{"id":32450,"date":"2017-01-29T14:20:43","date_gmt":"2017-01-29T13:20:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=32450"},"modified":"2020-03-12T20:07:57","modified_gmt":"2020-03-12T19:07:57","slug":"attraverso-la-bufera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2017\/01\/29\/attraverso-la-bufera\/","title":{"rendered":"Attraverso la bufera"},"content":{"rendered":"<p><em>Dopo l&#8217;ondata repressiva del 29 novembre scorso, passato un po&#8217; di tempo per mettere le idee in ordine, vi proponiamo un testo che nasce dalla necessit\u00e0 di fare e condividere il punto della situazione. \u00c8 uno sforzo e un tentativo collettivo di orientamento, di raccontare le tensioni e i progetti che si confrontano con la realt\u00e0, di comprensione della bufera che ci circonda.<strong> Per riuscire a navigarci attraverso, puntualizzare le sfide che si pongono di fronte e individuare gli strumenti necessari per continuare a lottare.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Scarica <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/attraverso-la-bufera-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a> il pdf, anche nella versione in <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/attraverso-la-bufera-bn-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">bianco e nero<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><!--more--> Alcuni mesi sono passati dal 29 novembre data dell\u2019ultima ondata repressiva che ci ha colpiti.<\/p>\n<p>L\u2019ennesima ordinanza tribunalizia che ha portato quattro compagni in carcere e ha notificato ad altri otto dei divieti di dimora. Una vicenda che ha visto finire altri cinque compagni in carcere e due ai domiciliari a conseguenza della violazione dei divieti e che si \u00e8 conclusa dopo quasi un mese con la caduta al Riesame di tutte le accuse.<br \/>\nLa cadenza periodica con cui il tribunale di Torino continua a colpire le lotte ci spinge a non tirare un sospiro di sollievo per il finale apparentemente positivo della vicenda ma piuttosto a cercare di riflettere a bocce ferme sulla fase attuale.<\/p>\n<p>Da una parte a livello generale ci preme sottolineare la complessit\u00e0 dell\u2019attacco che le classi sfruttate stanno subendo negli ultimi anni e la necessit\u00e0 per dei compagni di progettare un intervento in questa situazione. Dall\u2019altra parte a livello locale c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di comprendere come mettere in campo questo tipo di intervento all\u2019interno di un contesto urbano e politico in via di trasformazione.<\/p>\n<p>Consapevoli che i tribunali non sono che un tassello del mosaico di forze che ci dominano abbiamo cercato di tracciare alcune linee di riflessione.<\/p>\n<p><strong>Tutto attorno<\/strong><\/p>\n<p>La situazione economica che stiamo vivendo non prevede inversioni di tendenza, almeno nell\u2019immediato. La fase di espansione materiale degli anni \u201850 e \u201860 ha provocato l\u2019aumento della concorrenza tra agenti capitalistici con il conseguente ritiro massiccio di capitali monetari dal commercio e dalla produzione. Ci\u00f2 ha creato una sovraccumulazione di capitale<em> liquido<\/em> e le condizioni di un\u2019espansione finanziaria di portata storica.<\/p>\n<p>Che gli effetti positivi di questa \u201c<em>finanziarizzazione<\/em>\u201d non potessero durare a lungo se ne aveva avuto gi\u00e0 sentore con le crisi degli anni \u201890-inizi 2000, convinzione che \u00e8 diventata certezza con quella che qualcuno chiama gi\u00e0 \u201c<em>Grande recessione<\/em>\u201d, partita nel 2008 non a caso da una bolla del sistema creditizio statunitense.<br \/>\nScoppio di varie \u201cbolle\u201d finanziarie, perdita di potere d\u2019acquisto dei salari con relativo crollo dei consumi, calo della produzione, indebitamento sempre pi\u00f9 alto di Stati e privati, aumento in termini assoluti della popolazione in surplus. Il capitalismo si trova in un momento critico.<\/p>\n<p>Dal canto loro gli Stati, gi\u00e0 svuotati di senso in un mondo che sembra sempre di pi\u00f9 dipendere da poteri globali e inter-statali, cercano di mettere delle toppe.<br \/>\nIn Italia il disperato tentativo di attrarre capitali o quantomeno dare un freno alla delocalizzazione di questi si muove su diverse direttrici: individuando nuove frontiere di investimento potenzialmente redditizie (per esempio con la riqualificazione urbana e l\u2019informatizzazione e automazione delle aziende); cercando di deregolamentare e rendere cos\u00ec pi\u00f9 competitivo a livello europeo il mercato del lavoro, a discapito \u2013 manco a dirlo \u2013 dei lavoratori; cercando di tenere in vita, con una serie di ingenti investimenti pubblici, il fragile sistema creditizio-finanziario italiano (vd. salvataggio Mps); esternalizzando e privatizzando alcuni costi di riproduzione della popolazione (smantellamento dell\u2019edilizia popolare e del sistema previdenziale, etc.); orientando la sua politica estera in uno stato di guerra permanente che non fa altro che determinare sempre pi\u00f9 massicce migrazioni in Europa, con conseguente aumento sia della pressione sui salari sia della competizione tra alcune fasce di popolazione autoctona che tendono sempre pi\u00f9 a diventare in surplus e una popolazione che <em>in quanto<\/em> migrante lo \u00e8 gi\u00e0.<\/p>\n<p>Lo Stato sta per cui gradualmente abbandonando la sua funzione di garantire la soddisfazione dei bisogni minimi, dalle cure mediche a una casa dove abitare passando per l\u2019 approvvigionamento dei servizi basilari come l\u2019acqua, delegandola a vari soggetti privati alla ricerca di nuovi canali per incrementare i propri profitti.<\/p>\n<p>Nella pratica questi fenomeni assumono i caratteri di un <strong>attacco diretto alle condizioni di vita<\/strong>, all\u2019esistenza stessa di molte persone. Un attacco che rende inutile qualsiasi richiesta di riconoscimento come puri e semplici soggetti di diritto e che pone immediatamente, per una parte consistente di popolazione, una qualsivoglia prospettiva di soddisfazione dei bisogni su un terreno di lotta.<\/p>\n<p>Per questo sul fronte interno la possibilit\u00e0 di un cedimento del potere statale sembra essere un\u2019ossessione per gli esecutivi che si sono succeduti in questi anni. Il rischio di una crescente ingovernabilit\u00e0 che acutizzi il conflitto sociale fino a fare intravedere le ombre di una guerra civile, sta a nostro avviso dietro ai tentativi di disciplinamento della popolazione, a un aumento della repressione (con un aumento tendenziale delle pene e della frequenza con cui queste vengono erogate) e del controllo (con la diffusione di sistemi di controllo integrati, schedatura genetica, etc).<br \/>\nProprio in questa cornice, a nostro avviso, va letta anche l\u2019azione repressiva contro le lotte sociali.<\/p>\n<p><strong>Intensificare le lotte<\/strong><\/p>\n<p>Se la repressione \u00e8 l\u2019avanzare dello Stato che, passo dopo passo, rende sempre pi\u00f9 dure le condizioni di vita degli sfruttati, quello su cui ci soffermeremo nelle prossime righe \u00e8 solo un aspetto particolare di questa repressione: l\u2019attivit\u00e0 di contrasto ai conflitti sociali svolta da poliziotti e uomini di tribunale.<\/p>\n<p>\u00c8 sotto gli occhi di tutti la debolezza e scarsa incisivit\u00e0 che attualmente caratterizzano un po\u2019 ovunque i diversi percorsi di lotta, si fa molta fatica a darvi continuit\u00e0, a renderli efficaci e a stimolare altri uomini e donne a parteciparvi; dall\u2019altra parte della barricata il lavoro giudiziario contro quel poco che chi lotta riesce a fare continua per\u00f2 a produrre arresti, misure cautelari e processi con una certa continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Non crediamo per\u00f2 sia l\u2019operato dei pm, dei poliziotti e dei giudici la causa prima o principale di <em>questo momento di bassa<\/em>. Senza aver la pretesa di tracciare regole valide per ogni luogo e situazione, ma limitandoci ad osservare i contesti che conosciamo meglio come quelle di Torino e della Val di Susa, ci sembra di poter dire che l\u2019attivit\u00e0 giudiziaria si sia fatta pi\u00f9 pressante e minacciosa solo dopo che i percorsi di lotta si trovavano gi\u00e0 in una certa difficolt\u00e0. Piuttosto che contrastarli quando camminavano con ben altra andatura di quella odierna, l\u2019operato degli uomini di tribunale ha impantanato ulteriormente queste lotte rendendo ancor pi\u00f9 difficile l\u2019uscita dal guado.<\/p>\n<p>Le numerose inchieste con il loro carico di denunce, arresti e altre misure cautelari hanno aggravato ulteriormente la situazione: togliendo di mezzo tanti uomini e donne, costringendo i loro compagni a dedicare parte delle proprie energie a processi e carcerazioni e intimorendo molti altri mostrando che bastava veramente poco o, a voler essere precisi, bastava sempre meno per trovarsi stretti dai legacci della Giustizia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec se qualche anno fa la Procura di Torino ha dovuto mettere assieme diverse decine di picchetti antisfratto per convincere un Gip a togliere di mezzo una trentina di compagni, a dicembre glien\u2019\u00e8 bastato uno, per di pi\u00f9 senza barricate o particolare animosit\u00e0, per far arrestare o bandirne una dozzina.<\/p>\n<p>Di questo passo \u00e8 lecito attendersi che prima o poi il picchetto finisca, di fatto, fuori legge. E a chi vorr\u00e0 provare a resistere a dei licenziamenti, a uno sfratto o alla realizzazione di un progetto nocivo non rester\u00e0 che lamentarsi e limitarsi a delle iniziative di testimonianza, come una raccolta firme, se non vorr\u00e0 finire sotto la scure giudiziaria.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di contrastare i progetti dei padroni passa dalla difesa di pratiche come quella del picchetto. Ma non siamo solo noi o altri gruppi militanti a poterlo fare.<\/p>\n<p><strong>L\u2019unica reale difesa \u00e8 rappresentata dall\u2019intensificarsi delle lotte con la loro forza e il loro carico di illegalit\u00e0. Ogni riflessione, sforzo e tentativo devono andare in questa direzione.<\/strong><\/p>\n<p>Per contrastare l\u2019operato degli uomini di tribunale bisogna contrastare la repressione nel suo complesso, l\u2019avanzare della normalit\u00e0 statale.<br \/>\nPer quanto complicato possa essere, non crediamo si possano percorrere altre strade.<\/p>\n<p>Per questo ci sembrano oltre che errate pure fallimentari alcune recenti ipotesi che, alla luce del <em>momento di bassa<\/em> in cui ci troviamo, ritengono si debba interloquire o pungolare le istituzioni locali visto che attualmente sembrano condividere alcune istanze espresse da chi lotta, come nel caso dell\u2019Alta Velocit\u00e0, o perch\u00e9 sembrano godere di un\u2019ampia simpatia nei \u201cquartieri popolari\u201d.<\/p>\n<p>Gli spazi di manovra che si aprirebbero incalzando le istituzioni locali potrebbero forse essere utili a rafforzare specifiche strutture organizzate ma, nella sostanza, non farebbero altro che contribuire a disarmare ulteriormente i gi\u00e0 deboli conflitti sociali in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Noi riteniamo che la forza di una lotta sia un inestricabile intreccio tra la capacit\u00e0 di autorganizzarsi di chi vi partecipa, il livello dello scontro che si riesce a raggiungere e l\u2019obiettivo per cui ci si batte; e consideriamo altres\u00ec di primaria importanza la diffusione di comportamenti di ribellione e momenti di resistenza autonomi dalle strutture e dalle lotte organizzate.<\/p>\n<p><strong>Nel giusto modo<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante la tensione sociale attorno a noi potrebbe essere ben pi\u00f9 effervescente, \u00e8 indubbio che non manchino le ragioni e le occasioni per lottare. Se i padroni portano avanti il loro attacco con costanza e in maniera sempre pi\u00f9 preventiva, dal canto loro gli sfruttati non hanno mai smesso di opporvisi, anche solo individualmente o per brevi periodi.<br \/>\n<strong>Come compagni ci siamo sempre domandati quale potesse essere il nostro contributo e soprattutto con quali obiettivi.<\/strong><\/p>\n<p>Quello che continuiamo ad auspicarci \u00e8 che si diffonda tra gli sfruttati la voglia di lottare. Costruire dei percorsi con degli obiettivi circoscritti, organizzandoci assieme a chi \u00e8 direttamente toccato da un particolare problema, va in questa direzione. Partire dai <em>bisogni<\/em> allora non risponde solo a una valutazione strategica, all\u2019analisi che facciamo sul mondo che ci circonda, ma anche alla volont\u00e0 di incontrarsi con delle porzioni di sfruttati senza pretendere che esistano delle comuni basi ideologiche. Ci sembra infatti molto pi\u00f9 interessante concentrarsi su come si articola una lotta, quello che spesso viene chiamato<em> metodo<\/em>, e sulle pratiche da mettere in campo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la struttura organizzativa, il modo di prendere le decisioni e metterle in pratica, l\u2019orizzontalit\u00e0 \u00e8 sicuramente un punto focale: fare in modo che le assemblee siano il pi\u00f9 partecipate possibile, che ognuno si esprima e sia conseguente agli impegni che prende davanti ai propri compagni di lotta, che non si producano figure di maggiore influenza se non veri e propri leader, disincentivando ogni meccanismo di delega. Dato che spesso la figura dei compagni, loro malgrado, viene caricata di ruoli e responsabilit\u00e0, soprattutto nei percorsi da loro ideati e spinti, occorre stimolare la libera iniziativa di chi partecipa a una lotta anche a costo di far emergere valutazioni differenti e contraddizioni al proprio interno. Diversificare i momenti di confronto e decisione, dalle grandi assemblee ai piccoli gruppi che preparano le singole iniziative e azioni, pu\u00f2 sicuramente facilitare il confronto e la presa di responsabilit\u00e0 in una lotta.<\/p>\n<p>Un altro contributo che vorremmo dare alle lotte \u00e8 quello di diffondere la capacit\u00e0 di riconoscere e indicare con precisione il nemico in ogni passaggio e approfondimento del conflitto. Trovare insieme i luoghi e le modalit\u00e0 di attacco, abituarsi a prendere direttamente ci\u00f2 di cui si ha bisogno dalle mani dei padroni, che si tratti di una casa o dell\u2019acqua o del cibo; non limitarsi ovvero ad un\u2019attesa passiva.<\/p>\n<p>Il nostro obiettivo per\u00f2 non si limita solo a costruire o inserirci nelle lotte particolari, ma \u00e8 anche quello di <strong>radicalizzarle. <\/strong>La radicalizzazione delle lotte emerge e prende forma proprio dalle capacit\u00e0 autorganizzative, di autonomia dalle strutture politiche e sindacali, di attacco al nemico.<\/p>\n<p>Lo slancio ulteriore, per\u00f2, risiede nella possibilit\u00e0 che a partire da un obiettivo specifico, da un particolare problema, si creino dei momenti di rottura che travalichino l\u2019obiettivo stesso per portare a un attacco e uno stravolgimento pi\u00f9 ampio dei rapporti di potere nei quali siamo immersi, possibilmente catalizzando la partecipazione e la solidariet\u00e0 di pi\u00f9 sfruttati possibili.<\/p>\n<p>Durante il picco della lotta contro gli sfratti in questi quartieri, alcuni compagni scrivevano:<br \/>\n<em>\u201cIl fatto che un\u2019assemblea di sfrattati e di compagni abbia sottratto con la forza spazio e potere allo Stato; che delle strade abbiano vissuto senza polizia anche se solo per qualche ora; che lo si sia fatto in maniera pensata e organizzata nei dettagli; questo \u00e8, per sua natura, un fatto di tipo insurrezionale.\u201d<\/em><br \/>\n\u201cRotture insurrezionali\u201d; non pi\u00f9 cercare un lavoro, perderlo, scegliere se pagare le bollette o l\u2019affitto, comprare solo cibo scadente, camminare braccato per la strada senza un documento in tasca, etc, ma disporre del proprio tempo e dello spazio senza sottostare ai ritmi che questo sistema capitalistico e i suoi padroni ci impongono.<\/p>\n<p>Rotture di questo tipo potrebbero generarsi non solo a partire da una lotta specifica e grazie all\u2019organizzazione che questa si \u00e8 data, ma anche, ad esempio, dalla resistenza a una retata cos\u00ec come da uno dei tanti soprusi all\u2019ordine del giorno. E poich\u00e9 le \u00ab<em>rivolte non posseggono l\u2019alchemico potere di trasformare la competizione e l\u2019indifferenza quotidiane in solidariet\u00e0<\/em>\u00bb, le lotte che oggi portiamo avanti, con il loro portato di relazioni e conoscenza reciproca, potrebbero allora tornare utili per far s\u00ec che la rabbia si orienti contro i responsabili dello sfruttamento e non contro i propri compagni di sventura.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che potrebbe generarsi a partire da queste rotture, qualora avessero la fortuna di protrarsi nello spazio e nel tempo, \u00e8 difficile da immaginare ma la sola vertigine ci spinge a ricercarne la soglia.<\/p>\n<p>Ritornando al piano delle lotte parziali, c\u2019\u00e8 infine una sottile alchimia che i compagni dovrebbero essere in grado di formulare costantemente: da un lato come gi\u00e0 detto funzionare da stimolo affinch\u00e9 le mansioni tattiche e i ragionamenti di prospettiva diventino patrimonio e compito dell\u2019intera sfera dei compagni di lotta; dall\u2019altro non perdere la propria capacit\u00e0 di<strong> intervento autonomo<\/strong>.<\/p>\n<p>Per intervento autonomo si intendono quelle azioni portate avanti da un gruppo di compagni che condividono una determinata modalit\u00e0 di intervento all\u2019interno di una specifica lotta o nell\u2019attacco rivolto a determinati aspetti del dominio, che non passano necessariamente attraverso momenti organizzativi con altri sfruttati o esclusi.<\/p>\n<p>L\u2019azione autonoma ha la capacit\u00e0 di chiarificare l\u2019individuazione del nemico e di suggerire vari modi per attaccarlo e danneggiarlo, in particolare quando riesce a radicarsi nel conflitto tra una parte degli sfruttati e determinati progetti del potere, anche a prescindere dalla presenza di una lotta strutturata. Un\u2019azione che rallegri coloro che percepiscono e riconoscono quel nemico e che apra delle possibilit\u00e0 inaspettate di diffusione e riproducibilit\u00e0 dell\u2019azione, con il pregio tra le altre cose di disincentivare strutture rigide di organizzazione nelle quali ogni iniziativa individuale o di un gruppo debba passare al vaglio di ogni compagno di lotta.<\/p>\n<p><strong>Lo spazio conteso<\/strong><\/p>\n<p>Lo scorso giugno avevamo deciso di costruire una mobilitazione intorno alla violazione delle misure cautelari, in particolare dei divieti di dimora, per dare una risposta diretta alla strategia repressiva della Procura, risposta che aveva come principale obiettivo quello di riuscire a rimanere nelle strade e nei luoghi in cui abbiamo costruito rapporti di lotta e complicit\u00e0.<\/p>\n<p>Al volgere di questa seconda tornata repressiva la violazione delle misure si \u00e8 resa necessaria ma \u00e8 stata messa in secondo piano dalla consapevolezza che l\u2019attacco era rivolto alla nostra proposta di lotta e alla nostra presenza in quartiere.<\/p>\n<p>Per questo abbiamo cercato di leggere questa operazione di polizia anche all\u2019interno delle dinamiche del pezzo di citt\u00e0 in cui viviamo e lottiamo, e in questo senso vanno interpretate le iniziative degli scorsi mesi: ci siamo organizzati assieme all\u2019assemblea degli abitanti dell\u2019occupazione di c.so Giulio Cesare 45 per preparare l\u2019incursione alla Circoscrizione 7; abbiamo inoltre condiviso con loro e altri sfrattati l\u2019iniziativa contro il vicesindaco Montanari; siamo andati in giro per le strade a capire in quali palazzi la Smat avesse staccato l\u2019acqua proponendo di aiutarci a vicenda a riattaccarla qualora ricapitasse, insultando e schernendo gli addetti della Smat che giravano per il quartiere, abbozzando quella minima solidariet\u00e0 che dovrebbe esserci tra chi condivide gli stessi problemi.<\/p>\n<p>I processi di riqualificazione stanno trasformando interi quartieri in svariate citt\u00e0, da Detroit a Genova, da Bordeaux a Barcellona e Londra. Questo a causa di una tendenza generale in cui la citt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 compresa come lo spazio capace di accogliere le necessit\u00e0 della produzione, ma \u00e8 diventata essa stessa un\u2019unit\u00e0 produttiva.<br \/>\nLo spazio urbano \u00e8 uno strumento per la valorizzazione del capitale che sta acquistando sempre pi\u00f9 centralit\u00e0 nell\u2019economia globale. Ci\u00f2 si riverbera sul piano locale intensificando le ristrutturazioni volte alla produttivit\u00e0 e al controllo del territorio che gli \u00e8 direttamente funzionale.<\/p>\n<p>Dalla fine degli anni \u201890 il ritaglio di Porta Palazzo ha iniziato a essere interessante per l\u2019amministrazione e numerosi investitori ed \u00e8 iniziato un processo di trasformazione. Man mano l\u2019interesse \u00e8 avanzato, sia geograficamente che di intensit\u00e0: occupando lo spazio, espellendo in vari modi i meno abbienti e chi non \u00e8 ligio. Negli ultimi tempi questi processi si stanno accelerando a vista d\u2019occhio. Nel giro di un mese la polizia ha sgomberato la casa occupata di via Lanino ed \u00e8 entrata per ben due volte nelle altre case occupate del quartiere per effettuare complessivamente 12 arresti; una presenza poliziesca a cui gli abitanti del quartiere si stanno abituando sempre di pi\u00f9 e che non prende di mira solamente i compagni. Continui controlli congiunti tra Asl, compagnie del gas e della luce, forze dell\u2019ordine che staccano le utenze ai morosi e nel frattempo fermano chi non ha i documenti. Distacchi dell\u2019acqua a interi palazzi da parte della Smat, sempre per morosit\u00e0. Retate nei giardini e nelle strade.<\/p>\n<p>Nel frattempo la nuova sede della Lavazza va ultimandosi, dalle finestre dell\u2019Asilo occupato \u00e8 possibile vedere il suo profilo stagliarsi a poche centinaia di metri di distanza. I prezzi dell\u2019affitto salgono ed \u00e8 possibile comprare dei <em>loft<\/em> in Corso Brescia a 400.000 euro. Un nuovo centro commerciale viene inaugurato nelle strade di Borgo Dora e nello stesso tempo chi vende merce sospetta al mercato delle pulci viene arrestato mentre torna a casa. La nuova Associazione dei Commercianti del Balon, dopo essersi rallegrata per lo sgombero di via Lanino, ha assunto diversi uomini della sicurezza privata dall\u2019aria minacciosa che intimoriscono gli abusivi, la loro nuova sede \u00e8 diventata in poco tempo una <em>dependance<\/em> del Commissariato nel mezzo del quartiere.<\/p>\n<p>La Circoscrizione 7 chiede lo sgombero delle case occupate in zona come passo necessario alla riqualificazione dell\u2019area e ostacola in ogni modo l\u2019insediamento del mercato domenicale nelle strade del quartiere. La scuola Holden, la scuola di <em>storytelling<\/em> diretta da Baricco, non solo attrae nuovi abitanti facoltosi ma organizza oramai in maniera sistematica incontri per addetti ai lavori sul tema della riqualificazione e dell\u2019urbanistica proponendosi, quindi, come uno dei luoghi di produzione delle strategie da adottare per la pulizia del quartiere.<\/p>\n<p>Questi stessi soggetti sono quelli che pubblicamente promuovono forme di cittadinanza attiva e di dialogo e con questo atteggiamento dimostrano quale sia la partita etica e politica in gioco in queste trasformazioni: o partecipi in maniera civile aiutandoli a sostenere i loro investimenti oppure finisci in galera.<\/p>\n<p>Una sorte simile spetta chiaramente anche a chi non ha un tetto, non ha i documenti o i soldi per restare. Quando la polizia ci sfonda la porta di casa per arrestarci sappiamo che, oltre agli uomini del tribunale, anche questi signori hanno il loro carico di responsabilit\u00e0 e non abbiamo perso, n\u00e9 perderemo, occasione per ricordarglielo.<\/p>\n<p>Da tempo questa zona non \u00e8 uno spazio omogeneo delimitato e contrapposto rispetto al resto della citt\u00e0, ma una zona popolata a macchia di leopardo, dove il tanto decantato mix sociale si concretizza in una polarizzazione sociale sempre pi\u00f9 intensa. Nella medesima traiettoria a profondit\u00e0 differenti si osservano l\u2019uomo del Ministero che si reca alla conferenza alla scuola Holden, la preside dello Iaad, un neet che ciondola tra il bar e il marciapiede e una pensionata che maledice Equitalia e i condomini morosi del suo palazzo.<\/p>\n<p>Con l\u2019intensificarsi dell\u2019imbellimento del quartiere l\u2019internit\u00e0 di persone spiacevoli \u00e8 andata aumentando, cambiando anche il paradigma di opposizione. I \u201cnemici\u201d che si possono tratteggiare resistendo a uno sfratto a due passi dalla nuova scuola di <em>design<\/em>, schiacciati da un complesso di <em>loft<\/em>, sono svariati e non si riducono al solo padrone di casa e alle sue rappresentanze. La resistenza allo sfratto palesa una contrapposizione diretta alla dinamica di speculazione della rendita dell\u2019affitto oltre ad intrecciarsi tout court con la contesa dello spazio.<\/p>\n<p>Investimenti forti trascinano piccoli interessi e spontanee migrazioni sui flutti del mercato immobiliare oppure lungo gli abbagli dell\u2019identit\u00e0 artificiosamente attraente dei luoghi. Ai piedi del palazzo della Lavazza, dello Iaad e della scuola Holden, secondo i progetti, si dovrebbe creare un autoregolato e \u201csolidale\u201d mix sociale.<br \/>\nPer ora, per\u00f2, i rapporti tra chi si contende la possibilit\u00e0 di stare in questo posto non possono e non riescono a essere piani.<\/p>\n<p>Oltre agli interessi si stratificano le necessit\u00e0, che spesso hanno un verso opposto l\u2019una rispetto all\u2019altra. La cosiddetta classe che avrebbe una ragione per ribellarsi, per lottare, non \u00e8 cos\u00ec visibile e netta, da parecchio tempo \u00e8 un amalgama complesso e frammentato. Proviamo a pensare a come si vive in un condominio in queste zone, a quanta gente ha problemi con le utenze, non paga e quanta gente ha problemi con i debiti degli altri condomini poich\u00e9 questi pesano sulle loro gi\u00e0 sovraccariche spalle. Temi complessi da analizzare avvolti nel malcontento generale che si respira in queste zone lasciate a un progettato degrado abitativo e tendenzialmente sovraffollate. Quando queste necessit\u00e0 si scontrano i politicanti del quartiere convogliano la rabbia su discorsi diretti alla pancia della gente che ha qualche possibilit\u00e0 in pi\u00f9 di avere qualche briciola o concessione. Sotto le vesti di comitati di quartiere appaiono i fascisti che fanno breccia sulle ragioni di alcuni italiani con discorsi terribilmente carichi di pericolosit\u00e0, una spinta verso una guerra tra poveri, verso l\u2019approfondimento della gi\u00e0 presente frammentazione, semplificando il lavoro di chi controlla e di chi sfrutta.<\/p>\n<p>A dispetto della complessit\u00e0 della realt\u00e0, della difficolt\u00e0 a rimanere in questo spazio dove spinte tenui e brutali ci sospingono a traslocare, a demordere, pensiamo che valga ancora la pena avere una proposta per coagulare, organizzarsi, farsi forza e lottare. In queste strade tanti si sono conosciuti e organizzati assieme, si sono costruite barricate e rivoltati cassonetti, si \u00e8 resistito contro la polizia. E accade quasi ogni giorno che ci sia qualcuno che riesca a scappare dai controlli, chi cerca di difendersi da solo, chi infrange le leggi per sopravvivere, chi occupa una casa popolare. Ci sono molti che hanno una ragione per resistere qui e se qualcuno decidesse di farlo dovrebbe essere una scelta che funziona, puntellata dalla solidariet\u00e0 di tanti altri.<\/p>\n<p>Siamo convinti che la partita non sia ancora finita in questo angolo di citt\u00e0.<\/p>\n<p><em>Torino, gennaio 2017<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo l&#8217;ondata repressiva del 29 novembre scorso, passato un po&#8217; di tempo per mettere le<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":32453,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-32450","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32450","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32450"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32450\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34413,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32450\/revisions\/34413"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32453"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32450"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32450"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32450"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}