{"id":31988,"date":"2016-04-27T17:05:16","date_gmt":"2016-04-27T16:05:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31988"},"modified":"2016-04-27T17:05:16","modified_gmt":"2016-04-27T16:05:16","slug":"dentro-il-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2016\/04\/27\/dentro-il-confine\/","title":{"rendered":"Dentro il confine"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/confine.jpg\" title=\"confine.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/lebbeus-woods.jpg\" title=\"lebbeus-woods.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/lebbeus-woods.jpg\" alt=\"lebbeus-woods.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>La settimana scorsa alla <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=30904\">Scuola per benestanti scrittori di Baricco<\/a>, l&#8217;Urban Center Metropolitano ha organizzato una serie di incontri per raccontare lo sviluppo urbano di Copenaghen, Rotterdam, Marsiglia e &#8211; il &#8220;caso&#8221; vuole &#8211;\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.mit.gov.it\/mit\/site.php?p=cm&amp;o=vd&amp;id=2444\">Lione<\/a>, ricollegandolo a quello del capoluogo piemontese. Il titolo alquanto evocativo <strong>OLTRE IL CONFINE<\/strong> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.urbancenter.to.it\/oltre-il-confine-ritratti-di-4-citta-europee-per-torino\/\">Ritratti di 4 citt\u00e0 europee per Torino<\/a>, a richiamare la fluidit\u00e0 e la vicinanza prospettica delle metropoli all&#8217;avanguardia, ci fa rabbrividire. Tuttavia riteniamo sia sempre importante &#8211; stomaco permettendo &#8211; andare a buttare un orecchio per sentire dal vivo i discorsi sugli orizzonti strategici, effettivi o anche solo retorici, che governanti e padroni portano avanti sulla nostra pelle.<\/p>\n<p><!--more--> La sala conferenze di Baricco che ospita gli incontri rispecchia perfettamente il gusto estetico dei tempi: materiali industriali a comporre la tribuna e il palchetto, muri non intonacati per lasciar in evidenza la vecchia destinazione d&#8217;uso di arsenale e per sottolineare anche con l&#8217;ambiente l&#8217;eredit\u00e0 storica ricevuta dalla citt\u00e0. Per dar ancor pi\u00f9 sentore di creativit\u00e0, seduti all&#8217;angolo due grafici riportano tutto ci\u00f2 che si dice su una lavagna infografica.<\/p>\n<p>Solita presentazione per bocca del sindaco Fassino e del pi\u00f9 preparato sul tema assessore all&#8217;Urbanistica Stefano Lo Russo. Un vero e proprio sfoggio di lodi poco velate sulle capacit\u00e0 dell&#8217;amministrazione comunale nell&#8217;indirizzare le trasformazioni della citt\u00e0 fino alla conquista del titolo di capitale italiana nell&#8217;innovazione, in Europa seconda solo ad Amsterdam. Del resto il discorso ideologico sull&#8217;innovazione urbana sabauda non pu\u00f2 che acuirsi nel turpe agone della campagna elettorale. Le parole del primo cittadino, il quale nello sfoggio di dati positivi di crescita confonde persin ingegneri e architetti, sono come lui piuttosto scarne: la rigenerazione urbana degli ultimi anni a marchio centro-sinistra \u00e8 diventata motore economico di una nuova identit\u00e0 per Torino e ha posto le basi strutturali per un futuro sfavillante. <em>Vivaddio!<\/em><\/p>\n<p>E gi\u00f9 di numeri. Tra gli ostentati cinque milioni in pi\u00f9 di turisti soprattutto in occasione dei grandi eventi e la rete ferroviaria quadruplicata, non si sa se ridere per i dati fittizi al netto delle statistiche generali o se piangere per quelli plausibilmente reali, segnale per i nemici del capitalismo che tira piuttosto male. Ancor pi\u00f9 prosaico l&#8217;intervento preliminare di Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio e finanziatore della sceneggiata conferenziale, che oltre a raccontare di tutta la profumata pecunia prodotta all&#8217;anno dalle migliaia di imprese torinesi, ribadisce una grande verit\u00e0 sulla citt\u00e0 come storico dispositivo di sfruttamento economico: le aree urbane (e la vita di chi le abita), cos\u00ec come in passato l&#8217;esempio di Lingotto-Mirafiori suggerisce, sono sempre caratterizzate dall&#8217;attivit\u00e0 o dalle attivit\u00e0 produttive che vi vengono allocate o intorno alle quali nascono.<\/p>\n<p>Beh, non si pu\u00f2 che dargli ragione. Difficile non pensare alla strutturazione urbanistica della periferia sud, o in generale della <em>ville industrielle<\/em> novecentesca, non vedendoci l&#8217;impronta dei padroni nella costituzione delle strade verso la fabbrica come nel caso degli incroci davanti alla porta 5 della FIAT, nella nascita di nuovi quartieri ghetto per gli operai nel boom dell&#8217;industria, nelle piazze di vetrine per la distrazione ammassata del sabato. <strong>Che la funzionalit\u00e0 della citt\u00e0 fisica abbia da sempre una matrice precisa nell&#8217;interesse degli investitori lo si vedeva bene<\/strong> anche alzando lo sguardo, senza che il signor Ilotte scomodasse troppo la sua laringe.<\/p>\n<p>Ci piace per\u00f2 anche ricordare che <strong>a volte questa funzionalit\u00e0 pu\u00f2 essere sovvertita<\/strong>: con il materiale edile per la costruzione di palazzi lanciato contro la polizia come nella rivolta del 1969 di corso Traiano, frantumando le vetrine come in piazza Statuto nel 1962, con il sabotaggio ottocentesco al cantiere del Ponte Mosca per contrastare il nuovo progetto industriale verso nord e i conseguenti sgomberi. Suggestioni storiche &#8211; certo &#8211; ma non significa che le pratiche di cui sono espressione non possano in vesti nuove e imprevedibili tornare a rompere le uova nel <em>paniere<\/em> di chi possiede la citt\u00e0, quegli stessi che hanno organizzato questa due giorni di convegni.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Citt\u00e0 diverse, molteplici sistemi amministrativi, stessa direzione.<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Gli incontri sono organizzati intorno alla presentazione di un caso-studio di riqualificazione urbana per ogni citt\u00e0 presa in esame da parte di ospiti internazionali che a vario titolo si sono occupati dei progetti: un&#8217;area ex-industriale a nord di Copenhagen da trasformare in quartiere eco-sostenibile; due carceri dismesse da riconvertire situate nella penisola alla confluenza dei fiumi lionesi; l&#8217;utilizzo degli spazi vuoti del centro di Rotterdam; la messa a nuovo delle aree portuali di Marsiglia.<\/p>\n<p>Un&#8217;importanza cruciale comune a tutte queste citt\u00e0 \u00e8 quella tracciata riguardo alle infrastrutture e alle aree limitrofe. Come nel caso torinese della <a href=\"http:\/\/www.comune.torino.it\/geoportale\/prg\/cms\/masterplan-variante-200.html\">Variante 200<\/a>, <strong>i grandi progetti di mobilit\u00e0 cittadina sono motore indispensabile per l&#8217;economia dei flussi<\/strong> e per <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2015\/10\/21\/cronaca\/quartieri\/nellex-scalo-vanchiglia-alloggi-e-un-supermercato-6LXqm2NI0qRJEIT2Inf9fI\/pagina.html\">la valorizzazione immobiliare e commerciale dello spazio intorno<\/a>.<\/p>\n<p>A seguire la specifica presentazione per ogni citt\u00e0, dal palchetto una &#8220;tavola rotonda&#8221;, una serie di considerazioni tra esperti dell&#8217;urbano nostrani (amministratori pubblici, soprintendenti, architetti, progettisti, rappresentanti delle fondazioni bancarie, <em>etc<\/em>.), che ristabilisce il focus su Torino.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/confine1.jpg\" title=\"confine1.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/confine1.jpg\" title=\"confine1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/confine1.jpg\" alt=\"confine1.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Soffermarsi qui su ogni singola progettualit\u00e0 sarebbe un esercizio di tecnicismi poco utile. Molto pi\u00f9 interessante per noi \u00e8 invece <strong>carpire il discorso comune nelle strategie di sviluppo socio-economico cos\u00ec da riuscire pezzo alla volta ad abbozzare quali tendenze future di sfruttamento<\/strong> si costruiscono proprio a partire dal contesto urbano.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 quantomeno doveroso partire dalla <em>governance <\/em>di questi processi perch\u00e9 al di l\u00e0 delle sottili differenze che le varie legislazioni statali prevedono, questa si struttura ovunque sulla<strong> <em>partnership <\/em>pubblico-privato<\/strong> all&#8217;interno della negoziazione di interessi comuni di gestione del territorio, dell&#8217;ordine e degli obiettivi di profitto delle parti in gioco. Un <em>modus operandi <\/em>che viene sottolineato continuamente dai tecnocrati al dibattito che riportano proprio il caso, piccolo ma eloquente, della Scuola Holden. Un esempio, questo, perfettamente riuscito di collaborazione partenariale: c&#8217;era un&#8217;esigenza da parte del Comune di installare poli culturali di riqualificazione in Borgo Dora, luogo considerato difficile e in preda al disagio sociale e all&#8217;abusivismo dei suoi abitanti, per riscoprirne le bellezze architettoniche, <strong>le potenzialit\u00e0 nell&#8217;attirare investimenti e nuovi abitanti con stili di vita pi\u00f9 alti<\/strong>; c&#8217;era un interesse economico del mastro Baricco di potenziare la sua attivit\u00e0 economico-culturale con una nuova sede di pregio storico ed estetico. Presto detto. L&#8217;inaugurazione della scuola per portafogli gonfi ha significato anche l&#8217;arrivo di giovani scrittori nelle case ristrutturate da poco del borgo e il moltiplicarsi di localini e <em>bistrot. <\/em>Una vera e propria forza di emanazione che ha plasmato lo spazio intorno<em>. <\/em>Lo ricordano anche lorsignori, non facendo per\u00f2 menzione di qualche &#8220;piccolo dettaglio&#8221; come il complementare incremento degli sfratti e il giro di vite massiccio contro l&#8217;abusivismo mercatale della zona. Del resto il discorso sulla bellezza e la qualit\u00e0 della vita e degli spazi, su servizi efficienti, su una citt\u00e0 ecosostenibile, \u00e8 una promessa di <em>felicit\u00e0<\/em> per una certa fascia di popolazione e non per chi sta alle pezze. Ed \u00e8 una questione economicamente strutturale, non di diritto sociale o di volont\u00e0 di un parte politica o di un&#8217;altra. <span class=\"st\"><\/span><\/p>\n<p><span class=\"st\">\u00c8 parte della <strong>lotta di classe che dall&#8217;alto ci stanno muovendo<\/strong> in maniera sempre pi\u00f9 sofisticata e sempre pi\u00f9 violenta. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"st\">Sofisticata perch\u00e9 s&#8217;accompagna a un immaginario ben dettagliato di <em>citt\u00e0 bene-comune<\/em> e di citt\u00e0 della conoscenza. Un&#8217;importante arma di governo della popolazione \u00e8 quella della <em>cittadinanza attiva <\/em>e compartecipe dei momenti decisionali. <\/span><span class=\"st\"><span class=\"st\">Ma in realt\u00e0 i cosiddetti cittadini volenterosi non sono chiamati a  far altro se non ad attuare in base alle proprie capacit\u00e0 personali i  grandi piani a monte. Momenti di discussione su problemi sociali o vero e  proprio lavoro in associazioni e progettini &#8211; guardacaso finanziati dai  grandi padroni come CRT e San Paolo &#8211; e in molti si sentono civilmente  soddisfatti. <\/span>Peccato che le progettualit\u00e0 urbane, come ben mostrano queste conferenze dell&#8217;Urban Center, si basano su <strong>previsioni economiche che dettano specifiche linee guida fino ai vent&#8217;anni successivi<\/strong>.\u00a0 <\/span><\/p>\n<p>Non da meno \u00e8 il ruolo della conoscenza, intesa non solo nella costruzione di un clima culturalmente attraente, ma soprattutto come\u00a0 frutto dell&#8217;installazione di poli universitari d&#8217;eccellenza  che abbiano un ruolo strutturale di ricerca nelle tecnologie dell&#8217;innovazione.<\/p>\n<p><span class=\"st\">Non a caso, tra un intervento e l&#8217;altro, gli specialisti dell&#8217;urbano tessono le lodi del <a href=\"http:\/\/www.torinostrategica.it\/pubblicazioni\/primo-piano-strategico\/\">primo piano strategico di Torino<\/a>, ben pi\u00f9 di un piano regolatore come quello del 1995, ma un&#8217;insieme di studi statistici, sociologici e demografici che dalla fine degli anni novanta in poi hanno stabilito quale nuova identit\u00e0 si dovesse costruire sulle macerie di quella industriale, quale coltre luccicante sulla povert\u00e0 diffusa dell&#8217;ex citt\u00e0-fabbrica. Un nuovo<em> habitus, <\/em>quindi, che a partire dal patrimonio immobiliare dismesso dell&#8217;industria e dalle bellezze barocche del centro, facesse emergere quanto il capoluogo sabaudo potesse reinvestirsi in chiave culturale, in servizi d&#8217;avanguardia, in grandi eventi. Le Olimpiadi invernali del 2006 sono state in questo senso la prima grande occasione di presentazione al mercato internazionale di una<em> <\/em>nuova merce rinnovata, la citt\u00e0 di Torino<em>.<\/em> <\/span><\/p>\n<p>Oramai \u00e8 chiaro che <strong>le citt\u00e0 sono prodotti in competizione tra loro<\/strong> nell&#8217;attirare investimenti, ed \u00e8 questo, oltre alla rete infrastrutturale e ai vuoti urbani lasciati dall&#8217;industria pesante, ci\u00f2 che accomuna tutte le citt\u00e0 prese in esame: in un&#8217;estetica culturalizzata riconoscibile che possa identificare specificatamente una citt\u00e0, <strong>i governanti devono costruire il massimo della prestazione di servizi in base a standard elevati di tecnologia <em>smart<\/em><\/strong>, comuni dal punto di vista internazionale. Per dirla pi\u00f9 semplicemente si tratta di statistiche sui flussi interni grazie ai dati forniti dagli utenti stessi quando usufruiscono di un servizio, di gestione razionata delle risorse energetiche sia negli spazi interni che esterni, della rivalorizzazione dei luoghi aperti, verdi ma videosorvegliati. <strong>Dal grande capitale di dati si pu\u00f2 scoprire cos\u00ec come si muove la gente, dove staziona, insomma cosa fa<\/strong>.<\/p>\n<p>Questo ha il suo bel riscontro economico e politico perch\u00e9 permette di sapere come allocare al meglio gli investimenti e rende sempre pi\u00f9 pervasivo il sistema di controllo.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La gestione del conflitto e la mescolanza tra classi<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Accennavamo sopra anche di violenza pi\u00f9 esplicita. L&#8217;esempio pi\u00f9 lampante \u00e8 quello riportato da Marsiglia, dove il progetto di interesse nazionale <a href=\"http:\/\/www.euromediterranee.fr\/\">Eurom\u00e9diterran\u00e9e<\/a>, atto al rilancio economico dei centri portuali, mostra il braccio duro delle rimodulazioni urbanistiche: un&#8217;area portuale, composta perlopi\u00f9 da edifici dismessi dell&#8217;indotto del porto e da palazzoni di poco valore abitati da popolazione povera, \u00e8 stata demolita per far nascere un nuovo quartiere <em>smart<\/em> ed ecosostenibile. Marsiglia &#8211; dicono &#8211; era una citt\u00e0 depressa e anche il centro continua tutt&#8217;oggi ad avere una popolazione refrattaria all&#8217;innovazione e non impiegata in attivit\u00e0 produttive lungimiranti. Ecco perch\u00e9 hanno iniziato a buttar gi\u00f9 le case delle persone per tirar su dei palazzi all&#8217;avanguardia che fossero funzionali a una popolazione pi\u00f9 internazionale, produttrice di maggior profitto. Non \u00e8 dato sapere se poi il progetto abbia raggiunto tutti i suoi reali obiettivi, se non quello per cui molti hanno dovuto sloggiare da quella parte di citt\u00e0. Che siano arrivati realmente manager e <em>city users<\/em> da ogni dove nel nuovo quartiere, alla fine sembra non sia importante raccontarlo. Bisogna fare <em>marketing<\/em>, vendere le citt\u00e0 ed \u00e8 quello che il dirigente di Eurom\u00e9diterran\u00e9e ha giustappunto fatto alla Holden.<\/p>\n<p>E comunque, a nostro avviso, male per male, meglio un quartiere nuovo vuoto che un quartiere nuovo riempito con la feccia di rappresentanti dell&#8217;imprenditoria.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/marsiglia.jpg\" title=\"marsiglia.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/marsiglia.jpg\" title=\"marsiglia.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/marsiglia.jpg\" alt=\"marsiglia.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non solo costruzione di nuovi edifici <em>hi-tech<\/em> per la citt\u00e0 francese. Il dirigente marsigliese nella sua presentazione tiene a sottolineare il ruolo che un certo tipo di &#8220;conflitto&#8221; ha nell&#8217;oliare meglio la macchina della riqualificazione. <span class=\"st\">\u00c8 il caso de &#8220;<a href=\"http:\/\/www.urban-reuse.eu\/?pageID=casi_internazionali&amp;cID=belledemai\">La Friche La Belle de Mai<\/a>&#8220;, un ex manifattura di tabacco non ancora investita da nessun progetto fino a che non \u00e8 stata occupata da degli artisti che hanno iniziato a svolgerci attivit\u00e0 culturali con un certo seguito e imbellettarla con murales d&#8217;autore. Il conflitto\u00a0 &#8211; se cos\u00ec pu\u00f2 essere definito &#8211; portato dall&#8217;occupazione ha mostrato quale profitto poteva scaturire da quella esperienza. Cos\u00ec g<\/span><span class=\"st\">li amministratori pubblici non si sono lasciati sfuggire l&#8217;occasione e ci hanno costruito su un Masterplan per far s\u00ec che quel luogo diventasse un &#8220;contenitore creativo&#8221; per la valorizzazione della produzione artistica e artigianale. Difficile non vederci una netta assonanza con il caso della Cavallerizza Reale di Torino per cui da poco \u00e8 stato promosso il <a href=\"http:\/\/gabosutorino.blogspot.it\/2016\/04\/ecco-il-masterplan-della-cavallerizza.html\">Masterplan<\/a>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>Ma andando avanti nella presentazione marsigliese, il discorso si fa pi\u00f9 pragmaticamente sociale andando a toccare un altro tipo di conflitto, pi\u00f9 difficoltoso, quello dell&#8217;<strong>ostilit\u00e0 ai cambiamenti che nasce in contesti di povert\u00e0.<\/strong> Un motivo continuamente ripetuto, e non solo dal dirigente francese ma ridondante in tutti i contributi, \u00e8 quello della <strong>prevenzione del conflitto attraverso la mescolanza negli spazi riqualificati di classi sociali diverse<\/strong>. Nei nuovi quartieri o nelle aree riqualificate la residenzialit\u00e0 deve essere programmata prevedendo abitazioni a canone calmierato con contrattualit\u00e0 a breve scadenza, sia per avere una certa mano d&#8217;opera che materialmente porti avanti la carretta, sia per disinnescare il conflitto di cui sono possibilmente portatrici forti concentrazioni di popolazione indigente.<\/p>\n<p>Non tutti i &#8220;diseredati&#8221; della citt\u00e0 hanno per\u00f2 eguale possibilit\u00e0 di accedere a queste progettualit\u00e0 de &#8220;<em>l&#8217;abitare<\/em>&#8220;.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>L&#8217;uso transitorio degli spazi e dei servizi: la Sharing Economy <\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi nuovi spazi destinati alla residenzialit\u00e0, infatti, non sono pensati per tutti sulla base della propriet\u00e0 ma su quella dell&#8217;<em>uso transitorio<\/em> degli spazi. Il possesso fattuale degli immobili \u00e8 perlopi\u00f9 di grandi fondazioni, di enti economici o di ricchi che possano permettersi costi esorbitanti al metro quadro. D&#8217;altronde non di un tetto si sta parlando ma di un sistema integrato in cui la casa \u00e8 solo uno dei servizi dell&#8217;<em>abitare<\/em>: controllo intelligente della distribuzione energetica, asili per i bambini, spazi per l&#8217;interazione o da concedere ad associazioni che si occupano di fare <em>nuovo welfare. <\/em>Tutto ci\u00f2 ha necessit\u00e0 pratiche di manutenzione degli spazi ed \u00e8 cos\u00ec che viene compensato il canone calmierato dei poveri, i quali devono &#8220;contribuire attivamente&#8221; affinch\u00e9 la produzione di servizi sia efficiente. Non ne servono poi molti, perch\u00e9 le posizioni in questo settore devono essere a diverso titolo qualificate, ma di giardinieri, spazzini, elettricisti e cuochi non ne possono fare a meno.<\/p>\n<p>Lavoratori senza salario, diremmo noi; partecipanti all&#8217;abitare comune, dicono i prezzolati progettisti. Un abitare comune che prevede, nella strutturazione del territorio, postazioni di utilizzo <em>sharing<\/em> di altri beni come l&#8217;auto o la bici.\u00a0 Se c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui il proletariato produttivo veniva ammaliato dai capitalisti con il sogno di una piccola casa e un&#8217;utilitaria di propriet\u00e0, pare proprio che sia finito; gli ammaliatori sono passati dalla massima de &#8220;la propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto&#8221; a &#8220;per buona parte della popolazione la propriet\u00e0 pu\u00f2 essere superflua&#8221;. Un vero e proprio <strong>disciplinamento al lavoro gratuito in cambio di piccoli servizi welfaristici e uso transitorio dell&#8217;abitazione e dei mezzi di mobilit\u00e0<\/strong>. Tutto ci\u00f2 significa che non ci si pu\u00f2 esimere dall&#8217;essere produttivi e inseriti tra le maglie di questa economia dell&#8217;abitare, pena la perdita di tutto.<\/p>\n<p><span class=\"st\"><span class=\"st\">Quello della popolazione non produttiva \u00e8 <\/span><\/span>stato un <em>leitmotiv\u00a0<\/em> in queste giornate conferenziali. <span class=\"st\"><span class=\"st\">Si collega a questo<\/span> il problema gravoso per governanti e padroni<\/span><span class=\"st\"> della <strong>concessione del diritto alla propriet\u00e0 anche alle classi povere<\/strong>: funzionale in passato alle politiche keynesiane di sviluppo della societ\u00e0 industriale, oggi talvolta controproducente perch\u00e9 permette ad alcuni di arrancare pur non mantenendo una continuit\u00e0 occupazionale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>D&#8217;altro canto lungi da noi difendere il principio di propriet\u00e0. Tuttavia non ci possiamo esimere da vedere come, tra un ciclo economico e l&#8217;altro, il capitalismo riesca a dare nuovi significati ai suoi stessi strumenti, in maniera adeguata alle nuove traiettorie di profitto e sfruttamento.<\/p>\n<p>E se capita di leggere in qualche inserto culturale all&#8217;acqua di rose che il capitalismo avanzato va verso la cancellazione della propriet\u00e0, sappiamo bene che \u00e8 esattamente il contrario: la direzione \u00e8 quella del suo rafforzamento e della sua estensione per fondazioni, imprese, grandi proprietari immobiliari.<\/p>\n<p>Un altro confine, dunque. L&#8217;ennesimo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/dentroilconfine.pdf\">Scarica<\/a> il testo in pdf.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 La settimana scorsa alla Scuola per benestanti scrittori di Baricco, l&#8217;Urban Center Metropolitano ha<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,11],"tags":[],"class_list":["post-31988","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario","category-torino-domani"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31988","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31988"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31988\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31988"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31988"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31988"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}