{"id":31810,"date":"2016-01-23T19:42:08","date_gmt":"2016-01-23T18:42:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31810"},"modified":"2016-01-23T19:42:08","modified_gmt":"2016-01-23T18:42:08","slug":"in-borgo-dora-dicono-i-muri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2016\/01\/23\/in-borgo-dora-dicono-i-muri\/","title":{"rendered":"In Borgo Dora dicono i muri"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/balun1.jpg\" title=\"balun1.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/balun1.jpg\" title=\"balun1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/balun1.jpg\" alt=\"balun1.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Chi stamane ha sgranchito le gambe al consueto Balon, avr\u00e0 potuto notare la comparsa sui muri del borgo di alcuni cartelloni fatti di parole e di immagini che raccontano una storia. Ci teniamo a riproporvela e se voleste tenerla potete scaricarla <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/documento-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>. Il testo che trovate sotto era poi accompagnato da alcune foto che ritraggono Borgo Dora <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/13.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">all&#8217;inizio del Novecento<\/a>, alla fine degli <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/31.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">anni &#8217;60<\/a> \/ inizio <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/21.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">anni &#8217;70<\/a>, fino ad arrivare ai giorni nostri, <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/4a.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">prima<\/a> e <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/4b.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">dopo<\/a> la cacciata del mercato spontaneo della domenica da piazza della Repubblica. <\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>L&#8217;AMORE CHE FA MALE<\/strong><\/p>\n<p><strong>C&#8217;era una volta<\/strong>,<strong> tanto tempo fa,<\/strong> il Borg \u00ebd j\u00eb strass per tutti ironicamente noto come Stras-burgo perch\u00e9 l\u00e0 le persone non solo lavoravano la pelle alla conceria ma provavano anche a vender in strada i propri stracci e ferrivecchi per tirar su la giornata.<br \/>\nL&#8217;umidit\u00e0 dei canali utilizzati per l&#8217;energia dell&#8217;industria delle pelli permeava i muri delle case e il fetore delle lavorazioni era l&#8217;atmosfera quotidiana in cui erano immersi gli abitanti del borgo. Era uno dei luoghi in cui era concesso abitare a una fascia di popolazione della citt\u00e0 che doveva costituire la mano d&#8217;opera dei nascenti quartieri-fabbrica a nord del centro sabaudo.<br \/>\nLa citt\u00e0 \u00e8 sempre stata per molti un posto difficile in cui vivere anche se spesso \u00e8 l&#8217;unico in cui provare a farlo. Proprio coloro che non riuscivano a sopravvivere con il magro salario da operaio o non volevano sbarcare il lunario seguendo i ritmi incalzanti della catena di produzione in fabbrica, hanno imparato ad arrangiarsi. Il buttar gi\u00f9 i teli dando vita a quello che poi avrebbe preso il nome di Balon, provare a tenersi la casa quando non c&#8217;erano i soldi per pagare l&#8217;affitto al padrone, inventarsi modi di fare due spicci sono manifestazioni di un spirito di sopravvivenza e di un&#8217;esigenza materiale data dall&#8217;indigenza nella citt\u00e0 dello sfruttamento industriale.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/inizio900.jpg\" title=\"inizio900.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/inizio900.jpg\" title=\"inizio900.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/inizio900.jpg\" alt=\"inizio900.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>C&#8217;era una volta, qualche decennio fa<\/strong>, un mercato del sabato sempre pi\u00f9 esteso tra le vie del borgo\u00a0 anche se le concerie non c&#8217;erano pi\u00f9 e i canali erano stati interrati. Le cronache locali dicevano ai signori del centro di tenersi stretti il portafoglio quando decidevano di passeggiare il sabato tra i laboratori d&#8217;artigianato spuntati tra i teli di ammennicoli e vestiti usati. Si raccomandavano anche con gli operai della Barriera di non alimentare, come invece facevano,\u00a0 il commercio nel borgo diffuso del contrabbando di sigarette e la ricettazione di pezzi d&#8217;auto FIAT. Gli abitanti di questi quartieri spesso erano proprio operai che venivano dalle campagne del sud, costretti in 40 metri quadri col bagno comune nel ballatoio, incastrati da un lavoro in fabbrica per tutta la giornata e dal ricatto delle bollette. Un altro modo di sbarcare il lunario era quello di improvvisarsi circensi in piazza come faceva il mangiatore di spade o il tuttora celebre Maciste solleva-pesi. Ma\u00a0 non sono pratiche nate per costruire un&#8217;immagine da rivendere oggi nelle discussioni buone al dehor di via Borgo Dora. Tant&#8217;\u00e8 che se Maciste viene ricordato solo in quanto personaggio strampalato e caratterizzante, si omettono la crudezza della vita e la volont\u00e0 di lottare. In quegli anni, infatti, non capit\u00f2 di rado che gli operai occupassero le case, disertassero le macchine della fabbrica e si autoriducessero tutti insieme i bollettini di luce e gas.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/anni60.jpg\" title=\"anni60.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/anni60.jpg\" title=\"anni60.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/anni60.jpg\" alt=\"anni60.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 poi un oggi<\/strong> in cui le stesse fabbriche che erano luogo di lavoro per tanti sono edifici vuoti e fatiscenti o cumuli di macerie; le persone che abitano queste vie continuano a essere assillate dalla preoccupazione di avere i soldi per poter vivere, costretti tra i lavori che la citt\u00e0 di oggi offre, per lo pi\u00f9 nel mantenimento del settore dei servizi o barcamenandosi tra i flutti tortuosi\u00a0 di un&#8217;economia pi\u00f9 informale.<br \/>\nSaturata la vocazione industriale, Torino, come molte altre citt\u00e0 europee, tenta di mettere a profitto gli spazi: sui resti delle fabbriche si fanno progetti di centri direzionali di grosse aziende, mentre i quartieri vicini al centro dove abitavano gli operai vengono riqualificati attirando nuove attivit\u00e0 economiche, nuovi utenti e abitanti.<br \/>\nAlla fine degli anni &#8217;90\u00a0 il progetto The Gate, finanziato dal Comune e da fondazioni bancarie, prima tra tutte Intesa San Paolo, lancia la rigenerazione di Porta Palazzo, dichiarando di voler combattere il degrado sociale e urbanistico.<br \/>\nLe vie strette e acciottolate, le case minute e caratteristiche, la facile raggiungibilit\u00e0 dal centro citt\u00e0, la vivacit\u00e0 e i colori del mercato, le botteghe dei mobilieri, il fascino esotico di negozi alimentari di arabi e cinesi, il casino stravagante dei venditori di ammennicoli del Bal\u00f2n, il carico di una storia travagliata e pittoresca fanno di Porta Palazzo il soggetto ideale da rispolverare e rappresentare in una cartolina.<br \/>\nNelle case del quartiere iniziano a essere messe in atto procedure di sfratto, a volte con l&#8217;unico pretesto di ristrutturare e affittare nuovamente a prezzi pi\u00f9 alti. I mercati spontanei del quartiere vengono pian piano legalizzati e cacciati in zone pi\u00f9 periferiche. I controlli della polizia diventano pi\u00f9 frequenti e sotto la loro pressione coloro che sono considerati indesiderabili vengono sospinti pi\u00f9 in l\u00e0, appena oltre il fiume, laddove lo sguardo dei nuovi avventori non arriva.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/oggi.jpg\" title=\"oggi.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/oggi.jpg\" title=\"oggi.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/oggi.jpg\" alt=\"oggi.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Mentre gli appartamenti ristrutturati sono affittati a giovani studenti o liberi professionisti a prezzi pi\u00f9 elevati, le vetrine ai piedi degli stessi palazzi vengono occupate da localini che rispondono alle esigenze e ai consumi dei nuovi abitanti.<br \/>\nTanti dei commercianti che hanno appena tirato su le serrande a Porta Palazzo, con attivit\u00e0 ristorative o bottegucce dai prezzi salati, non sono semplicemente mossi dalla necessit\u00e0 di far fruttare l&#8217;attivit\u00e0 ma anche dall&#8217;idea di voler trasformare la zona con la propria presenza. Capita sempre pi\u00f9 sovente che siano proprio loro a chiamare la polizia per risolvere ogni questione fuori dalle righe, facendo diventare l&#8217;infamit\u00e0 un valore. Come fosse una missione civilizzatrice, sottoscrivono le intenzioni di The Gate, spacciando la violenza della riqualificazione come amore per il quartiere.<br \/>\nDi pari passo al cambiamento che attraversa queste strade si affianca una narrazione, non proprio simile alla storia che \u00e8 sopra raccontata, semplicemente, un modo per giustificare quest&#8217;agire; cos\u00ec si scrive un nuovo racconto che vuole parlare di questi muri e di queste strade rivisitando in chiave folklorica la presenza costante dello sfruttamento nella vita di chi qui ci ha vissuto. Questa narrazione diventa materia per creare un collante sociale, buona anche da vendere ai turisti di passaggio.<\/p>\n<p>Se critichiamo e lottiamo contro queste trasformazioni non accettiamo per\u00f2 che ci rimanga il degrado da difendere. Degradato \u00e8 spesso l&#8217;attributo affibbiato ai luoghi che saranno investiti da riqualificazione. Acuendo la stigmatizzazione di luogo sporco, ferale, nido di attivit\u00e0 illegali, risultano ben giustificati la colonizzazione da parte di nuovi abitanti dai portafogli pi\u00f9 gonfi, la cacciata forzata degli indesiderati per mano della polizia, la ristrutturazione e il rimbellettamento dei palazzi e delle strade. Il degrado \u00e8 creato da una parte dall&#8217;abbandono strumentale di certe zone per poi essere messe a profitto, dall&#8217;altra dall&#8217;attraversamento di gente senza propriet\u00e0 e senza radicamento che vive la citt\u00e0 e il suo arredo urbano tra ostilit\u00e0 subita e ostilit\u00e0 covata, sempre sbracciandosi per restare a galla.<br \/>\nSe non vogliamo questo quartiere tirato a lucido non abbiamo neanche nostalgia del borgo degli stracci. Guardando indietro osserviamo un luogo segnato dallo sfruttamento e della miseria, posto per riposare e riprendere le energie per tornare poi in fabbrica, vie dove improvvisare una bancarella ogni tanto per strappare quei due soldi in pi\u00f9. Qui, come in altri quartieri popolari di Torino, la vita \u00e8 sempre stata faticosa.<br \/>\nSe la storia non si pu\u00f2 cambiare si pu\u00f2 per\u00f2 provare a immaginare un luogo senza sfruttamento ed esclusione; un luogo plasmato dalle esigenze e dai desideri delle persone che ci vivono, persone legate tra loro da relazioni altre, non semplici colleghi di lavoro, non vicini di casa o parenti. Legami basati sulla contrapposizione a questo stato di cose, rinforzati dalla consapevolezza di avere destini comuni e nemici comuni.<br \/>\n<strong>Lottando insieme contro chi sfrutta, specula e caccia dopo aver ben spremuto, diamo nuova concretezza a questo spazio.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi stamane ha sgranchito le gambe al consueto Balon, avr\u00e0 potuto notare la comparsa sui<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,11],"tags":[],"class_list":["post-31810","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario","category-torino-domani"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31810","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31810"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31810\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31810"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31810"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31810"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}