{"id":33570,"date":"2019-05-25T12:25:53","date_gmt":"2019-05-25T10:25:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33570"},"modified":"2020-03-12T19:27:39","modified_gmt":"2020-03-12T18:27:39","slug":"inseguendo-la-chimera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2019\/05\/25\/inseguendo-la-chimera\/","title":{"rendered":"Inseguendo la chimera"},"content":{"rendered":"<p><strong>NOTE A PARTIRE DALL&#8217;OPERAZIONE SCINTILLA<\/strong><\/p>\n<p><em>Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell\u2019Asilo e all\u2019arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa citt\u00e0, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.<\/em><\/p>\n<p><em>A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perch\u00e9 contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio,&nbsp;seppur non del tutto nuove. Gi\u00e0 quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo &#8216;L&#8217;anarchismo al bando&#8217;, di come le strategie repressive mirassero a &#8220;togliere agli anarchici ogni possibilit\u00e0 di agire in gruppi di pi\u00f9 persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all&#8217;insurrezione generalizzata&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo lavoro di analisi uscir\u00e0 a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificit\u00e0 dell&#8217;operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest&#8217;inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa. &nbsp; <\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Attorno a un perch\u00e9<\/strong><\/p>\n<p>Oggetto dell\u2019operazione<em> Scintilla<\/em> \u00e8 stata la <strong>lotta contro i Centri di detenzione per immigrati <em>senza-documenti<\/em><\/strong>. Una lotta che in diverse citt\u00e0, e in special modo a Torino, dura da ormai pi\u00f9 di 15 anni, quando gli attuali Cpr si chiamavano ancora Centri di Permanenza Temporanea.<\/p>\n<p>Acronimi cambiati pi\u00f9 volte nel corso del tempo, senza alterare la sostanza di questi Centri, la funzione che sono chiamati a svolgere e le ragioni che hanno spinto alcuni compagni a battersi, nel corso degli anni, per la loro distruzione.&nbsp;Ragioni di carattere etico, innanzitutto. A spingerci a lottare \u00e8 stata certamente <strong>l\u2019indisponibilit\u00e0 ad accettare l\u2019esistenza stessa della detenzione amministrativa.<\/strong>&nbsp;L&#8217;urgenza di mantenere viva questa tensione la leggiamo tra le righe delle pagine di giornale, nelle parole che fanno eco alle politiche intransigenti del ministro Salvini in materia di sbarchi. Queste non solo ci mostrano quanto massiccia sia la violenza perpetuata dallo Stato, ma guardando anche<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/2019\/05\/20\/italia\/sea-watch-il-pm-fa-sbarcare-i-migranti-salvini-denuncio-chi-ha-aperto-i-porti-0keVNj22hXY5fG2IJh21TI\/pagina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> all&#8217;ultimo caso Sea Watch 3<\/a>&nbsp;la chiusura dei porti permette di presentare come un gesto di grande umanit\u00e0 la decisione di qualche magistrato di far approdare i profughi nel centro di Lampedusa. Un posto verso il quale, fino a qualche anno fa, persino una certa sinistra si sarebbe domandata se le condizioni di vita nell&#8217;hotspot non comportassero una lesione dei cosiddetti &#8220;diritti umani&#8221;.<\/p>\n<p>La tensione etica che ci portiamo dentro \u00e8 particolarmente preziosa, specie in tempi come questi costellati di tragedie che molte volte sembrano scivolarci addosso senza suscitare in noi chiss\u00e0 quale sussulto. Le stragi nel Mediterraneo ad esempio si susseguono ormai con un\u2019agghiacciante regolarit\u00e0 e a volte si ha la sensazione che ci si stia quasi abituando, che stanno entrando a far parte della nostra <em>normalit\u00e0<\/em>. E se la violenza e gli orrori prodotti dal capitalismo sono destinati a crescere e a farsi sempre pi\u00f9 vicini, costellando la quotidianit\u00e0 delle citt\u00e0 in cui viviamo, prendersi cura di questo sentimento etico e trattarlo come uno dei beni a noi pi\u00f9 cari \u00e8 di particolare importanza. <strong>Una cura fatta di attenzione emotiva, riflessioni e soprattutto di azioni<\/strong>, volte a contrastare l\u2019abbassamento, e la futura potenziale scomparsa, dell\u2019asticella di ci\u00f2 che siamo disposti a ritenere inaccettabile.<\/p>\n<p>Nell\u2019esprimere la nostra solidariet\u00e0 ai reclusi, nello sforzo continuo di sostenere da fuori la loro lotta affinch\u00e9 di questi Centri non rimangano che macerie, siamo consapevoli che queste macerie non rappresentano soltanto la libert\u00e0 per i tanti uomini e donne che vi sono rinchiusi, ma sono un pezzo importante della nostra possibilit\u00e0 di lottare.<\/p>\n<p>Questi Centri sono infatti un tassello fondamentale nella gestione dei flussi migratori, <strong>uno dei problemi in cima all\u2019agenda dei governanti di ogni dove<\/strong>. La loro funzione \u00e8 da un lato di rinchiudere e permettere l\u2019espulsione di un buon numero di immigrati irregolari, togliendo dalle strade una parte di quell\u2019eccedenza umana che \u00e8 di troppo rispetto alle esigenze capitaliste; dall\u2019altro i Centri fungono da deterrente per chi resta fuori, instillando la paura e favorendo cos\u00ec l\u2019imposizione di condizioni di vita e salariali sempre pi\u00f9 al ribasso ai tanti cui manca o potrebbe mancare un documento valido in tasca. Una dinamica che, a cascata, \u00e8 destinata poi a peggiorare le vite di molti altri, italiani compresi, naturalmente.<\/p>\n<p>Se pensiamo poi ad alcune esperienze di lotta che hanno avuto una certa forza negli ultimi anni, come quella per la casa o nella logistica, ci accorgiamo immediatamente di come gli immigrati siano la spina dorsale di questi conflitti; <strong>i Cpr sono quindi una vera e propria spada di Damocle che minaccia di calare sulle testa di chi abbia l\u2019ardire di provare ad alzarla<\/strong>. Una spada che nel corso degli anni \u00e8 stata resa sempre pi\u00f9 affilata da vari provvedimenti legislativi di cui l\u2019ultimo, in ordine di tempo, \u00e8 il cosiddetto pacchetto sicurezza Salvini, che restringe l\u2019imbuto del rinnovo dei permessi di soggiorno, amplia il ventaglio dei reati che impediscono di possedere uno straccio di documento valido e al contempo inasprisce le pene per i reati di occupazione e blocco stradale, che sono alla base delle lotte di cui sopra.&nbsp;Tra le tante difficolt\u00e0 cui dovranno far fronte i conflitti dei prossimi tempi ci sar\u00e0 dunque anche la paura di tanti di rimanere stritolati negli ingranaggi della macchina delle espulsioni, finendo rinchiusi in un Cpr in seguito a un picchetto o a un\u2019occupazione.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 e la temporalit\u00e0 con cui <strong>lotte diverse riescono a intrecciarsi tra loro<\/strong> dipende certamente da una molteplicit\u00e0 di fattori, primo fra tutti l0 sviluppo stesso dei vari conflitti con la ricaduta a pioggia sui legami di solidariet\u00e0 tra sfruttati che possono creare, sulla percezione di una possibile forza pi\u00f9 ampia e collettiva, sulla capacit\u00e0 di identificare i nemici comuni. Di certo non saranno i nostri discorsi a stimolare da soli chi \u00e8 impegnato in altre lotte a partecipare a quella contro i Cpr. Analizzare e sottolineare sin da subito la funzione deterrente svolta da questi Centri resta comunque della massima importanza se non ci si vuol far trovare impreparati, anche solo mentalmente, quando l\u2019urgenza di far fronte alla detenzione amministrativa si presenter\u00e0 a chi \u00e8 impegnato in altre lotte, lontane dalle mura di questi Centri.<\/p>\n<p>Del resto la storia di questa guerra rinchiusa tra quattro mura avrebbe molto da raccontare ai tanti che di questi tempi si trovano angustiati dalle necessit\u00e0 di una vita sempre pi\u00f9 dura e da un sentimento di ingiustizia sempre pi\u00f9 opprimente.&nbsp;<strong>La funzione contenitiva e di deterrenza cui abbiamo accennato \u00e8 stata letteralmente fatta a pezzi dalla rabbia dei tanti reclusi <\/strong>che nel corso degli anni hanno incendiato e distrutto ripetutamente queste prigioni e sono riusciti molte volte a fuggire, in solitaria, a gruppetti o organizzando evasioni di massa.&nbsp;In pi\u00f9 di un\u2019occasione la capienza dei vari Centri in giro per l\u2019Italia \u00e8 stata praticamente ridotta al lumicino e questo ha ridotto anche il numero delle retate e dei rastrellamenti nelle strade. Non \u00e8 esagerato dire quindi che la macchina delle espulsioni \u00e8 stata letteralmente <em>cappottata<\/em> in pi\u00f9 di un\u2019occasione da chi doveva esserne invece stritolato. Un conflitto che ha senza dubbio rappresentato <strong>uno dei punti pi\u00f9 alti dello scontro di classe in questo Paese negli ultimi vent\u2019anni.<\/strong><\/p>\n<p>Le analisi questurine, per ovvie ragioni, hanno sempre riproposto negli anni la tesi che le rivolte dentro i Centri di detenzione siano state istigate da fuori da alcuni anarchici, e anche l\u2019operazione <em>Scintilla<\/em>, da questo punto di vista, non si discosta dalle precedenti. Nelle pagine di quest\u2019ultima inchiesta i reclusi vengono infatti spesso e volentieri definiti \u201csoggetti c.d. deboli e facilmente influenzabili\u201d di cui i compagni hanno messo addirittura a repentaglio l\u2019incolumit\u00e0 \u201ccon istigazioni volte ad incendi, danneggiamenti e altro pur di raggiungere il proprio programma criminoso\u201d.&nbsp;Accuse a cui nel tempo si \u00e8 sempre risposto sostenendo che chi si trova rinchiuso in un Centro di detenzione non ha certo bisogno di essere istigato da fuori per arrabbiarsi e provare a uscire dalla situazione in cui si trova ristretto. Di certo sapere che oltre le mura di cinta ci sono dei solidali, sapere che non si \u00e8 soli, rafforza il coraggio e la determinazione, nella lotta contro i Centri di detenzione come in tutti i conflitti in cui degli uomini e delle donne possono trovarsi impegnati.<\/p>\n<p>Queste considerazioni andrebbero per\u00f2 arricchite da un aspetto cui normalmente non si presta la dovuta attenzione: quello della<strong> reciprocit\u00e0<\/strong>.&nbsp;Se il supporto dei compagni risulta certamente gradito e prezioso a chi si trova rinchiuso in una struttura come un Cpr, il coraggio e la determinazione dei reclusi e il livello di conflitto che questi riescono a produrre \u00e8 almeno altrettanto prezioso per dei compagni. A livello emotivo, esperienziale e riflessivo. I&nbsp;reclusi hanno certamente tentato di lottare contro i Centri in cui erano rinchiusi anche senza compagni fuori, e prova ne sono i tanti centri distrutti in localit\u00e0 prive di compagni attivi sul tema, di contro non \u00e8 affatto sicuro che la lotta \u201cfuori\u201d contro questi Centri sarebbe stata seguita con tanta costanza e attenzione nel corso degli anni senza la forza espressa dai reclusi.<\/p>\n<p><strong>Trovarsi fuori da un Centro di reclusione, vedere degli uomini saltar gi\u00f9 dal muro e dar loro una mano ad allontanarsi e difendere la libert\u00e0 appena riconquistata \u00e8, ad esempio, una delle possibilit\u00e0 che questa lotta ci ha permesso di vivere e che, a distanza di tempo, ancora riscalda i nostri cuori.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOTE A PARTIRE DALL&#8217;OPERAZIONE SCINTILLA Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":33573,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,136],"tags":[],"class_list":["post-33570","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-inseguendo-la-bufera"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33570","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33570"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33570\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34381,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33570\/revisions\/34381"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33570"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33570"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33570"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}