{"id":30863,"date":"2014-09-26T08:00:11","date_gmt":"2014-09-26T07:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30863"},"modified":"2014-09-26T08:00:11","modified_gmt":"2014-09-26T07:00:11","slug":"a-34-mani-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/09\/26\/a-34-mani-4\/","title":{"rendered":"A 34 mani"},"content":{"rendered":"<p><strong>NOTE SULLA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI A TORINO<\/strong><\/p>\n<p><em>Quello che segue \u00e8 uno scritto a 34 mani. \u00c8 stato redatto da alcuni arrestati del <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30579\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">3 giugno<\/a>    e propone una lettura complessiva dell\u2019inchiesta, delle sue    implicazioni e cerca anche di raccontare, ancora una volta, due anni di    resistenza e lotta nelle strade di Torino.<br \/>\nProprio come i migliori romanzi d\u2019avventura verr\u00e0 pubblicato a puntate, e    ognuna di queste affronter\u00e0 un aspetto differente della storia che ci    interessa.<br \/>\nNe immaginerete certamente la difficolt\u00e0 di redazione, con <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30638\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">gli autori dispersi in celle o case di citt\u00e0 differenti<\/a>; qualcuno sottoposto a censura; con i ritardi e i disguidi propri  della   corrispondenza carceraria. Ne perdonerete dunque la  disomogeneit\u00e0 di stile e pure certe contraddizioni di punti di vista e  contenuti. Puntata dopo puntata avrete tra le mani un testo  collettivo, s\u00ec, ma nel senso   della pluralit\u00e0 delle voci, della  coralit\u00e0: non c\u2019era a disposizione alcun direttore d\u2019orchestra che  potesse dettar la partitura e, del   resto, nessuno l\u2019avrebbe voluto  avere.<\/em><\/p>\n<p><strong>Fine della contrattazione<\/strong><\/p>\n<p><em>La casa \u00e8 di chi l&#8217;abita<\/em>. Questo verso di un vecchio canto anarchico e l&#8217;imperativo \u201cBasta sfratti\u201d sono, potremmo dire, le parole d&#8217;ordine di questa resistenza contro gli sfratti.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 stata invece alcuna richiesta di moratorie tra gli slogan gridati o i discorsi elaborati nel corso della lotta. Piuttosto che contribuire a far percepire le autorit\u00e0 come dei possibili referenti cui chiedere o strappare qualcosa, abbiamo insistito con forza sulla possibilit\u00e0, e le modalit\u00e0 utili, a resistere per tenersi la casa.<br \/>\nL&#8217;invito a chi ha uno sfratto \u00e8 quello di organizzarsi da solo, con amici e parenti, e se questo non \u00e8 possibile o non basta, di ricercare l&#8217;aiuto di altri con lo stesso problema o di solidali. Insomma, al posto dello slogan abbastanza diffuso: \u00ab<em>Problemi di sfratto? Ci pensiamo noi<\/em>\u00bb, il nostro invito potrebbe suonare pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00ab<em>Problemi di sfratto? Prova a pensarci tu o, se vuoi, pensiamoci insieme<\/em>\u00bb. Se non \u00e8 semplice sapere quanto siano diffusi gli atti di resistenza \u201cindipendenti\u201d, la proposta di lottare insieme, organizzandosi attraverso un assemblea periodica, ha riscosso invece un discreto successo, consentendo di accumulare una forza tale da poter resistere a lungo agli sfratti e occupare diverse palazzine vuote. Una forza in grado insomma di strappare una <em>moratoria di fatto<\/em>, temporanea, come del resto sono tutte le moratorie, dovuta per\u00f2 alle difficolt\u00e0 e non alle concessioni della controparte.<br \/>\nUna forza legata a una questione quantitativa, ma non solo e non principalmente.<\/p>\n<p><!--more-->La nostra tensione \u00e8 stata infatti rivolta principalmente a conoscere altri uomini e donne disposti a resistere, cercando di stimolare in tutti una partecipazione sempre pi\u00f9 attiva, cos\u00ec che le relazioni sviluppatesi diventassero sempre pi\u00f9 salde e improntate alla solidariet\u00e0.<br \/>\nUno dei principali scogli contro cui le lotte oggi si infrangono, \u00e8 proprio il feroce isolamento in cui molti vivono e che rende molto difficile anche solo immaginare di poter resistere a una decisione imposta dalle autorit\u00e0. Allo stato attuale, la solidariet\u00e0 e la capacit\u00e0 di autorganizzarsi, piuttosto che basi da cui partire sono infatti alcuni degli obiettivi da raggiungere lottando assieme.<br \/>\nIl picchetto, allora, non \u00e8 stato solo un efficace strumento per impedire a ufficiali giudiziari e forze dell&#8217;ordine di svolgere il loro dovere, come sottolineano le carte dell&#8217;inchiesta.<br \/>\nConoscersi, mentre <em>fianco a fianco<\/em> ci si d\u00e0 una mano per impedire uno sfratto, avendo di fronte il padrone di casa, l&#8217;ufficiale giudiziario e le forze dell&#8217;ordine, consente alla fiducia, alla determinazione e alla consapevolezza nelle proprie possibilit\u00e0 di aumentare. <em>Picchetto dopo picchetto<\/em>.<br \/>\nMa i picchetti sono stati anche un formidabile strumento di propaganda. Le tante ore trascorse in strada davanti ai portoni sono state un&#8217;ottima occasione per discutere e conoscere tanti abitanti del quartiere che rischiavano di essere sfrattati o avevano amici e parenti con lo stesso problema. La scelta di non avere uno sportello cui potersi rivolgere per far fronte al proprio sfratto, non \u00e8 stata quindi in alcun modo d&#8217;ostacolo all&#8217;incontrare altri compagni di lotta, anzi.<br \/>\nLa visibilit\u00e0 offerta dai picchetti ha consentito una notevole crescita in poco tempo, ben al di l\u00e0 di quanto ci si potesse aspettare inizialmente. Una crescita che, insieme a un periodico rinnovarsi dei resistenti, \u2013 perch\u00e9 dopo un po&#8217; qualcuno trova casa e si sistema, qualcuno non se la sente pi\u00f9 e si allontana, mentre altri nel frattempo si uniscono alla lotta \u2013 ha complicato non poco il lavoro delle forze dell&#8217;ordine, abituate in genere a una conoscenza precisa e minuziosa di chi lotta.<br \/>\nIn questo caso, invece, la mancanza di informazioni puntuali e di portavoce cui far riferimento hanno garantito una certa opacit\u00e0 a chi lottava, eccezion fatta naturalmente per i militanti, rendendo difficile alla controparte valutare quale internit\u00e0 la resistenza avesse raggiunto nei quartieri e, di conseguenza, quali reazioni avrebbe potuto provocare un loro intervento violento.<br \/>\nUn quadro diventato un po&#8217; pi\u00f9 nitido per la Questura, quando una parte dei resistenti ha smesso di lottare iniziando un&#8217;innocua protesta davanti al Comune nella speranza di farsi assegnare un alloggio, con tanto di nomi e cognomi consegnati a qualche amministratore e assistente sociale.<br \/>\nFino ad allora, non c&#8217;era stata nessuna iniziativa sotto i palazzi delle autorit\u00e0 cittadine. Nelle assemblee preparatorie dei cortei e delle manifestazioni composte da sfrattandi, solidali e compagni, erano prevalsi infatti i dubbi di questi ultimi sulle tradizionali iniziative sotto i Palazzi, utili pi\u00f9 a consolidare la convinzione che debbano essere le istituzioni a risolvere i nostri problemi, che a rafforzare la lotta.<br \/>\nPer questo le manifestazioni e i cortei si erano fino ad allora sempre svolti nei quartieri dove si sviluppa la resistenza, diventando dei momenti importanti per poter chiarire le nostre ragioni e incontrare altri compagni di lotta. Piuttosto che ricercare un dialogo con qualche sinistro amministratore, meglio discutere con altre persone che magari domani potranno essere al nostro fianco.<br \/>\nA insistere sull&#8217;importanza di contare solo sulle proprie forze, non si delinea certo un percorso scontato n\u00e9 molto battuto. Specie poi in una lotta come quella sulla casa, storicamente caratterizzata da conflitti e scontri anche molto duri che per\u00f2 convivono, o meglio, che sono complementari a rapporti pi\u00f9 o meno stretti con l&#8217;amministratore illuminato di turno.<br \/>\n<em>Imparare<\/em> a contare solo sulle proprie forze non \u00e8 quindi cosa facile.<br \/>\nNello specifico di questa lotta, farlo significa anche, tra le mille altre cose, spremersi le meningi e poi adoperarsi affinch\u00e9 in caso di sfratti o di sgomberi nessuno rimanga in mezzo a una strada. Perch\u00e9 chi lotta non dev&#8217;essere lasciato solo n\u00e9 nelle grinfie degli assistenti sociali. E pur tra mille difficolt\u00e0, malumori ed anche aspre discussioni, finora nella nostra piccola esperienza il mutuo appoggio non \u00e8 mai venuto meno. Chi \u00e8 stato sbattuto fuori di casa, e nell&#8217;ultimo anno non sono stati pochi, ha sempre trovato ospitalit\u00e0 da qualche altro sfrattando o in qualche altra casa occupata. L&#8217;aumentare della repressione, e il rischio di non avere quindi pi\u00f9 posti dove ospitare chi rimane senza un tetto, ha anzi costretto in alcuni casi ad accelerare i tempi e moltiplicare le energie per occupare e mettere a posto una nuova abitazione. Gli sgomberi, insomma, possono essere anche uno stimolo in pi\u00f9 a rimboccarsi le maniche.<br \/>\nLungi da noi farci sostenitori del \u201ctanto peggio tanto meglio\u201d, questo esempio serviva solo a sottolineare come a passi piccoli e che non sempre tra l&#8217;altro si dirigono nella direzione auspicata, si sta comunque<em> imparando<\/em> a far da soli.<br \/>\nL&#8217;aver escluso l&#8217;ipotesi di manifestazioni sotto i Palazzi, come si accennava prima, hanno di certo reso pi\u00f9 semplice questo percorso. Resta per\u00f2 il dubbio che questa scelta, pur corretta, sia stata presa un po&#8217; sbrigativamente, facendoci tralasciare alcune possibilit\u00e0.<br \/>\nFinora l&#8217;unica rivendicazione dai noi formulata, se cos\u00ec la si vuol definire, \u00e8 \u201cBasta sfratti\u201d, una parola d&#8217;ordine che ha il suo corrispettivo pratico nel picchetto, che serve proprio a dar concretezza a quel \u201cBasta\u201d. Abbiamo detto, insomma, quello che facevamo e abbiamo cercato di fare quello che gridavamo e scrivevamo sui muri.<br \/>\nMa esistono altre rivendicazioni, in cui la corrispondenza tra il dire e il fare potrebbe non essere cos\u00ec immediata e stringente, in grado di accompagnare e rafforzare questa lotta? E <em>come<\/em> sostenerle evitando le tradizionali dinamiche della contrattazione, i tristi e inutili presidi sotto il Comune e la nascita e il consolidamento di un gruppo di portavoce, che renderebbero l&#8217;autorganizzazione della lotta una parola sempre pi\u00f9 svuotata di ogni significato reale? <em>Come<\/em> far s\u00ec, insomma, che altre eventuali rivendicazioni possano essere un trampolino, in grado di rafforzare e radicalizzare una lotta, piuttosto che dei punti di arrivo, destinati invece a dividere chi resiste, far centellinare con attenzione la conflittualit\u00e0, e in definitiva soffocare la lotta?<br \/>\nDiversi <em>come<\/em> su cui non abbiamo accumulato, per quanto detto finora, grandi esperienze che possano aiutarci nelle riflessioni e che in ogni caso andrebbero affrontati tenendo conto anche del <em>quando<\/em>.<br \/>\nL&#8217;<em>oggi<\/em> non sembra infatti proprio essere tempo di contrattazioni. Le istituzioni non sembrano disponibili a concedere alcunch\u00e9, praticamente in ogni ambito. Sul fronte casa, non viene offerto molto altro oltre a sfratti, sgomberi, manganellate e misure cautelari. Una scarsa disponibilit\u00e0 al dialogo, sancita dal Piano casa del governo Renzi, che sta creando non poche difficolt\u00e0 anche ad alcune componenti, di un movimento ampio e radicato come quello romano per la casa, abituate a miscelare attentamente \u201cmuscoli\u201d, telefonate e incontri istituzionali.<br \/>\nUna <em>fine della contrattazione<\/em> che, senza minimizzare le difficolt\u00e0 che la accompagnano, non toglie per\u00f2 alcun interesse alle riflessioni sulla questione rivendicativa, anzi. Specie se l&#8217;obiettivo di eventuali rivendicazioni non \u00e8 quello di sedersi a qualche tavolo di trattativa, ma ribaltarli tutti.<\/p>\n<p><em>Se vi siete persi una delle precedenti puntate di <\/em>&#8220;A 34 mani&#8221; <em>e ora vi \u00e8 venute voglia di leggerle<\/em>:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30802\">Al bando<br \/>\n<\/a><a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30851\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sul quartiere e la solidariet\u00e0<br \/>\nSulla questione organizzativa<br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOTE SULLA LOTTA CONTRO GLI SFRATTI A TORINO Quello che segue \u00e8 uno scritto a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-30863","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30863","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30863"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30863\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30863"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30863"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30863"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}