{"id":31303,"date":"2015-05-04T23:09:02","date_gmt":"2015-05-04T22:09:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31303"},"modified":"2015-05-04T23:09:02","modified_gmt":"2015-05-04T22:09:02","slug":"consigli-di-lettura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2015\/05\/04\/consigli-di-lettura\/","title":{"rendered":"Consigli di lettura \/ 1"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/lotte-intermedie-e-insurrez_imm.jpg\" title=\"lotte-intermedie-e-insurrez_imm.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/lotte-intermedie-e-insurrez_imm.jpg\" alt=\"lotte-intermedie-e-insurrez_imm.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Un po&#8217; per aiutare chi volesse partecipare alla discussione che si terr\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31279\">fra qualche giorno all&#8217;Asilo occupato<\/a>, un po&#8217; per dissuadere chi volesse venire invece a parlar d&#8217;altro, vi ricopiamo qui sotto alcuni passi che trattano di insurrezione, lotte intermedie e &#8220;nuclei autonomi di base&#8221;. Sono tutti tratti da testi di Alfredo M. Bonanno, che gioved\u00ec sar\u00e0 insieme a noi a discuter proprio di questi temi, e sono contenuti tutti in volumi editi dalle <a href=\"http:\/\/www.edizionianarchismo.net\/\">Edizioni Anarchismo<\/a>.\u00a0 Buona lettura e a gioved\u00ec.<!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00ab<em>Il nostro compito di anarchici, la nostra preoccupazione principale, il nostro desiderio pi\u00f9 grande \u00e8 quello di vedere realizzata la rivoluzione sociale: terribile sconvolgimento di uomini e di istituzioni, capace finalmente di porre fine allo sfruttamento e di instaurare il regno della giustizia.<br \/>\nPer noi anarchici la rivoluzione \u00e8 la nostra guida, il nostro punto di riferimento costante, qualsiasi cosa facciamo, di qualsiasi problema ci occupiamo. Non sar\u00e0 possibile l&#8217;anarchia, che vogliamo tutti, senza il doloroso passaggio rivoluzionario. Se non vogliamo trasformare l&#8217;anarchia in un inutile sogno dobbiamo lottare per distruggere con la rivoluzione lo Stato e gli sfruttatori.<br \/>\nMa la rivoluzione non \u00e8 un mito ideale da utilizzarsi come semplice riferimento. Proprio perch\u00e9 \u00e8 un fatto concreto essa deve essere costruita giorno per giorno, anche con tentativi pi\u00f9 modesti che non hanno tutte le caratteristiche liberatorie della rivoluzione sociale vera e propria. Questi tentativi pi\u00f9 modesti sono le insurrezioni. In esse il movimento di sollevazione delle minoranze pi\u00f9 sfruttate e delle minoranze pi\u00f9 sensibilizzate politicamente apre la strada alla possibile sollevazione di sempre pi\u00f9 ampi strati di sfruttati, in un flusso di ribellione che pu\u00f2 anche sboccare nella rivoluzione, ma pu\u00f2 anche concludersi nell&#8217;instaurazione di un nuovo potere o in una riconferma sanguinosa del vecchio. In questo caso, pur essendosi presentata l&#8217;insurrezione come sollevazione liberatoria, essa si \u00e8 amaramente conclusa con un ripristino del dominio statale e padronale. Nessuna contraddizione in ci\u00f2. Si tratta del naturale svolgersi delle cose. L&#8217;insurrezione \u00e8 l&#8217;elemento indispensabile della rivoluzione, senza di essa, senza una serie lunga e dolorosa di insurrezioni non ci sar\u00e0 rivoluzione e il potere regner\u00e0 indisturbato nel pieno delle sue forze. Lo scoraggiamento non fa per noi. Ancora una volta, ottusamente, ci prepariamo e lottiamo per l&#8217;insurrezione che verr\u00e0, piccolo pezzo del futuro grande mosaico della rivoluzione.<br \/>\nCerto, il capitalismo ha profonde contraddizioni che lo spingono verso processi di aggiustamento e di evoluzione, proprio allo scopo di evitare le crisi periodiche da cui \u00e8 afflitto; ma non possiamo cullarci nell&#8217;attesa di queste crisi. Quando esse si verificheranno saranno le benvenute se risponderanno ai requisiti di elementi acceleratori del processo insurrezionale. Da parte nostra, nel frattempo, ci prepariamo e prepariamo le masse sfruttate all&#8217;insurrezione.<br \/>\nIn questo senso riteniamo che i tempi sono sempre maturi per la prossima insurrezione. Meglio un&#8217;insurrezione fallita che cento tentennamenti che fanno fallire cento occasioni da cui sarebbe potuta scaturire la rivoluzione definitiva. Siamo quindi contrari a coloro che dicono che le recenti batoste del movimento rivoluzionario ci dovrebbero fare riflettere e ci dovrebbero far concludere per una maggiore prudenza. Riteniamo che il tempo delle insurrezioni sia venuto, proprio perch\u00e9 \u00e8 sempre tempo di battersi mentre l&#8217;attesa torna solo utile al capitale.<br \/>\nPreparare l&#8217;insurrezione significa preparare le condizioni soggettive (personali e materiali) che consentono ad una minoranza anarchica specifica di creare le circostanze indispensabili allo sviluppo del processo insurrezionale. Se l&#8217;insurrezione \u00e8 fenomeno di massa per cui, in caso contrario, rischia di abortire subito, il suo inizio \u00e8 sempre il risultato dell&#8217;azione di una minoranza decisa, di un pugno di coraggiosi che attacca i punti pi\u00f9 significativi dell&#8217;obiettivo parziale da raggiungere.<br \/>\nDobbiamo essere molto chiari. I compiti della lotta anarchica contro il potere possono variare molto, ma tutti &#8211; a nostro avviso &#8211; devono dirigersi coerentemente a preparare l&#8217;insurrezione.<\/em>\u00bb [&#8230;]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00ab<em>Quando parliamo di <\/em>insurrezione<em> teniamo ovviamente conto di una &#8220;logica&#8221; che regge il comportamento insurrezionale, cio\u00e8 parliamo di un metodo di intervento nella realt\u00e0 delle lotte. Con ci\u00f2 \u00e8 chiaro che non ci riferiamo a questo o quel modello del passato.<br \/>\nInsurrezione non sono le barricate nelle strade e il popolo in armi. 0, almeno, non sono solo quello.<br \/>\nQuando il popolo insorge spontaneamente perch\u00e9 ha raggiunto il limite di intollerabilit\u00e0 della sua situazione di sfruttamento, si verificano fatti visibili: scontri nelle strade, attacchi contro la polizia, distruzione di simboli del capitale (banche, gioiellerie, negozi, ecc.). Ma queste spontanee manifestazioni di violenza popolare colgono di regola impreparati gli anarchici, i quali restano sorpresi del fatto che l&#8217;apatia di ieri si trasformi improvvisamente nella rabbia di oggi.<br \/>\nNon intendiamo parlare di questa situazione di sorpresa o della eventuale partecipazione degli anarchici ad un fatto del genere.<br \/>\nPer questo facciamo una differenza precisa tra sommossa e insurrezione.<br \/>\nPrendiamo la sommossa di Brixton, a Londra, di qualche anno fa: gli anarchici c&#8217;erano, ma non erano, n\u00e9 potevano, essere protagonisti della sommossa, n\u00e9, tanto meno, svilupparla in una insurrezione nel senso prospettato in questo libro. Gli avvenimenti li avevano colti di sorpresa. I negri erano insorti per motivi apparentemente semplici ma che covavano da tempo sotto le ceneri. La partecipazione degli anarchici diventava quindi semplice adeguamento, essi erano &#8220;ospiti&#8221; di una situazione potenzialmente insurrezionale che non trovava sbocco verso sviluppi pi\u00f9 concreti. In altre parole gli anarchici si trovavano ad agire senza essere in grado di seguire una <\/em>logica insurrezionale<em>.<br \/>\nGettare occasionalmente un mattone contro la polizia non \u00e8 certo il modo migliore per un rivoluzionario cosciente di partecipare ad un&#8217;insurrezione. In pratica quel mattone significa la sua accettazione di una situazione di fatto che non ha contribuito a determinare e che richiede, anzi impone, che vengano lanciati mattoni contro la polizia.<br \/>\nLa logica insurrezionale capovolge l&#8217;intervento. I compagni che l&#8217;applicano non si limitano ad individuare le situazioni di tensione sociale e non si limitano a spingere genericamente la gente a ribellarsi, vanno oltre, propongono un&#8217;organizzazione della rivolta.<br \/>\nEcco, su questo argomento bisogna intendersi bene.<br \/>\nL&#8217;organizzazione proposta deve essere di tipo aggregativo (gruppo di sostegno e di denuncia, lega contro la repressione, associazione per il diritto alla casa, gruppo antinucleare, lega astensionista contro le elezioni, ecc.), non pu\u00f2 essere un gruppo specifico anarchico. Per qual motivo, difatti, la gente dovrebbe aderire ad un gruppo anarchico per organizzare e partecipare ad una lotta?<br \/>\nLa partecipazione degli sfruttati a questo tipo di strutture pu\u00f2 anche essere notevole e ci\u00f2 dipende dal lavoro che i compagni anarchici, presenti all&#8217;interno delle strutture, riusciranno a fare: volantini, giornali, manifesti, opuscoli, dibattiti, conferenze, comizi, ecc.<br \/>\nLe azioni che l&#8217;organizzazione cos\u00ec costituita decider\u00e0 di intraprendere saranno, via via, pi\u00f9 significative in relazione sia all&#8217;andamento della lotta, sia al peso organizzativo raggiunto dalla struttura, sia al numero dei partecipanti, sia al&#8217; genere di reazione repressiva che si metter\u00e0 in moto.<br \/>\nLa scelta delle varie azioni: manifestazione, corteo autorizzato, corteo non autorizzato, sit-in, occupazione di un edificio pubblico, blocco di una strada o di un quartiere, occupazione di una fabbrica, difesa del territorio occupato, attacco contro gli interventi repressivi, ecc., questa scelta, dipende dalle decisioni che verranno prese in assemblea &#8211; all&#8217;interno della organizzazione stessa &#8211; ma con la presenza attiva degli anarchici. Cos\u00ec lo svolgimento della lotta vedr\u00e0 sempre al suo interno l&#8217;azione di una minoranza specifica attiva.<br \/>\nCerto non si \u00e8 sicuri di nulla. Non si tratta di un controllo politico, ma di una semplice stimolazione pratica. I compagni anarchici saranno presenti nella lotta allo stesso titolo degli altri e non avranno un peso particolare nelle decisioni da prendere. Per\u00f2 potranno far valere gli aspetti pratici dei loro suggerimenti che devono comunque essere <\/em>adeguati <em>alla realt\u00e0 dello scontro.<br \/>\nPer aversi un lavoro che rientri nella logica insurrezionale occorre che la spinta alla rivolta sia precisa, non astrattamente generica, e che sia anche possibile, cio\u00e8 realizzabile dalla gente.<br \/>\nOccorre quindi che la lotta sia sentita e che le proposte dei compagni, all&#8217;interno della struttura organizzata, siano adeguate alla disponibilit\u00e0 di lotta della gente ed in grado di dare, di volta in volta, indicazioni sempre pi\u00f9 avanzate.<br \/>\nUn&#8217;indicazione non adeguata per difetto in quanto troppo timorosa o arretrata, viene scartata dalla gente considerata ostacolo allo sviluppo della lotta e tradimento dei propri sentimenti di ribellione o delle proprie necessit\u00e0. Un&#8217;indicazione troppo avanzata, velleitaria e staccata dalla realt\u00e0 dello scontro, viene considerata impossibile, pericolosa e controproducente, per cui la gente si ritrae paurosa di venire coinvolta in chiss\u00e0 quali raggiri.<br \/>\nIn questo modo i compagni anarchici che operano all&#8217;interno della struttura hanno modo di potere misurare la propria azione stessa, essendo obbligati a seguire le indicazioni che provengono dalla gente e scegliendo solo azioni che risultino possibili e comprensibili.<br \/>\nLa spinta verso l&#8217;insurrezione avviene quindi dentro i limiti della ribellione che si sta diffondendo e non \u00e8 un&#8217;astratta costruzione di un gruppo minoritario.<br \/>\nQuando parliamo di metodo e di logica insurrezionali intendiamo esattamente ci\u00f2. Intendiamo il rifiuto di una logica sindacalista, di difesa di diritti ottenuti, di ricerca di una crescita quantitativa per poi fare qualcosa, poi, in un secondo tempo.<br \/>\nLe strutture organizzative che proponiamo non nascono nella logica resistenziale, tipica del sindacalismo di ogni tipo. Non sono gruppi corporativi per la difesa di interessi di categoria.<br \/>\nSi tratta di strutture minime di aggregazione per convogliare gli sfruttati verso un determinato obiettivo di lotta. Elementi di coesione attraverso i quali mettersi d&#8217;accordo su cosa fare per organizzare meglio la lotta, per stimolare l&#8217;istinto di ribellione della gente e trasformarlo in insurrezione quanto pi\u00f9 possibile cosciente.<br \/>\nPer tutti questi motivi il gruppo di compagni anarchici interno alla struttura organizzata non pu\u00f2 trasformarsi in un gruppo minoritario guida o in una minoranza di potere. Esso, infatti, \u00e8 obbligato a seguire le condizioni dello scontro, non pu\u00f2 appoggiarsi sulla crescita quantitativa all&#8217;infinito del gruppo stesso, non ha la possibilit\u00e0 di proporre azioni semplicemente difensiviste, \u00e8 costretto a spingere verso una serie di azioni sempre pi\u00f9 avanzate che, se da un lato possono condurre all&#8217;insurrezione e quindi a livelli di scontro sempre pi\u00f9 alti e a risultati non facilmente prevedibili, dall&#8217;altro conducono pure all&#8217;inevitabile distruzione della struttura organizzativa di base e pertanto al dissolvimento della funzione svolta dal gruppo di compagni che tornano cos\u00ec alla loro attivit\u00e0 precedente.<br \/>\nQueste proposizioni non sono facili a capirsi e possono dare spazio ad equivoci. Per questo motivo riteniamo di grande importanza il massimo approfondimento teorico possibile.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p align=\"right\">da <em>Teoria e pratica dell&#8217;insurrezione<\/em>, 1984<\/p>\n<p align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>La partecipazione delle masse \u00e8 quindi l&#8217;elemento fondante del progetto insurrezionale e, partendo quest&#8217;ultimo dalla condizione di affinit\u00e0 dei singoli gruppi anarchici che vi partecipano, \u00e8 anche elemento fondante di questa affinit\u00e0 stessa, la quale resterebbe povera camaraderie d&#8217; \u00e9lite se circoscritta alla reciproca ricerca di una pi\u00f9 approfondita conoscenza personale fra compagni.<br \/>\nSarebbe per\u00f2 un controsenso pensare di fare diventare anarchica la gente suggerendo di entrare nei nostri gruppi allo scopo di affrontare la lotta in modo anarchico.<br \/>\nSarebbe non solo un controsenso, ma una orribile forzatura ideologica e sconvolgerebbe tutto il significato dei gruppi d&#8217;affinit\u00e0 e della eventuale organizzazione informale nata per affrontare l&#8217;attacco repressivo che in un certo momento, in un dato territorio, una parte pi\u00f9 o meno consistente degli esclusi subisce da parte del potere.<br \/>\nDovendosi per\u00f2 creare delle strutture organizzative capaci di raggruppare gli esclusi in modo da cominciare gli attacchi contro la repressione, ecco la necessit\u00e0 di dare vita ai nuclei autonomi di base, che ovviamente possono prendere qualsiasi altro nome che indichi il concetto di autorganizzazione.<br \/>\nEccoci quindi al punto centrale del progetto insurrezionale: la costituzione dei nuclei autonomi di base (per comodit\u00e0 accettiamo qui questo termine).<br \/>\nLa loro caratteristica essenziale, visibile e comprensibile immediatamente, \u00e8 che vi fanno parte anarchici e non anarchici.<br \/>\nMa sono altri i punti di pi\u00f9 difficile comprensione, e che nelle pochissime occasioni di sperimentazione pratica si sono rivelati fonte di non pochi equivoci. Primo fra tutti il loro essere strutture di tipo quantitativo. Se essi sono strutture di questo tipo, e di fatto lo sono, si deve chiarire che hanno una caratteristica particolare. Sono veri e propri punti di riferimento, non luoghi fissi dove la gente si conta e quindi dove occorre mettere in atto tutte quelle procedure che rendono possibile la persistenza aggregativa nel tempo (tesseramento, versamento di una quota partecipativa, fornitura di servizi, ecc.). Poich\u00e9 i nuclei autonomi di base hanno soltanto lo scopo della lotta essi funzionano come un vero e proprio polmone nella sua funzione respiratoria; si ingrossano nel momento in cui la lotta si intensifica e si riducono quando la lotta si affievolisce per tornare a ingrossarsi al momento del prossimo scontro. Nei punti morti, fra un impegno e l&#8217;altro &#8211; e qui per impegno s&#8217;intende qualsiasi momento di lotta, anche la distribuzione di un semplice volantino, la partecipazione ad un comizio, ma anche l&#8217;occupazione di uno stabile o il sabotaggio di uno strumento del potere &#8211; il nucleo rimane come riferimento zonale, come segno di una presenza organizzativa informale.<br \/>\nPensare possibile una crescita quantitativa stabile dei nuclei autonomi di base significa trasformarli in organismi parasindacali, cio\u00e8 qualcosa di simile ai Cobas, che difendono i diritti dei lavoratori dei diversi settori produttivi, proponendosi un ampio raggio di interventi difensivi e rivendicativi a favore dei propri rappresentati, con la conseguenza che pi\u00f9 alto \u00e8 il numero delle deleghe, pi\u00f9 forte \u00e8 la voce dell&#8217;organismo che propone la rivendicazione. Il nucleo autonomo di base non ha nulla di tutto questo. Non propone una lotta rivendicativa col metodo delle richieste e della delega, non propone una protesta su obiettivi generici che possono andare dalla difesa del posto di lavoro, all&#8217;aumento del salario, alla tutela della salute nelle fabbriche, ecc. Il nucleo di base nasce e muore col suo unico obiettivo individuato al momento di dare inizio alla lotta; obiettivo che in se stesso pu\u00f2 anche avere natura rivendicativa, ma non viene cercato col metodo rappresentativo della delega; bens\u00ec col metodo diretto della lotta immediata, dell&#8217;attacco permanente e senza preavviso, del rifiuto di qualsiasi forza politica che pretende rappresentare qualcuno o qualcosa.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Gli aderenti ai nuclei di base non possono quindi legittimamente aspettarsi un sostegno plurimo, coprente una fascia ampia dei loro bisogni, devono capire che non si tratta di un sostegno parasindacale, ma di uno strumento di lotta contro un obiettivo preciso e che resta valido, come strumento, solo se mantiene inalterata la decisione iniziale di fare ricorso soltanto ai metodi di lotta insurrezionali di cui si \u00e8 detto. La partecipazione ai nuclei \u00e8 quindi assolutamente spontanea non potendo essere sollecitata, o consigliata, da benefici qual si voglia che non siano quelli specifici ed esclusivi di una maggiore forza e organizzazione nel raggiungimento dell&#8217;obiettivo di attacco che, tutti insieme, ci si era prefisso. \u00c8 quindi pi\u00f9 che logico aspettarsi che questi organismi non raggiungeranno mai una composizione quantitativa elevata e tanto meno stabile. Quando ci si prepara alla lotta sono sempre pochi coloro che vedono l&#8217;obiettivo da raggiungere, lo condividono e, in pi\u00f9, sono disposti a mettersi a rischio. Quando la lotta inizia, e si hanno i primi risultati, anche i tentennanti e i deboli sono invogliati a partecipare, ed ecco che il nucleo s&#8217;ingrossa; per vedere poi la sparizione di questi partecipanti dell&#8217;ultima ora, fatto di per s\u00e9 del tutto fisiologico che non deve impressionare negativamente, o avallare un giudizio negativo su questo strumento specifico di organizzazione di massa.<br \/>\nAltro punto di incerta comprensione \u00e8 la limitata vita del nucleo autonomo di base, limitata al raggiungimento (o all&#8217;accordo comune su di una impossibilit\u00e0 di raggiungimento) dell&#8217;obiettivo prefissato. Molti si chiedono: se i nuclei funzionano &#8220;anche&#8221; come punti di raggruppamento, perch\u00e9 non lasciarli in vita per un altro possibile utilizzo futuro, diverso da quello in atto? La risposta \u00e8 ancora una volta legata al concetto di &#8220;informalit\u00e0&#8221;. Ogni struttura che persiste nel tempo al di l\u00e0 dello scopo che l&#8217;ha vista nascere, se per sua condizione essenziale di esistenza aveva quello scopo e non una generica difesa ad ampio raggio di coloro che vi partecipano, involve prima o poi verso una struttura stabile che capovolge lo scopo iniziale in quello nuovo, e apparentemente legittimo, di una crescita quantitativa, di un irrobustimento per meglio raggiungere una molteplicit\u00e0 di scopi, tutti ugualmente interessanti e che non mancheranno di presentarsi all&#8217;orizzonte nebuloso degli esclusi. Parallelamente al radicarsi della struttura informale in una sua nuova forma stabile, si troveranno gli individui adatti che gestiranno questa struttura; sempre quelli, i pi\u00f9 capaci, con maggiore tempo a disposizione, insomma; prima o poi il cerchio si chiuder\u00e0 attorno ad una struttura; sedicente rivoluzionaria e anche anarchica; la quale avr\u00e0 per\u00f2 scoperto cos\u00ec il suo vero e unico scopo: la propria sopravvivenza. Anche la forma pi\u00f9 rarefatta di potere, quale \u00e8 appunto quella che stiamo vedendo formarsi nella &#8220;stabilit\u00e0&#8221; di una struttura organizzativa, sia pure anarchica e rivoluzionaria, attira moltissimo, naturalmente tutti compagni in buona fede, tutti desiderosi di fare il bene del popolo, e di questo passo, ecc. ecc.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p align=\"right\">da Introduzione a <em>Anarchismo insurrezionalista<\/em>, 1999<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un po&#8217; per aiutare chi volesse partecipare alla discussione che si terr\u00e0 fra qualche giorno<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-31303","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31303","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31303"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31303\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31303"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31303"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31303"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}