{"id":33703,"date":"2019-11-18T22:19:52","date_gmt":"2019-11-18T21:19:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.macerie.org\/?p=33703"},"modified":"2019-11-18T22:19:52","modified_gmt":"2019-11-18T21:19:52","slug":"beni-comuni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2019\/11\/18\/beni-comuni\/","title":{"rendered":"Beni Comuni"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" align=\"bottom\" height=\"400\" width=\"1000\" src=\"https:\/\/www.telerama.fr\/sites\/tr_master\/files\/styles\/simplecrop1000\/public\/radio_68_0.jpg?itok=rwwz7-Pm&amp;sc=af031998ed27c12b6a4bd5a9a7a42fab\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 iniziato il conto alla rovescia per l&#8217;abbandono degli spazi della Cavallerizza. Un abbandono temporaneo e limitato, o <strong>sgombero dolce<\/strong> come \u00e8 stato definito da pi\u00f9 parti, causato dall&#8217;incendio di alcune settimane fa. Incendio che ha accelerato un percorso, quello sull&#8217;<em>uso civico dei Beni Comun<\/em>i, le cui basi erano state gettate nel corso degli ultimi anni e di cui avevamo gi\u00e0 avuto modo di parlare ai tempi, <a href=\"https:\/\/www.macerie.org\/?p=32661\">nelle pagine di questo blog<\/a>.<\/p>\n<p>Che questo percorso fosse ben avviato, d&#8217;altronde, lo mostrano le rapide trattative tra <strong>autorit\u00e0 cittadine<\/strong> e <em><strong>cavallerizzi<\/strong>\u00a0 <\/em>le cui maggiori sorprese non emergono tanto dai contenuti dell&#8217;accordo &#8211; che garantiscono agli artisti di rientrare in alcune porzioni della Cavallerizza una volta ultimati i lavori di ristrutturazione, di ottenere dal Comune degli spazi per gli eventi gi\u00e0 in programma e che promettono infine una soluzione abittiva a quanti tra loro ne hanno bisogno -, quanto dalla composizione delle due parti. In rappresentanza degli artisti creativi troviamo infatti l&#8217;ex vicesindaco, Guido Montanari, l&#8217;esperto di Beni Comuni nonch\u00e8 giurista internazionale, Ugo Mattei in compagnia di qualche assessore della Giunta che durante i tavoli di trattativa qualche volta sedeva di qua e qualche volta di l\u00e0. La porosit\u00e0 delle frontiere tra figuri istituzionali e sostenitori dei Beni Comuni, o tra Beni Comuni e Beni in Comune, del resto, non \u00e8 certo una particolarit\u00e0 torinese. L&#8217;esperienza napoletana, stella polare dei <em>benicomunist<\/em>i sabaudi, \u00e8 talmente ben avviata da questo punto di vista \u00e8 riuscita a piazzare sulla poltrona dell&#8217;assessorato alla cultura una militante del <strong>centro sociale Insurgencia<\/strong>. Segno evidente della bont\u00e0 del lavoro svolto, in sede elettorale e di contenimento del conflitto, dal carrozzone partenopeo dei Beni Comuni nei confronti di<strong><a href=\"http:\/\/consiglioaperto.blogspot.com\/2011\/05\/arriva-giggino-manetta.html\"> Giggino &#8216;a manetta<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>I loro colleghi torinesi sono certamente pi\u00f9 indietro, sia cronologicamente che come servigi da offrire: al di l\u00e0 di qualche competenza artistica e d&#8217;intrattenimento giovanile, che non sono comunque da buttare visto il restauro previsto all&#8217;ombra della Mole, non sembra abbiano altro di particolarmente interessante da poter mettere sul piatto.<em> <\/em>Rester\u00e0 piuttosto da vedere quanto questa esperienza riuscir\u00e0 in futuro a fare da apripista in citt\u00e0 e il <strong>modello Beni Comuni<\/strong> sapr\u00e0 quindi far scuola, offrendo alternative <em>soft <\/em>agli sgomberi veri e propri, e soprattutto coinvolgendo nella<strong> gestione <\/strong>di determinati problemi sociali, &#8211; casa, salute, politiche di seconda accoglienza etc.- assieme alle autorit\u00e0 pubbliche e ai padroni della citt\u00e0 come la Compagnia di San Paolo, quegli ambiti di &#8220;movimento&#8221; disposti ad abbandonare, in cambio di un qualche riconoscimento e garanzia di sopravvivenza, qualsiasi velleit\u00e0 conflittuale.<\/p>\n<p>Ai sostenitori di queste ipotesi deve dare un certo fastidio che all&#8217;interno degli spazi della Cavallerizza non tutti abbiano accettato il dialogo con le autorit\u00e0 cittadine. Ci riferiamo alla scelta di <strong>Casa Riderz, <\/strong>lo spazio d&#8217;incontro e organizzazione per i riders in lotta, che <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/1251882561499034\/posts\/2755457917808150?sfns=mo\">ha deciso di non farsi mandar via a testa bassa.<\/a>\u00a0 Una scelta che rischia certamente di infrangere l&#8217;immagine che l&#8217;amministrazione pentastellata, in caduta vertiginosa di consensi, ha tentato di promuovere. Una scelta che ci ricorda come l&#8217;unico <strong>bene comune<\/strong> di cui realmente chi \u00e8 sfruttato deve prendersi cura e difendere \u00e8 la <strong>capacit\u00e0 di lottare<\/strong>. Una capacit\u00e0 legata tanto agli strumenti e ai luoghi necessari per organizzarsi, quanto alla consapevolezza che, per quanto cupi possano sembrare questi tempi, la possibilit\u00e0 di far fronte realmente ai problemi che ci attanagliano passa necessariamente da percorsi conflittuali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 iniziato il conto alla rovescia per l&#8217;abbandono degli spazi della Cavallerizza. 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