{"id":32235,"date":"2016-11-03T12:54:23","date_gmt":"2016-11-03T11:54:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=32235"},"modified":"2016-11-03T12:54:23","modified_gmt":"2016-11-03T11:54:23","slug":"smart-exploitment","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2016\/11\/03\/smart-exploitment\/","title":{"rendered":"Smart exploitment"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/orab.jpg\" title=\"orab.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/writerforhire.jpg\" title=\"writerforhire.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/writerforhire.jpg\" alt=\"writerforhire.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n<style type=\"text\/css\">p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120%; }a:link {  }<\/style>\n<\/p>\n<p>Oramai Foodora, i suoi fattorini fucsia e le loro proteste sono note ai pi\u00f9. Dopo la prima giornata passata in strada a cercare effettivamente di mettere i bastoni tra le ruote al funzionamento della <em>startup<\/em> si \u00e8 gonfiata una bolla mediatica attorno al caso Foodora e tutti, davvero tutti, hanno fatto a gara a prendere parola sulla faccenda. A parte il notevole interesse, desta stupore il parere positivo espresso da qualsiasi fonte e opinionista di turno nei confronti dell&#8217;atto di insubordinazione dei fattorini. Come mai lo stesso Poletti, volto fautore delle ultime norme che modificano il mercato del lavoro rendendolo ancora pi\u00f9 flessibile, ovvero la possibilit\u00e0 di utilizzare i voucher con estrema facilit\u00e0 da parte delle aziende committenti piuttosto che l&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18, pu\u00f2 <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/10\/13\/cronaca\/il-ministro-del-lavoro-sui-rider-di-foodora-caso-da-risolvere-Eq16RhYmAOJsIQmOL0NQUN\/pagina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">prendere parola contro<\/a> la <em>startup<\/em> berlinese?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Eppure a discapito del dilagante chiacchiericcio, la faccenda di Foodora <strong>ha portato alla ribalta alcune questioni generali che regolano l&#8217;attuale mercato del lavoro<\/strong>: tra i calcoli algoritmici che stabiliscono i tempi e l&#8217;organizzazione del lavoro si scorge una tendenza diffusa che vige nei rapporti tra capitale e manodopera. La richiesta di maggior competitivit\u00e0 tra le aziende, richiesta dal mercato, fa s\u00ec che si intensifichi la precariet\u00e0 imposta ai lavoratori. Come in Foodora, in tante altre mansioni i contratti con l&#8217;azienda fanno traslare completamente il peso del rischio sul lavoratore. Gli strumenti del mestiere e il modo per acquisire maggiori competenze per essere concorrente, con tutto il rischio di guasti o fallimenti, sono interamente a carico del lavoratore. Sia per i riders di Foodora che per tante cameriere gli ammortizzatori sociali, parte complementare di un sistema di messa al lavoro obsoleto, pu\u00f2 essere solo un&#8217;inattendibile nostalgia.<\/p>\n<p>La piattaforma per la gestione dei turni ottimizza l&#8217;incontro tra la domanda e l&#8217;offerta: il messaggio di notifica in cui l\u2019<em>app<\/em> avvisa l\u2019orario del turno da svolgere pu\u00f2 arrivare la mattina per l\u2019ora di pranzo e addirittura un rider durante il turno pu\u00f2 essere rispedito a casa se il <em>forecast<\/em> si rivela errato e la sua presenza in strada risulta in esubero. L&#8217;azienda, attivando in maniera elastica e su richiesta la forza lavoro necessaria, tende a ridurre a zero lo scarto e il rischio, prevedendo e calcolando in maniera cadenzata e costante i pronostici della domanda. Non \u00e8 il caso solo di Foodora, ma di tante <em>startup<\/em> o aziende temporanee che lanciano un modello di business nel mercato che si occupa di offrire frazioni di servizi e servizi sempre pi\u00f9 diversificati e lo fanno cercando di rispondere a esigenze di economicit\u00e0,<strong> attivando i lavoratori solo on demand.<\/strong><\/p>\n<p>I sostenitori della <em>gig economy<\/em> intendono questa estrema elasticit\u00e0 come un segnale di autonomia, la possibilit\u00e0 di auto-organizzare il proprio tempo e i compiti da eseguire. Infatti molto spesso il lavoratore deve trovare la maniera per muoversi con dimestichezza, vendersi come meglio pu\u00f2. La <em>startup<\/em>\u00a0 calcola la velocit\u00e0 media a mettere a segno una consegna per ogni fattorino, che svolge una mansione semplice, le cui capacit\u00e0 specifiche si risolvono per lo pi\u00f9 nel conoscere la viabilit\u00e0, saper andare in bici e usare uno  smart phone. Esiste quindi una graduatoria e i rider vengono scelti anche sulla base di questa. In questo contesto essere scaltri significa pedalare velocemente, saranno i pi\u00f9 celeri a vedersi assegnate pi\u00f9 commissioni. Il<em> ranking<\/em>, graduatorie o altri sistemi reputazionali non sono in uso sono nella gestione dei Foodorini, ma spesso dove c&#8217;\u00e8 di mezzo una piattaforma, dove il capo \u00e8 un algoritmo, questo sistema di organizzazione \u00e8 la norma: viene incentivata cos\u00ec la superconcorrenza e la marginalizzazione di chi non sta al passo degli standard. Questo aspetto risulta ancora pi\u00f9 problematico se lo si osserva attraverso il nuovo contratto imposto in Foodora con la paga a cottimo, dove ogni rider potr\u00e0 assomigliare sempre pi\u00f9 a un temerario <em>imprenditore di se stesso<\/em>.<\/p>\n<p>Nel caso Foodora, non basta la giubbetta dello stesso fucsia per potersi riconoscere in mezzo allo smog e al traffico, tutti i lavoratori sono connessi alla piattaforma, ma sono ben separati l\u2019uno dall\u2019altro. Dalle condizioni strutturali del tipo di lavoro e della vita quotidiana: ognuno con la propria velocit\u00e0 media, ognuno nella sua zona, i suoi turni, e poi la sua vita da far combinare con i turni, la bici con i suoi guasti, le proprie bollette da pagare. Anche il rapporto con la dirigenza pu\u00f2 confondere, \u00e8 mediato da responsabili, spesso riders che hanno fatto carriera, che sono personaggi <em>friendly<\/em> e senza alcun potere decisionale, con cui il rider interloquisce in maniera individuale. <em>Friendly<\/em> perch\u00e9 hanno introiettato l&#8217;ideologia dell&#8217;azienda-famiglia, dove lo sforzo-sacrificio del lavoratore rende tanto al benessere dell&#8217;impresa quanto a quella del lavoratore, come in una grande famiglia dove i problemi si risolvono trovando una quadra, venendosi incontro. Finch\u00e9 non si scopre che il responsabile non ha voce in capitolo, ha fatto tutto il possibile ma su tale aspetto non pu\u00f2 proprio cambiare nulla. Finch\u00e9 un lavoratore alza il tono e il responsabile pu\u00f2 ometterlo dal piano dei turni. Cos\u00ec i fattorini si possono trovare in mezzo ad una flotta fluo, in tanti nelle stesse condizioni, ma ognuno solo.<\/p>\n<p>Il caso di Foodora ha scoperchiato alcuni aspetti del mondo del lavoro in trasformazione; da tempo il modo di messa a valore della forza lavoro \u00e8 cambiato. Il lavoratore non \u00e8 pi\u00f9 costretto dentro uno spazio e un tempo per produrre, imbonito da un sistema di piccole tutele, ma la tendenza a flessibilizzare in maniera estrema le condizioni del dipendente e a smantellare ogni tipo di garanzia si sta approfondendo. Il lavoro si occulta e diventa opera di trapezismo. Accettare i nuovi rapporti salariali vuol dire abituarsi ai piani che saltano, lasciare invadere anche il proprio tempo e spazio personale ben oltre quello tradizionale e separato dedicato al lavoro. <strong>Vuol dire cambiare la percezione che si ha di s\u00e9, vendersi rende aggressivi verso i competitori, indifferenti verso gli altri.<\/strong> Vuol dire faticare a orientarsi, a capire dove finisce il lavoratore sfruttato in mezzo ai suoi simili e dove inizia il suo nemico, seppur<em> social<\/em> e sorridente. Qualcuno con estrema riluttanza, altri meno, ma i tanti che per vivere devono lavorare e accettare ci\u00f2 che viene proposto si mettono alla prova con questi codici, con questi problemi.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 vero che nelle strade oltre a riconoscersi per il caschetto, i riders non hanno deciso di sgommare pi\u00f9 veloce e nascondersi a vicenda la conoscenza di scorciatoie, si sono fermati, a chiacchierare, a mettersi d\u2019accordo su come cercare di non farsi ricattare dal <em>ranking<\/em>, quindi di modulare la pedalata uniformando le velocit\u00e0. <strong>E i malumori non sono ritornati nelle loro stanze assieme alle bici caricate sulle spalle, sono stati condivisi.<\/strong> <strong>Questo pu\u00f2 essere davvero una cosa eccezionale per i tempi che corrono, infatti \u00e8 il primo effettivo passo dei Foodorini che hanno alzato la testa contro la struttura che li mette al lavoro.<\/strong><\/p>\n<p>In un sistema dove i padroni sono scatole cinesi, dove i dirigenti sono capaci di volatilizzarsi, dove gli uffici sono spazi di <em>cooworking<\/em> \u00e8 necessario interrogarsi su quali possano essere le pratiche efficaci per mettere spalle al muro chi dirige e gestisce. <strong>Potrebbe essere veramente difficile andare a prendersela con la scrivania che Foodora Torino affitta nello spazio di cooworking <a href=\"http:\/\/torino.talentgarden.org\/#wherehttp:\/\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Tag<\/a> e sortire qualche effetto.<\/strong> Guardando oltre Manica, Deliveroo, concorrente della tedesca Foodora, ma di origine anglossassone, ha cercato di attuare la medesima manovra di cambiamento di retribuzione nei confronti dei suoi lavoratori, ma ha trovato una forte opposizione nei suoi occupati, che sono riusciti a non cedere su nulla e a non essere licenziati. La multinazionale vive, si nutre e si moltiplica grazie alla ripetizione e alla diffusione del proprio brand, <a href=\"http:\/\/clashcityworkers.org\/internazionale\/2429-londra-sciopero-sharing-economy-deliveroo.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">chi ha protestato contro Deliveroo<\/a> ha messo in pratica l&#8217;oscuramento e la diffamazione della credibilit\u00e0 e la visibilit\u00e0 dell\u2019azienda.<\/p>\n<p>Anche nel giorno di protesta di inizio ottobre i fattorini in sciopero hanno cercato di infangare la credibilit\u00e0 di Foodora. Questa mossa li ha portati all&#8217;onore delle cronache, riscuotendo un sacco di simpatia. Ma come ha smosso gli equilibri questa ondata di opinioni favorevoli? A lungo andare volgere l&#8217;attenzione principalmente ai giornalisti, dedicare tempo ed energia al piano mediatico non rischia di anestetizzare la creativit\u00e0 nell&#8217;escogitare nuovi modi per lottare? Se la crescita di una lotta si ha per diffusione, per coinvolgimento di altri lavoratori complici e solidali di ogni sorta e natura, dare priorit\u00e0 alla comunicazione mediatica non rischia di toglierti dalla strada? <strong>Piuttosto che voler tenere l&#8217;opinione pubblica compatta non \u00e8 pi\u00f9 interessante approfondire i legami con i complici palesi o possibili?<\/strong><\/p>\n<p>A queste questioni non \u00e8 immediato trovar risposta, ancora pi\u00f9 complicato pu\u00f2 essere ragionare a partire dai limiti intrinsechi del mondo del lavoro esistente oggi.<\/p>\n<p>I lavoratori si sono trovati attorno a delle rivendicazioni a cui l&#8217;azienda ha risposto sostanzialmente con una bella pernacchia. Alla richiesta di aumento della paga oraria a sette euro e cinquanta hanno ricevuto una controproposta in cui ogni consegna a cottimo sarebbe pagata tre euro e settanta. Al rifiuto da parte dei fattorini di accettare la proposta, l&#8217;azienda non ha pi\u00f9 fatto trapelare alcuna informazione, evitando ogni possibile ovvia reperibilit\u00e0. Tocca ai lavoratori di oggi fare i conti sin da subito oltre che con la frammentazione imposta dai tipi di contratto con la necessit\u00e0 di mettere assieme una forza voluminosa, in senso quantitativo e d&#8217;efficacia, per poter scalfire la realt\u00e0 e non essere immediatamente dirottati fuori dall&#8217;azienda o resi innocui. Gli strumenti in mano a chi lavora e vuol pretendere qualcosa non sono pi\u00f9 cos\u00ec taglienti. Se i facchini nei centri della logistica hanno fatto scorgere la possibilit\u00e0 di riuscire a bloccare un nodo indispensabile, non delocalizzabile e quindi di poter vincere, all\u2019indomani dei picchetti ci siam accorti che molte richieste sono impossibili, che il capitale riesce a fare a meno di tanti e che le condizioni di sfruttamento sono condizioni <em>sine qua non<\/em> per l&#8217;esistenza di un&#8217;azienda competitiva sul mercato. \u00c8 la ripetizione costante e frequente di picchetti, proteste, cortei in tutti i vari centri della logistica che, addensandosi e continuando, ha portato a piccole conquiste. In giro per l&#8217;Europa gli operai delle fabbriche in via di delocalizzazione hanno reso evidente di quanto un conflitto ha poco tempo per bruciare e di quanto occorra bruciare tutto, e anche un po&#8217; in fretta. A loro non rimaneva che la possibilit\u00e0 di prendere in ostaggio i mezzi di produzione per chiedere una liquidazione pi\u00f9 alta, ma demordendo nel tentativo di fermare il trasloco dell&#8217;azienda verso zone dove la manodopera \u00e8 pi\u00f9 economica. Queste veloci suggestioni consigliano che mettendosi in ballo nel richiedere qualcosa in pi\u00f9 all&#8217;azienda che ci sfrutta \u00e8 necessario ideare un modo forte per metterla alle strette, coinvolgendo pi\u00f9 lavoratori possibili, e avendo anche un po&#8217; di fretta nell&#8217;ottenere risposte.<\/p>\n<p>Se traspare che le lotte non hanno speranza in una lunga e tranquilla progressione, che un fatto non si somma ad un altro componendo un quadro di avanzamento, di certo su questi limiti non si frantuma l&#8217;utilit\u00e0 di lottare e non esaurisce la voglia di farlo. Imparare ad alzare la testa, toccare con mano la possibilit\u00e0 di avere altri tipi di legami, fuori da vincoli canonici, legami stretti nella complicit\u00e0 che solo le lotte sanno saldare, far sedimentare un nuovo modo di comunicare, discutendo, trasformando le proprie idee e tensioni in pratica, scontrandosi con chi ci strattona ed opprime fa <strong>diventare la lotta una lingua, un gesto comune, possibile, tentato costantemente.<\/strong> La diffusione di queste esperienze avvicina forse la possibilit\u00e0 di uno scontro pi\u00f9 variegato, in cui non solo una categoria \u00e8 interessata per risolvere le proprie necessit\u00e0, ma pu\u00f2 mettere assieme chi ritiene imprescindibile soddisfare una voglia o una necessit\u00e0 di rompere e cambiare pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Intanto, dopo la giornata concitata per le vie del centro a gridare contro Foodora, l&#8217;azienda ha continuato ad assumere a dismisura. Durante i colloqui per le assunzioni a chi domanda spiegazioni della protesta viene risposto che ci\u00f2 sta danneggiando l&#8217;azienda e quindi anche la possibilit\u00e0 di guadagno delle persone che dovrebbero lavorare. Per frammentare ancora di pi\u00f9 i riders al loro servizio \u00e8 stata trasformata la chat che viene utilizzata per le comunicazioni. Prima si trattava di una chat in cui ognuno leggeva i messaggi di tutti, quindi si poteva avere la percezione della quantit\u00e0 dei colleghi e del tipo di controversie che prendevano luogo. Ora il modo di comunicare non \u00e8 pi\u00f9 collettivo ma un sistema a corridoi non comunicanti in cui ognuno si collega in maniera individuale al referente.<\/p>\n<p>L&#8217;altra grande scelta della <em>startup<\/em> \u00e8 stata quella di affidarsi a una agenzia di consulenza in comunicazione per le imprese, la <a href=\"http:\/\/www.barabino.it\/cosa-facciamo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Barabino &amp; Partners<\/a>. Per rifarsi la faccia \u00e8 disposta a pagare un servizio super oneroso piuttosto che cedere qualcosa ai riders. A differenza del silenzio stampa mantenuto dopo le vergognose dichiarazioni sul lavoretto da tempo libero, ora il servizio di salvataggio dell&#8217;immagine fa trapelare alla stampa articoletti che abbozzano <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/10\/27\/cronaca\/i-manager-di-foodora-convocano-i-rider-torinesi-della-protesta-tPt7cwO8FJppcQkJjTif1J\/pagina.html\">vacue rassicurazioni<\/a>, firmati da articolisti che fino all&#8217;altro ieri palesavano una polemica contro la <em>startup<\/em> e il modello di occupazione proposto.<\/p>\n<p>E per quanto riguarda i riders? Parecchi riders in sciopero sono chiamati a destra e a manca, da Montecitorio alle sale del comune cittadino. Ogni giorno sono zeppi di impegni e appuntamenti, un po&#8217; stanchi e trafelati si avviano di qua e di l\u00e0 a portare la loro storia e le loro rimostranze.  Viene da interrogarsi se la sindaca di Torino possa cambiare il modello di sfruttamento di una multinazionale. Intanto altri riders in lotta stanno cercando di andare a scovare i nuovi assunti oppure i pochi convinti. Cercando di superare la virtualit\u00e0 dei sistemi d&#8217;organizzazione del lavoro agganciano i rider sull&#8217;inizio del turno, nell&#8217;unico spazio fisico  comune della loro attivit\u00e0, ovvero dove si devono collocare per la combinazione Gps  corretta per far partire l&#8217;applicazione necessaria alla ricezione degli ordini. Sul posto sono state  organizzate delle piole ambulanti per aggiornare tutti sullo stato della lotta e semmai coinvolgere qualcuno in pi\u00f9.<\/p>\n<p>E dopo l&#8217;incontro di <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/11\/02\/cronaca\/muro-contro-muro-al-primo-incontro-fra-manager-foodora-e-rider-uT6FcdTB9aEUPL2m7rXVrM\/pagina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ieri<\/a> con la dirigenza definito inconcludente dagli stessi fattorini la strada, l&#8217;unica, da percorrere ora \u00e8 quella del rilancio della lotta.<\/p>\n<p><strong>Le sfide sembrano essere molte, ma vale la pena affrontarle. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oramai Foodora, i suoi fattorini fucsia e le loro proteste sono note ai pi\u00f9. 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