{"id":32787,"date":"2017-09-09T19:10:52","date_gmt":"2017-09-09T18:10:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.macerie.org\/?p=32787"},"modified":"2017-09-09T19:10:52","modified_gmt":"2017-09-09T18:10:52","slug":"parole-di-straforo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2017\/09\/09\/parole-di-straforo\/","title":{"rendered":"Parole di straforo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/me-ne-luoghi-mentali-costrizioni-1.png\" title=\"me-ne-luoghi-mentali-costrizioni-1.png\" style=\"font-size: 1em\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/me-ne-luoghi-mentali-costrizioni-1.png\" alt=\"me-ne-luoghi-mentali-costrizioni-1.png\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da qualche giorno nel carcere di Gorizia tutta la posta in entrata e in uscita, prima di arrivare nelle mani di <strong>Greg <\/strong>e dei suoi destinatari, \u00e8 letta da un secondino. La Procura ha infatti richiesto un<strong> provvedimento di censura<\/strong> convalidato dal Gip dell&#8217;inchiesta il quale, non sazio di firmare, gli ha nuovamente negato negli scorsi giorni gli arresti domiciliari sostenendo che i possibili ospitanti non erano idonei perch\u00e9 genitori di una compagna.<\/p>\n<p>Nonostante la censura una lettera giunta da poco \u00e8 riuscita a serpeggiare tra le maglie della burocrazia penitenziaria anticipando l&#8217;emissione del provvedimento. Oltre a un modo di pensarsi e muoversi davanti alla repressione, Greg ci descrive una serie di accadimenti che in qualche modo si inseriscono sull&#8217;onda lunga delle proteste, seppur in buona parte svincolate tra di loro, che questa estate hanno coinvolto, da Pisa a Sassari, le carceri della penisola.<\/p>\n<p><strong>Riportiamo qui di seguito il testo<\/strong><\/p>\n<p><em>Cella 1.2 della c.c. Gorizia, 27 agosto 2017<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>\u201cVoglio fare di pi\u00f9. Non si tratta solo di resistere. Voglio tornare ad immaginare mondi nuovi. Voglio riappropriarmi di un&#8217;originalit\u00e0 viva, radicalmente altra. Voglio capire che sottrarmi alla cattura non significa solo non farmi arrestare ma anche non farmi prendere, in tutti i sensi. Non farmi concentrare nei campi del discorso nemico, non lasciare che siano altri a decidere il pugno di parole che mi serve per descrivere ci\u00f2 che sono e ci\u00f2 che voglio.\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0Ispirato dal dialogo II dell&#8217;opuscolo \u201cDialogo sui minimi sistemi\u201d<br \/>\nGrazie agli esploratori e alle esploratrici disperse e coatte del regno di Ade<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>\u201cFra ci\u00f2 che vorrei essere e ci\u00f2 che sono adesso, c&#8217;\u00e8 il mio percorso\u201d<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>\u201cRaccontami una storia con una bella fine!<br \/>\n&#8211; Non esiste!<br \/>\n&#8211; Una bella fine?<br \/>\n&#8211; Una fine\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>&#8230; a chi ha vissuto andarsene un essere amato raggiungere, su quattro zampe o su due gambe, le stelle. <\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Ciao a tutt*!<br \/>\nDal regno delle galere che prima o poi faremo cadere scrivo per salutarvi e raccontarvi due cosine. Qua continuo a camminare, a viaggiare e a correre assieme a voi, dentro e fuori, scrivendoci o pensandoci, e dopo questo primo mese di carcerazione sto accelerando: cresce la concentrazione e la forza che ne deriva. Spero di non essere di lunghi pipponi (ma \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi) perch\u00e9 piacciono di pi\u00f9 guardandoci. Solo che voglio accennarvi due o tre cose sulle quali mi appoggio in questo periodo per rinforzarmi.<br \/>\nSono stato per tre mesi sotto mandato di cattura e come sapete sono stato arrestato in Italia.\u00a0<\/em><em style=\"font-size: 1em\">Sento la repressione come qualsiasi atto che mi impedisce di decidere, essere, fare, desiderare, consentire, agire. In questi mesi mi sento dunque concentrato sul non scivolare troppo verso l&#8217;autorepressione, che per me \u00e8 l&#8217;ultimazione del progetto repressivo, essenza del potere. Concentrarsi quindi ad interrogare e valutare, fra precauzioni e rischi, desideri e paranoie, vita e autorepressione. Questo periodo \u00e8 stato di grande intensit\u00e0 per cercare di trasformare una situazione di merda in occasioni, belle e forti, di continuare.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><em> \u201cCospirare \u00e8 essere, respirare insieme\u201d. Ho continuato a nutrirmi della solidariet\u00e0 degli incontri e della forza dei pensieri, di un libro come \u201cin incognito, esperienze che sfidano l&#8217;identificazione\u201d o delle parole di quell&#8217;altro companero che \u201cha scelto\u201d di prendere i sentieri della latitanza e le strade dell&#8217;autostop&#8230;verr\u00e0 l&#8217;ora di scambiarsi le nostre esperienze intorno a carriole di birrette!<br \/>\nInsomma mo&#8217; continuo a lavorare sulla mia \u201cfortuna nella sfiga\u201d (tanta solidariet\u00e0 dentro e fuori), sul mettere da parte la speranza (si sa quando si entra non si sa quando si esce), sul cercare di non preoccuparmi in quanto inutile (mi prendo male due volte se la cosa per la quale mi preoccupo accade e una volta sola se non succede).<\/em><\/p>\n<p><em style=\"font-size: 1em\">Odio l&#8217;espressione \u201cfinire dentro\u201d. E&#8217; un passaggio che pu\u00f2 durare tanto tantissimo (per alcun* una vita\u2026) e anche se un giorno \u00e8 gi\u00e0 troppo, qua non finisce la mia voglia di esserci. Cercare poi di \u201csmaterializzare\u201d la maggior parte delle cose e delle relazioni con il fuori (rifiuto dei colloqui, delle telefonate, sfasamento o assenza della posta), ma nutrire lo stesso la testa, il corpo&#8230;il cuore. Il cuore che batte, senza fermarsi mai, pompando l&#8217;amore e la rabbia che continuiamo a costruire, ad affinare ed affilare, che in me in questo periodo sento indistruttibili.<\/em><\/p>\n<p><em> Zittire un secondino prepotente, fare scappare gli sbirri, vedere andare in fumo strutture di potere e col sorriso a tutta velocit\u00e0 mettersi in mezzo, mandarli a cagare, tirare lo sciacquone o compostare per bene. Anche prendersi il tempo, attent* a se stess* e agli\/alle altr*, curarsi, divertirsi, gioire, astrarsi per capire meglio, imparare, parlarsi, guardarsi. Dentro come fuori.<br \/>\nLa situazione qua dentro impedisce spesso di alzare la testa e di esplodere come vorremmo. La pazienza aiuta la concentrazione ma frena la passione, quest&#8217;ultima per\u00f2 non sparisce, si sposta solo verso la determinazione di volerla vivere ancora pi\u00f9 intensamente. Anche se ogni tanto ci presentano il conto che siamo costretti a pagare, loro fanno una vita, povera e senza sapori, da spie e da servi dei servi.<br \/>\nPassato dunque questo primo periodo di richieste rigettate, bisogna pure raccontare qualcosa di interessante quando si scrive, come diceva quel caro guaglione unto d&#8217;olio dalla testa ai piedi. Per dieci giorni dal sedici al ventisei di agosto in questo carcere c&#8217;\u00e8 stata una protesta dei detenuti che hanno aderito all&#8217;appello chiamato \u201cLa Satyagraha\u201d, organizzato dai Radicali. Riunioni fra detenuti e ricerca di organizzazione collettiva hanno creato stimoli, confronti e agitazione rompendo un po&#8217; la \u201cpace sotto ricatto\u201d caratterizzante questi luoghi. Ci sono stati dieci giorni di sciopero del carrello da parte di tutti i cinquantacinque detenuti (chi non poteva fare la spesa come me era aiutato dagli altri), fra i quali una quindicina sono stati in sciopero della fame per cinque giorni, da tre a cinque battiture di dieci minuti ciascuna al giorno. Momenti di presa bene si sono scontrati poi a sconforto e presa male quando, volendo far diventare pi\u00f9 dura la protesta (accenno di sciopero totale e di sciopero dei lavoranti) da parte di alcuni l&#8217;unit\u00e0 si \u00e8 rotta. Anche quando si \u00e8 saputo che \u201csolo\u201d quattromila o cinquemila detenuti sui cinquantasettemila in Italia hanno aderito allo sciopero. C&#8217;era un po&#8217; di speranza di strappare qualcosa al Ministro Orlando anche se non c&#8217;erano grosse attese. Neanche il Garante dei detenuti \u00e8 venuto qua con il \u201csuo obbligo\u201d in caso di sciopero della fame collettiva. Aldil\u00e0 del fatto che non voglio costruire dei percorsi di lotta legati alle istituzioni politiche, questa protesta (alla quale ho partecipato in solidariet\u00e0 a* detenut*) dimostrava quanto siano necessarie delle basi solidissime di strumenti e rapporti per rompere l&#8217;isolamento e il distacco fra fuori e dentro. Noi da qui non abbiamo avuto nessun eco di questi dieci giorni tranne i pipponi su radio Radicale. Mi sono\/ci siamo ritrovati impreparati e senza aver prima preparato gli strumenti che potevano, in tanti modi diversi, velocizzare e agevolare le comunicazioni. Ho fatto dei begli incontri, che potranno servire per le eventuali prossime volte, per pensare, creare, rinforzare gli strumenti, gli accordi e le idee per sostenere le proteste che una o pi\u00f9 persone porteranno avanti.<br \/>\nDa qui io voglio continuare, a livelli diversi di questa protesta specifica, a creare curiosit\u00e0 e complicit\u00e0 reciproca con chi mi sta intorno, punto principale \u201cdell&#8217;esserci\u201d. Lotta e solidariet\u00e0 esistono qui dentro anche se i margini di manovra sono molto ristretti dai ricatti e dai trasferimenti che sono molto usati qui.<br \/>\nPenso che le lotte contro l&#8217;esistente abbiano a che fare con il carcere che non \u00e8 da interpretare mai come \u201cpi\u00f9 ci reprimono pi\u00f9 siamo nel giusto\u201d, ma come il fatto che il carcere e la repressione colpiscono i nostri sogni di libert\u00e0.<br \/>\nE i sogni sono fatti per essere realizzati.<br \/>\nIl viaggio \u00e8 lungo, le strade esistono. Ci si vede domani.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><em>Un abbraccio caloroso, anzi due, per te Paska e te Vespe, per i miei complic* torines* e per tutt* quell* che, a proprio modo, distruggono quest&#8217;esistente. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche giorno nel carcere di Gorizia tutta la posta in entrata e in uscita,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-32787","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32787","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32787"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32787\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}