{"id":31963,"date":"2016-04-05T10:43:57","date_gmt":"2016-04-05T09:43:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31963"},"modified":"2016-04-05T10:43:57","modified_gmt":"2016-04-05T09:43:57","slug":"picchia-e-ripicchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2016\/04\/05\/picchia-e-ripicchia\/","title":{"rendered":"Picchia e ripicchia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/0001.jpg\" title=\"0001.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/0001.jpg\" title=\"0001.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/0001.jpg\" alt=\"0001.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da quando la struttura in corso Brunelleschi ha aperto migliaia di persone sono state rinchiuse tra quelle mura. Negli anni le leggi sull&#8217;immigrazione sono cambiate cos\u00ec come pure la funzione che certi luoghi detentivi dovevano avere all&#8217;interno del sistema di gestione dei flussi migratori. Nonostante l&#8217;evolversi della legislazione sulla detenzione amministrativa, per chi nei Cie ci \u00e8 finito, anche quando ancora venivano chiamati Cpt, la violenza della carcerazione \u00e8 sempre stata la stessa.<\/p>\n<p>Proprio per questo, negli anni, i reclusi hanno tentato di ribellarsi sempre pi\u00f9 spesso. Le pessime condizioni di detenzione, i soprusi della polizia e degli operatori, la rabbia per essere rinchiusi solo per non avere i documenti in tasca hanno dato ai reclusi la spinta per lottare: a volte come potevano con scioperi della fame, atti di autolesionismo, rifiuto del vitto; in altre, con maggior forza e organizzandosi insieme, hanno dato vita a evasioni, resistenze alle espulsioni, rivolte e incendi. In tanti o in pochi, organizzati o meno, la voglia di farla finita con i Cie ha sempre animato le persone rinchiuse.<\/p>\n<p>La realt\u00e0, del resto,\u00a0 parla da s\u00e9. Basti pensare che i pochi Cie in funzione al momento in Italia versano in pessime condizioni e <strong>da Crotone a Torino passando per Roma e Bari, i reclusi si rivoltano di continuo<\/strong> <strong>danneggiando e bruciando le gabbie in cui sono costretti.<\/strong><br \/>\n<!--more--> Fuori si \u00e8 provato a stare al passo, a sviluppare e organizzare la solidariet\u00e0 trovando modi per farsi sentire dentro, per non lasciare solo chi lotta e si ribella, per portare le proteste dei reclusi fuori da quelle mura, a volte fin sotto le case dei diretti responsabili.<br \/>\n<strong>La lotta negli anni ha saputo dotarsi di strumenti per dare continuit\u00e0 e ritmo al percorso intrapreso e ha conquistato spazi sotto le mura del Centro e per le strade.<\/strong><br \/>\nNel Cie torinese nell&#8217;ultimo anno, i reclusi hanno dato parecchio filo da torcere ai gestori che tentavano la ristrutturazione delle aree danneggiate dalle rivolte. L&#8217;intento degli ultimi provvedimenti legislativi \u00e8 una messa a regime funzionale delle strutture e per quello torinese parecchi sono stati i finanziamenti stanziati dal governo centrale. A ogni ristrutturazione prima o dopo seguivano nuove rivolte, nuovi danneggiamenti, nuovi incendi. Cos\u00ec la capienza massima non si raggiunge da anni e nel Cie ora son disponibili una sessantina di posti appena, nuovamente messi in discussione dal fuoco appiccato la scorsa settimana nell&#8217;unica area ancora interamente funzionante.<br \/>\nForse per questo da un po&#8217; di tempo all&#8217;interno del Centro polizia ed enti gestori stanno affinando il sistema di disciplinamento per cercare di pacificare gli animi. La differenziazione tra chi sta buono e chi reagisce si fa pi\u00f9 capillare e costante, l&#8217;utilizzo dell&#8217;ospedaletto come luogo d&#8217;isolamento a scopo punitivo \u00e8 diventato ormai la normalit\u00e0 mentre \u00e8 in via di sperimentazione il sequestro arbitrario di telefoni cellulari per togliere ogni possibilit\u00e0 di comunicazione tra le aree e con l&#8217;esterno. A tutto ci\u00f2 si aggiungono le solite prepotenze della polizia, i pestaggi e il sottile controllo informale che si insinua grazie alla presenza di operatori che parlano la stessa lingua delle persone rinchiuse.<br \/>\nIl tentativo di riorganizzare la reclusione nel Centro va di pari passo con il tentativo di spezzare la solidariet\u00e0 fuori. Negli ultimi mesi i presidi che si \u00e8 soliti fare sotto le mura subiscono la pressione della polizia che prende metri abbandonando le postazioni lungo la ricenzione per avvicinarsi sempre di pi\u00f9 ai solidali. Con atteggiamento muscolare si fa notare che non verranno tollerati lanci di palline con messaggi di solidariet\u00e0 verso dentro n\u00e9 lo scoppio di fuochi d&#8217;artificio. Anche il saluto estemporaneo \u00e8 diventato faticoso a causa della presenza di una volante che gira intorno al Centro pronta a chiamar rinforzi alla bisogna. Cos\u00ec sempre pi\u00f9 spesso il saluto si traduce in fermo per qualcuno. Nelle scorse settimane tre compagni, due francesi e uno spagnolo, fermati sotto le mura del Cie, dopo una notte in Questura sono stati espulsi.<br \/>\nDisincentivare la solidariet\u00e0 diretta quindi ma anche zittire le voci, bloccare la circolazione di informazioni, nascondere sotto un velo. Cos\u00ec qualche settimana fa dai social network sparisce il\u00a0 pagina \u201cICieliBruciano\u201d dove venivano raccolte notizie, informazioni e testimonianze dai e sui Cie. Persino un recluso riceve minacce dopo che sul suo profilo vengono trovati video e foto dall&#8217;interno di Caltanissetta, prontamente fatti cancellare dalla polizia.<br \/>\nDi fronte ai tentativi di togliere terreno dobbiamo rispondere rilanciando la lotta a fianco di chi \u00e8 rinchiuso e per questo si ribella.<br \/>\nIn questi anni <strong>in tanti in questa citt\u00e0 hanno sentito la necessit\u00e0 di trovarsi sotto le mura del Cie per far sentire la propria voce<\/strong>.\u00a0 La possibilit\u00e0 di occupare il prato fuori dal Centro per fare un presidio lanciando messaggi di coraggio e solidariet\u00e0 all&#8217;interno o andare in maniera estemporanea e fulminea a salutare i reclusi, a sparare qualche fuoco d&#8217;artificio, a urlare \u201clibert\u00e0\u201d sono conquiste della lotta, dell&#8217;impegno e della determinazioni dei tanti e tante che in questo percorso ci hanno messo volont\u00e0 ed energie, pi\u00f9 o meno di continuo, pi\u00f9 o meno intensamente.<br \/>\nMa gli spazi strappati e gli strumenti affinati con l&#8217;esperienza non sono conquiste definitive.<br \/>\nQuesti spazi e questi strumenti hanno bisogno di essere consolidati, adeguati alle esigenze della situazione ma sopratutto hanno bisogno di essere difesi. Perch\u00e9 capita sempre, a momenti alterni e per motivi diversi, che la repressione provi un giro di vite, dentro come fuori si intensifica il controllo e si prova a togliere ci\u00f2 che la lotta aveva conquistato.<br \/>\nBisogna allora serrare le file, sentire il momento e rispondere all&#8217;appello.<\/p>\n<p><strong>Quale migliore indicazione a non abbassare la testa se non quella che ci viene proprio dagli incendi della settimana scorsa?<\/strong><\/p>\n<p>Torniamo sotto le mura del Cie in tanti, riprendiamoci lo spazio che vorrebbero rosicarci via e, perch\u00e9 no, strappiamone di nuovo, troviamo nuove strategie e nuovi modi per lottare insieme ai reclusi fino a che del Cie non resti che un rudere inutilizzabile.<\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec 7 aprile ore 18 e 30 aperitivo e discussion<\/strong>e in preparazione al presidio alle serrande della casa occupata di corso Giulio Cesare 45.<\/p>\n<p><strong>Domenica 10 aprile ore 16 presidio <\/strong>solidale sotto le mura del Cie in corso Brunelleschi angolo via Monginevro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando la struttura in corso Brunelleschi ha aperto migliaia di persone sono state rinchiuse<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-31963","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31963","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31963"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31963\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31963"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31963"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31963"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}