{"id":33635,"date":"2019-06-16T16:42:35","date_gmt":"2019-06-16T14:42:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33635"},"modified":"2020-03-12T19:26:59","modified_gmt":"2020-03-12T18:26:59","slug":"inseguendo-la-chimera-pt4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2019\/06\/16\/inseguendo-la-chimera-pt4\/","title":{"rendered":"Inseguendo la chimera pt.4"},"content":{"rendered":"<p><strong>NOTE A PARTIRE DALL&#8217;OPERAZIONE SCINTILLA<\/strong><\/p>\n<p><em>Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell\u2019Asilo e all\u2019arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa citt\u00e0, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.<\/em><\/p>\n<p><em>A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perch\u00e9 contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Gi\u00e0 quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo \u2018L\u2019anarchismo al bando\u2019, di come le strategie repressive mirassero a \u201ctogliere agli anarchici ogni possibilit\u00e0 di agire in gruppi di pi\u00f9 persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all\u2019insurrezione generalizzata\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo lavoro di analisi uscir\u00e0 a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificit\u00e0 dell\u2019operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest\u2019inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Nelle strade, oltre le mura&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">L&#8217;operazione giudiziaria del 7 febbraio si \u00e8 articolata su due piani. Da un lato l\u2019arresto di sei compagni nell\u2019ambito dell\u2019operazione <\/span><em style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">Scintilla<\/em><span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">, dall\u2019altro<\/span><strong style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\"> lo sgombero dell\u2019Asilo<\/strong><span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">.<\/span><\/p>\n<p>Binari che non sono scorsi in parallelo. A livello mediatico, in buona parte, lo sgombero \u00e8 stato giustificato dalle autorit\u00e0 cittadine, sindaca Appendino in testa, perch\u00e9 l\u2019Asilo era un covo di sovversivi, nel tentativo di provare a far terra bruciata attorno ai compagni arrestati e a tutti quelli che frequentavano via Alessandria 12. A livello politico intrecciare i due piani \u00e8 certamente stato d\u2019aiuto nel giustificare <strong>un dispositivo militare mai visto per lo sgombero di un\u2019occupazione<\/strong>: sia come numero di uomini e mezzi impiegati \u2013 parliamo di un centinaio di camionette al giorno che si sono turnate per i primi venti giorni, per poi continuare con numeri inferiori, ma comunque notevoli, per un altro mese abbondante-; sia per le modalit\u00e0 \u2013 il quartiere di Aurora ha subito <strong>una vera e propria occupazione militare<\/strong>, con strade chiuse e check point che per diverse settimane hanno stravolto la vita di tanti abitanti del quartiere, costringendoli a farsi identificare ogni volta che entravano e uscivano di casa-.<\/p>\n<p>Di questo sgombero e dell\u2019Asilo si \u00e8 molto parlato nei giorni e nelle settimane successive. Ne hanno parlato in tanti, dai vertici cittadini dell\u2019Amministrazione e della Questura ai pennivendoli della carta stampata e delle televisioni, dagli abitanti ai commercianti di Aurora. Fino ad arrivare a professori e studenti dell\u2019Universit\u00e0 e ai tanti solidali con cui abbiamo condiviso cortei, iniziative, assemblee e chiacchierate che con ritmo praticamente quotidiano si sono succeduti a partire dal 9 febbraio.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">Un\u2019attenzione e soprattutto una solidariet\u00e0 fuori dall\u2019ordinario, specie in un periodo \u201cdi bassa\u201d come questo, lungo le sponde della Dora e del Po come altrove. Extra-ordinariet\u00e0 attribuibile in parte alla storia dell\u2019Asilo, un\u2019occupazione \u201cstorica\u201d che durava ormai da pi\u00f9 di 25 anni, ma che ha le sue origini lontano dall\u2019edificio di via Alessandria 12. Condizioni di vita e di lavoro che tendono a farsi sempre pi\u00f9 gravose per tanti; una panoplia di misure legislative particolarmente afflittive nei confronti di chi lotta o di chi cerca soltanto un modo per tirare a campare, cui si accompagna un linguaggio sempre pi\u00f9 esplicitamente di guerra contro questi ultimi; la creazione continua di misure <\/span><em style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">ad hoc<\/em><span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">&nbsp;anche&nbsp; di fuori del campo strettamente penale, una presenza sempre pi\u00f9 massiccia e invasiva delle forze dell\u2019ordine nelle strade. Sono alcuni degli elementi che danno un\u2019idea dell\u2019aria che tira, un\u2019aria sempre pi\u00f9 soffocante e che non sembra destinata a diradarsi. Aria che alimenta, mescolandoli tra loro, sentimenti diversi come la frustrazione, il senso di impotenza, il rancore tra poveri e la rabbia verso chi ci governa e sfrutta. Per sciogliere o perlomeno allentare questo intreccio di sentimenti e cercar di volgere lo sguardo all\u2019ins\u00f9 quando si pensa alla causa dei nostri mali, <\/span><strong style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">occorrono delle occasioni<\/strong><span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">. L\u2019operazione poliziesco giudiziaria del 7 febbraio \u00e8 stata vissuta da molti come l\u2019occasione che mancava e ha scoperchiato una pentola in ebollizione ormai da tempo. Un coperchio fatto saltare a forza. Con la forza che si ha avuto il coraggio di mettere in strada sin da quella sera, e che si \u00e8 poi moltiplicata durante il corteo del sabato successivo. <\/span><strong style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">A risvegliare energie, attenzione e voglia di discutere, anche in ambienti intorpiditi come quello degli universitari, sono state le pietre sulla polizia.<\/strong><\/p>\n<p>Un fatto che dice molto su queste giornate torinesi, come sui tempi che viviamo e su quelli che verranno. Tempi in cui anche solo discutere, nel senso migliore del termine, richieder\u00e0 la disponibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di fare i conti con la violenza statale. E, ultime in ordine di tempo, le misure previste nel nuovo pacchetto sicurezza, il <em>Salvini bis<\/em>, sono l\u00ec a confermarcelo.<\/p>\n<p>Nel constatare come i fatti del 7 febbraio abbiano risvegliato molte energie e attenzione in citt\u00e0, non possiamo non sottolineare come sia mancato quel pezzo di citt\u00e0 con cui nel corso degli anni abbiamo discusso e ci siamo organizzati per lottare contro gli sfratti e occupare palazzine come quella di corso Giulio Cesare, contrastare le retate e la macchina delle espulsioni. Una mancanza legata certamente <em>all\u2019impasse<\/em> in cui da tempo si trovano alcuni percorsi di lotta, che allenta le relazioni, rende pi\u00f9 difficile il ragionare e discutere su eventuali proposte e fa anche sbiadire il ricordo della funzione che l\u2019Asilo ha avuto come luogo di incontro ed organizzazione, non solo per i compagnia ma anche per un buon numero di uomini e donne che vivono nelle strade di Torino nord.<\/p>\n<p><strong>Dopo che ne hanno parlato in molti, dell\u2019Asilo proveremo ora a parlarne brevemente noi, alcuni tra i tanti compagni che l\u2019hanno vissuto e utilizzato per organizzarvisi.<\/strong><\/p>\n<p>Nel farlo ci sembra il caso di sottolineare come negli ultimi nove anni quasi nessun testo sia uscito a firma Asilo Occupato (a braccio ne ricordiamo solo uno nel lontano 2011), e non si tratta certo di un caso. Tra le mura di via Alessandria 12 non si incontrava infatti un collettivo con la &#8220;C&#8221; maiuscola, ma dei compagni e delle compagne che hanno vissuto quel luogo, oltre che come spazio abitativo e sociale, soprattutto come uno spazio in cui organizzarsi per lottare senza per\u00f2 doversi presentare al mondo attraverso la propria identit\u00e0, quanto piuttosto far parlare le azioni e le proposte di intervento. Compagni e compagne che sono cambiati nel corso degli anni, per i tanti casi della vita e per le tante operazioni repressive precedenti all\u2019operazione <em>Scintilla<\/em> \u2013 ben oltre cento sono le misure cautelari tra carcere, arresti domiciliari, obblighi e divieti di dimora e firme, oltre a diverse Sorveglianze Speciali, che hanno raggiunto chi si organizzava in quel di via Alessandria 12, solo negli ultimi sei anni -.<\/p>\n<p>Non uno spazio liberato, quindi \u2013 che la retorica sulla bella vita e sull\u2019occupazione, come luogo per sperimentare nuove forme di socialit\u00e0 e relazioni non ci ha mai interessato -, ma uno spazio in cui discutere e ragionare su come portare avanti delle lotte nelle strade del quartiere e della citt\u00e0. Lotte contro gli sfratti, la militarizzazione, le retate, il carcere e i Cpr. Lotte per ricacciare indietro quella normalit\u00e0 statale di cui parlavamo sopra e che si traduce in un controllo sempre maggiore, in condizioni di sfruttamento e di vita sempre pi\u00f9 dure, nell\u2019atomizzazione sociale e nella guerra tra poveri. Far emergere una forza in grado di interrompere questa normalit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che accomuna gli sforzi dei compagni che si incontravano nei locali dell\u2019Asilo.<\/p>\n<p>Una rottura della normalit\u00e0 che, in piccolo, abbiamo avuto modo di intravedere quando, insieme a tanti sfrattandi e solidali, abbiamo chiuso per diverse ore interi isolati del quartiere con barricate di cassonetti per resistere a degli sfratti, impedendo a ufficiali giudiziari e polizia di entrarvi. Se proprio si volesse usare l\u2019immagine di uno spazio liberato, sicuramente ci sembrerebbe pi\u00f9 opportuna questa, quella di intere strade strappate con la forza di una lotta per mandare in panne la macchina degli sfratti e imparare a ricacciare indietro la paura e il senso di impotenza.<\/p>\n<p>Di queste lotte troviamo traccia anche nelle carte dell\u2019operazione<em> Scintilla<\/em>, riprese anche da Questore e Sindaco, in cui si descriveva questo tentar di ricacciare indietro la normalit\u00e0 dello Stato come un tentativo di controllo del territorio. Un\u2019ipotesi che, oltre a proporre un\u2019immagine del radicamento dei conflitti purtroppo maggiore di quella che c\u2019\u00e8 realmente stata, non rispecchia in alcun modo le riflessioni che ci hanno mosso. Piuttosto che costruire una struttura, con alla testa un manipolo di militanti, che cresca e si rafforzi in citt\u00e0 strappando terreno allo Stato e imponendo una sorta di contropotere, i nostri sforzi erano, e continuano ad essere, diretti a costruire dei momenti organizzativi con altri uomini e donne su problemi specifici, in cui il ruolo e l\u2019importanza dei compagni tenda a venir meno col crescere delle capacit\u00e0 di autorganizzazione reali di chi lotta. <strong>L\u2019importanza che i compagni rivestono e che \u00e8 loro attribuita in una lotta, non \u00e8 certo un obiettivo da perseguire quanto una criticit\u00e0, in alcuni momenti difficilmente evitabile, che si dovrebbe sempre aver la tensione di sciogliere.<\/strong> Tanto pi\u00f9 che oltre a una proposta di organizzarsi assieme per affrontare determinati problemi, la proposta che sempre abbiamo provato a suggerire \u00e8 quella di provare ad organizzarsi autonomamente, con amici, familiari e conoscenti, nell\u2019ottica di una sempre maggior diffusione delle iniziative di resistenza.<\/p>\n<p>Scrivevamo sopra di come lo sgombero dell\u2019Asilo sia stato definito dalle autorit\u00e0 cittadine necessario, alla luce dell\u2019associazione sovversiva che gravava su alcuni dei compagni che lo frequentavano. Vedendo come l\u2019impianto accusatorio non abbia retto neanche il primo vaglio del Tribunale del Riesame di Torino, non certo noto per il suo garantismo, potrebbe venir la tentazione di chieder conto di quelle immediate dichiarazioni.<\/p>\n<p>Una volta tanto ci sentiamo invece di convenire con la sindaca pentastellata, lo sgombero dell\u2019Asilo era realmente una priorit\u00e0 per chi governa questa citt\u00e0. Ormai pi\u00f9 di un anno fa, quando si facevano via via pi\u00f9 consistenti le voci di un possibile sgombero, avevamo scritto che <strong>lo sgombero dell\u2019Asilo sarebbe stato un pezzo dello scontro di classe che quotidianamente si manifesta per le strade della citt\u00e0<\/strong>. Ci sentiamo di ribadirlo precisando che al suo interno, come detto, in tanti<span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">&nbsp;si sono incontrati animati dal desiderio di sovvertire quest\u2019ordine sociale che si fonda su un\u2019ingiustizia sempre pi\u00f9 manifesta.<\/span><\/p>\n<p>Ci eravamo ripromessi di parlare un po\u2019 dell\u2019Asilo, e nel tentare di farlo non abbiamo parlato granch\u00e9 della vita all\u2019interno dello stabile di via Alessandria 12. Senza voler trascurare i tanti bellissimi momenti trascorsi al suo interno, non si tratta certo di un caso.<\/p>\n<p>Se vi siete persi le puntate precedenti di <em>Inseguendo la chimera<\/em> potete leggerle cliccando sotto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33570\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Attorno a un perch\u00e9&nbsp;<\/a><\/p>\n<p><a style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\" href=\"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33581\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Silenzi<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33605\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Segugi e alchimisti&nbsp;<\/a>&nbsp;<span style=\"font-size: 1em; line-height: 1.3em;\">[Nell&#8217;ultima puntata ci siamo accorti di aver scritto un&#8217;imprecisione a cui abbiamo posto rimedio. L&#8217;errata corrige riguarda un passaggio nel quale si afferma che delle microspie erano state messe in una abitazione privata dove aveva vissuto per un periodo un compagno imputato. In realt\u00e0, come modificato nel testo, quel compagno non ci ha mai vissuto e si trattava di una mera supposizione della Digos, <\/span>mostrando quindi quanto sia facile essere autorizzati a ficcare il naso negli affari di persone non solo non indagate ma anche non cos\u00ec centrali nelle reti di relazioni e rapporti dei compagni e delle compagne imputate. Senza contare che le microspie (per non sbagliare) sono state lasciate in casa pronte ad essere attivate all\u2019occorrenza, anche se la Digos aveva espressamente richiesto all\u2019epoca di stoppare l\u2019intercettazione perch\u00e9 non era stato rilevato materiale utile in senso probatorio.]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOTE A PARTIRE DALL&#8217;OPERAZIONE SCINTILLA Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":33636,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,136],"tags":[],"class_list":["post-33635","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-inseguendo-la-bufera"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33635"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33635\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34379,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33635\/revisions\/34379"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}