{"id":30976,"date":"2014-11-15T15:27:26","date_gmt":"2014-11-15T14:27:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30976"},"modified":"2014-11-15T15:27:26","modified_gmt":"2014-11-15T14:27:26","slug":"da-tor-sapienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/11\/15\/da-tor-sapienza\/","title":{"rendered":"Da Tor Sapienza"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/images6.jpg\" title=\"images6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/images6.jpg\" width=\"398\" height=\"296\" alt=\"images6.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u00abTor Sapienza, esempio di architettura concentrazionaria. Piccolo quartiere disperso nell\u2019immensa periferia romana. Case popolari, edifici disposti ad anello, con un unica via di accesso ed un unico bar come punto di ritrovo. Il centro di prima accoglienza (per minori non accompagnati, richiedenti asilo e misure alternative al carcere minorile) lo hanno piazzato l\u00ec, al centro della discarica sociale costruita trent\u2019anni fa, ma \u00e8 corpo estraneo anche ai codici condivisi del ghetto, unico edificio in qualche modo collegabile allo Stato, altrimenti ritiratosi da questo suo lembo estremo. Un edificio in cui vivono dei poveri considerati privilegiati perch\u00e9 hanno tetto e pasti assicurati.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>\u00c9 in questo luogo, che marted\u00ec scorso dopo un\u2019assemblea pubblica una parte degli abitanti ha protestato contro il centro di accoglienza ed alcuni lo hanno attaccato con bombe carta.<\/em><\/p>\n<p><em><!--more--><br \/>\nIl Centro non ha mai creato particolari problemi a nessuno. Parlando con persone diverse (ospiti, operatori, residenti) non \u00e8 emersa una chiara causa scatenante degli attacchi. Neppure i media abituati a sponsorizzare la guerra etnica, ci hanno detto qual\u2019\u00e8 stata la \u201ccolpa\u201d degli immigrati, se non quella di esistere.<br \/>\nI pochi episodi citati come \u201ccausa scatenante\u201d non coinvolgono gli ospiti del centro: i residenti lo sanno perfettamente. Non si \u00e8 verificata, da quanto abbiamo appurato, una lesione degli interessi criminali di qualche capo-zona, recondita causa di episodi similari.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Cos\u2019\u00e8 successo quindi e perch\u00e9?<br \/>\nCi sembra che il centro di accoglienza sia stato individuato come anello debole, come punto facile da attaccare per rendere visibili le proprie rivendicazioni e sfogare la frustrazione.<br \/>\nDa quanto abbiamo appreso esiste nel quartiere un forte malessere legato alla qualit\u00e0 della vita ed alla mancanza di servizi. Vi \u00e8 una difficile convivenza, nella comune povert\u00e0, degli italiani con gli stranieri residenti in zona, in particolare con il vicino campo nomadi. Vi \u00e8 un evidente dilagare di una sottocultura razzista, malcelata dietro il solito \u201cio non sono razzista ma \u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Esiste poi chi questi attacchi li sta pianificando da tempo. Chi fomenta e incanala l\u2019odio, indirizzandolo contro i poveri tra i poveri. Il tutto palesemente finalizzato al controllo sociale, ad un progetto politico di destra che ricalca modelli che hanno avuto successo in Grecia e Francia.<br \/>\nDietro episodi come questo, che si stanno susseguendo sul territorio romano troviamo sempre gli stessi attori: pezzi del neofascismo e famiglie criminali fanno il lavoro sporco, comitati anti-degrado ed il partito \u201cFratelli d\u2019Italia\u201d si muovono alla luce del sole.<br \/>\n\u00c9 l\u2019anticipo di una campagna elettorale sporca.<br \/>\n\u00c9, inoltre, una battaglia che questi fascisti stanno vincendo nel momento in cui sono riusciti a determinare il terreno dello scontro: quello del degrado e della sicurezza. La sinistra, con la sua aggiunta dose di ipocrisia, insegue sullo stesso piano. Il risultato per i poveri \u00e8 la repressione. Per gli immigrati in particolare, ad ogni sparata di questi \u201ccittadini per l\u2019ordine\u201d, seguono retate, deportazioni nei CIE, espulsioni.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Successivamente al primo assalto, diversi solidali hanno preso contatti con questa realt\u00e0. Si tratta di un quartiere di duemila abitanti con scarsa presenza di compagni, nonostante la zona di Roma est abbia un\u2019alta concentrazione di case occupate, centri sociali, collettivi.<br \/>\nMercoled\u00ec sera, quando tutto sembrava tranquillo, si \u00e8 verificato un secondo attacco. In questo caso si \u00e8 trattato di un\u2019azione pianificata compiuta da non molte persone, capaci di stare in strada e reggere gli scontri. \u00c9 molto probabile che una parte degli assalitori sia venuta dall\u2019esterno del quartiere e che vi fossero fascisti. L\u2019attacco \u00e8 stato violento ed effettuato da pi\u00f9 lati, i ragazzi del centro hanno barricato le porte e lanciato oggetti dalle finestre per impedire l\u2019accesso.<br \/>\nAlcuni solidali con gli immigrati hanno tentato di radunarsi per portare un aiuto, ma sono giunti sul posto quando l\u2019accesso al quartiere era bloccato dalla polizia giunta in forze.<br \/>\nI razzisti hanno vinto questo scontro nel momento in cui hanno fatto assumere all\u2019episodio una dimensione di carattere nazionale, garantendosi il successo del trasferimento della struttura e costruendo un precedente riproducibile a cascata su tutto il territorio. Di questo va preso atto.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Prendendo contatti con il centro, il giorno successivo, ci \u00e8 stato fatto presente come la minaccia di tornare ad incendiare il posto fatta la sera precedente fosse da prendere seriamente. Nel pomeriggio, da parte degli operatori che temevano per l\u2019incolumit\u00e0 degli ospiti, \u00e8 stata fatta una chiamata per intervenire a difesa nell\u2019eventualit\u00e0 di un attacco.<br \/>\nNon nutriamo simpatia per i centri di accoglienza, ma ci sembra interessante sottolineare il fatto che da un\u2019entit\u00e0 legata alle istituzioni sia partito un\u2019 appello verso contesti solidali, informali o antagonisti. Ci sembra che ben simboleggi il ritirarsi dello Stato, di fronte alla crisi, dalle sue diramazioni periferiche.<br \/>\nQuesto territorio abbandonato cos\u2019\u00e8?<br \/>\n\u00c9 certamente un terreno su cui rischia di insediarsi la guerra civile, la barbarie dello scontro etnico. Per qualcuno \u00e8 un terreno sul quale bisogna fare ritornare lo Stato, richiamandolo ai suoi doveri. Ci piace proporre un\u2019altra lettura, pi\u00f9 difficile da concretizzare ma molto pi\u00f9 allettante: quella di un terreno provvisoriamente liberato, sul quale si pu\u00f2 trovare lo spazio per costruire forme di sperimentazione, di autonomia, auto-organizzazione, autogestione. Non chiediamo nulla ma ci riprendiamo quanto lo Stato abbandona retrocedendo.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Alla richiesta di intervento, molti hanno risposto negativamente, anteponendo considerazioni di stampo strategico, che sconsigliavano di intervenire. Insieme ad altri abbiamo risposto all\u2019appello partendo da considerazioni di natura etica. Volevamo dire ai ragazzi, alcuni con alle spalle esperienze traumatiche, che fuori da quelle mura non vi era solo odio contro di loro. Queste persone erano in pericolo, noi potevamo intervenire, quindi lo dovevamo fare.<br \/>\nLe considerazioni strategiche le lasciamo a persone sicuramente pi\u00f9 abili di noi.<br \/>\nSiamo andati in un contesto non facile, con il centro presidiato dalle polizia, ed alcuni dei solidali sono riusciti ad entrare. Il nostri bottino politico consiste nell\u2019accoglienza e nei sorrisi sinceri che abbiamo ricevuto dai ragazzi: siamo contenti cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>All\u2019esterno le voce dell\u2019arrivo dei fasci si sono susseguite senza che i fasci arrivassero. Dall\u2019alto lato della strada si \u00e8 radunato un folto gruppo di persone, visto che siamo stati invitati a parlare ci siamo avvicinati. L\u2019impressione \u00e8 stata quella di trovarsi di fronte la Folla nel senso teorico del termine, con i suoi umori, la sua imprevedibilit\u00e0, la sua plasmabilit\u00e0. Persone che, in fondo, hanno un gran bisogno di parlare e di sfogare il loro disagio. Ci hanno identificai come \u201cquelli dei centri sociali\u201d, che non sanno niente, e che vengono a gettare discredito su di loro. Ci vorrebbe molto tempo per stabilire un dialogo proficuo, abbiamo una forte necessit\u00e0 di capire, oltre ogni lettura ideologica e precostituita.<br \/>\nAbbiamo semplicemente detto di non avere nulla a che spartire con le guardie e questo era l\u2019unico punto d\u2019incontro immediatamente possibile.<br \/>\nParlando della famosa guerra tra poveri, abbiamo chiesto come si potesse prendersela con dei ragazzini e non con i veri responsabili del disagio che non sono certo difficili da individuare. Qualcuno ci ha risposto \u2013 parole letterali \u2013 che il centro \u00e8 solo un capro espiatorio, insomma il posto giusto per fare casino, attirare l\u2019attenzione, farsi dare qualcosa e probabilmente, aggiungiamo noi, fare un piacere a qualcuno che poi si ricorder\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>La notte \u00e8 molto buia in questa via. Nei prossimi giorni arriveranno i politici a farsi fare le foto davanti al trofeo. La guerra sociale, invece, riprende da domani in un punto qualsiasi qua attorno. Chi vuole star sveglio\/a prenda il suo posto.<\/em><br \/>\nRoma 13 11 2014\u00bb<\/p>\n<p>da <a href=\"http:\/\/hurriya.noblogs.org\/\">Hurriya<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTor Sapienza, esempio di architettura concentrazionaria. Piccolo quartiere disperso nell\u2019immensa periferia romana. 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