{"id":31581,"date":"2015-10-20T06:53:46","date_gmt":"2015-10-20T05:53:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31581"},"modified":"2015-10-20T06:53:46","modified_gmt":"2015-10-20T05:53:46","slug":"cosi-lontano-cosi-vicino-dalle-poor-doors-al-social-housing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2015\/10\/20\/cosi-lontano-cosi-vicino-dalle-poor-doors-al-social-housing\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec lontano, cos\u00ec vicino: dalle Poor doors al Social Housing"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/102264640-cereal_cafe1910x1000-1.jpg\" title=\"102264640-cereal_cafe1910x1000.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/enhanced-8127-1432284574-17.jpg\" title=\"enhanced-8127-1432284574-17.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/enhanced-8127-1432284574-17.jpg\" alt=\"enhanced-8127-1432284574-17.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Input londinesi <\/strong><\/p>\n<p>Sabato 26 settembre nel quartiere londinese di Shoreditch un corteo dichiaratamente anti-gentrification ha imbrattato e frantumato le vetrine di alcune agenzie immobiliari e di una piccola caffetteria della zona. I collegamenti tra i processi di riqualificazione urbana e le agenzie immobiliari sono sufficientemente palesi da non richiedere grosse spiegazioni. Ci\u00f2 che ha destato l&#8217;interesse mediatico, non solo oltre Manica, \u00e8 stata la scelta da parte dei manifestanti di colpire quello che i giornali chiamano &#8220;un piccolo business indipendente&#8221;. <em>Cereal Killer<\/em>, l&#8217;attivit\u00e0 in questione, \u00e8 un bar in cui si servono scodelle di cereali e latte al modico prezzo di 4,50 pounds, tutto ci\u00f2 in una zona dove il reddito medio annuo non supera le undicimila sterline. Risulta chiaro che la sua presenza \u00e8 contemporaneamente aliena alle condizioni di vita della popolazione residente e una testa di ponte della rivalorizzazione di strade e case della <em>working class<\/em>.<\/p>\n<p>Sorvolando &#8211; ma non troppo &#8211; sugli intenti esplicitati dagli organizzatori della <em>Fuck Parade<\/em>, l&#8217;azione ai nostri occhi risulta interessante perch\u00e9 potrebbe innescare un dibattito molto pi\u00f9 fertile della <a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/commentisfree\/2015\/sep\/27\/hipster-cereal-killer-cafe-gentrification-east-end\">canea<em> liberal<\/em><\/a> uscita sulla carta stampata e su quella pixelata. Questo dibattito riguarda la composizione sociale e la possibile opposizione di classe nei quartieri che subiscono i nuovi investimenti del capitale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Come avrete modo di ascoltare nell&#8217;intervista a una compagna residente nei quartieri di East London, andata in onda su Radio Blackout durante la trasmissione <em>Macerie su Macerie<\/em>, la situazione locale non si esaurisce nella descrizione cronachistica di quella giornata. Ci\u00f2 che vorremmo riuscire a mettere in evidenza a partire da questa chiaccherata \u00e8 come determinati processi di una citt\u00e0 all&#8217;avanguardia come Londra possano darci informazioni utili per il futuro delle nostre strade.<\/p>\n[audio:https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/intervista-erika-londra-2-ottobre-2015.mp3]\n<p><!--more-->Dall&#8217;intervista traspare la feroce valorizzazione della propriet\u00e0 immobiliare in atto che si manifesta attraverso la costruzione di un immaginario culturale specifico della citt\u00e0, che tuttavia non riguarda solo l&#8217;ambiente urbano ma che tende a voler plasmare secondo nuovi codici economico-morali la societ\u00e0 tutta.<\/p>\n<p>L&#8217;affresco che si \u00e8 provato a dare, seppur con poche pennellate rispetto alla complessit\u00e0 e all&#8217;ingenza dei fenomeni, \u00e8 quantomai chiaro: in molte zone periferiche londinesi i proletari vengono cacciati in massa dai palazzi-blocco per lasciare posto al rinnovamento urbano. E seppur sono in molti a organizzarsi per resistere agli sfratti, faccia pi\u00f9 evidente del cambiamento, \u00e8 comunque necessario pensare a come opporsi in maniera efficace agli aspetti pi\u00f9 indiretti dell&#8217;ostilit\u00e0 costruita attraverso gli spazi urbani. Chi \u00e8 costretto ad andare via coercitivamente o per via dei costi in aumento, dovrebbe iniziare a fare occhio a quali siano i segni che precedono l&#8217;arrivo di una brutta aria. Il moltiplicarsi di localini cosiddetti hipster, in quest&#8217;ottica, \u00e8 solo il sintomo di una trasformazione pi\u00f9 profonda che affonda le sue radici nella costruzione di un governo complessivo della popolazione. Con questo non si vuole sminuire il ruolo che certe attivit\u00e0, seppur  piccole come <em>Cereal Killer<\/em>, hanno nel costruire l&#8217;attrattivit\u00e0 di un  quartiere, nel fare delle pi\u00f9 intime abitudini come la colazione con infimi cereali un esoso marketing, nel promuovere uno stile di vita che \u00e8 un modo di vivere la citt\u00e0, di plasmarla attraverso nuove frontiere economiche. Anzi. La responsabilit\u00e0 materiale di luoghi come questi \u00e8 pi\u00f9 rilevante se li si osserva con una lente pi\u00f9 ampia, in grado di inserirli all&#8217;interno della pianificazione sempre pi\u00f9 sofisticata di come si deve vivere la citt\u00e0.<\/p>\n<p>In questa prospettiva la centralit\u00e0 delle ricerche antropologiche, urbanistiche, e sociologiche sul tema dell&#8217;abitare hanno il ruolo strategico di studi preliminari all&#8217;economia, intesa come rimessa in funzione dell&#8217;insieme dei meccanismi di accumulazione che costituiscono il corpus urbano. E se cacciare\u00a0 in massa le persone dai quartieri in via di reinvestimento sembra ormai la prassi di tutte le citt\u00e0, molto pi\u00f9 interessante per le ricerche sull&#8217;<em>Housing<\/em> \u00e8 la gestione di quella parte di popolazione povera che, in piccole e selezionate dosi, serve anche nelle aree riqualificate.<\/p>\n<p>Topico in questo senso \u00e8 l&#8217;esempio riportatoci nella chiaccherata radiofonica delle <em>Poor Doors. <\/em>Stiamo parlando di nuovi edifici eco-sostenibili in quartieri centrali o in rivalutazione, in cui vengono realizzati due ingressi separati, uno principale che si affaccia sulla<em> street <\/em>e che d\u00e0 accesso alle abitazioni di prestigio, e uno nelle retrovie, destinato a delle case a canone calmierato. Si rende cos\u00ec palese che il processo di <em>gentrification <\/em>non si esaurisce <em>tout court<\/em> con la cacciata in massa degli incompatibili con le nuove tendenze dell&#8217;economia urbana, ma esso funziona soprattutto come un sistema sofisticato di filtraggio che va a pescare anche nelle classi sociali pi\u00f9 povere perch\u00e9, al di l\u00e0 della retorica sull&#8217;immaterialit\u00e0 economica della citt\u00e0 oggi, anche i quartieri ripuliti necessitano di mano d&#8217;opera pi\u00f9 o meno spicciola che viva nelle vicinanze. Certo, solo quella strettamente necessaria e che non costituisca una fetta importante della popolazione e che soprattutto, come ci insegnano le doppie-porte, non sia visibile quanto piuttosto controllabile,\u00a0<span class=\"st\"> <em>pr\u00eat-\u00e0<\/em>&#8211;<em>porter.\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/20140910-d105.jpg\" title=\"20140910-d105.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/20140910-d105.jpg\" alt=\"20140910-d105.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 risulta cos\u00ec facile il collegamento tra le <em>Poor doors<\/em> londinesi, in cui l&#8217;aspetto sociale dell&#8217;iniziativa privata va di pari passo con forme di segregazione e disciplinamento, e il significato profondo &#8211; sicuramente meno immediato &#8211; dei progetti di <em>Social Housing<\/em> a Torino. L&#8217;anno scorso vi abbiamo parlato di <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31002\">uno di questi<\/a>,  voluto dalla Compagnia San Paolo in Piazza della Repubblica, cercando  di capire in che modo un posto come quello non fosse un semplice  investimento immobiliare e ancor meno un\u2019incondizionata opera di  caritatismo. Infatti la selezione delle persone a rischio povert\u00e0  beneficiarie di quel determinato progetto d\u00e0 ragione alle considerazioni sulla riqualificazione come bonifica di un determinato territorio dalla popolazione indigena, nella sua quasi totalit\u00e0 non integrabile, e &#8211; come ci suggeriscono da Londra &#8211; come &#8220;decantazione&#8221;, in cui alcuni gruppi di persone rientrano nel processo di inclusione.<\/p>\n<p>Dopo <em>LuoghiComuni<\/em>, ci troviamo ora a cercare di capire il possibile  impatto territoriale di una nuova residenza \u201csocial\u201d, in cui lo zampino  della felina San Paolo fa presuporre che in palio, in termini di  profitto, ci sia ben pi\u00f9 che un pezzo di lardo.<\/p>\n<p><strong>Il caso di Vivo al Venti<\/strong><\/p>\n<p>A chi \u00e8 solito passare a Porta Palazzo risulta evidente che da qualche tempo l\u2019architettura della zona sembra creare delle forti contraddizioni ambientali: sulle strade attraversate dai soliti e affaticati trasportatori di bancali s&#8217;incrociano giovani studenti di scrittura creativa e di design; spesso a fatiscenti facciate di case a ballatoio si affiancano quelle nuove fatte di vetrate o con imponenti cornicioni, stucchi e chi pi\u00f9 ne ha ne metta. \u00c8 quest\u2019ultimo il caso del palazzo barocco del Juvarra, situato nel quadrante sud est della piazza del mercato e sede giustappunto del progetto di \u201cinnovazione sociale e abitativa\u201d VivoalVenti della San Paolo in combutta con altre fondazioni bancarie piemontesi.<\/p>\n<p>L&#8217;edificio mostra da s\u00e9 che il target di persone a cui \u00e8 destinato \u00e8 differente rispetto a quello del suo antecedente LuoghiComuni. Ebbene pare che anche Vivoalventi abbia aperto definitivamente i battenti e che ci sia stata la prima consegna di appartamenti in affitto. Ed \u00e8 nei criteri di assegnazione e nella descrizione dei progetti, oltre che nell\u2019attenzione architettonica, che \u00e8 facile trovare indizi sugli intenti e le fasi della rigenerazione urbana in quel di Porta Palazzo. E se per il progetto abitativo precedente il nodo da sviscerare era proprio quello dell&#8217;inclusione di persone a rischio povert\u00e0, questa volta il punto sta nel riuscire a disvelare l&#8217;esclusione delle nuove politiche di welfare<em> <\/em>partecipativo<em> <\/em>portate avanti in questo <em>social housing<\/em> ma non solo.\u00a0<em> <\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto11.jpg\" title=\"foto11.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto11.jpg\" title=\"foto11.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto11.jpg\" alt=\"foto11.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gli abitanti di via Milano 20 sono accuratamente selezionati e devono essere giovani tra i trenta e i quarant\u2019anni con capacit\u00e0 di reddito, seppur non troppo elevata, e soprattutto competenze e tempo spendibili nella costruzione dell\u2019innovazione sociale nel territorio circostante, alias in una messa a profitto pi\u00f9 radicale e, secondo i piani della nuova governance, pi\u00f9 condivisa. Una volta, dunque, che su Porta Palazzo \u00e8 stata conclusa buona parte della politica di bonifica sociale a suon di retate, sfratti e spostamento in massa di persone che alimentavano pezzi di economia informale (<a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30423\">il cosidetto Suq domenicale<\/a>, per esempio); una volta che sono stati impiantati i primi investimenti sociali come i laboratori culturali volti a costruire un filtro che, con la \u201cbuona\u201d faccia della retorica della <em>mixit\u00e9<\/em> etnica e transclasse, sta effettuando la scrematura di cui parlavamo sopra; ora siamo alla fase in cui si selezionano coloro che possano offrire un contributo gestionale all\u2019organizzazione di una nuova ripartizione dei servizi welfaristici. Queste persone selezionate in base alla presentazione di veri e propri curricola sono anche gli abitanti di Vivoalventi, giovani con una spiccata attenzione per il \u201csociale\u201d, spendibili come lavoratori in quartieri da trasformare in sistemi di impresa diffusa.<\/p>\n<p><strong>Dalla casa all\u2019impresa sociale diffusa<\/strong><\/p>\n<p>La nuova residenza social \u00e8 in linea con i piani dell\u2019edilizia sociale che hanno preso piede in tutta Europa. Infatti uno degli obiettivi primi della costruzione di posti come questo \u00e8 di trasformare la concezione di casa: da tana unifamiliare separata dalle regole del dominio pubblico, funzionale alla riproduzione della forza-lavoro sul modello della citt\u00e0 industriale FIAT, a luogo in cui avviene la produzione stessa: spazio in cui s\u00ec, si vive ma si organizza soprattutto l\u2019offerta di servizi alla persona, alla famiglia e alla comunit\u00e0. Chi abita o partecipa al progetto di VivoalVenti \u00e8 chiamato a contribuire non solo alla gestione e erogazione di servizi come quello dell\u2019asilo \u201c<a href=\"http:\/\/www.compagniadisanpaolo.it\/Programmi\/ZeroSei\/Il-programma\">ZERO-SEI<\/a>\u201d ma anche alla continua ricerca di patners pubblici e privati nel territorio, al coinvolgimento di comitati cittadini, e in generale alla costruzione dell\u2019interesse partecipativo ai progetti che padroni e governanti hanno sulla citt\u00e0. Essi sono dei veri e propri facilitatori dello sviluppo economico endogeno che, attraverso l&#8217;<em>area based <\/em>che \u00e8 la casa delle banche, s&#8217;impegnano a intrecciare i fili di un nuovo tessuto sociale in cui l&#8217;accesso ai servizi, come appunto l&#8217;asilo nido al piano terra dell&#8217;edificio, \u00e8 legato al livello di competenze e al tempo spendibili nella costruzione del servizio stesso. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di chiss\u00e0 quale statistica per immaginare che non tutte le fasce sociali possano permettersi questa sorta di <em>commonfare <\/em>calato dall&#8217;alto e del resto non \u00e8 per tutte che \u00e8 pensato.<\/p>\n<p>Infatti con la retorica in voga della cittadinanza attiva si formano collaboratori pi\u00f9 o meno informali di progetti bancari o comunali, persone appartenenti alla fascia media e con medie competenze sociali che altro non sono che attuatori, coinvolgitori, nuovi assistenti sociali con una vena pi\u00f9 ludica che in passato. L&#8217;organizzazione delle feste di quartiere, il laboratorio d&#8217;artigianato per bambini o il <em>workshop<\/em> sul consumo consapevole rappresentano il velo pubblicitario sopra i dispositivi di sfruttamento. In buona parte coloro che vivono in citt\u00e0 sono le persone che tirano difficilmente a campare, che sono private dell&#8217;accessibilit\u00e0 ai bisogni materiali, che con la retorica progressista della metropoli culturale non si procurano il pranzo, la cena e un tetto.<\/p>\n<p><strong>Dalle \u201cpolitiche per la casa\u201d alle \u201cpolitiche per l\u2019abitare\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Un ruolo rilevante in questa ristrutturazione generale \u00e8 quello degli amministratori pubblici che non perdono occasione di sostenere la grande banca torinese e altre fondazioni affinch\u00e9, con investimenti di questo tipo, mettano in campo una prevenzione diffusa alle contestazioni. Non si possono permettere che troppa gente messa alle strette, privata oramai anche di quegli aiuti che hanno caratterizzato il welfare del Novecento, cerchi di risolvere i propri problemi autonomamente o andando ad alimentare i percorsi di lotta che gi\u00e0 ci sono in citt\u00e0. Se poi c&#8217;\u00e8 una parte nutrita di bendisposti giovani che, come detto sopra, si presta nell&#8217;edificazione culturale del consenso, ancor meglio. Che sia finito il tempo in cui lo Stato gestiva le risorse finanziarie schermando l\u2019immagine della povert\u00e0 con un misero sostegno al salario o relegandola ai confini della citt\u00e0 in ghetti di edilizia popolare, \u00e8 insomma chiaro a tutti. Tuttavia, a dispetto di quanti sostengono che Comune e amministrazioni locali oggi siano inoperativi o incapaci di realizzare soluzioni rispetto ai problemi come quello dei servizi o della casa, il sostegno a investimenti come quello della San Paolo dimostra invece un impegno pubblico strutturato e costante.<\/p>\n<p>Il Comune non si discosta troppo dalle politiche sociali nazionali o, in generale, dalle coordinate europee in merito alla gestione delle risorse: le amministrazioni pubbliche devono smuovere e coordinare i capitali dei privati interessati a uno specifico territorio. L\u2019abilit\u00e0 dei governanti sta nell&#8217;avere un piano di sviluppo in grado di attrarre investimenti, riuscire a convogliare una piccola parte di questi in ambito sociale con l\u2019agevolazione degli sgravi fiscali, e imbastire una rete di servizi che non potr\u00e0 pi\u00f9 prescindere dal capitale privato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come il vecchio stato sociale non si distribuiva in modo geograficamente omogeneo sul territorio nazionale ma costituiva soprattutto l&#8217;assistenza necessaria alla forza lavoro impiegata nell&#8217;apparato industriale, allo stesso modo la nuova idea di welfare che sembra prefigurarsi \u00e8 rivolta al sostegno di coloro che hanno un ruolo attivo nella riorganizzazione della produzione di servizi.<\/p>\n<p>Per chi non se ne fosse accorto, oggi come ieri l&#8217;accessibilit\u00e0 ai diritti risponde a criteri immanenti al ruolo che gli individui svolgono nella valorizzazione del capitale e all&#8217;esigenza che ne consegue di introiettamento di un sistema di norme basato sulla dicotomia inclusione\/esclusione.<\/p>\n<p>L&#8217;immaginario a cui facciamo riferimento sopra commentando l&#8217;intervista, anche laddove si esprime con un piccolo negozietto che vende cereali, fa parte di questo sistema di norme: creazione di nuovi stili di vita in cui la merce, i servizi, e persino l&#8217;intimit\u00e0 domestica, divengono feticcio nel depliant pubblicitario della citt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Input londinesi Sabato 26 settembre nel quartiere londinese di Shoreditch un corteo dichiaratamente anti-gentrification<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,11],"tags":[68],"class_list":["post-31581","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario","category-torino-domani","tag-ione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31581"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31581\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}