{"id":31861,"date":"2016-02-10T09:40:46","date_gmt":"2016-02-10T08:40:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31861"},"modified":"2016-02-10T09:40:46","modified_gmt":"2016-02-10T08:40:46","slug":"la-terra-da-sotto-i-piedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2016\/02\/10\/la-terra-da-sotto-i-piedi\/","title":{"rendered":"La terra da sotto i piedi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/naijiar-invisible-cities.jpg\" title=\"naijiar-invisible-cities.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/naijiar-invisible-cities.jpg\" title=\"naijiar-invisible-cities.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/naijiar-invisible-cities.jpg\" alt=\"naijiar-invisible-cities.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel 2004 il secondo governo Berlusconi istitu\u00ec il &#8220;Giorno del ricordo&#8221; per commemorare le vittime italiane delle foibe sul finire della seconda guerra mondiale nelle terre sul confine orientale. L&#8217;istituzione di questa solennit\u00e0 civile ha contribuito a cristalizzare uno scontro annuale tra gruppi destrorsi e gruppi antagonisti: i primi intenti a utilizzare strumentalmente la storia dell&#8217;esodo d&#8217;Istria e Dalmazia in chiave identitaria; i secondi mossi dalla semplice morale antifascista quando non anche delle maggiori crudelt\u00e0 sub\u00ecte dalle genti jugoslave.\u00a0 Non c&#8217;\u00e8 qui l&#8217;intento n\u00e9 la necessit\u00e0 di approfondire uno snodo storico che necessiterebbe di un&#8217;attenzione certosina in grado di trascendere le polarizzazioni ideologiche per addentrarsi nei meandri della sociologia bellica e della costruzione nazionalistica della storia del &#8216;900. In generale ci interessano le maniere in cui sono distribuiti i poteri in un dato periodo storico, rivolgendoci con una prospettiva di classe a coloro a cui in questo mondo non viene richiesto un ruolo gestionale. Balza subito agli occhi, infatti, come la realt\u00e0 sociale sia sempre complessa, contradditoria e frammentata. Per questo siamo sempre diffidenti davanti al concetto unitario e fittizio di popolo, sia che a utilizzarlo sia un navigato politico sciovinista o chi in buona fede guarda il mondo attraverso una lente basata sul codice binario dei buoni e dei cattivi. Proprio per questo interesse prospettico quando arriva febbraio, mese della ricorrenza e delle inerenti iniziative neofasciste di commemorazione, ci interroghiamo sull&#8217;impegno che alcuni militanti riservano nell&#8217;organizzare contro-iniziative sotto l&#8217;egida forfettaria dell&#8217;antifascismo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Che sia chiaro e marchiato col fuoco che i seguaci di Casapound &amp; Co. non sono altro che dei laidi! Tuttavia il modo in cui sollevano i problemi sociali dovrebbe forse far preoccupare pi\u00f9 di una marcetta al passo dell&#8217;oca sotto una lapide del 1945. Infatti non capita di rado, e anche in questa citt\u00e0, che i suddetti s&#8217;affaccino per le strade di quartieri popolari con iniziative le cui tematiche sono tutt&#8217;altro che fuori fuoco. Il degrado urbano, l&#8217;impossibilit\u00e0 per molti di avere una casa stabile, l&#8217;insicurezza che si respira nello sbracciare per stare a galla tra i flutti di un&#8217;economia sempre pi\u00f9 sofisticata e flessibile, sono questioni che fanno fortemente presa di questi tempi; lo fanno ancor di pi\u00f9 se s&#8217;aggiunge a condire il tutto la loro retorica basata sul binomio privilegio-esclusione.\u00a0 Soprattutto chi ha meno s&#8217;\u00e8 reso conto che \u00e8 finita l&#8217;epoca in cui lo Stato cercava di velare l&#8217;immagine della povert\u00e0 attraverso politiche di ridistribuzione e sussistenza. Ed \u00e8 proprio a loro che Casapound si rivolge offrendo d&#8217;aggrapparsi alla boa di un rivisitato privilegio di nascita: &#8220;s\u00ec, sei povero ma puoi ancora contare sul fatto di essere italiano e in quanto italiano puoi ancora ricavarti una migliore accessibilit\u00e0 ai diritti sociali&#8221;. <strong>L&#8217;attivit\u00e0 dei neofascisti, in fondo, ruota in gran parte attorno al tentativo di creare un piccolo scarto tra sfruttati<\/strong>, dando la speranza ad alcuni di poter raggiungere, attraverso un dato percorso politico, una posizione migliore di rivendicazione sociale. C&#8217;\u00e8 poco da stupirsi, difatti, della recente nota della direzione centrale della Polizia di Prevenzione che ne tesse le lodi, identificandoli come &#8220;bravi ragazzi&#8221;. Questa definizione se la meritano tutta perch\u00e9 sono tra coloro che chiudono il cerchio dello sfruttamento alimentando la guerra tra poveri, in continuit\u00e0 con la storia che rivendicano sono avvoltoi che agiscono dove le politiche capitalistiche fanno i loro scempi. Del resto non \u00e8 la stessa <em>bravura<\/em> di cui si avvalevano i padroni nel &#8217;22 per sconfiggere la lotta di classe sulla scia del biennio rosso? Una certa coerenza nello svolgere diligentemente i compiti bisogna dunque riconoscergliela da sempre.<\/p>\n<p>Il motivo per cui li odiamo ancor oggi \u00e8 proprio questo: marciano in direzione contraria alla nostra, cercando nella maniera pi\u00f9 becera di scardinare una prospettiva di classe tra gli sfruttati e di conseguenza pure i percorsi di lotta che vorremmo s&#8217;accendessero contro chi ci governa o possiede persin il suolo su cui camminiamo. Essi sono tra i tanti agenti di frammentazione di una forza che vorremmo vedersi manifestare prima o poi dirompente. E quando capita di sapere che i militanti di Casapound\u00a0 portano avanti iniziative nei quartieri, pensiamo non sia utile come unica risposta un presidio di fronteggiamento. Il massimo che si potrebbe ottenere \u00e8 la loro cacciata dalla piazza, certamente auspicabile ma insufficiente.<strong> Senza lotte reali contro chi spreme le nostre vite, senza lo svilupparsi di relazioni di solidariet\u00e0 tra gli esclusi, non \u00e8 possibile contrastare l&#8217;ipotesi della guerra tra poveri fomentata dai neofascisti.<\/strong> I motivi da cui partire per impostare una lotta sono molti, almeno uno per ogni meccanismo di sfruttamento, un esempio pu\u00f2 essere ripreso dalle lotte che abbiamo visto con i nostri occhi negli ultimi anni: il fatto che un italiano e un immigrato, magari senza-documenti, si possano ritrovare assieme a un picchetto antisfratto, in un&#8217;occupazione, in un&#8217;assemblea, durante un blocco delle merci ai mercati generali, \u00e8 in grado di minare alla base le condizioni materiali che permettono ai vari gruppuscoli destrorsi di proliferare.<\/p>\n<p>L&#8217;antifascismo di per s\u00e9 non costruisce tutto questo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che una lotta abbia come scopo la sconfitta del &#8220;Fascismo&#8221;, con la effe maiuscola. Il Fascismo &#8211;\u00a0 ci venga perdonata la laconicit\u00e0 &#8211; non \u00e8 che una particolare gestione di governo che il capitalismo s&#8217;\u00e8 dato in un determinato periodo storico.<\/p>\n<p>Che i discorsi della settimana antifascista di Vallette-Lucento, rispetto a tante altre iniziative sullo stesso tema che ci sono sempre in citt\u00e0,  quest&#8217;anno abbiano cercato di vertere sui problemi delle persone nei  quartieri proletari e non solo sulla contrapposizione al gruppetto di  fascistelli, sembra quindi veramente degno di nota. Forse pi\u00f9 di un corteo sotto la pioggia di 200  persone unite da un&#8217;eredit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p>I neofascistelli che girano per questa citt\u00e0 oggi sono un problema, ma piuttosto corollario rispetto ai dispositivi normativi e repressivi che le varie strutture amministrative ci impongono. Di politici e politicanti pericolosi, sicuramente lontani da simpatie fasciste ma armati della retorica edulcorata del <em>viver bene la citt\u00e0<\/em>, ne vediamo spesso. Sono questi ultimi ora che ci preoccupano maggiormente perch\u00e9 sono coloro che spietrano il terreno affinch\u00e9 sia atto ad accogliere la ristrutturazione del mondo produttivo, di quello riproduttivo e perfino delle maniere in cui ci si deve comportare in strada e dentro casa. Eppure questi girano per la citt\u00e0 tranquilli e c&#8217;\u00e8 chi non li considera nemici ma possibili interlocutori. Sar\u00e0 che non vanno in giro con le lame ma si riempiono la bocca di democrazia partecipata e innovazione sociale per far breccia su alcuni, del ricatto di una vita sempre pi\u00f9 misera e della galera per gli altri.<\/p>\n<p>Le periferie che viviamo hanno ognuna storia, architettura e posizioni diverse all&#8217;interno della costruzione e della funzionalit\u00e0 olistica della <em>citt\u00e0-feticcio,<\/em> divisa tra spazi considerati di interesse strategico per la messa a profitto, e altri in cui ancora si deve riversare la mano d&#8217;opera di quella che viene definita la <em>post-modernit\u00e0<\/em>. Ci\u00f2 non significa che i quartieri che non sono colpiti da grossi investimenti siano abbandonati, come spesso capita di sentire, dallo Stato. Diamine, fosse vero! La riqualificazione \u00e8 oramai una strategia di governo urbano che prescinde spesso dai cambiamenti della <em>forma urbis, <\/em>ma che passa attraverso l&#8217;innesto di nuovi modi di vivere lo stesso spazio. Organizzarsi per tenere puliti i quartieri o lavorare comunitariamente per sviluppare l&#8217;economia locale e mettere in luce le bellezze di un dato territorio non sono che modalit\u00e0 di disciplinamento al lavoro continuo, alla buona vita con la testa china. E poco importa se c&#8217;\u00e8 chi non riesce a pagare l&#8217;affitto o \u00e8 costretto a rubare le scatolette di tonno al discount. Sar\u00e0 sfrattato, cacciato o arrestato. <strong>E se i quartieri in citt\u00e0 sono talvolta molto diversi, i problemi per molti sono gli stessi, quelli legati alla sopravvivenza materiale.<\/strong><\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario organizzarsi con chi subisce sulla propria pelle l&#8217;edificazione della citt\u00e0 nuova, per prenderci ci\u00f2 che ci serve e che continuano a toglierci: un tetto, la possibilit\u00e0 di muoverci liberamente, una vita non schiacciata dallo sfruttamento dei padroni. <strong>Delle lotte efficaci in questo senso ci toglierebbero non pochi problemi, compreso quello di quei bravi ragazzi.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2004 il secondo governo Berlusconi istitu\u00ec il &#8220;Giorno del ricordo&#8221; per commemorare le vittime<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-31861","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31861","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31861"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31861\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31861"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31861"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31861"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}