{"id":34589,"date":"2020-04-07T16:21:40","date_gmt":"2020-04-07T14:21:40","guid":{"rendered":"https:\/\/macerie.org\/?p=34589"},"modified":"2020-04-22T14:53:39","modified_gmt":"2020-04-22T12:53:39","slug":"dietro-langolo-pt-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/07\/dietro-langolo-pt-1\/","title":{"rendered":"Dietro l&#8217;angolo Pt.1 &#8211; QUALCHE IPOTESI SU COVID19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO"},"content":{"rendered":"<p><em>La retorica di un crescente benessere che il capitalismo avrebbe pian piano assicurato un po&#8217; a tutti, \u00e8 ormai morta e sepolta da tempo.<\/em><br><em>L&#8217;immagine con cui le autorit\u00e0 hanno tentato di rappresentare il mondo riservato alla gran parte degli uomini e delle donne, \u00e8 diventata pi\u00f9 simile a una scala a pioli, cui bisogna tentar di restare aggrappati con le unghie e coi denti, per evitare di cadere gi\u00f9 ai tanti scossoni che le vengono dati.<\/em><br><em>Una scala cui continuano a togliere punti d&#8217;appoggio, mentre aumenta il numero di uomini e donne in cerca di un appiglio. La prepotente entrata in scena del Covid19 minaccia di renderla ancor pi\u00f9 carica e traballante.<\/em><br><em>Tenteremo di approfondire la questione in un testo che uscir\u00e0 a puntate, una a settimana, in cui se ne affronteranno di volta in volta alcuni specifici aspetti. Un testo redatto a pi\u00f9 mani, da alcuni compagni che partecipano alla redazione di questo blog e da altri che invece non ne fanno parte. I singoli capitoletti potranno quindi avere uno stile e magari dei punti di vista diversi o contenere delle ripetizioni.<\/em><br><em>Del resto le possibilit\u00e0 di confrontarsi collettivamente in questi giorni sono notevolmente ridotte e discutere attraverso piattaforme online non \u00e8 certo la stessa cosa che farlo vis a vis.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><\/p>\n\n\n<p><strong>Tra salti e accellerazioni. A mo&#8217; d&#8217;introduzione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>\u00c8 pi\u00f9 facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un affermazione che ha riscosso un certo successo negli ultimi tempi, quelli <em>pre-Covid19 <\/em>tanto per intenderci, a causa della crescente attenzione sviluppatasi attorno ai cambiamenti climatici e alla devastazione ambientale e alla contemporanea debolezza delle ipotesi rivoluzionarie. Un affermazione che risulterebbe probabilmente ancor pi\u00f9 convincente oggi, in seguito al diffondersi di un contagio di cui \u00e8 difficile intravedere, per l&#8217;appunto, la <em>fine, <\/em>o perlomeno comprendere quali scenari possa evocare questa parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 del suo carattere suggestivo, \u00e8 un affermazione che per\u00f2 non ci convince granch\u00e9, ancorata come ci sembra sia a una certa fantascienza da <em>giorno X<\/em>, in cui da un momento all\u2019altro un fenomeno apocalittico far\u00e0 la sua comparsa avviando il definitivo conto alla rovescia.<\/p>\n\n\n\n<p>Se proprio dobbiamo pensare a una fine o comunque a una china discendente, ci sembra molto pi\u00f9 appropriata, e cupa, l\u2019idea di una discesa graduale e costante, con picchi e momenti topici com&#8217;\u00e8 quello che stiamo vivendo, verso una sempre pi\u00f9 diffusa impossibilit\u00e0 di far fronte anche solo alle basilari necessit\u00e0 di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le riflessioni che seguiranno tenteranno di muoversi lungo questo solco, provando a non lasciarsi schiacciare dal carattere epocale della situazione che stiamo vivendo. Cercheremo quindi di mettere in luce alcune dinamiche che non sono state certo prodotte dal diffondersi di questa epidemia o dalla sua gestione, ma sono in atto gi\u00e0 da tempo e con ogni probabilit\u00e0 potranno nei prossimi tempi subire una drastica accelerazione. Proveremo poi a cogliere alcune tra le peculiarit\u00e0 che l&#8217;epidemia in corso sta facendo emergere e che sembrano invece suggerire scenari diversi, o che almeno possono apparire tali.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la complessit\u00e0 e contemporaneit\u00e0 della situazione, e per i limiti che ci sono propri, pensiamo a queste riflessioni come una sorta di bozza, con uno sguardo rivolto principalmente a questo pezzo di mondo, da precisare e magari rimettere in discussione nei prossimi tempi. Oltre che come un contributo per un dibattito a pi\u00f9 voci, che possa aiutare a precisare i contorni del mondo in cui ci troveremo a vivere e lottare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nel tentare di fornire una lettura del presente, specie in alcuni periodi, pu\u00f2 certamente essere utile guardare al passato per sottolineare i corsi e ricorsi storici. In pi\u00f9 di un&#8217;occasione, ad esempio, \u00e8 stato fatto emergere il filo che lega le recenti misure sul decoro urbano e la pi\u00f9 generale colpevolizzazione dei poveri alle leggi contro il vagabondaggio, che nel XVII secolo portarono poi alla Grande reclusione: dover gestire masse crescenti di uomini espropriati della possibilit\u00e0 di aver di che vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrettanto prezioso sarebbe per\u00f2, oltre a rintracciare gli elementi di continuit\u00e0, tentar di far emergere le rottura con il passato, ci\u00f2 che traccia una netta discontinuit\u00e0 tra l&#8217;<em>oggi<\/em> e l&#8217;<em>altroieri<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimanendo sull\u2019esempio precedente, quali analogie si possono intravedere tra le condizioni economiche, sociali e ambientali di allora e quelle attuali? Di quanta forza lavoro ha attualmente bisogno il capitalismo, e di quanta ne avr\u00e0 bisogno domani? Quali dimensioni \u00e8 destinata a raggiungere la schiera degli <em>inutili al mondo<\/em>? La necessit\u00e0 di serrare le vite di tanti uomini e donne alle catene del lavoro salariato con la prigione, il marchio a fuoco e con la forca, quali corrispondenze conserva con l\u2019oggi? E ancora, quali porzioni di territorio restano da colonizzare per dar sfogo, isolare e valorizzare, come in passato, chi \u00e8 di troppo?<\/p>\n\n\n\n<p>Le differenze che emergono, tra passato e presente, nel tentar di rispondere a queste domande sono qualitative.<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitalismo ha oramai raggiunto ogni angolo del pianeta, nell\u2019organizzare la natura in base alle proprie esigenze ha devastato l\u2019ambiente e consumato le sue risorse con un\u2019intensit\u00e0 tale da rendere sempre pi\u00f9 territori <em>inabitabili<\/em>, a partire proprio da quelli che, attraverso il colonialismo, hanno conosciuto politiche di sfruttamento pi\u00f9 feroci. Paesi che se un tempo hanno assorbito una buona fetta dell&#8217;umanit\u00e0 in eccesso, mandata l\u00ec per esigenze militari, economiche o anche solo punitive, ora producono invece una parte considerevole degli inutili al mondo cui non resta che migrare, senza per di pi\u00f9 grandi possibilit\u00e0 di tornare prima o poi indietro, come avveniva in passato.L\u2019<em>inabitabilit\u00e0 <\/em>delle loro terre ben difficilmente, a voler essere ottimisti, risulter\u00e0 reversibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Fattori ambientali cui si intrecciano quelli pi\u00f9 strettamente economici. Senza volersi addentrare in un&#8217;analisi complessiva dell\u2019attuale fase economica, sia per l&#8217;obiettivo pi\u00f9 circoscritto di questo testo che per la nostra inadeguatezza a farlo, ci sembra di poter dire che uno dei punti su cui un po\u2019 tutte le analisi concordino \u00e8 la tendenziale riduzione del numero di lavoratori necessari su scala globale. Una tendenza che, nonostante le profonde differenze da paese a paese, \u00e8 resa irreversibile dal crescente livello d&#8217;automazione che si sta diffondendo in un ampio ventaglio di attivit\u00e0 lavorative. Un processo tecnologico da cui derivano delle conseguenze che non tarderanno a manifestarsi. Tra queste le pi\u00f9 evidenti e prossime saranno lo smantellamento di determinati comparti produttivi e attivit\u00e0 commerciali, e la crescente concentrazione di ricchezza e capacit\u00e0 produttive nelle mani di pochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mezzi di sostentamento che vengono dunque a mancare per un numero sempre maggiore di esseri umani, man mano che porzioni sempre pi\u00f9 estese del pianeta diventano letteralmente invivibili e che al contempo vengono meno le modalit\u00e0 attraverso cui, negli ultimi decenni, era in qualche modo organizzato il soddisfacimento di determinati bisogni. Masse crescenti di persone ammassate attorno a pezzi di citt\u00e0, pi\u00f9 o meno ampi, in cui si riuscir\u00e0 a mantenere un certo livello di sopravvivenza &#8211; perch\u00e8 riusciranno a rimanere ancorati al lavoro salariato o ad alcune tra le molteplici forme di sostegno al reddito che verranno istituite, &#8211; quando non un notevole benessere, grazie anche a una <em>sempre pi\u00f9<\/em> intensa artificializzazione dello spazio fisico e della vita, di cui potranno godere, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, <em>sempre meno<\/em> persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;esclusione che sembra profilarsi quindi come permanente e verso cui sar\u00e0 ancor pi\u00f9 difficile che in passato trovare delle alternative in qualche \u201cfuori\u201d, almeno per porzioni cos\u00ec cospicue di popolazione, vista l&#8217;intensit\u00e0 con cui il capitalismo si \u00e8 costantemente prodigato a cancellare qualsiasi forma di autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c9 il carattere permanente che sembra gravare sull&#8217;attuale condizione di escluso a renderla qualitativamente differente dal passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Una fine, se si vuole continuare a utilizzare questo termine per descrivere questo processo, che evidentemente \u00e8 gi\u00e0 iniziata.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sarebbe conclusa all&#8217;incirca cos\u00ec questa sorta d&#8217;introduzione, se l&#8217;avessimo scritta alcune settimane fa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Ora non si pu\u00f2 non provare ad interrogarsi su cosa ci suggerisce l&#8217;epidemia in corso, e la gestione di essa, riguardo le dinamiche di selezione ed espulsione legate a fattori sociali e, diciamo cos\u00ec, ambientali abbozzate finora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorniamo per un momento alla repressione del vagabondaggio. Le strutture ospedaliere vennero allora utilizzate con funzioni prevalentemente di contenimento, per rinchiudere un buon numero di poveri e ridurre cos\u00ec la crescente insalubrit\u00e0 delle citt\u00e0, che minacciava non solo gli ultimi ma anche i primi gradini della scala sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Che peso ha oggi avuto, assieme a valutazioni di altro tipo, la natura <em>contagiosa<\/em> di quest&#8217;emergenza, nel costringere le autorit\u00e0 nostrane a doversi in qualche modo occupare di un po&#8217; tutta la popolazione, anche di quella parte cui normalmente non sono destinate cos\u00ec tante risorse sanitarie \u2013 visto che, almeno su grandi numeri, non sarebbe stato possibile adottare misure di isolamento efficaci, da un punto di vista epidemiologico, per tutti gli altri -?<\/p>\n\n\n\n<p>E sar\u00e0 possibile sostenere questo sforzo per molto tempo, se quest&#8217;epidemia come tutto lascia prevedere durer\u00e0, magari a fasi alterne, ancora a lungo? Un&#8217;ipotesi in forte contrasto con le politiche sanitarie recenti e che potrebbe sembrare in linea con la decisione del Parlamento europeo di ridefinire la Sanit\u00e0, \u00abnon pi\u00f9 come un servizio ma come un&#8217;infrastruttura\u00bb, strategica perch\u00e8 essenziale per poter continuare o ritornare a produrre.<\/p>\n\n\n\n<p>O si possono intravedere altre strade che, attraverso misure di selezione e separazione, permetteranno alle autorit\u00e0 di poter decidere di non farsi carico di determinati pezzi di popolazione? Come consentono almeno in parte di intravedere, tra le altre, alcune dichiarazioni su possibili passaporti d&#8217;immunit\u00e0 da rilasciare a chi abbia anticorpi \u201cvalidi\u201d nel sangue.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Soluzioni che non si escludono certo a vicenda e che dipenderanno e al contempo influenzeranno anche la gestione dell&#8217;ambiente urbano: quanto<em> smart<\/em> diverranno le citt\u00e0, o dei pezzi di queste, e che possibilit\u00e0 di gestire e delimitare la mobilit\u00e0 ci saranno, tanto a livello tecnologico e militare, quanto economico e politico? Una questione che non nasce certo oggi &#8211; pensiamo tra i tanti all&#8217;introduzione dei <em>daspo urbani<\/em> o alla banalizzazione delle <em>zone rosse<\/em> \u2013 ma che potrebbe diventare quanto mai stringente, legata com&#8217;\u00e8 alle modalit\u00e0 e tempistiche con cui si sta progettando la fantomatica <em>fase 2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Soluzioni che poi, assieme alle dinamiche finora accennate, contribuiranno a dar forma e intensit\u00e0 a quegli scenari di guerra civile che promettono di diventare una costante di quest&#8217;epoca e su cui varr\u00e0 quindi la pena tentar di affinare dei ragionamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 infatti su questo sfondo di conflitti, che tracimano l&#8217;alveo dello scontro tra sfruttati e sfruttatori o tra oppressi ed oppressori che dir si voglia, che dovr\u00e0 muoversi chi continua testardamente a pensare che non ci sia altra strada da percorrere, se non quella della guerra sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Rester\u00e0 infine da tentare di intravedere come si snoder\u00e0 e di cosa sar\u00e0 lastricata questa strada, dopo quella che \u00e8 forse la prima esperienza in grado di sconvolgere contemporaneamente la normalit\u00e0 di tutti gli abitanti di questo pianeta, a partire dalla seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa rester\u00e0 di questo sconvolgimento davanti a problemi che si presenteranno sempre pi\u00f9 assillanti e feroci? In che misura questa frattura potr\u00e0 stimolare la crescita e l&#8217;intensificarsi di queste lotte, anche nella capacit\u00e0 di squarciare il velo d&#8217;inesorabilit\u00e0 dietro cui il capitalismo si ripara? E quale spazio potrebbe aprirsi per l&#8217;irragionevolezza di ipotesi rivoluzionarie?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La retorica di un crescente benessere che il capitalismo avrebbe pian piano assicurato un po&#8217;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34574,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,143,142],"tags":[],"class_list":["post-34589","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-dietro-langolo","category-stato-di-pandemia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34589","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34589"}],"version-history":[{"count":32,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34589\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34782,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34589\/revisions\/34782"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34574"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}