{"id":32035,"date":"2016-05-18T15:31:22","date_gmt":"2016-05-18T14:31:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=32035"},"modified":"2016-05-18T15:31:22","modified_gmt":"2016-05-18T14:31:22","slug":"bruciare-le-frontiere-ogni-giorno-un-contributo-torinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2016\/05\/18\/bruciare-le-frontiere-ogni-giorno-un-contributo-torinese\/","title":{"rendered":"Bruciare le frontiere ogni giorno, un contributo torinese"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>LA VALORIZZAZIONE DELL&#8217;ESCLUSIONE E QUELLA DELL&#8217;INCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un contributo torinese<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 facile cercare di dare una lettura semplice alla gestione europea dei flussi migratori cos\u00ec come si \u00e8 imposta negli ultimi due anni. I motivi sono molteplici e riguardano soprattutto la provvisoriet\u00e0 delle misure che i singoli Stati hanno adottato per far fronte alle &#8220;emergenze&#8221; e la differenza stessa di questi provvedimenti, strettamente collegati al contesto territoriale nazionale, cio\u00e8 al suo posizionamento geografico rispetto ai corridoi di migrazione e al perimetro dell&#8217;Eurozona, agli interessi economici interni e a quelli d&#8217;investimento nei Paesi stessi da cui migliaia di uomini e donne son partiti. A ragion di questo, avere una visione troppo omogenea di ci\u00f2 che muove i membri della UE non restituirebbe una visione a fuoco, quanto piuttosto un&#8217;idea forfettaria in cui la realt\u00e0 di <em>competitors <\/em>economici risulterebbe troppo accontonata rispetto a una natura prettamente e classicamente politica di Stato-nazione.<br \/>\nUn punto d&#8217;attacco analitico alla questione \u00e8 quello di considerare le strategie comuni, cos\u00ec come sono emerse, di messa a profitto dei flussi migratori tenendo tuttavia bene a mente un certo gap d&#8217;intenzionalit\u00e0 tra il potere &#8220;centrale&#8221; di Bruxelles e quello degli specifici governi nazionali. Dacch\u00e9, in aggiunta, questi ultimi sono inseriti in una graduatoria decisionale data dalla forza economica avranno anche esigenze diverse nella gestione demografica del vecchio continente, e di conseguenza nell&#8217;afflusso quantitativo e qualitativo di manodopera immigrata. Del resto \u00e8 scontato ribadire che ai poteri neoliberali contemporanei s&#8217;accompagna sempre una lente che vede le persone come capitale umano, passibile di valorizzazione su pi\u00f9 scale, anche quella dell&#8217;esclusione. Cercare di capire il significato di sfruttamento insito in questa prospettiva d&#8217;interesse, potrebbe esser d&#8217;aiuto anche a trovare un punto d&#8217;attacco pratico, di lotta, che permetta di trascendere la distinzione tra immigrati e autoctoni per concentrarsi sulle condizioni di sfruttamento che li accomunano.<br \/>\n<!--more--> Ma questo sarebbe gi\u00e0 un buon punto in un percorso rivoluzionario. Per ora non si pu\u00f2 far a meno di partire dalle specificit\u00e0, e in questo caso dall&#8217;organizzazione e dalle conseguenze del governo della migrazione povera, a partire dall&#8217;inserimento integrativo nel tessuto produttivo nazionale, passando per i dispositivi  di filtraggio e smistamento (dalle strutture &#8220;logistiche&#8221;, come i neonati Hotspot, alla frontiera), fino ad arrivare all&#8217;espulsione vera e propria nei centri della Detenzione Amministrativa.<br \/>\nD&#8217;altra parte gli annunci di costruzione di muri e riproposizione del ruolo della frontiera chiusa nello spazio intra-UE non possono certo esser presi sottogamba. Eppure gli intenti sull&#8217;erezione di recinzioni lungo la frontiera italo-austriaca, o la chiusura effettiva di quella tra Svezia e Danimarca e di quella tra Danimarca e Germania, risultano in base ai processi stabiliti dagli ultimi accordi internazionali una soluzione emergenziale data dall&#8217;interesse non comune dei Paesi europei. Le soluzioni emergenziali sono certo esse stesse parte di processi strutturali, ma \u00e8 doveroso riuscire a inserirle in una prospettiva pi\u00f9 ampia di governo delle migrazioni verso l&#8217;Europa.<br \/>\nProprio per questo \u00e8 interessante riportare quali direttive in materia di gestione dei flussi migratori stanno vedendo attuazione. Su questa scia, l&#8217;ultimo <em>step <\/em>\u00e8 quello presentato il mese scorso da Matteo Renzi ai presidenti del Consiglio e della Commissione UE: un piano per limitare i flussi attraverso una protezione delle frontiere esterne dell&#8217;Europa. L&#8217;obiettivo non \u00e8 sono quello di stabilire un <em>limes<\/em> per impedire gli ingenti arrivi previsti per il prossimo biennio, ma anche quello fondamentale, e assolutamente complementare, di migliorare la tenuta e la &#8220;libera circolazione&#8221; di Schengen. Il Migration Compact di Renzi \u00e8 stato ben accolto a Bruxelles, anche perch\u00e9 \u00e8 il linea con le decisioni prese il novembre scorso a La Valletta tra i leader europei e quelli africani, per \u00abuna responsabilit\u00e0 condivisa dei paesi di origine, di transito e di destinazione\u00bb. Il processo di esternalizzazione della frontiera europea non \u00e8 tuttavia nato negli ultimi anni ma ha assunto rilevanza nel 2006 con gli accordi di Rabat. Nella capitale amministrativa del Marocco, i governi di 55 paesi europei e africani (Africa settentrionale, occidentale e centrale), insieme alla Commissione europea e alla Comunit\u00e0 economica degli Stati dell&#8217;Africa occidentale si sono incontrati per rafforzare la cooperazione in materia di migrazione. L&#8217;obiettivo principale di questa cooperazione? Consentire lo scambio di informazioni tra le autorit\u00e0 al fine di prevenire la migrazione irregolare, la criminalit\u00e0 transfrontaliera e la mobilit\u00e0 dei cosiddetti <em>foreign fighters<\/em>. Questi tre punti, spesso e volentieri, vengono presentati come indistinti in un generale discorso sulla pericolosit\u00e0 migratoria, quello stesso  attraverso cui trovano legittimazione gli interventi militari sulle coste dall&#8217;altro lato del Mediterraneo. La cornice interpretativa di questo discorso si sostanzia generalmente in un&#8217;esigenza di protezione preventiva, &#8220;la societ\u00e0 europea militarmente si deve difendere&#8221;.<br \/>\nLe linee della guerra trovano nuove sfaccettature con le direttive stabilite a un altro incontro, quello avvenuto nel 2014 a Khartoum. Nella citt\u00e0 sudanese gli Stati membri dell&#8217;UE insieme a  9 paesi del Corno d&#8217;Africa e a paesi di transito hanno concordato, con la solita legittimazione del contrasto alla tratta di esseri umani e alla lotta al terrorismo, una serie d&#8217;investimenti europei <em>in loco <\/em>con l&#8217;intento di prevenire gli spostamenti delle persone. In pratica si tratta per l&#8217;Europa di investire, di rafforzare pezzi del proprio mercato nei paesi di origine e transito dei migranti, agevolandone la crescita economica e avendo manodopera certa da radicare.<br \/>\nOltre a questo livello pi\u00f9 prettamente produttivo e indiretto della frontiera esternalizzata, vi \u00e8 quello del controllo diretto sui flussi. Il Processo di Khartoum, nel solco di quello di Rabat, rafforza la tendenza a trasferire sui paesi terzi, di transito e di origine, il compito di &#8220;difendere&#8221; le frontiere europee di fronte a un crescente afflusso di migranti; aumenta i controlli anche attraverso l&#8217;agenzia FRONTEX, realizzando operazioni di respingimento verso i paesi di origine; cristallizza  la cooperazione nella gestione dell&#8217;ispezione dei territori attraversati da corridoi migratori e prevede finanziamenti ai campi e alle strutture che selezionino chi pu\u00f2 avere una possibilit\u00e0 d&#8217;accesso all&#8217;Europa. Questi ultimi sono quegli stessi posti concentrazionari da cui i migranti provano a scappare per le condizioni abominevoli a cui sono costretti. Le prigioni per migranti della Libia, il mercato di esseri umani in Turchia e il muro di contenimento al confine siriano, sono in questo senso solo la punta dell&#8217;iceberg.<br \/>\nQuesti accordi multilaterali prendono in esame anche un agire non preventivo ma successivo alla deportazione dall&#8217;Europa ai Paesi d&#8217;origine. Il rimpatrio e la riammissione efficaci di coloro che non necessitano di protezione rappresentano una priorit\u00e0 fondamentale per lorsignori tanto che l&#8217;UE ha un piano di sostegno alla reintegrazione fatto d&#8217;investimenti per il potenziamento dei Paesi d&#8217;origine.<br \/>\nQuanto tutto ci\u00f2 sia effettivamente corrispondente al vero non \u00e8 dato sapere. Ci\u00f2 che invece qui da queste parti sta accadendo, \u00e8 che ci sono dichiarazioni a destra e a manca di rafforzamento del sistema dei respingimenti.<br \/>\nDifatti \u00e8 recente la notizia che il governo italiano ha in agenda il rafforzamento della macchina delle espulsioni. Dal Viminale Mario Morcone tuona:<br \/>\n<em>&#8220;Abbiamo sottoscritto l&#8217;impegno con l&#8217;Europa ad avere la disponibilit\u00e0 di 1500 posti nei CIE e lo rispetteremo. \u00c8 vero che attualmente ci sono pochi posti nei CIE, anche perch\u00e9 queste strutture sono costantemente devastate: chi finisce l\u00ec \u00e8 la gente peggiore. Noi li ricostruiamo e loro ce li incendiano. \u00c8 come un circo con le gabbie dei leoni. Qualcuno che li ha visitati ha detto che preferirebbe stare a San Vittore piuttosto, ma rispetteremo l&#8217;impegno con Bruxelles&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>La valorizzazione dell&#8217;inclusione <\/strong><\/p>\n<p>Oltre il fattore della limitazione esterna e dell&#8217;esclusione delle eccedenze attraverso i respingimenti, il significato dell&#8217;integrazione nelle politiche sulla migrazione per l&#8217;economia di Schengen \u00e8 altrattanto rilevante. In soldoni si tratta di selezionare nella maniera pi\u00f9 accurata possibile l&#8217;iniezione di mano d&#8217;opera migrante all&#8217;interno del sistema produttivo europeo. Quello che implicano i lavori della Commissione Europea sulla gestione interna \u00e8 che per salvaguardare la libera circolazione delle merci e la competitivit\u00e0 europea nel mercato mondiale \u00e8 necessario effettuare una pi\u00f9 stringente selezione dei migranti in base alle necessit\u00e0 di inserimento produttivo. D&#8217;altronde in Paesi come Australia e Gran Bretagna gi\u00e0 \u00e8 previsto un percorso di concessione dei visti-lavoro a &#8220;punti&#8221; in base alla qualificazione di studio e all&#8217;esperienza lavorativa precedente.<br \/>\nIn Italia &#8211; dicono &#8211; ci sono invece troppi clandestini. Il sistema di espulsione non \u00e8 abbastanza efficiente per coloro i quali, squalificati o dediti a procurarsi da vivere illegalmente, rappresentano un costo troppo elevato in termini di servizi sociali erogati senza contributi e gestione giuridica dei fenomeni di disadattamento e criminalit\u00e0.<br \/>\nDall&#8217;altra parte, invece, una percentuale pi\u00f9 alta di immigrati accertati come qualificati porterebbe un maggior apporto qualitativo a pi\u00f9 livelli, in primis quello della maggior pervasivit\u00e0 degli investimenti europei nei Paesi d&#8217;origine degli immigrati: dall&#8217;Egitto alla Libia, il piatto \u00e8 conteso e non solo tra cugini europei.<br \/>\nLa soluzione per lorsignori sta dunque in un miglior apparato di selezione. E non che nonostante i proclami sulla valorizzazione delle alte competenze, non sia a loro funzionale una massa di lavoratori costretti ad avere poche pretese. Quel che dicono \u00e8 che i &#8220;serbatoi di manodopera&#8221; servono e hanno gi\u00e0 un ruolo essenziale nella crescita economica; tuttavia una certa eccedenza, da funzionale a una tenuta dei salari diretti al ribasso, o in certi casi persin inesistente, non deve diventare un surplus tale da non poter essere gestito.<br \/>\nI migranti non sono ritenuti tutti uguali, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>. Infatti nell&#8217;ultimo anno \u00e8 entrata a far parte del linguaggio diffuso la categorizzazione binaria tra &#8220;profughi di guerra&#8221;, con la possibilit\u00e0 di permanere nel territorio europeo attraverso la richiesta di protezione internazionale, e &#8220;migranti economici&#8221;, costretti al ricatto del permesso di soggiorno. Gi\u00e0 questa prima differenziazione fa una prima selezione giuridica che permette da un lato di considerare indesiderabili e clandestini coloro che vengono da Paesi per cui non \u00e8 prevista la protezione internazionale, e quindi nella maggior parte dei casi passibili d&#8217;espulsione; dall&#8217;altro di sfruttare al meglio il tempo di permanenza dei richiedenti asilo nei territori nazionali europei.<br \/>\n\u00c8 quel che ha formalizzato la cancelliera tedesca in una legge che pu\u00f2 esser considerata esemplare. Con il plauso internazionale di media ed economisti, a differenza dell&#8217;opinione negativa espressa sui muri minacciati dall&#8217;Austria, a met\u00e0 aprile il governo Merkel ha approvato il &#8220;pacchetto integrazione&#8221;: degli 800.000 arrivi di migranti nel prossimo anno, oltre la met\u00e0 non saranno accolti; per tutti gli altri, per lo pi\u00f9 rifugiati, non si prospetta per\u00f2 un destino pi\u00f9 roseo. Sotto il motto <em>&#8220;foerdern und fordern&#8221; <\/em>(tradotto: incentivare e pretendere), la legge infatti stabilisce lo sfruttamento forzato con la creazione di 100.000 posti di lavoro quasi gratuiti, in barba alla legge tedesca sul salario orario minimo di 8,50 euro. &#8220;Lavori da un euro&#8221; li hanno chiamati beffardamente durante la discussione in Parlamento. Lo stesso provvedimento prevede l&#8217;impossibilit\u00e0 di accedere al canonico mercato del lavoro se non tramite l&#8217;apprendistato. L&#8217;obbligo \u00e8 quello di sottostare a quest&#8217;occupazione, pena il decadimento della tutela internazionale. Al lato produttivo s&#8217;accompagna uno pi\u00f9 normativo, funzionale al sistema di controllo e alle leggi sull&#8217;antiterrorismo, che stabilisce che sia lo Stato a decidere dover far risiedere senza possibilit\u00e0 di spostamento gli immigrati e che ivi debbano seguire corsi di lingua e cultura tedesca.<br \/>\nI provvedimenti tedeschi sono abbastanza palesi da offrirci una buona lente attraverso la quale vedere anche quello che succede pi\u00f9 vicino. In Italia l&#8217;inserimento nei cicli di sfruttamento tramite le associazioni e le cooperative che si occupano di Seconda Accoglienza \u00e8 sempre pi\u00f9 diffuso, soprattutto tramite il sistema delle borse lavoro o dei tirocini. Ma non solo. Nel capoluogo piemontese ventisette rifugiati hanno aderito al progetto di messa a lavoro &#8220;volontario&#8221; e gratuito nato dall\u2019intesa tra Comune e Amiat, l&#8217;azienda per lo smaltimento dei rifiuti. Con tanto di pettorina con su scritto &#8220;Grazie Torino&#8221; ripuliscono le strade e il sindaco Fassino la spaccia per una forma di restituzione alla citt\u00e0 rispetto all&#8217;accoglienza ricevuta.<br \/>\nTuttavia se \u00e8 palese il lato dello sfruttamento della manodopera ricattabile in tutti questi progettini sempre pi\u00f9 numerosi e diffusi, bench\u00e9 per ora non si sia una legislazione regolamentare nazionale come in Germania, lo \u00e8 meno quello della selezione e soggettivazione all&#8217;<em>empowerment<\/em> individuale operata all&#8217;interno dei processi integrativi della Seconda Accoglienza. Se gli Hotspot rappresentano il punto logistico di smistamento giuridico, le strutture che si occupano di accoglienza integrata, in teoria, sono quelle atte al bilancio delle competenze dei singoli e di selezione economica dei pi\u00f9 adeguati al mercato occupazionale locale. Che questo processo sia poi di fatto farraginoso rispetto agli scopi non gli toglie gravit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il contenimento nelle strutture della Seconda Accoglienza<\/strong><\/p>\n<p>I luoghi della Seconda Accoglienza, lo SPRAR, i CARA e i CAS, presentati dalle istituzioni come i luoghi dell&#8217;integrazione e dell&#8217;inserimento dell&#8217;immigrato, assolvono a funzioni strutturali nel controllo e nella gestione di una parte del flusso migratorio e nella sua messa a valore in senso economico.<br \/>\n\u00c8 necessario, tuttavia, fare delle opportune differenze tra le diverse strutture della Seconda Accoglienza, in modo da poterne cogliere sia le particolarit\u00e0 che le differenti criticit\u00e0.<br \/>\nI CARA sono centri enormi, 13 sul territorio italiano, la cui sicurezza interna \u00e8 garantita da militari e forze dell&#8217;ordine, spesso in strutture che un tempo erano CIE. Il loro ruolo \u00e8 pi\u00f9 chiaro se si considera che al loro interno sono presenti le unit\u00e0 per i rilievi dattiloscopici.<br \/>\nI CAS (Centro d&#8217;Accoglienza Straordinaria), che rappresentano la modalit\u00e0 d&#8217;accoglienza pi\u00f9 in uso in Italia, sono un insieme di centri, piccoli o grandi, sparsi per il territorio italiano. Questi sono caratterizzati dal criterio dell&#8217;emergenzialit\u00e0 sia per la scelta della struttura che per l&#8217;assegnazione della gestione all&#8217;ente.<br \/>\nLo SPRAR, invece, acronimo che sta per sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, detto anche sistema dell&#8217;accoglienza diffusa, \u00e8 un insieme di progetti integrativi per l&#8217;immigrato, volti al suo inserimento sociale ed economico all&#8217;interno della societ\u00e0 italiana. Tale sistema utilizza come luoghi per l&#8217;accoglienza strutture fisiche delle pi\u00f9 diverse, da appartamenti a fabbricati fino a caserme o alberghi.<br \/>\nLe cooperative, i consorzi o le aziende che lavorano all&#8217;interno di queste strutture sono svariati, alcune specializzati nel controllo dell&#8217;immigrazione e con un&#8217;esperienza ormai assodata nella gestione di numeri considerevoli di immigrati concentrati in una medesimo posto, altre, invece, sono piccole o grandi associazioni, nate e cresciute nel contesto dell&#8217;assistenza e dei servizi alla persona. Inoltre, molti di questi enti sono i medesimi che hanno gestito o gestiscono tuttora i CIE e che negli anni sono diventati professionisti del settore. Di fatto, non \u00e8 azzardato considerarli come strutture semi-detentive in cui gli immigrati vivono senza la possibilit\u00e0 di poter gestire autonomamente la propria esistenza. Un regolamento interno, orari di sveglia e di rientro notturno, l&#8217;impossibilit\u00e0 di scegliere con chi vivere e cosa mangiare, l&#8217;obbligo di comunicare i propri spostamenti sono, infatti, la base normativa di questi luoghi. Le condizioni di vita dei richiedenti sono cos\u00ec caratterizzate da una sospensione perpetua, un&#8217;attesa infinita della risposta della Commissione Territoriale e, quindi, da una dipendenza dalla struttura accogliente.<br \/>\nBench\u00e9 i tempi di permanenza dovrebbero essere di 35 giorni nei CARA e di 6 mesi rinnovabili negli SPRAR, una persona richiedente asilo pu\u00f2 stazionare in questi \u201cparcheggi\u201d anche per diversi anni, in una totale incertezza riguardo al proprio futuro giuridico.<br \/>\nI servizi offerti malgrado siano presentati dalle istituzioni come strumenti finalizzati all&#8217;indipendenza del soggetto, assurgono nella realt\u00e0 l&#8217;effetto di fortificare, attraverso il soddisfacimento di alcuni bisogni, il legame di subordinazione fra il migrante e il sistema d&#8217;accoglienza. Infatti, nonostante all&#8217;immigrato sia garantita la possibilit\u00e0 di poter uscire durante la giornata, gli sia corrisposto un pocket money o offerto un abbonamento per i mezzi pubblici, le sue possibilit\u00e0 di emancipazione dal sistema d&#8217;accoglienza sono molto remote. Basti pensare all&#8217;isolamento in cui, spesso e volentieri, si trova chi sta in questi posti, all&#8217;impossibilit\u00e0 di conoscere la realt\u00e0 che li circonda se non attraverso i canali offerti o alla possibilit\u00e0 mancata di soddisfare autonomamente i propri bisogni.<br \/>\nTale condizione generale che contrasta con l&#8217;autonomia e l&#8217;autodeterminazione dell&#8217;individuo assume un aspetto ancora pi\u00f9 eclatante proprio nei progetti SPRAR, dove \u00e8 il percorso d&#8217;integrazione a essere posto come centrale. Nei progetti di inserimento infatti un concetto fondante \u00e8 quello d&#8217;empowerment, ovvero di potenziamento del soggetto,  partendo per\u00f2 dall&#8217;immagine dell&#8217;immigrato come soggetto debole in possesso di qualit\u00e0 personali, sociali o lavorative in difetto e che devono essere per questo stimolate attraverso percorsi istituzionalizzati. Una contraddizione fra l&#8217;offerta di strumenti per l&#8217;autonomia individuale, l&#8217;immagine categorizzata del migrante e la condizione di dipendenza effettiva.<br \/>\nUn altro elemento contraddittorio emerge se si guarda alle statistiche sugli esiti generali delle domande di protezione. Nel 2015, infatti, il 56% delle richieste hanno ricevuto il diniego dalle Commissioni Territoriali. Se si considera che il sistema della Seconda Accoglienza si basa principalmente sui richiedenti asilo, persone che possono rientrare facilmente in una condizione di irregolarit\u00e0, sorge spontaneo chiedersi a chi servano i percorsi integrativi. Infatti, sembra piuttosto che i corsi di italiano o l&#8217;orientamento formativo, legale o abitativo, siano degli elementi fortemente funzionali alla giustificazione dell&#8217;esistenza stessa di questo sistema e del business ad esso sotteso.<br \/>\nBusiness che \u00e8 tutt&#8217;altro che marginale. Solo per citare un esempio, i soldi corrisposti dalla Prefettura all&#8217;ente gestore per quanto riguarda il CARA di Mineo sono 140.000 euro al giorno, cifra che ammonta intorno a 40 milioni annui. Il richiedente asilo per un determinato periodo di tempo \u00e8, infatti, messo a valore, sia attraverso i  finanziamenti che fanno guadagnare chi gestisce i centri della Seconda Accoglienza, sia attraverso lo sfruttamento della sua forza lavoro.<br \/>\nNegli SPRAR, dove sono presenti gli immigrati in attesa di un permesso umanitario, viene corrisposta una cifra pro-capite anche se, in molti casi, permangono in queste strutture anche coloro ai quali \u00e8 stata negato il permesso e che di conseguenza dovrebbero perdere il diritto di rimanerci.<br \/>\nL&#8217;interesse principale per i gestori di tali strutture sembra proprio quello di riempirle il pi\u00f9 possibile moltiplicando gli introiti in una logica economica di scala.<br \/>\nIl mondo della Seconda Accoglienza \u00e8 in aggiunta anche un grosso bacino di manodopera a basso costo o a costo zero per aziende e imprese. La messa a lavoro dell&#8217;immigrato pu\u00f2 passare sia per canali legali, assumendo la forma delle cosiddette borse-lavoro o del lavoro volontario, sia attraverso vie parallele come il lavoro in nero. Ci\u00f2 che accomuna queste differenti forme di sfruttamento \u00e8 la messa a profitto del richiedente asilo obbligato a vivere per anni in attesa  dell&#8217;esito della domanda di protezione.<br \/>\nProprio questa condizione limbica ha portato nell&#8217;ultimo anno a un aumento delle proteste degli &#8220;ospiti&#8221; che hanno lamentano l&#8217;inattivit\u00e0 obbligata, le attese infinite dovute alle lungaggini burocratiche nelle quali incappa ogni singola richiesta d&#8217;asilo e i conseguenti dinieghi, la mancata erogazione di bonus quali i pocket money e gli abbonamenti gratuiti ai servizi pubblici, il cibo di pessima qualit\u00e0 che in alcuni casi non viene addirittura servito.<br \/>\nA far da sfondo alle singole motivazioni \u00e8 la sensazione di essere letteralmente parcheggiati. I rifugiati sono riusciti a far conoscere le proprie rivendicazioni bloccando strade, occupando i centri di accoglienza, impedendo l&#8217;entrata ai vari operatori, organizzando manifestazioni sotto alle Prefetture dove erano bloccate le pratiche per le richieste d&#8217;asilo, rifiutando il cibo scadente fornito nelle mense. Questi sono solo alcuni esempi usciti dalle cronache locali ai quali vanno aggiunti le fughe e gli allontanamenti.<\/p>\n<p><strong>La valorizzazione dell&#8217;esclusione<\/strong><\/p>\n<p>Il processo di valorizzazione della manodopera straniera passa attraverso il filtraggio e la categorizzazione degli immigrati, secondo criteri che si vorrebbero sempre pi\u00f9 selettivi e funzionali al mercato del lavoro. Tale processo non pu\u00f2 che aumentare il numero degli esclusi, cio\u00e8 di coloro ai quali vengono negate le condizioni minime di sostentamento.<br \/>\nSe da una parte un numero sempre maggiore di immigrati di recente arrivo vengono inseriti nei percorsi di integrazione andando a riempire strutture adibite alla Seconda Accoglienza, dall&#8217;altra lo \u201cscarto\u201d, ovvero molti degli immigrati cosiddetti economici, prendono la strada dell&#8217;irregolarit\u00e0. Tuttavia, stando al rapporto sulla Detenzione Amministrativa del febbraio 2016, meno del 10% degli scartati \u00e8 finito in un CIE, quindi la stragrande maggioranza ha ricevuto soltanto un foglio di espulsione. La maggior parte di coloro che vengono identificati negli Hotspot e categorizzati come irregolari dai CIE non ci passa. Nei centri della Detenzione Amministrativa non c&#8217;\u00e8 posto perch\u00e9 queste strutture vengono continuamente incendiate dai reclusi.<br \/>\nD&#8217;altro canto, vero \u00e8 che la macchina delle espulsioni, anche nella sua piena potenzialit\u00e0, non potrebbe mai colmare l&#8217;esigenza di contenimento ed espulsione dei tantissimi senza-documenti. I 1.500 posti in pi\u00f9 richiesti all&#8217;Italia dall&#8217;Unione Europea risultano essere quindi una piccola pezza, funzionale se non altro al potere di deterrenza del CIE. Va da s\u00e9 che il ricatto del permesso o la minaccia di espulsione costringono molti immigrati senza le carte in regola ad accettare qualsiasi condizione lavorativa, spingendo sempre pi\u00f9 in basso l&#8217;asticella del livello salariale.<br \/>\nNon si pu\u00f2 per\u00f2 dimenticare l&#8217;aspetto significativo della messa a profitto degli immigrati irregolari che nel CIE ci finiscono. L&#8217;enorme introito percepito dagli enti gestori \u00e8 garantito da un pagamento pro-capite dei reclusi. Inoltre lo Stato prevede, su richiesta dell&#8217;ente gestore, la possibilit\u00e0 del pagamento della met\u00e0 dei posti disponibili anche quando a seguito di rivolte e incendi delle aree, il numero di reclusi diminuisce considerevolmente.<br \/>\nSe la macchina delle espulsioni non assolve tutte le sue funzioni, non \u00e8 detto che i governanti di fronte alla previsione di crescita dei flussi migratori non decidano di vagliare altre strade. \u00c8 ci\u00f2 che suggerisce la notizia di questo maggio: decine di immigrati che protestavano a Lampedusa contro i rilievi dattiloscopici nell&#8217;Hotspot sono stati caricati in voli charter e rimpatriati. Non \u00e8 da escludere che la gestione emergenziale della migrazione apra alla regolamentazione dell&#8217;espulsione diretta.<\/p>\n<p><strong>Uno sguardo sulla \u201cSeconda Accoglienza\u201d in Piemonte<\/strong><\/p>\n<p>In Piemonte, secondo i dati dell\u2019agosto 2015, ci sarebbero 5292 persone presenti all\u2019interno delle strutture di Seconda Accoglienza della Regione, divise tra CAS (4461) e progetti SPRAR (821). \u00c8 interessante notare come gli arrivi nelle strutture, in totale 10427, non coincidano con le presenze effettive, segno dell\u2019altissimo indice di abbandono immediato. La maggior parte dei richiedenti protezione internazionale \u00e8 ospitata all\u2019interno di strutture di Torino e provincia, 1699 persone, il restante diviso per le altre province piemontesi. Gli edifici in questione sono molto differenti tra loro: appartamenti, hotel o piccoli fabbricati, caserme o veri e propri centri con centinaia di persone. Questi ultimi a volte sono costituiti da container, o in certi casi sono vere e proprie tendopoli come accade per il centro SPRAR di Settimo Torinese  che, nei periodi di punta, contiene pi\u00f9 di 300 persone. L\u2019intero sistema regionale legato all\u2019Accoglienza Secondaria  comprende un insieme di differenti associazioni e cooperative, piccole o grandi, alcune delle quali sono i soliti volti noti della gestione degli immigrati in Italia. In generale, a causa dell\u2019emergenzialit\u00e0 legata alle strutture CAS, \u00e8 estremamente difficile riuscire ad individuare proprio tutti gli enti che nella Regione Piemonte fanno soldi con la gestione degli immigrati. Ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare \u00e8 offrire un panorama generale di chi, a fasi alterne, partecipa e si aggiudica i bandi della Prefettura o da questa viene scelto in via emergenziale.<br \/>\nGli enti gestori dell\u2019Accoglienza sono, come detto, numerosi e presentano caratteri differenti. Guardando gli ultimi dati della Prefettura sui progetti SPRAR 2015 a Torino emergono entit\u00e0 delle pi\u00f9 svariate. Ad esempio la <em>Diaconia Valdese<\/em>, gestore dell\u2019accoglienza di 139 persone tra Torino e provincia, organo della Chiesa Evangelica Valdese che si occupa in molte zone d\u2019Italia di servizi alla persona, assistenza socio-sanitaria, alternativa al carcere e formazione. L\u2019<em>Associazione Recosol &#8211; Rete dei Comuni Solidali<\/em>, nata a Carmagnola ma diffusasi in molti comuni italiani, impegnata nel promuovere  cooperazione  decentrata  nei  Paesi  in  via di sviluppo e per ultimo lanciatasi nel guadagno dei progetti SPRAR. C\u2019\u00e8 poi la <em>Progest Cooperativa sociale Onlus<\/em>, gestore del centro per immigrati di San Gillio in provincia di Torino, che si occupa anche di servizi a minori, anziani e di centri terapeutici di salute mentale come le comunit\u00e0 terapeutiche \u201cIl Barocchio\u201d e \u201cIl Giglio\u201d. Poi la <em>Codeal<\/em> di Aosta, branca della pi\u00f9 grossa <em>3bite<\/em>, specializzata nella consulenza, nella realizzazione e nella gestione di soluzioni e di servizi integrati nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie. La coop <em>Atypica<\/em>, anch\u2019esso gruppo assegnatario di una parte di un lotto d\u2019accoglienza d\u2019immigrati, che si occupa di mediazione culturale, infanzia e che gestisce anche un piccolo hotel all\u2019interno del parco di Collegno. Alcuni enti sono nati e costruiti intorno ai progetti educativi e di mediazione culturale, come la <em>Coop Edu-car<\/em>e e <em>Terremondo<\/em>, altri in progetti integrativi dei soggetti svantaggiati, come la <em>Coop 610<\/em>, altri ancora sono associazioni di promozione sociale come <em>Tra-Me<\/em> di Carignano o pi\u00f9 schiettamente fornitrici di servizi come la <em>Dinamo Coop<\/em>. Insomma un panorama variegato ed eterogeneo.<br \/>\nNella citt\u00e0 di Torino, tra gli enti pi\u00f9 presenti per la gestione degli appalti sulla Seconda Accoglienza ci sono il consorzio di cooperative <em>Kair\u00f2s <\/em>e la, sempreverde, <em>Croce Rossa Italiana. <\/em>Il consorzio di cooperative <em>Kair\u00f2s <\/em>\u00e8 il gruppo fondatore e branca torinese della pi\u00f9 conosciuta e famigerata <em>Connecting People<\/em>. Quest\u2019ultima cooperativa non ha bisogno certo di presentazioni vista la sua decennale esperienza nella gestione dei Centri d\u2019identificazione ed espulsione italiani.<br \/>\nIl consorzio estende la sua rete di guadagno su tutta la filiera dell&#8217;accoglienza ma non solo perch\u00e9 si occupa, per fare un esempio, attraverso l&#8217;associazione <em>Ecosol<\/em>, anche della gestione del lavoro dei detenuti nel carcere delle Vallette, oltre a essere una vera e propria potenza economica in citt\u00e0 come produttore di welfare privatistico.<br \/>\nAttraverso la cooperativa <em>Esserci<\/em>, gestisce strutture della Seconda Accoglienza da centinaia di posti, allo stesso tempo promuove progetti per l&#8217;inserimento lavorativo attraverso accordi con la Regione e le aziende, creando un bacino di manodopera a costo zero attraverso il sistema delle borse lavoro elargite dalla Regione, 25 ore settimanali pagate 3,50 euro all&#8217;ora.<br \/>\nIl consorzio <em>Kair\u00f2s <\/em>non \u00e8 l&#8217;unico esempio di chi vanta una lunga esperienza nella gestione dei CIE; la <em>Croce Rossa<\/em> che per anni e anni si \u00e8 aggiudicata la gestione dei CIE italiani e ancora concorre per l\u2019aggiudicazione, \u00e8 perfettamente inserita in questo affare. Essa gestisce infatti il sopracitato enorme centro SPRAR di Settimo torinese. Il \u201cTeobaldo Fenoglio\u201d, ex villaggio TAV per gli operai impegnati nella costruzione della linea ferroviaria ad alta velocit\u00e0, \u00e8 stato recuperato dal Comune per trasformarlo in un centro di Protezione Civile. Molto probabilmente, la CRI si occuper\u00e0 anche del futuro Hub nella caserma dell\u2019aeronautica di Castello d\u2019Annone in provincia di Asti, capienza 200 persone. Un filo che lega l&#8217;Accoglienza Secondaria degli immigrati al sistema di reclusione e deportazione.<br \/>\nSono anche altre le cooperative nell&#8217;affare dell&#8217;accoglienza, che il pi\u00f9 delle volte si uniscono in consorzi, raggruppamenti d\u2019impresa che garantiscono un\u2019organizzazione pi\u00f9 razionale e una gestione pi\u00f9 completa degli appalti. Il<em> Consorzio La Valdocco<\/em> ad esempio, a cui appartiene la coop <em>Pietra Alta servizi Onlus<\/em>, che gestisce un lotto d\u2019accoglienza di richiedenti asilo a Torino, comprende 12 associazioni, ognuna delle quali specializzata in un servizio specifico per soggetti svantaggiati; si va insomma dall\u2019animazione al servizio catering, dalle pulizie all\u2019assistenza sanitaria, tutte mansioni garantite dall\u2019eterogeneit\u00e0 del raggruppamento d\u2019imprese. Un altro esempio di tale sistema, considerabile come un vero e proprio sistema di scatole cinesi,  \u00e8 rappresentato dalla rete di associazioni <em>Non solo asilo<\/em> composta da ben 18 nomi tra associazioni e coop. Questo raggruppamento \u00e8 composto da svariati affiliati, anche molto diversi tra loro come la <em>Coop Orso<\/em>, la <em>Coop Alice<\/em>, <em>Acmos<\/em>, <em>Pastorale migranti<\/em>, <em>PIAM<\/em>, l\u2019 <em>Associazione Somaalya Onlus<\/em>, il <em>Gruppo Abele <\/em>e <em>Engim Piemonte<\/em>.<br \/>\nUn capitolo a parte meriterebbe la famosa associazione <em>Terra del fuoco<\/em> e della sua costola <em>Babel<\/em>, fondata nel 2015 da Roberto Forte, gi\u00e0 vicepresidente di <em>Terra del Fuoco<\/em>. Questo gruppo di coop da anni si \u00e8 inserito nel business della gestione di rifugiati e dei richiedenti asilo in Piemonte, anche grazie alla benedizione garantita dal  fondatore ed ex presidente Michele Curto, consigliere Sel al Comune di Torino. L\u2019associazione ha partecipato in passato, all\u2019interno di un Raggruppamento Temporaneo d\u2019Imprese che comprendeva anche <em>AIZO<\/em>, <em>Liberitutti<\/em>, <em>Stranaidea<\/em>, la<em> Coop Animazione Valdocco<\/em> e la <em>Croce Rossa Italiana<\/em>, al famigerato progetto \u201cLa citt\u00e0 possibile\u201d, un programma di distruzione del campo Rom sul Lungo Stura Lazio e di trasferimento di alcuni dei suoi abitanti in altri edifici. Il risultato finale dell\u2019operazione \u00e8 stato quello di pi\u00f9 di 1000 sgomberati, 600 ricollocati, 255 rimpatri volontari e 2 accompagnamenti al CIE di c.so Brunelleschi. \u00c8 importante notare come molte riallocazioni gestite da <em>Terra del fuoco<\/em>  siano avvenute all\u2019interno degli appartamenti fatiscenti di Giorgio Molino, il famoso<em> \u201cras delle soffitte\u201d<\/em> del capoluogo sabaudo. Il notissimo palazzinaro torinese, famoso per le propriet\u00e0 e per gli sfratti di centinaia di persone, da tempo si \u00e8 lanciato anch\u2019egli nel business legato all\u2019Accoglienza Secondaria. Infatti Molino e la presidente dell&#8217;associazione <em>L&#8217;Isola di Ariel<\/em>, oltre a siglare contratti d\u2019affitto per appartamenti indirizzati a gruppi terapeutici, si sono accordati anche per l\u2019accoglienza dei richiedenti, come succede per la struttura di via L\u2019Aquila a Torino. <em>L&#8217;Isola di Ariel<\/em> \u00e8 anche la prima ad aver messo in scena il lavoro gratuito dei richiedenti asilo con la pulizia dei parchi e delle strade del quartiere San Donato, facendo da apripista agli accordi successivi con le aziende.<br \/>\nInsomma, davanti a questa descrizione parziale della situazione piemontese, i richiedenti asilo e i rifugiati oggi sembrano, per tutti, cooperative e imprenditori locali, un affare molto pi\u00f9 redditizio delle attivit\u00e0 passate, su cui oggi lanciarsi a capofitto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/un-contributo.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Scarica<\/a> il contributo in pdf<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/opuscolo_lotte_centri_2.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Qui <\/a>invece un opuscolo interessante e utile al dibattito pubblicato da <em><a href=\"https:\/\/hurriya.noblogs.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Hurriya<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA VALORIZZAZIONE DELL&#8217;ESCLUSIONE E QUELLA DELL&#8217;INCLUSIONE Un contributo torinese Non \u00e8 facile cercare di dare<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-32035","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32035","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32035"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32035\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}