{"id":30979,"date":"2014-11-17T11:13:36","date_gmt":"2014-11-17T10:13:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30979"},"modified":"2014-11-17T11:13:36","modified_gmt":"2014-11-17T10:13:36","slug":"misure-associative-e-sorveglianza-penale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2014\/11\/17\/misure-associative-e-sorveglianza-penale\/","title":{"rendered":"Misure associative e sorveglianza penale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/6a00d8341ca53353ef0115700e6e99970b.png\" title=\"6a00d8341ca53353ef0115700e6e99970b.png\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/6a00d8341ca53353ef0115700e6e99970b.png\" alt=\"6a00d8341ca53353ef0115700e6e99970b.png\" \/><\/a>Durante i cinque mesi trascorsi dalla <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30579\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">retata del 3 giugno<\/a> abbiamo visto emergere alcuni elementi della strategia della Procura di Torino che inizialmente erano invisibili o semplicemente accennati e che \u2012 carta dopo carta, notifica dopo notifica \u2012 disegnano una strategia giudiziaria ben pi\u00f9 complessa e articolata della semplice equivalenza \u201cpicchetti antisfratto = violenza a pubblico ufficiale\u201d sulla quale si fonda l&#8217;inchiesta e della quale <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30802\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">vi abbiamo gi\u00e0 parlato<\/a>.<br \/>\nOvviamente non possiamo accedere alle <em>disposizioni di servizio<\/em> impartite dalla Procura all&#8217;Ufficio del Gip o ai Giudici del Riesame, ma \u00e8 chiaro che la semplice contestazione di reati specifici numerosi ma, singolarmente presi, tutto sommato di lieve entit\u00e0 non le poteva bastare; aggiungervi un reato associativo sarebbe stata una strada impervia che, a Torino come altrove, ha fruttato quasi solo <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30334\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">brutte figure<\/a> agli inquirenti negli anni passati. Attenzione per\u00f2: ci\u00f2 che si fa uscire dalla porta in sede di mandato di cattura non \u00e8 detto che non lo si possa far rientrare dalla finestra in seguito con gli aggiustamenti del caso.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nA giugno, infatti, il Gip si dilungava molto poco sul contesto organizzativo della lotta contro gli sfratti, a parte qualche richiamo abbastanza generico e impreciso ai \u201cnuclei di base\u201d e ad alcune riflessioni teoriche apparse a suo tempo sull&#8217;argomento, come abbiamo <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30851\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">gi\u00e0 avuto modo di raccontarvi<\/a>. Anche quando si trattava di pesar le responsabilit\u00e0 dei singoli indagati e di graduar la pesantezza delle misure cautelari, in primo piano rimanevano i fatti specifici contestati e i precedenti di ciascuno: anche la divisione, importante nella costruzione dei processi per reati associativi, tra presunti capi e altrettanto presunti gregari \u00e8 sorprendentemente sfumata, quasi buttata l\u00ec, lasciata in un angolo. Solo una volta che gli arresti sono stati effettuati i giudici iniziano ad occuparsi delle relazioni degli imputati tra di loro e con il contesto organizzativo della lotta, e lo fanno con finalit\u00e0 precise.<br \/>\nNel confermare le misure cautelari per gli arrestati venti giorni dopo la retata, il Tribunale del Riesame non ha lamentato pericoli di fuga n\u00e9 pericoli di inquinamento delle prove ma il rischio che questi reiterino, cio\u00e8 compiano nuovamente, i reati che vengono loro addebitati: una volta a piede libero, si dice, questi tornerebbero a far picchetti o, comunque, ad ostacolare il lavoro dei pubblici ufficiali.<br \/>\nA questo punto, per\u00f2, ci\u00f2 che inizialmente era stato lasciato in un angolo diventa centrale: fatti salvi gli imputati gi\u00e0 in carcere per la retata del 9 dicembre precedente per i quali si fan ragionamenti differenti, i \u201cgregari\u201d vengon messi ai domiciliari, mentre quelli che gli inquirenti definiscono \u00ab<em>indubbie guide<\/em>\u00bb <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30913\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">rimangono in carcere<\/a>.<br \/>\nChiusi in casa \u00e8 impossibile partecipare a un picchetto antisfratto e, in generale, si incrociano cos\u00ec pochi pubblici ufficiali che risulterebbe molto difficile far loro violenza o minacciarli; a rigor di logica, la possibilit\u00e0 pratica di reiterare quei reati \u00e8 infinitamente pi\u00f9 grande in carcere, dove i pubblici ufficiali ti circondano da mattina a sera e dove persino per aver cambiata la lampadina del cesso devi ingaggiare discussioni con qualcuno di loro. Il rischio di \u201crecidivanza\u201d che i giudici attribuiscono ai capi ma non ai gregari non sta dunque nella possibilit\u00e0, remotissima ai domiciliari, di prendere a pesci in faccia un ufficiale giudiziario, ma nel fatto che pure chiusi in casa e con tutti i divieti del caso questi non recidano, come dicono i giudici, \u00abi contatti con gli ambienti antagonisti, per i quali costituiscono una indubbia guida\u00bb. Ma se essere \u201cindubbie guide degli ambienti antagonisti\u201d pu\u00f2 essere effettivamente disdicevole per gli imputati, che sappiamo non amano n\u00e9 guidare n\u00e9 essere guidati, non \u00e8 certo un reato, a meno che in quegli stessi \u201cambienti antagonisti\u201d non siano quell&#8217;associazione (a delinquere o sovversiva) che gli inquirenti non han per\u00f2 avuto il coraggio di contestare apertamente.<br \/>\nL&#8217;insistenza della Procura e del Gip nel disporre il divieto di incontro tra gli imputati e di mantenerlo anche ad indagine chiusa \u2012 anche quando, dunque, il pericolo di un eventuale \u201cinquinamento delle prove\u201d ormai era nullo \u2012 ha solo questa stessa chiave di lettura: nella testa dei giudici gli imputati sono membri di una \u201cassociazione\u201d cui continuano a partecipare nonostante siano agli arresti.<br \/>\nIlluminante, in questo senso, \u00e8 la vicenda di quell&#8217;arrestato di giugno andato ai domiciliari con tre mesi e mezzo di ritardo rispetto a quanto avrebbe potuto solo perch\u00e9 Pm e Gip si eran convinti che casa sua fosse una specie di \u201ccovo\u201d del movimento: preoccupazione non solo balzana nel merito, ma del tutto irrilevante se davvero i giudici fossero stati interessati solamente alla sua possibilit\u00e0 di reiterare i reati per i quali \u00e8 indagato e non invece ai suoi rapporti, al suo partecipare ad una lotta che \u00e8 pi\u00f9 ampia e articolata dei picchetti in via di clandestinizzazione.<br \/>\nFiguratevi che il Gip ha disposto l&#8217;ascolto in diretta e la registrazione delle telefonate dal carcere di uno degli arrestati con i suoi figli perch\u00e9 teme&#8230; che i bambini gli passino i coimputati o che comunque tramite loro possa tenersi in contatto con i famigerati \u201cambienti antagonisti\u201d. Qualche settimana prima, sempre il Gip gli aveva negato misure pi\u00f9 leggere perch\u00e9 nei primi mesi passati in prigione non aveva maturato sufficiente \u201crispetto per le autorit\u00e0\u201d, riferendosi probabilmente a qualche rapporto disciplinare guadagnato in carcere e alle sue prese di posizione pubbliche in merito all&#8217;inchiesta. Anche qui, niente a che fare con reati contestati e reiterabili, il centro dell&#8217;attenzione inquisitoriale sono le idee degli imputati, le relazioni che intrattengono tra di loro e con le lotte.<br \/>\nNon contestare il reato associativo ha risparmiato alla Procura la brutta figura del 2010, comportarsi <em>come se fosse stato contestato<\/em> le consente di allungare impunemente le misure cautelari, appesantirne le modalit\u00e0 d&#8217;esecuzione, colpire gli arrestati cercando di isolarli tra di loro e dal contesto di lotta cui sono legati. E quindi minacciar le lotte in quanto tali, smentendo per l&#8217;ennesima volta l&#8217;assunto che Caselli e i suoi soldatini han ripetuto come un mantra, assunto secondo il quale la Procura torinese miri esclusivamente a perseguir fatti delittuosi e non a giudicare idee e movimenti.<br \/>\nLa torsione del diritto ordinario determinata da questa strategia della Procura, fatta propria obbedientemente da Gip e giudici del Riesame, pu\u00f2 dare frutti certi nello spazio limitato di tempo che va dagli arresti all&#8217;apertura del processo; poi il Gip sar\u00e0 fuori gioco e il ruolo stesso del Pm ridimensionato. Nel caso in cui la Corte, aperto il processo, non sia troppo ligia ai suoi ordini, per\u00f2, di nuovo la Procura non si far\u00e0 trovare impreparata: \u00e8 dal giorno degli arresti, difatti, che prepara le contromosse. Da giugno in poi ha preso in mano tutte le inchieste aperte che coinvolgessero i nostri, anche per gli episodi pi\u00f9 marginali, e ne ha chiuse in fretta e furia il  pi\u00f9 possibile; dopo di che \u2012 forte dei processi in corso, dei precedenti di ciascuno e di questo bel mucchio di inchieste chiuse oramai pronte a trasformarsi in richieste di rinvio a giudizio \u2012 ha proposto quattro degli arrestati per la misura di prevenzione della Sorveglianza speciale con obbligo di dimora a Torino per 4 anni.<br \/>\nSe nel 2009 era stata la Questura a candidare <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=23573\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">due redattori di Macerie<\/a> alla Sorveglianza speciale, e con risultati tutto sommato <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=23803\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scarsi<\/a>, questa volta \u00e8 affare tutto interno al Tribunale, organico alla strategia della Procura, e ha quindi ottime possibilit\u00e0 di andare in porto. Se questo dovesse succedere, una volta usciti dal carcere e poi dai domiciliari, ai nostri sarebbe vietata non solo ogni partecipazione alle lotte ma pure la frequentazione dei compagni e, in generale, di una parte consistente della gente dei quartieri dove vivono.<br \/>\nCome sapete, la Sorveglianza speciale non mira a punire reati gi\u00e0 compiuti ma a prevenirne di nuovi, per cui chi vi \u00e8 sottoposto deve rispettare una lunga lista di prescrizioni studiate per allontanarlo da ogni tentazione. Non pu\u00f2 uscir di casa la notte o uscire di citt\u00e0; non pu\u00f2 partecipare a pubblici assembramenti o frequentar locali di dubbia fama; non pu\u00f2 frequentar pregiudicati o altri sorvegliati, cosa non sempre semplice a Porta Palazzo o in Barriera di Milano. Per render l&#8217;idea: durante la loro breve esperienza di Sorvegliati speciali nel 2009, i redattori di Macerie eran stati denunciati uno per essersi fermato in strada a guardar passare un corteo, e l&#8217;altro per aver assistito ad un processo altrui. Se la violazione di queste prescrizioni comporta sempre denunce e processi, in alcuni casi \u00e8 consentito l&#8217;arresto preventivo. In pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 una lunga lista di reati \u2012 che si apre, ironia della sorte, proprio con la violenza a pubblico ufficiale \u2012 che, se commessi da sorvegliati, comportano pene fortemente aumentate e soprattutto permettono alla polizia arresti fuori flagranza altrimenti non consentiti. Per controllare che i sorvegliati righino diritto, poi, la Procura pu\u00f2 disporre di intercettarne le telefonate e le mail.<br \/>\nCiliegina sulla torta: la normativa sulle misure di prevenzione, completamente riformata nel 2011, quando si tratta di punire la violazione delle prescrizioni della Sorveglianza speciale o di perseguire i delitti commessi dai sorvegliati prevede pure che si aggiunga alla denuncia o all&#8217;arresto una qualche misura di sicurezza, la Libert\u00e0 vigilata quando va bene, la Casa di lavoro o la Colonia agricola quando va male.<br \/>\nTanto per esser chiari: se sei sotto sorveglianza, e pure se lo eri fino a meno di tre anni prima, partecipare a un picchetto antisfratto potrebbe costarti&#8230; i lavori forzati.<br \/>\nTentiamo un riassunto allora. Oltre alla messa fuorilegge dei picchetti antisfratto, la Procura ha disposto una gestione delle misure cautelari che simuli, per quanto possibile, quella prevista nei reati associativi e che divida, di fatto, gli imputati in supposti <em>leader<\/em> e in gregari; quindi sulla base di questa divisione, alcuni vengono candidati alla Sorveglianza speciale per interrompere drasticamente la loro partecipazione alle lotte, indipendentemente dall&#8217;esito del processo e facendo forza sulla minaccia di applicare le peggiori misure di sicurezza, e spaventare tutti gli altri. Il quadro si completa con la pratica del <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=29712\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cbando\u201d<\/a>, che l&#8217;anno passato aveva colpito molti compagni costringendoli fuori Torino e che non sappiamo se e come verr\u00e0 riproposta.<br \/>\nDa questa prospettiva, \u00e8 il \u201cbando\u201d ad essere una misura veramente preventiva, mentre la Sorveglianza speciale di preventivo non ha che il nome: \u00e8 la pena accessoria, in realt\u00e0, per chi \u00e8 sospettato di partecipare ad una \u201cassociazione\u201d che, non trovando un riscontro adeguato nel codice penale, non pu\u00f2 essere contestata. \u00c8 la risposta \u2012 approssimativa, sperimentale e tutta torinese \u2012 alla assenza di un reato associativo che fotografi in maniera soddisfacente i modi di organizzarsi e di partecipare alle lotte sociali degli anarchici.<br \/>\nQuesto \u00e8 quanto ci \u00e8 parso di poter leggere in questi cinque mesi della strategia della Procura; nei mesi che verranno vedremo se ci \u00e8 sfuggito qualcosa, e ve ne diremo di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante i cinque mesi trascorsi dalla retata del 3 giugno abbiamo visto emergere alcuni elementi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-30979","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30979","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30979"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30979\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}