{"id":33181,"date":"2018-05-29T12:32:52","date_gmt":"2018-05-29T11:32:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33181"},"modified":"2018-05-29T12:32:52","modified_gmt":"2018-05-29T11:32:52","slug":"la-storia-che-non-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2018\/05\/29\/la-storia-che-non-ce\/","title":{"rendered":"La storia che non c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/indifferenza.jpg\" title=\"indifferenza.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/macerie.org\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/indifferenza.jpg\" alt=\"indifferenza.jpg\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>RACCONTARLA<\/strong><\/p>\n<p><em>Al Campus Einaudi durante la presentazione di una ricerca sociologica sulla rigenerazione urbana uno studente spiega che per lanciare un\u2019attivit\u00e0 \u00e8 necessario aver qualche storia da raccontare: sul posto occupato, sulla tradizione riscoperta. Nel caso non ci fosse\u2026 facile, basta inventarla.<\/em><\/p>\n<p>\u201cRaccontare una storia per cambiare la vostra Azienda\u201d, cos\u00ec recita la presentazione del corso di <em>Holden Factory <\/em>dell\u2019omonima scuola di story telling. Raccontarla \u00e8 un campo di interessi.<\/p>\n<p>L\u2019atmosfera \u00e8 densa di informazioni che sembrano offrirci la possibilit\u00e0 di conoscere tutto. Le storie che ci raccontano pi\u00f9 sono ripetute, dai giornali alla piccola associazione di quartiere,<strong>  pi\u00f9 diventano convincenti e si sostituiscono alla propria esperienza diretta del mondo<\/strong>. Ci si allontana drasticamente dai propri sensi, dalla capacit\u00e0 di trovare i propri strumenti per conoscere. Che succede dunque tra queste vie? <span class=\"ILfuVd yZ8quc\">\u00c9<strong> <\/strong><\/span>l\u2019avvento del decoro o la cacciata dei pi\u00f9 poveri e di chi propone di lottare e non chinare pi\u00f9 la testa davanti alle ingiustizie? O meglio qual \u00e8 la storia meglio propagandata?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u201c<em>Preso a botte con una mazza da baseball<\/em>\u201d, cos\u00ec esordiscono le testate locali, con tanto di suggestive foto dei bastoni incriminati, nel presentare la violenza ingiustificata degli anarchici contro un ragazzo straniero durante la consueta cena benefit all\u2019<strong>Asilo Occupato<\/strong>. <a href=\"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33173\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">A tre mesi da quella sera di febbraio la storia dei poliziotti impacchettata dalla Procura<\/a> ha portato<strong> sei divieti di dimora<\/strong> per altrettanti compagni. La storia propagandata racconta dell\u2019odio scellerato degli anarchici, presenta gli spacciatori come esseri bestiali o chi non ha il biglietto e aggredisce i controllori come  persone senza raziocinio. Mentre la violenza dei pi\u00f9 poveri e dei maleducati si esprime a furia di risse in strada e sciabole sguainate la storia della missione della controparte sta diventando sempre pi\u00f9 epica: una guerra per rimediare al caos, per fare di questo ritaglio di citt\u00e0 una terra ordinata ed educata.<\/p>\n<p>Raccontarla, fino al capo pi\u00f9 estremo. La storia degli sbirri ha determinato la verit\u00e0, mettendo in moto la violenza delle leggi.<br \/>\n<strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><strong>MENARLA<\/strong><\/p>\n<p><em>Una famiglia egiziana da parecchi anni cerca di riottenere indietro il figlio  tenuto in scacco da assistenti sociali e giudici per i minori. Il bambino giocava in cortile finch\u00e9 non \u00e8 scomparso, i parenti si sono rivolti ai carabinieri per ritrovarlo. Una volta ritrovato \u00e8 stata messa in discussione la loro capacit\u00e0 genitoriale e di tutela del bambino. <\/em><\/p>\n<p>Questo esempio \u00e8 portato alla luce non per difendere tout court la bont\u00e0 dei metodi educativi genitoriali, ma l\u2019invasivit\u00e0, la brutalit\u00e0 dello Stato. La  violenza esiste in maniera costante e regolare, normalizzata dalle leggi,  perpetrata quotidianamente da chi detiene il potere, delegata fisicamente alla polizia. <strong>La violenza non \u00e8 dunque un episodio eccezionale.<\/strong><\/p>\n<p>Molto spesso il carico di violenza subita ci entra nel DNA e rimane intrappolato nei nostri corpi e nei linguaggi. Si ripiega e s\u2019incunea nel microcosmo quotidiano. Cos\u00ec si scatenano liti sull\u2019autobus, in mezzo al traffico, cos\u00ec vengono bruciati i barboni, picchiate le donne in casa, cos\u00ec si risolve qualche litigio di qualche ubriaco. Molto spesso interviene la polizia, chiamata da chi ha subito le botte oppure spinta dal bisogno di confermare il proprio ruolo. <strong>Ridefinire il monopolio dell\u2019utilizzo della violenza<\/strong>, ricondurre la gestione dei conflitti nelle mani dello Stato, ricodificare il conflitto in termini di reati, di innocenti e colpevoli.<\/p>\n<p>Eliminare la violenza fa parte dell\u2019ideologia di chi detiene il potere e il suo monopolio, oppure una pia illusione di chi pu\u00f2 vivere in una situazione privilegiata, su un\u2019isola felice, sul cucuzzolo di una montagna. Agli altri tocca la sfida di affrontare la societ\u00e0, cos\u00ec anche la violenza. Anche quella che si vive nella quotidianit\u00e0 pi\u00f9 spiccia tra comuni mortali. Come bisogna comportarsi con un ubriaco che \u00e8 molesto in maniera ripetuta con una donna? <strong>Risolvere un conflitto in maniera autonoma \u00e8 una sfida<\/strong>, sia per chi crede di essere un rivoluzionario ma anche per tutti coloro che immaginano di non dover delegare i propri compiti a qualcun altro. L\u2019utilizzo della violenza deve essere comunque il minimo indispensabile e nel modo pi\u00f9 efficace. In quella sera di febbraio \u00e8 stato possibile allontanare l\u2019uomo senza torcergli un capello.<\/p>\n<p><strong>SRADICARLI<\/strong><\/p>\n<p>Per chi si ostina a lottare per un cambiamento radicale e per il pi\u00f9 largo conflitto sociale i tempi paiono plumbei, mentre le strade del quartiere sono in via di trasformazione per fare largo al profitto.<strong> Le inchieste contro chi si organizza all\u2019Asilo Occupato e lotta nel circondario sono ormai cadenzate e costanti da anni<\/strong>. Non sono solo le forme di resistenza in quartiere contro sfratti e retate gli episodi che attirano l\u2019attenzione e fanno da traccia alle carte imbrattate della procura per comminare le ennesime misure, ma anche fatti sempre pi\u00f9 pretestuosi come l\u2019ultimo in questione. L\u2019accumularsi della ricezione di misure cautelari sulle medesime persone, sugli stessi compagni, le stesse compagne, crea un curriculum giudiziario adatto per definire la pericolosit\u00e0 sociale e proporre delle misure di prevenzione. La <strong>Sorveglianza speciale<\/strong> \u00e8 la misura low cost per riportare anche i pi\u00f9 irriducibili a casa, da soli, in mezzo alle pi\u00f9 banali preoccupazioni, imbrigliati nell&#8217;obbligo di dimostrare una vita normale, in regola.<\/p>\n<p>Alzando lo sguardo \u00e8 palese che sia in atto il tentativo di <strong>estirpare tutte le forme di esistenza ostili o incompatibili <\/strong>col nuovo ordine spaziale e sociale in programma per quest\u2019area della citt\u00e0, partendo dall\u2019eliminazione delle condizioni materiali per incontrarsi in strada. Ce lo dicono i dissuasori che non ci fanno sostare seduti sui panettoni, i giardinetti che vengono telecamerati, la volante della polizia sempre pi\u00f9 presente assieme al costo della vita che rincara sempre pi\u00f9. La speranza \u00e8 che non siano frasi retoriche e tronfie a sancire la fine di questo stentato testo, ma il susseguirsi logico di pochi ragionamenti.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 stato costretto fuori dal perimetro di Torino o in qualsiasi modo la repressione gli ha impedito di continuare a progettare la sua vita, congegnare sogni, assemblare barricate all\u2019occorrenza, scegliere assieme che fare nel vivo dell\u2019urgenza o nella calma piatta dell\u2019attesa in questa citt\u00e0, <strong>conserver\u00e0 dovunque uno sguardo sul mondo che lo spinger\u00e0 a capire come lottare<\/strong>, guardarsi intorno per trovare dei complici e degli strumenti per farlo in qualsiasi luogo si trovi.<\/p>\n<p>Nel frattempo la storia di queste quattro strade \u00e8 in continuo divenire anche se qualcuno vuol raccontarla come una faccenda cristallizzata, con un prima ferale e un avvento di novit\u00e0 benefiche che porteranno la pace. Ogni giorno lo spazio deve essere governato e messo a posto per continuare a mettere sotto controllo e a ritmo produttivo chi ci sta dentro e chi ci sta ai margini. Ogni giorno le storie continuano, si perpetuano, a colpi di strattonamenti. Lo spazio ripulito della <em>Lavazza<\/em> ospita la fatica di chi si occupa delle pulizie alla notte, forse non tutti gli studenti che abitano gli alloggi attorno hanno genitori con risorse infinite, queste strade verso l\u2019ufficio immigrazione sono percorse da tanti stranieri che chiss\u00e0 quando non gli andr\u00e0 di deglutire la violenza della burocrazia, di essere maltrattati e ricattati per un pezzo di carta \u2026 cos\u00ec altre storie persistono.<\/p>\n<p>Basta tenerle a mente, quelle accadute, quelle che avvengono. Basta sapere guardare quelle che avverranno. <strong>Sentirle direttamente e sapersi arrabbiare. Storie perpetue, con improvvise eruzioni.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 RACCONTARLA Al Campus Einaudi durante la presentazione di una ricerca sociologica sulla rigenerazione urbana<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-33181","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diario"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33181","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33181"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33181\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33181"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33181"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33181"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}