sfrattati e solidali intorno alla pratica del picchetto, per strappare volta per volta una proroga all&#8217;ufficiale giudiziario, e poi dell&#8217;occupazione di edifici sfitti o abbandonati. Le tappe percorse, gli avanzamenti e gli ostacoli sono stati molteplici. Il decorso della lotta ci ha portato ad allargare la capacit\u00e0 di coinvolgimento, a costruire barricate per fronteggiare la polizia, ad inceppare le esecuzioni degli sfratti per un lungo periodo. Tutto ci\u00f2 si \u00e8 diramato intorno al fulcro decisionale ed organizzativo di un&#8217;assemblea. Non abbiamo mai voluto costituire uno sportello, una struttura separata a cui rivolgersi in caso di sfratto, preferendo invece spenderci nell&#8217;innescare una rete di mutuo appoggio composita, formata da compagni e da altri sfruttati del quartiere. Questo \u00e8 l&#8217;elemento centrale, l&#8217;asse delle questioni metodologiche su cui occorre ritornare.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Durante la lotta ci siamo trovati ad affrontare attraverso analisi scritte quelle problematiche ed ipotesi che ci parevano pi\u00f9 urgenti, attingendo talvolta ad esperienze e riflessioni del passato. \u00c8 questo il caso di un articolo comparso sul mensile anarchico \u201cInvece\u201d con il titolo \u201c<a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/un-obiettivo-minimo.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Un obiettivo minimo desiderabile<\/a>\u201d, che ha qualche spazio nelle pagine dell&#8217;inchiesta. Ad interessare la narrazione repressiva sono concetti e categorie che richiamano il cos\u00ec detto \u201canarchismo insurrezionalista\u201d, o meglio il dibattito teorico pratico che ha coinvolto, in decenni passati, parte del movimento anarchico intorno alla possibilit\u00e0 del progetto insurrezionale. In fin dei conti cosa si vuole davvero intendere con la suddetta espressione? Semplicemente un metodo organizzativo che mira a radicalizzare le lotte sociali attraverso l&#8217;autonomia da strutture politiche e sindacali, l&#8217;azione diretta e la conflittualit\u00e0 permanente. Nel libro \u201cTeoria e pratica dell&#8217;insurrezione\u201d si dice che quando una frazione degli sfruttati irrompe in un luogo controllato dal potere e ne sconvolge le regole di funzionamento, allora c&#8217;\u00e8 un fatto insurrezionale. Sotto questo profilo la lotta contro gli sfratti sotto accusa ha gi\u00e0 attraversato momenti, almeno germinali, di carattere insurrezionale. Chiudere uno o pi\u00f9 incroci con barricate, interdire l&#8217;accesso alla polizia, sospendere l&#8217;operato repressivo delle istituzioni in una parte di territorio, non risponde forse alla descrizione considerata?<br \/>\nAppare chiaro come le preoccupazioni e gli sforzi siano tesi a far s\u00ec che il nostro ruolo di componente organizzata sia soltanto uno stimolo, non soffochi mai l&#8217;iniziativa autonoma. Annullare la delega, ecco la posta in gioco. Dall&#8217;articolo di cui tratto, come da tutto ci\u00f2 che abbiamo detto scritto e fatto, emerge in modo quantomai lampante per chiunque sia disposto a coglierlo: \u00ab<em>si deve lavorare per rendere meno determinante e indispensabile la presenza diretta dei compagni per quanto riguarda le decisioni ma anche i compiti organizzativi pi\u00f9 concreti.[&#8230;.] Cominciare a fare in modo che gli interessati discutano e si accordino tra loro, allargando la presa di parola e la responsabilit\u00e0 attiva\u00bb<\/em>. No? Proprio qui sorge il discrimine che ci distanzia anni luce da qualsivoglia soggetto politico, bench\u00e9 radicale, impegnato negli stessi temi.<br \/>\nCome conciliare intenzioni tanto esplicite con il <em>\u00abcoinvolgimento, per lo pi\u00f9 inconsapevole delle reali finalit\u00e0 destabilizzanti avute di mira, delle parti pi\u00f9 deboli e disagiate della popolazione\u00bb<\/em> di cui blatera l&#8217;accusa?<br \/>\nAnche il confronto con proposte avanzate in passato, come quella \u201cnuclei autonomi di base\u201d, si inscrive nella medesima lotta. Neanche a dirlo le carte dell&#8217;inchiesta mistificano il senso di questo riferimento:<em> \u00abIn particolare il richiamo ai c.d. \u201cnuclei di base\u201d, forma organizzativa che ha consentito di dare corpo alla resistenza agli sfratti, \u00e8 emblematico di come gli episodi trattati nella presente ordinanza siano il fine di un articolato programma criminoso [&#8230;]\u00bb<\/em>. Peccato che l&#8217;articolo citato menzioni i \u201cnuclei di base\u201d in modo tutt&#8217;altro che pedissequo, dentro un&#8217;analisi problematica e densa di punti interrogativi. Quel che si trova interessante nella proposta dei \u201cnuclei\u201d \u00e8 un&#8217;idea di struttura organizzativa non permanente ed informale, legata agli scopi e alla durata di una singola lotta, ad un \u201cparticolare attacco subito dagli esclusi\u201d. Questo la differenzia  dalle \u201cstrutture di sintesi\u201d, cio\u00e8 da organizzazioni che, anche nella storia anarchica, vogliono riunire e rappresentare l&#8217;intero campo degli esclusi. Di conseguenza abbiamo ravvisato una semplice consonanza con la natura della nostra assemblea contro gli sfratti. Ma il problema che ci siamo posti subito dopo \u00e8: possiamo intrecciare molteplici traiettorie di conflitto senza cedere a tendenze centralizzatrici?<br \/>\nQuando si lotta al fianco di persone che devono reagire al problema della casa, dei documenti e di procurarsi il cibo, bisogna per forza tenere separati questi bisogni? Oppure \u00e8 lecito perseguire un accumulo di forze sociali, ad esempio nel raggio di alcuni quartieri, perch\u00e9 si disegni una pi\u00f9 ampia rete organizzativa?<br \/>\n<em>\u00abL&#8217;idea di creare uno spazio, una fetta di citt\u00e0 dove la densit\u00e0 di organizzazione degli esclusi sia abbastanza robusta da rendere possibile un&#8217;autodifesa efficace ed a ampio raggio, dove occupare le case, fermare le retate ed espropriare i supermercati siano risposte all&#8217;ordine del giorno alla molteplicit\u00e0 di problemi che si presentano all&#8217;orizzonte degli sfruttati \u2026 mi sembra un obiettivo minimo desiderabile\u00bb<\/em>. Mi pare che ci restino in mano parecchie domande\u2026 come unire le lotte senza illudersi di \u201cricomporre\u201d una condizione proletaria irrimediabilmente dispersa? Possiamo approfondire il nostro radicamento in alcuni quartieri senza ripercorrere le tracce del \u201ccontropotere\u201d? Una lotta specifica dura e radicale pu\u00f2 formulare delle rivendicazioni senza dar luogo a derive sindacali? Non abbiamo risposte certe, non \u00e8 facile averne.<br \/>\nAbbiamo tensioni ed idee ben chiare, i frammenti di un progetto comune, ma nessun programma pronto da applicare. D&#8217;altronde aspiriamo sempre a diventare superflui, ad alimentare un esercizio di autogestione che non ha bisogno di noi, viaggiando su binari inconciliabili con quelli della politica.<br \/>\nProprio l&#8217;opposto di quanto ci si attribuisce.<\/p>\n<p><em>Se vi siete persi una delle precedenti puntate di <\/em>&#8220;A 34 mani&#8221; <em>e ora vi \u00e8 venute voglia di leggerle<\/em>:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30802\">Al bando<br \/>\n<\/a><a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30824\">Sul quartiere e la solidariet\u00e0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOTE SULLA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI A TORINO Quello che segue \u00e8 uno scritto a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-30851","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30851","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30851"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30851\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30851"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30851"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30851"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}