{"id":32439,"date":"2017-01-26T14:39:58","date_gmt":"2017-01-26T13:39:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=32439"},"modified":"2017-01-26T14:39:58","modified_gmt":"2017-01-26T13:39:58","slug":"una-sorveglianza-banale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2017\/01\/26\/una-sorveglianza-banale\/","title":{"rendered":"Una sorveglianza banale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/ref.jpg\" title=\"ref.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/ref.jpg\" title=\"ref.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/ref.jpg\" alt=\"ref.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Da qualche giorno sono scaduti per <strong>Toshi<\/strong> i dodici mesi di <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=31826\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sorveglianza Speciale<\/a> affibbiatigli dal Tribunale di Torino, tra poco toccher\u00e0 a Fabio e tra due mesi scadranno i termini anche per Paolo e Andrea.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Riportiamo le parole di riflessione che il compagno ci ha affidato allo scadere della misura.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/sorba.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Qui<\/a> anche una versione in pdf.<\/em><\/p>\n<p><strong>Una sorveglianza banale<\/strong><\/p>\n<p>Domani finir\u00e0 l&#8217;anno di Sorveglianza Speciale comminatami il 22 gennaio 2016.<br \/>\nSono un po&#8217; spaventato, perch\u00e9 ci si abitua proprio a tutto. Dopo un anno strampalato, dovr\u00f2 riimmaginare e rimodulare la mia vita (cosa che in effetti tutti fanno in continuazione).<br \/>\nHo deciso di scrivere qualcosa e pubblicarla, un po&#8217; per me \u2013 come per tutti gli scriventi, lo scrivere \u00e8 sempre, purtroppo, fatto personale \u2013 e un po&#8217; per lasciare qualche idea, o perlomeno testimonianza, agli sventurati che andranno incontro a questa misura di prevenzione.<br \/>\nQuesto testo non sar\u00e0 di certo uno scritto di analisi tecnica [a riguardo pu\u00f2 essere d&#8217;aiuto riguardare le motivazioni delle Sorveglianze emesse a Torino nel 2016, tra cui c&#8217;\u00e8 la mia] o di riflessione politica [di cui non so se ci sia bisogno] circa la Sorveglianza Speciale.<br \/>\nNon \u00e8 mio intento e non ne ho le capacit\u00e0.<br \/>\nCerto potrebbe essere considerato materiale da cui partire per tali passaggi, certo \u00e8 anche che non sar\u00f2 io a farli, qui ed ora.<\/p>\n<p><!--more--><strong>Carte<\/strong><br \/>\nLa mia carta di identit\u00e0 ha il bollo sul retro con la dicitura \u00abNON VALIDA PER L&#8217;ESPATRIO\u00bb.<\/p>\n<p>In compenso, son stato fornito di un libretto rosso in tutto simile ad un passaporto.<br \/>\nTemo che sia stato pensato come pseudo-documento da portare sempre appresso. Giravano voci che una sentenza della Cassazione avesse abolito tale obbligo; io di certo non l&#8217;ho mai messo in tasca.<br \/>\nIn prima pagina c&#8217;\u00e8 graffettata una pagina, originariamente un A4, ridotto ad un A7 credo, in cui sono indicate le prescrizioni per il sorvegliato. Le pagine successive sono bianche, e utilizzate dall&#8217;autorit\u00e0 di controllo per annotare controlli a casa e spostamenti.<\/p>\n<p>Prima specificit\u00e0 della mia Sorveglianza: ho un obbligo di rientro notturno dalle 22 alle 05.<br \/>\nObbligo che osservo nei giorni in cui non lavoro, in cui ho il permesso di tornare a casa alla 01 di notte. Su questo punto c&#8217;\u00e8 stata una resistenza della Procura, con tanto di ispezione sul posto di lavoro per verificare la mia effettiva presenza in veste di dipendente.<br \/>\nQuesto rientro notturno a sbalzi ha segnato particolarmente la mia esistenza, in modo buffo e squinternato. Devo dire che non mi \u00e8 mai capitato di accorgermi di soprassalto che fossero le 21:57 o cose del genere, ma una o due volte mi \u00e8 capitato di lasciare un conto da saldare in una vineria poco distante da casa dato che il tempo stringeva (o forse saliva il tasso alcolico).<br \/>\nCos\u00ec, come esempio.<br \/>\nMi sento di dire che in qualche modo, questa prescrizione accenna un poco della Ragion del Controllo che soprassiede ed innerva molte disposizioni giudiziarie: la valutazione sospettosa e diffidente della notte, la neutralizzazione dei vizi, delle tentazioni, delle cospirazioni, delle marachelle che la notte trasuda e suggerisce.<br \/>\nSi noti che tutti i fatti contestati dalla Procura per l&#8217;emissione della nostra Sorveglianza sono avvenuti in un arco che va dalle 06 del mattino alle 20 della sera.<\/p>\n<p>Altra caratteristica della mia Sorveglianza: non ho l&#8217;obbligo di soggiorno in un determinato comune o territorio. Ho potuto spostarmi, senza richieste in Tribunale.<br \/>\nQuesto l&#8217;iter: comunicare all&#8217;autorit\u00e0 preposta ai controlli, nel mio caso la sezione Misure di Prevenzione del commissariato di polizia Dora Vanchiglia, data, durata, dettagli e destinazione dello spostamento; partire; arrivare alla m\u00e8ta e comunicare al commissariato di zona la propria presenza e la propria dimora; rispettare le prescrizioni  nel luogo di soggiorno temporaneo; al momento della partenza presentarsi in commissariato e dichiararsi partente; al momento dell&#8217;arrivo comunicare il proprio rientro.<br \/>\nUn po&#8217; macchinoso ma fattibile.<br \/>\nInutile sottolineare come ai vari commissariati in cui son dovuto andare per segnalarmi come Sorvegliato Speciale, il mio caso (e io stesso) sia stato rubricato dall&#8217;agente di turno come un timbro su un foglio impilato su un mazzo di fogli. Ovvero un caso di normalissima routine.<br \/>\nCerto, dal commissariato di pertinenza, qui a Torino, partivano, contestualmente al mio spostamento almeno cinque fax: alla Procura, alla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino, alla Digos di Torino, alla Digos di Vattelapesca dove andavo, al commissariato che mi prendeva in carico.<br \/>\nUltima nota di colore, ho dovuto versare una cauzione di 200 euro tramite un modulo dall&#8217;Agenzia delle Entrate. Immagino che la cifra sia stata calcolata sulla base del mio stile di vita (da ricordare come nella richiesta della Procura ci fossero approfonditi esami dei conti correnti ed introiti dei proposti). Credo sia un vincolo per il sorvegliato, un modo per non farlo scappare (!!!).<br \/>\nRiaverli sar\u00e0 complicatissimo, gi\u00e0 lo so.<\/p>\n<p><strong>Controllo<\/strong><br \/>\n\u00c8  stato lampante da subito quanto di questa misura non importasse ad alcuno dei suoi propugnatori.<br \/>\nMeglio, di come non importasse la sua effettivit\u00e0, ma la sua applicazione in sede tribunalizia.<br \/>\nQuindi nessun agente alle calcagna (lo affermo con discreta sicurezza), nessun trappolone fetente, pochi controlli a casa, nessuno ad orari molesti, direi nessuno strumento particolare disseminato in punti strategici.<br \/>\nUn amico disse \u00abuna sorveglianza normale\u00bb, io chioserei con \u00abuna sorveglianza banale\u00bb.<br \/>\nSenza lanciarsi in spericolate ipotesi o analisi d&#8217;accatto, io proporrei (perch\u00e9 ci credo, al di l\u00e0 del buon senso che trasudano) una rapida e tratteggiata serie di concause alla radice di questa modalit\u00e0 di esecuzione della misura:<\/p>\n<ul>\n<li>la citt\u00e0 medio\/grande; Torino, seppur stia tradendo una inquietante e morbosa cura per la repressione delle lotte, rimane una citt\u00e0 con quasi un milione di abitanti, e relativa frazione criminale e criminogena. Questo per dire che le autorit\u00e0 di controllo e sicurezza hanno moli di lavoro corpose e impegnative, ben al di l\u00e0 degli \u201cantagonisti\u201d. E sono probabilmente le pressioni da parte dei procuratori, delle autorit\u00e0 giudiziarie, da quella strana macchina che \u00e8 l&#8217;opinione pubblica, solo in minima parte e in momenti ben precisi, che costringono l&#8217;apparato poliziesco a dedicarsi con cura ai vari movimenti di lotta. In questo contesto generalissimo credo si possano inserire le quattro sorveglianze speciali erogate ai compagni torinesi. Probabilmente se avessero applicato tali misure ai compagni di Cagliari, Venezia, Rovereto, Bologna, Saronno potremmo sentire parlare di altre situazioni.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>l&#8217;organo di Pubblica Sicurezza preposto al controllo; nel mio caso \u00e8 un ufficio di un commissariato di polizia. Seppur famigerato per i ruvidi metodi di contenzione della microconflittualit\u00e0 di strada (sovente ci abbiamo avuto a che fare per le strade di Porta Palazzo, Barriera, Aurora), non si tratta di agenti della Digos. Questo per dire che chi ci ha controllato non sono gli stessi agenti di polizia che abitualmente indagano, stilano rapporti, tracciano identificazioni, arrestano i compagni di Torino. Ovvero agenti con cui, volenti o nolenti, abbiamo un rapporto da anni. Chi ci ha controllato in questo anno di Sorveglianza sono stati agenti di polizia che si occupano esclusivamente di questo, e lo fa come qualunque dipendente statale fa il suo lavoro. Con una rassegnata, stanca ed indefessa costanza. Insomma, senza il trasporto con cui abbiamo visto, negli anni, i digossini fare il loro lavoro.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>la caratura criminale dei sorvegliati; punto che parzialmente si intreccia con quello sopra. Senza aver sotto mano le statistiche, credo che il numero di compagni, negli ultimi venti o trent&#8217;anni, sia un&#8217;infinitesima parte del totale dei sorvegliati speciali. Questo per dire che, almeno per chi di fatto prende in carico l&#8217;esecuzione della misura, noi siamo stati un&#8217;eccezione nel panorama degli abituali destinatari della Sorveglianza. Da una parte quindi il nostro essere \u201cpolitici\u201d, dall&#8217;altra essere di fatto sotto misura per una pericolosit\u00e0 sociale relativa e diagonale (secondo le stesse carte giudiziarie), ha fatto di noi, o perlomeno del sottoscritto, un sorvegliato blandamente controllato.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Le giornate<\/strong><br \/>\nTra le prescrizioni, una delle pi\u00f9 vaghe, e per questo pi\u00f9 insidiose perch\u00e9 arbitraria ed interpretabile, \u00e8 stata quella di non partecipare a pubbliche riunioni.<br \/>\nIn effetti, se la gioca con l&#8217;obbligo di non frequentare pregiudicati.<br \/>\nPer tagliare la testa al toro, ho deciso di non partecipare ad alcuna assemblea, iniziativa e luogo fisico di &#8216;movimento&#8217;. Ho deciso di lasciare la trasmissione che co-conducevo su Radio Blackout, o di non frequentare lo spazio di documentazione Porfido, ad esempio. Ho evitato le manifestazioni pubbliche e le assemblee pi\u00f9 ristrette.<br \/>\nHo deciso di non avere rapporti, perfino telematici e telefonici, con i \u2013 per fortuna ancora pochi \u2013 compagni di cui sapevo per certo che avessero affrontato il terzo grado di giudizio.<br \/>\nMi sembra offensivo per l&#8217;intelligenza di chi legge, ma lo faccio comunque, sottolineare come ogni incontro fortuito fosse tuttavia non solo una grande gioia, ma anche un&#8217;occasione per lunghe chiacchierate.<br \/>\nCome si pu\u00f2 capire, la mia sorveglianza l&#8217;ho attuata un po&#8217; da me, magnifico esempio di come ogni schiavo addobbi le sue catene (o per ingentilire e raffinare l&#8217;immagine, come secondo un paradigma foucaultiano, sia diventato un perfetto soggetto da Panopticon, il controllore di s\u00e9 stesso).<br \/>\nSu questo punto torner\u00f2 poco sotto, secondo un altro punto di vista, ovvero l&#8217;infrazione volontaria e pubblica delle prescrizioni.<br \/>\nDevo dire che un anno senza assemblee di sorta mi ha di certo evitato molte rughe di espressione.<br \/>\nHo curato molto i miei interessi, sconfinando talvolta nella frivolezza, talaltra nella solitudine.<br \/>\nIn prima persona, non ho partecipato alle lotte, fedelissimo alla legge aurea che chi non fa non parla (lo so, forse questa formulazione \u00e8 lievemente apodittica, ma son convinto che quasi sempre non avere contezza delle situazioni rende praticamente impossibile capire lo stato delle cose, le mancanze, gli spunti utili, le analisi opportune).<br \/>\nHo frequentato molti compagni, certo. Ma in certo senso &#8216;singolarmente&#8217;, estrapolati da quel contesto che sono le occasioni di \u2013 ideazione, discussione, analisi, attuazione della \u2013 lotta.<br \/>\nOgni discussione \u00e8 quindi diventata giocoforza una tessera del prisma caleidoscopico attraverso cui ho percepito le lotte, la repressione, i progetti, le ipotesi di lavoro, i rapporti tra compagni.<br \/>\nQuesta posizione mi ha fatto sentire a volte un fratino confessore, a volte il grande saggio sulla montagna, a volte il coglione perfetto.<\/p>\n<p><strong>I dubbi<\/strong><br \/>\nNon si tema che abusi dello spazio scrittorio per sfoghi tardoadolescenziali.<br \/>\nTuttavia mi sento di dover palesare qualche domanda che mi \u00e8 sorta in virt\u00f9 di questa misura repressiva, non certo per aspettare risposte, ma per esporre l&#8217;ordine dei problemi che eventualmente possono sorgere in tale condizione.<br \/>\nDa subito ho deciso di rispettare tutte le prescrizioni, senza fare pasticci.<br \/>\nLa misura comminatami non prevede l&#8217;arresto per le sue infrazioni (come invece la Sorveglianza con obbligo di soggiorno), ma eventualmente dei processi penali indipendenti da essa.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 alcun collegamento diretto tra la violazione delle prescrizioni e riapplicazione della Sorveglianza.<br \/>\nTuttavia, senza calcolare la vaghezza giurisprudenziale attorno a tali misure, gli effetti \u201cpsicologici\u201d sul sottoscritto sono stati un po&#8217; questi. Nel senso che ho provato a vivere in modo da evitare assolutamente la prospettiva di vivere un anno di sorveglianza, e poi un altro, e poi altri due e poi altri quattro e poi e poi e poi&#8230;<br \/>\nCi tengo a sottolineare invece, orizzonte ben pi\u00f9 fosco, che la Sorveglianza Speciale pu\u00f2 essere riproposta ogniqualvolta che l&#8217;autorit\u00e0 competente ne avverta il bisogno (e si interrompe in caso di carcerazione, salvo poi ricominciare da dove era stata interrotta).<br \/>\nQuesto significa che, al di l\u00e0 dell&#8217;osservanza o delle infrazioni, per ragioni che possiamo solo ipotizzare un procuratore possa inoltrare ulteriori proposte di Sorveglianza. L&#8217;efficacia della prima misura di prevenzione, ulteriori attivit\u00e0 criminogene (che nel mio caso sarebbero le stesse che \u201ccompio\u201d da anni a questa parte), cattive frequentazioni (che per me sono i miei compagni e amici),  o chiss\u00e0 cos&#8217;altro.<br \/>\nInsomma, davvero una pena infinita.<\/p>\n<p>Un altro passaggio di cui vorrei tentare una rapida analisi. Per me e per chi legge.<br \/>\nLa stagione delle infrazioni pubbliche delle misure cautelari, proposta elaborata e messa in atto, credo per la prima volta, dai compagni torinesi in occasione di una pioggia di divieti di dimora comminati nel maggio 2016. Proposta che poi ha avuto eco anche in altri contesti di lotta, raccolta e attuata da altri compagni.<br \/>\nE io? Cosa avrei dovuto fare? Che contributo alla lotta sarebbe potuto essere la mia violazione? Che cosa sarebbe significato per me un simile slancio di volont\u00e0?<br \/>\nHo rimuginato, ho avuto modo di parlarne con vari amici, fratelli e compagni, ma infine me ne son stato nel mio esilio dorato. Principalmente per i motivi gi\u00e0 esposti, ovvero il timore di andare incontro a conseguenze di cui poi non avrei saputo accettare il peso. E cos\u00ec \u00e8 stato anche in occasione delle misure cautelari pi\u00f9 recenti, le cui violazioni han portato dei compagni in carcere.<br \/>\nNon ho timore di dire che non ho infranto la mia Sorveglianza per paura, per calcolo.<br \/>\nCalcolo, sia chiaro, che non \u00e8 mai stato un asse, e vorrei sia sempre cos\u00ec, dei miei comportamenti.<br \/>\nPer lasciare un pensiero interrotto, su cui ovviamente dovr\u00f2 tornare a lungo e a fondo, mi spaventa molto di pi\u00f9 la vita diminuita della Sorveglianza Speciale che quella reclusa del carcere.<br \/>\nO perlomeno, le mie brevi esperienze detentive son state pi\u00f9 stimolanti e intense dell&#8217;anno da sorvegliato che mi appresto a chiudere.<br \/>\nNon mi permetto di avventurarmi in valutazioni, macabre e irriguardose, su cosa sia \u201cmeglio\u201d, e ci mancherebbe solo.<br \/>\nCome ho scritto, non \u00e8 mio interesse una pubblica lamentazione. Pi\u00f9 fruttuoso spero sia la condivisione di tali dubbi.<\/p>\n<p>Cosa sar\u00e0 la mia vita dopo la Sorveglianza Speciale?<br \/>\nChiaramente non molto diversa da quella attuale per le sue grandi linee.<br \/>\nMa dovr\u00f2 mettere in conto che il curriculum giudiziario (affatto faticosamente) affastellato possa diventare parecchio ingombrante nelle occasioni di lotta, soprattutto quelle pubbliche.<br \/>\nCosa fare? Le ultime file? La sempre comoda poltrona da pensatore? Il minareto da arringafolle?<br \/>\nO viceversa, per assecondare anche le radici genetiche, l&#8217;entusiasmo del kamikaze?<br \/>\nNon so bene, temo che non ci siano linee guida precise o peggio ancora, giuste attorno al da farsi nella condizione di ex sorvegliato speciale.<br \/>\nQui ho voluto solo raccontare a grandi linee cosa mi \u00e8 successo in quest&#8217;anno. E sono disposto a ragionarne con chiunque sia interessato o semplicemente curioso.<br \/>\nDi certo, magrissima consolazione, le assemblee le potr\u00f2 tornare a frequentare. Con buona pace delle rughe.<\/p>\n<p>Torino, 20\/01\/2017<\/p>\n<p>Toshiyuki Hosokawa<br \/>\no meglio, Toshi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche giorno sono scaduti per Toshi i dodici mesi di Sorveglianza Speciale affibbiatigli dal<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-32439","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32439","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32439"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32439\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}