{"id":32583,"date":"2017-04-26T08:26:25","date_gmt":"2017-04-26T07:26:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.macerie.org\/?p=32583"},"modified":"2017-04-26T08:26:25","modified_gmt":"2017-04-26T07:26:25","slug":"requiem-for-a-dream","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2017\/04\/26\/requiem-for-a-dream\/","title":{"rendered":"Requiem for a dream"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/kowloon5.jpg\" title=\"kowloon5.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/vt48jxdl3812.jpg\" title=\"vt48jxdl3812.jpg\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/vt48jxdl3812.jpg\" title=\"vt48jxdl3812.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/vt48jxdl3812.jpg\" alt=\"vt48jxdl3812.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>LE SIRENE DEL MERCATO<\/strong><\/p>\n<p>E se l&#8217;Atc divorziasse definitivamente, o quasi, con la Regione? Se il suo statuto giuridico non fosse pi\u00f9 vincolato alla Pubblica Amministrazione? Questo lo scenario <a href=\"http:\/\/www.lospiffero.com\/ls_article.php?id=32902\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">paventato appena pochi giorni<\/a><a href=\"http:\/\/www.lospiffero.com\/ls_article.php?id=32902\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> fa <\/a>dal presidente Marcello Mazz\u00f9, che vorrebbe imprimere una transizione storica all&#8217;agenzia: da ente pubblico a <strong>ente pubblico economico<\/strong>. Ci\u00f2 comporterebbe una maggiore autonomia degli amministratori nella gestione del personale, non pi\u00f9 dipendente della PA ma soggetto a contratti privati, nel decidere cos\u00ec le condizioni di lavoro e soprattutto chi lasciare a casa a seconda delle esigenze. Questa &#8220;flessibilit\u00e0&#8221; avrebbe una ricaduta positiva sulla gestione dei costi e quindi sulla parit\u00e0 di bilancio, alla quale Atc sarebbe maggiormente vincolata, senza contare a tal fine l&#8217;impegno che ci metterebbe a rientrare di tutti i debiti non riscossi per le morosit\u00e0 accumulate dagli inquilini delle case popolari.<\/p>\n<p>Sarebbero tanti i garbugli tecnici tra i quali districarsi in questo ipotetico scenario e che ci vedono al momento impreparati, non essendo degli esperti in materia, ma che non oscurano la palese rivelazione tra le parole di Mazz\u00f9: <strong>occorre che Atc inizi a giocare a pieno titolo con le regole del mercato economico, <\/strong>diventando un attore senza vincoli.<strong> <\/strong>Non \u00e8 un caso che il presidente abbia avanzato anche l&#8217;ipotesi di costituire una fondazione legata ad Atc in grado di &#8220;<em>coinvolgere il mondo dell\u2019imprenditoria privata in progetti  finalizzati alla rigenerazione urbana e sociale e generare nuovi servizi  per gli utenti, come il microcredito<\/em>&#8220;. Insomma, un programmino alquanto di moda.<\/p>\n<p><!--more--> Tuttavia, se di rivelazione si tratta, non \u00e8 affatto inedita: \u00e8 da tempo che le politiche di gestione del patrimonio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) sono orientate in questa direzione. In origine si \u00e8 trattato di tirare il freno a mano sull&#8217;espansione di case popolari avviata durante la Torino industriale, in cui occorreva costruire alloggi, anche ammassati alle periferie delle citt\u00e0, per il crescente sviluppo demografico dovuto al potere attrattivo di un&#8217;economia che ruotava attorno alle fabbriche. Il 68% degli alloggi ERP infatti \u00e8 stato costruito prima del 1981, il 18% tra il 1981 ed il 1990 e solo il 14% dopo il 1990. Con la dislocazione degli stabilimenti industriali fuori dal paese, verso lidi pi\u00f9 convenienti dove la manodopera costava di meno, anche l&#8217;esigenza di edilizia sociale iniziava a ridimensionarsi. Elargire case a profusione a una classe di proletari e operai in via di smantellamento, senza alcuna garanzia che da l\u00ec in poi sotto a quel tetto ci sarebbero finite persone che una volta riposate nell&#8217;alveo domestico sarebbero poi tornate a produrre il profitto di un padrone, non era pi\u00f9 conveniente.<\/p>\n<p>Ma quello a cui stiamo assistendo negli ultimi decenni \u00e8 una radicale inversione di marcia.<\/p>\n<p><strong>LAST GENERATION<\/strong><\/p>\n<p>Un&#8217;interessante <a href=\"http:\/\/www.comune.torino.it\/informacasa\/pdf\/120209_pianocasa.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">allegato al Piano Casa 2009-2010<\/a> della Citt\u00e0 di Torino distingue tra politiche abitative di prima e seconda generazione. Se le prime riguardano il normale iter di assegnazione degli alloggi, le seconde sono &#8220;<em>orientate  al  mercato  e  realizzate  attraverso  una  mediazione pubblica tra gli interessi di inquilini e proprietari di alloggi, [&#8230;] attraverso convenzionamenti tra i Comuni e soggetti privati, [&#8230;], attraverso contributi a sostegno delle persone a basso reddito o con canone di locazione elevato.<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>Ad avvalorare questo cambio di tendenza e a mostrarne le dirette conseguenze sulla gestione del patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica, giunge in aiuto un altro Piano Casa, questa volta di renziana memoria risalente al vicino 2014. Il testo di legge punta a incrementare soprattutto i fondi a sostegno della locazione, tra cui gli affitti a canone concordato e calmierato, ossia <strong>un pi\u00f9 aureo incontro tra domanda e offerta. <\/strong>Un trend gi\u00e0 ampiamente lanciato nel 2006 con la ratificazione del piano &#8220;<a href=\"http:\/\/www.comune.torino.it\/informacasa\/notizie\/interv-sergio-conti.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">10000 alloggi per il 2012<\/a>&#8221; di Edilizia Sovvenzionata. D&#8217;altro canto uno dei pochi frangenti in cui nella legge si parla di case popolari \u00e8 per ribadire e rilanciare i piani di alienazione degli alloggi, ossia la vendita agli assegnatari che vogliono diventare proprietari. Per non farci mancare l&#8217;ennesimo occhiolino strizzato ai finanzieri, si precisa inoltre la possibilit\u00e0 di accedere al Plafond Casa, ossia una garanzia per le banche verso i rischi di insolvenza messa a disposizione dalla CDP (Cassa Depositi e Prestiti), che finanzierebbe cos\u00ec i mutui stipulati in un&#8217;epoca di forte contrazione del credito.\u00a0Insomma una bella\u00a0copertura alle crescenti operazioni e introiti per gli istituti bancari.<\/p>\n<p>Certo, i soldi ricavati da questi piani di vendita dovrebbero andare per la costruzione di nuovi alloggi sociali e per la manutenzione di quelli attuali. Un processo nei fatti di lenta dismissione del patrimonio delle agenzie territoriali, iniziato dagli anni &#8217;90 in poi, visto che per costruire\u00a0degli alloggi <em>da zero<\/em> servirebbe comunque venderne ben pi\u00f9 di uno. L&#8217;obiettivo sembra essere pi\u00f9 che altro quello di abbattere i costi di gestione e di perfezionare l&#8217;offerta abitativa di nuovi complessi in costruzione secondo modelli di funzionamento <em>innovativi<\/em>. Dal mero punto di vista quantitativo non ci saranno case in pi\u00f9 nonostante le tantissime persone che ogni anno vengono sbattute per strada a causa di uno sfratto. Del resto, di che stupirsi, dare <em>tout court<\/em>\u00a0un tetto non \u00e8 pi\u00f9 lo scopo delle politiche abitative. Negli ultimi dieci anni le domande di case popolari sono quasi raddoppiate, mentre il numero di assegnazioni \u00e8 rimasto stagnante attorno alle 500 unit\u00e0. Attualmente le assegnazioni annue di ERP coprono appena il 4% del fabbisogno abitativo.<\/p>\n<p><strong>GLI UTENTI, IL TREND E IL PRODOTTO <\/strong><\/p>\n<p>Stante il numero cos\u00ec alto di domande disattese verrebbe da domandarsi: perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile diventare assegnatari?<strong> Per chi sono queste case popolari?<\/strong><\/p>\n<p>Mentre l&#8217;Atc faceva marcire i complessi abitati da vecchi e nuovi inquilini, tanto che <a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/piano-ristrutturazioni-popolari-03-2015.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">del piano ristrutturazioni voluto da Renzi<\/a> i tre quarti degli interventi previsti eccedono i fondi messi a disposizione dal Governo, i cavalieri del <strong>nuovo welfare<\/strong> guardavano a una pi\u00f9 ampia <em>fascia grigia<\/em> di popolazione. Si tratta di un ceto medio diffuso, con redditi pi\u00f9 alti degli aventi diritto alle case ERP, ma in forte declino e quindi sempre pi\u00f9 prossimi alle fasce pi\u00f9 povere. La maggior parte delle misure messe in campo puntano a sostenere questo ceto medio-basso e a verificare chi al suo interno \u00e8 in grado di reggere le nuove leggi del mercato del lavoro, quindi di <strong>rimanere incluso nel tessuto produttivo<\/strong>. Molte delle risorse in campo abitativo vengono dirottate a questi tipi di progetti, come le misure di sostegno al reddito e alla locazione di cui abbiamo parlato.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di inclusione e di sostegno per chi sta ben al di sotto di questa fascia grigia o a chi da l\u00ec in breve tempo \u00e8 piombato nella povert\u00e0 perdendo lavoro, casa e quant&#8217;altro, si sta sempre pi\u00f9 plasmando su questo modello di <em>inclusione selettiva<\/em>, il cui obiettivo \u00e8 quello di capire chi tra le persone coinvolte \u00e8 in grado di tenere botta.  \u201c<em>La caratteristica peculiare di questa soluzione abitativa \u00e8 la <strong> temporaneit\u00e0<\/strong>: gli ospiti possono permanere da un minimo di un giorno ad  un massimo di 18 mesi, alla fine dei quali dovranno essere in grado di  optare per una soluzione diversa di tipo pi\u00f9 definitivo<\/em>&#8221; &#8211; riverbera un eco dai <a href=\"https:\/\/www.macerie.org\/?p=31002\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">&#8216;Luoghi Comuni&#8217; della Compagnia di San Paolo<\/a>. Ma non si tratta solo dei progetti di social housing, che stanno definitivamente uscendo da una\u00a0fase sperimentale nel campo del welfare privatistico; questo modello di intervento sta facendo scuola.<\/p>\n<p>Per diventare assegnatario di un alloggio Atc ci sono due modi: uno \u00e8 la normale risalita della graduatoria a punti, l&#8217;altro \u00e8 quello di rientrare nell&#8217;Emergenza Abitativa decretata da una specifica commissione. Le due modalit\u00e0 coprono  ciascuna la met\u00e0 degli alloggi distribuiti, e per quanto riguarda l&#8217;Emergenza Abitativa questa si suddivide tendenzialmente per casi di sfratti e casi segnalati dai Servizi Sociali. Al 2015, secondo l&#8217;OCA (Osservatorio sulla Condizione Abitativa), questi ultimi coprivano il 22% del totale delle assegnazioni, a fronte di un 25% di alloggi assegnati per emergenza da sfratto, per quanto gli sfratti siano considerati quasi una piaga sociale nella citt\u00e0 di Torino.<\/p>\n<p><strong>GARANZIA E DISCIPLINA<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi anni proprio a partire dai casi segnalati dagli assistenti sociali hanno iniziato a prendere piede una serie di progetti di accoglienza all&#8217;interno di svariate strutture, il cui scopo \u00e8 quello di &#8220;accompagnare&#8221; le persone coinvolte lungo un percorso che le porter\u00e0 alla casa popolare, nell&#8217;attesa che si liberi il posto per l&#8217;assegnazione. \u00c8 il caso di strutture come la <em>Dorho<\/em> legata alla diocesi, oppure la pi\u00f9 recente <em>casa Farinelli<\/em> voluta dall&#8217;amministrazione pentastellata. L&#8217;accompagnamento ha una <strong>duplice funzione sia disciplinante che di garanzia<\/strong>: queste strutture mettono in campo dei regolamenti stringenti (con varie intensit\u00e0, visto che siamo ancora in una fase di sperimentazione) sulle frequentazioni all&#8217;interno degli appartamenti, l&#8217;impossibilit\u00e0 di dormire altrove, il prendere parte alle attivit\u00e0 collaterali con gli altri partecipanti, condividere per forza cucina e altri spazi comuni senza la possibilit\u00e0 di organizzarsi per s\u00e9, a seconda delle propri impegni quotidiani. ecc&#8230; <strong>se si sgarra si rischia di perdere il posto nella struttura e con molta probabilit\u00e0 anche la casa popolare<\/strong>. \u00c8 normale che a queste condizioni o ci si adegua, o ci si impegna a trovare un buco in affitto da qualsiasi altra parte. Dato che Atc \u00e8 consapevole di elargire un numero risicato di posti a fronte di migliaia di richiedenti, e questo fa incazzare un sacco di persone, si assicura cos\u00ec che all&#8217;interno dei propri appartamenti ci finiscano degli inquilini che hanno gi\u00e0 dimostrato di essere collaborativi, di non dare problemi e quindi anche di essere disposti a pagare (per quanto sempre in base al proprio reddito).<\/p>\n<p>Una doppia funzione che si ripropone in una serie di altre misure &#8220;innovative&#8221; adottate negli ultimi anni che, seppur con scarso impatto sull&#8217;ammontare delle politiche di gestione dell&#8217;edilizia sociale, illuminano la direzione verso cui si sta andando. \u00c8 il caso delle cosiddette <a href=\"http:\/\/www.comune.torino.it\/infogio\/ric\/2017\/pub29952.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Coabitazioni Giovanili Solidali<\/a>: si tratta di giovani, spesso studenti, ai quali viene data la possibilit\u00e0 di vivere in un complesso di case popolari al 50% dell&#8217;affitto, in cambio di una serie di opere di volontariato concordate in un tavolo bimensile con Atc, ASL, Servizi Sociali e Polizia Municipale. Si va dall&#8217;organizzare feste di condominio per parlare dei vari problemi riscontrati dagli abitanti, affrontare le liti e\u00a0incentivare la pulizia degli spazi comuni. Creare un piccolo villaggio in cui i problemi non strabordino, tramite delle figure che esercitino un <em>soft-control<\/em> sugli abitanti. Una &#8220;presenza attiva per questioni di sicurezza sociale e violazione dei regolamenti&#8221; &#8211; come si legge in un <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2017\/04\/18\/cronaca\/la-scommessa-vinta-dei-giovani-coabitanti-sconti-del-sullaffitto-a-chi-fa-volontariato-yDCliQ8TWtgjMMnBKFRPXL\/pagina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">articolo de La Stampa<\/a>. Ma anche una piccola garanzia e buon esempio sulle entrate visto che &#8220;<em>Quei pochi alloggi non renderebbero molto pi\u00f9 di quanto rendano affidati ai giovani, visto il livello di morosit\u00e0<\/em>&#8221; &#8211; recita Giovanni Magnano, dirigente dell&#8217;Area Edilizia Pubblica della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Per quanto il video promozionale su youtube, che rilancia anche per il 2017 le Coabitazoni, mostri baldi giovani intenti ad aiutare docili vecchietti a portare la spesa a casa, <strong>un aneddoto di corridoio<\/strong> pu\u00f2 rendere la cifra dell&#8217;ordine di problemi da affrontare e quindi della <strong>reale funzione strategica<\/strong> che determinate figure potrebbero ricoprire. Si \u00e8 infatti tenuto da poco a Torino un forum aperto ai vari coabitanti, in cui i partecipanti erano chiamati a confrontarsi con un paio di situazioni ipotetiche, difficili da gestire, che si potrebbero presentare in un blocco di case popolari. La seconda ha suscitato maggiormente la nostra attenzione: come farebbe un coabitante a gestire la rabbia di una famiglia sotto sfratto, che conosce da tempo, con la quale ha un buon rapporto e ha promesso di aiutarla, ma il tavolo di confronto con le istituzioni ha deciso di procedere comunque? A prescindere dalle risposte, lo scenario e il contesto in cui ci si muoverebbe parla da solo, sempre votato alla gestione dei conflitti che potrebbero scatenarsi.<\/p>\n<p><strong>SUL CANTAR VITTORIA <\/strong><\/p>\n<p>Migliaia di persone resteranno sempre escluse dalla possibilit\u00e0 di avere una casa, per quanto la sola Atc conti quasi un migliaio di case vuote a Torino. C&#8217;\u00e8 chi si arrabatta, chi si dispera, chi si incatena davanti al Comune, e poi <strong>c&#8217;\u00e8 chi prova a resistere<\/strong> a uno sfratto, a occupare una casa e piantare due pali di ferro davanti alla porta per impedire alla polizia di entrare. C&#8217;\u00e8 chi occupa persino gli appartamenti di Edilizia Sociale chiedendo che gli vengano assegnati. <strong>Ma non si pu\u00f2 gridare &#8220;Vittoria!&#8221;<\/strong> davanti a tutto ci\u00f2 che si ottiene con una lotta, con delle occupazioni di alloggi, soprattutto se ci\u00f2 che viene offerto spesso ha tutta l&#8217;aria di un buono uscita, con tanto di &#8220;Arrivederci e grazie&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso delle famiglie che hanno occupato da mesi alcuni appartamenti popolari in Falchera, non senza momenti di tensione e sgomberi effettuati da parte delle forze dell&#8217;ordine. Una nota di dignit\u00e0 e forza che ha risuonato nella periferia nord di Torino, una lotta che per\u00f2 sta vedendo a nostro giudizio il tentativo da parte delle istituzioni di <strong>togliere a queste e ad altre famiglie gli strumenti da sotto le mani<\/strong>. Per quanto sia comprensibile che una famiglia, a un certo punto della sua battaglia, miri al raggiungimento di una tranquillit\u00e0 materiale ed esistenziale, la concessione da poco elargita da parte dell&#8217;Amministrazione a 5 stelle di un&#8217;ospitalit\u00e0 temporanea nelle neonata residenza Cimarosa, in attesa che si liberino degli alloggi sociali da assegnare, non pu\u00f2 essere un obiettivo desiderabile per chi ha intenzione di continuare a lottare. Di fatto l&#8217;ostinazione delle famiglie di Falchera rischia di essere recuperata all&#8217;interno delle regole di gestione dell&#8217;emergenza abitativa, senza scalfire minimamente la <em>normalit\u00e0<\/em> del funzionamento di questa macchina. Essere assorbiti, recuperati, rientrare in un progetto di accompagnamento alle case popolari, come da prassi.<\/p>\n<p>Quanto pu\u00f2 essere in fondo interessante l&#8217;obiettivo di finire in progetti temporanei di questo tipo, tra l&#8217;altro disciplinanti e restrittivi e che spesso non fanno che separare chi ha lottato da chi potrebbe iniziare a farlo per gli stessi bisogni? Pare che <a href=\"https:\/\/it-it.facebook.com\/asiatorinoUSB\/posts\/1889609901282624:0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">gli unici che potrebbero giovare di una tale situazioni<\/a> sono quelle strutture, come un comitato popolare o un sindacato di base, che in qualit\u00e0 di rappresentanti di chi rivendica determinati bisogni acquistano rilievo davanti agli organi di governo, legittimati ad interloquire con essi, ed acquistano potere davanti alle persone di cui si fanno portavoce.<\/p>\n<p>In questa fase di trasformazione potrebbe sicuramente avere senso costringere  l&#8217;Agenzia a smollare tutto quanto si \u00e8 in grado di strappargli, pronti  per\u00f2 a reagire coi denti qualora provassero a contrattaccare, a  sgomberare un occupante o a sfrattare un moroso. Questo potrebbe  significare <strong>una reale interruzione del normale funzionamento della  macchina economica delle case popolari<\/strong>, scontrare i loro interessi e  reciderli per far posto alle esigenze reali di chi in questo mondo, in  questa citt\u00e0, viene costantemente privato della possibilit\u00e0 di vivere,  di accedere ai servizi e di soddisfare i propri bisogni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE SIRENE DEL MERCATO E se l&#8217;Atc divorziasse definitivamente, o quasi, con la Regione? 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