{"id":30869,"date":"2014-09-24T11:03:35","date_gmt":"2014-09-24T10:03:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30869"},"modified":"2014-09-24T11:03:35","modified_gmt":"2014-09-24T10:03:35","slug":"dallaula-bunker-chiara-claudio-mattia-e-niccolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/09\/24\/dallaula-bunker-chiara-claudio-mattia-e-niccolo\/","title":{"rendered":"Dall&#8217;Aula Bunker. Chiara, Claudio, Mattia e Niccol\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>Questa mattina, durante l&#8217;udienza del processo per<strong> l&#8217;attacco contro il cantiere di Chiomonte, <\/strong>del 13 maggio 2013, Chiara, Claudio, Mattia e Niccol\u00f2 hanno rivelato che <strong>quella notte c&#8217;erano anche loro.<\/strong><\/p>\n<p>Se volete, potete <strong>ascoltare le loro parole<\/strong>:<\/p>\n<p>Mattia:<\/p>\n[audio:https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/mattia.mp3]\n<p>Claudio:<\/p>\n[audio:https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/claudio.mp3]\n<p>Niccol\u00f2:<\/p>\n[audio:https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/nicco.mp3]\n<p>Chiara:<\/p>\n[audio:https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/chiara.mp3]\n<p><strong>Oppure leggerle<\/strong>:<\/p>\n<p align=\"left\">\u00ab<em>Conoscevo la Maddalena e la Val Clarea prima che ci venisse impiantato il cantiere dell&#8217;alta velocit\u00e0. In quei boschi ho camminato, ho dormito, ho mangiato, ho cantato, ho ballato. In quei luoghi ho vissuto frammenti di vita preziosa insieme ad amici che ora non ci sono pi\u00f9 e che porto nel cuore.<br \/>\nIn quei luoghi sono tornato pi\u00f9 volte negli anni.<br \/>\nDi giorno, di notte, di mattino, di sera; d&#8217;estate, d&#8217;inverno, in autunno e in primavera. Ho visto quei luoghi cambiare nel tempo, gli alberi cadere abbattuti a decine per fare spazio a siepi di acciaio spinato. Ho visto il cantiere crescere e un pezzo di bosco sparire, le torri-faro spuntare numerose e l&#8217;esercito arrivare a sorvegliare un desolato sterrato lunare con gli stessi mezzi blindati che pattugliano i monti afgani.<br \/>\nCos\u00ec in Val Clarea son tornato una volta ancora in quella ormai celebre notte di maggio.<\/em><\/p>\n<p align=\"left\"><em><!--more--><br \/>\nMolto, troppo, \u00e8 stato detto e scritto su quella notte e non sta a me, n\u00e9 mi interessa, dire come si trascriva quel gesto nella grammatica del codice penale. Quello che posso dire \u00e8 che quella notte c&#8217;ero anch&#8217;io.<br \/>\nChe non fossi l\u00ec con l&#8217;intento di perseguire il terrore altrui o anche peggio, lo pu\u00f2 capire qualsiasi persona dotata di buonsenso che abbia anche solo una lontana idea di quale sia la natura della lotta No Tav e quale il quadro di coordinate etiche all&#8217;interno del quale questa lotta esprime la sua ventennale resistenza.<br \/>\nChe fossi l\u00ec per manifestare una volta di pi\u00f9 la mia radicale inimicizia verso quel cantiere e, se possibile, sabotarne il funzionamento, ve lo dico io stesso.<br \/>\nE se abbiamo deciso di prendere la parola oggi prima che questo processo si addentrasse nella selva delle perizie e delle controperizie vocali \u00e8 proprio per affermare una semplice verit\u00e0: quelle voci sono le nostre.<br \/>\nSu questo la Procura ha costruito una storia.<br \/>\nUna storia in cui i cellulari diventano prove dell&#8217;esistenza di una catena di comando, addirittura di una pianificazione paramilitare, ma la verit\u00e0 -come spesso accade- \u00e8 molto pi\u00f9 semplice e meno roboante.<br \/>\nEsiste un motto in Val Susa che da anni \u00e8 entrato nel bagaglio comune della lotta No Tav e ne orienta nella pratica le azioni di disturbo al cantiere.<br \/>\nQuesto motto \u00e8:\u00ab<\/em><em> si parte e si torna insieme\u00bb. A significare che in questa lotta ci si muove insieme. Insieme si parte e insieme si torna.<br \/>\nNessuno va lasciato indietro. A questo servivano i telefoni quella notte, a questo si sono prestate le nostre voci.<\/em><em><br \/>\nParlare invece di capi, di organigrammi, di commando, di strateghi, significa voler proiettare su quell&#8217;evento l&#8217;ombra di un mondo che non ci appartiene e stravolgere il nostro stesso modo d&#8217;essere e di concepire l&#8217;agire comune.<\/em><em><br \/>\nPer quanto mi riguarda lascio agli entusiasti speculatori ad alta velocit\u00e0 il triste privilegio di non avere scrupolo della vita altrui, e a loro lascio anche il culto della guerra, del comando e del profitto ad ogni costo.<br \/>\nNoi ci teniamo stretti i valori della resistenza, della libert\u00e0, dell&#8217;amicizia e della condivisione e da questi cercheremo di trarre forza ovunque le conseguenze delle nostre scelte ci porteranno.<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Mattia<\/em>\u00bb<\/p>\n<p align=\"right\">&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>La notte fra il 13 e il 14 maggio ho preso parte al sabotaggio avvenuto al cantiere della Maddalena a Chiomonte. Ecco svelato l&#8217;arcano.<\/em><br \/>\n<em>Non mi stupisce che gli inquirenti nel tentativo di ricostruire i fatti usino parole come \u201cassalto, attentato terroristico, gruppi paramilitari, armi micidiali\u201d. Chi \u00e8 solito vivere e difendere una societ\u00e0 fortemente gerarchizzata non pu\u00f2 comprendere quello che \u00e8 avvenuto negli ultimi anni in Val di Susa. Per descriverlo attinger\u00e0 dalla propria cultura intrisa di termini bellici. Non \u00e8 mia intenzione annoiarvi sui motivi per cui ho deciso di impegnarmi nella lotta contro il Tav o su cosa significhi la difesa di quella valle, voglio solo sottolineare che qualsiasi cosa che abbia a che fare con guerra o eserciti mi fa ribrezzo.<\/em><br \/>\n<em>Capisco lo sgomento dell&#8217;opinione pubblica e dei suoi affabulatori per la ricomparsa di questo illustre sconosciuto, il sabotaggio, dopo che si erano tanto spesi nel seppellirlo sotto quintali di menzogne.<\/em><br \/>\n<em>Alla lotta contro il treno veloce il merito di aver rispolverato tale pratica, di aver saputo scegliere quando e come impiegarla e di essere riuscita a distinguere il giusto dal legale.<br \/>\nAlla lotta contro il treno veloce la grossa responsabilit\u00e0 di mantenere fede alle speranze che molti sfruttati ripongono in lei e di far assaporare ancora il gusto sapido del riscatto.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Mi permetto di rispedire alcune accuse al mittente. Siamo accusati di avere agito per colpire delle persone o quantomeno incuranti della loro presenza, come se provassimo profondo disprezzo per la vita altrui. Se c&#8217;\u00e8 qualcuno che dimostra tale disprezzo \u00e8 da ricercare nei militi che esportano pace e democrazia in giro per il mondo, gli stessi che presidiano con devozione e professionalit\u00e0 il cantiere della Maddalena. Per quanto concerne l&#8217;accusa di terrorismo non ho intenzione di difendermi. La solidariet\u00e0 che abbiamo ricevuto dal giorno del nostro arresto ad oggi ha smontato a sufficienza un&#8217;incriminazione cos\u00ec ardita. Se dietro quest&#8217;operazione c&#8217;era il tentativo, non troppo velato, di chiudere i conti con la lotta No Tav una volta per tutte, direi che \u00e8 fallito miseramente.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Claudio<\/em>\u00bb<\/p>\n<p align=\"right\">&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>I motivi che mi hanno spinto in Val di Susa a prendere parte a questa lotta sono tanti; i motivi che mi hanno spinto a restare e continuare su questa strada sono ben di pi\u00f9.<\/em><br \/>\n<em>In mezzo c&#8217;\u00e8 un percorso di maturazione collettiva, di assemblee pubbliche e private, di campeggi e presidi, di confronto e scontro. In mezzo c&#8217;\u00e8 la vita, quella di tutti i giorni, quella delle alzatacce e delle nottate insonni, della gola secca sui pendii rocciosi e dei pasti frugali, dei piccoli impegni e delle grandi emozioni.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>In questo percorso chi lotta ha imparato la precisione del linguaggio, a chiamare le cose per quello che sono e non per l&#8217;involucro formale con cui si pubblicizzano, come un cantiere che prima era un fortino ed ora sta diventando una fortezza. Parole in grado di restituire il portato emotivo e l&#8217;impatto sulle proprie vite di determinate scelte della controparte, di chi ha deciso di invischiarsi in questa grande opera. Parole rispolverate da un lessico che sembrava antico e invece si riscoprono in tutta la loro potenza e semplicit\u00e0 nel descrivere le proprie azioni.<\/em><br \/>\n<em>Un&#8217;accortezza di linguaggio che mi accorgo non essere cos\u00ec diffusa nel mondo circostante, quando leggo di improbabili \u201ccommando\u201d che secondo una certa ricostruzione propinata anche dai giornali avrebbero assaltato il cantiere nella notte del 13 maggio. Una parola quanto mai infelice non solo per il suo richiamo all&#8217;atto del comandare ma anche per una certa allusione mercenaria, inaccettabile, di chi sarebbe disposto a qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio fine.<\/em><br \/>\n<em>Di contro chi lotta ha imparato a convogliare con intelligenza persino le passioni forti e irruente che nascevano dai tanti colpi subiti quando un amico perdeva un occhio per via di un lacrimogeno o un altro era in fin di vita.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Per quanto mi riguarda la Val Clarea mi \u00e8 amica fin da quando nel 2011 rilanciavamo la terra a mani nude nei buchi scavati dalle ruspe durante gli allargamenti del cantiere.<\/em><br \/>\n<em>Ricordo che tra le tende di quel campeggio echeggiava una canzone, tra le tante inventate per divertirsi e darsi forza, sulle note di un vecchio canto partigiano. Il primo verso recitava \u00abdai boschi di Giaglione uniti scenderemo&#8230;.\u00bb. In questi anni molte volte \u00e8 stato dato seguito e sono state rilanciate quelle parole e qualcuno in quella notte di maggio ha deciso di farlo con altrettanta convinzione e io ero tra loro. Una delle voci dietro a quel telefono \u00e8 la mia. Ma soffermarsi su una responsabilit\u00e0 personale, per tesserne o meno le lodi, non \u00e8 in grado di restituire quel sentimento collettivo maturato nelle case di tante famiglie, di valle e di citt\u00e0, o tra una chiacchierata e una bevuta in un bar, nelle piazze e nelle strade, nei momenti conviviali come in quelli pi\u00f9 critici. Un sentimento che ha saputo esprimersi in uno degli slogan pi\u00f9 gridati dopo i nostri arresti e che descrive bene la vera appartenenza di quel gesto: \u00abdietro a quelle reti c&#8217;eravamo tutti&#8230;\u00bb. Uno slogan che ci riporta direttamente ad un&#8217;assemblea popolare tenutasi a Bussoleno nel maggio 2013 con cui l&#8217;intero movimento salutava e accoglieva quel gesto chiamandolo sabotaggio.<\/em><br \/>\n<em>E se dietro quelle reti c&#8217;eravamo tutti, dietro queste sbarre un pezzetto di ognuno ha saputo sostenerci e darci forza. Per questo, anche qui, qualunque siano le conseguenze delle nostre azioni, ad affrontarle non saremo soli.<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Niccol\u00f2<\/em>\u00bb<\/p>\n<p align=\"right\">&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>In quest&#8217;aula non troverete le parole per raccontare quella notte di maggio.<br \/>\nUsate il linguaggio di una societ\u00e0 abituata agli eserciti, alle conquiste, alla sopraffazione.<br \/>\nGli attacchi militari e paramilitari, la violenza indiscriminata, le armi da guerra appartengono agli Stati e ai loro emulatori.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Noi abbiamo lanciato il cuore oltre la rassegnazione.<br \/>\nAbbiamo gettato un granello di sabbia nell&#8217;ingranaggio di un progresso il cui unico effetto \u00e8 l&#8217;incessante distruzione del pianeta in cui viviamo.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;ero quella notte ed \u00e8 mia la voce femminile che \u00e8 stata intercettata.<br \/>\nHo attraversato un pezzo della mia vita insieme a tutti quegli uomini e a tutte quelle donne che da pi\u00f9 di vent&#8217;anni oppongono un No inappellabile ad un&#8217;idea devastante di mondo. Ne sono fiera e felice.<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>Chiara<\/em>\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa mattina, durante l&#8217;udienza del processo per l&#8217;attacco contro il cantiere di Chiomonte, del 13<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-30869","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30869","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30869"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30869\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30869"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30869"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30869"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}