{"id":34775,"date":"2020-04-21T18:51:23","date_gmt":"2020-04-21T16:51:23","guid":{"rendered":"https:\/\/macerie.org\/?p=34775"},"modified":"2020-04-22T14:52:58","modified_gmt":"2020-04-22T12:52:58","slug":"dietro-langolo-pt-3-nord-sud-ovest-est","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/21\/dietro-langolo-pt-3-nord-sud-ovest-est\/","title":{"rendered":"Dietro l&#8217;angolo pt.3 &#8211; Nord sud ovest est"},"content":{"rendered":"\n<p>QUALCHE IPOTESI SU COVID 19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno innumerevoli gli effetti, i riverberi e gli echi che la presente epidemia di Covid-19 lascer\u00e0 in seno al consorzio umano, tanto attesi e prevedibili quando impensabili e inauditi. Nelle righe che seguiranno si prover\u00e0 a seguire una prospettiva che potremmo definire <em>macroscopica. <\/em>Riteniamo che una mappatura, pur abbozzata, di questo tipo possa essere utile per inquadrare le dinamiche con cui, su un piano pi\u00f9 direttamente osservabile, avremo a che fare in un futuro prossimo.<\/p>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n\n\n<p>I<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019epidemia\nha evidenziato i nervi scoperti del modello di produzione\npostfordista.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello\nche sembrava il momento pi\u00f9 avanzato del capitalismo, non\nulteriormente perfettibile, \u00e8 entrato in profonda crisi dopo appena\nun mese di blocco pur parziale del mondo. La produzione snella, il\nsistema <em>just-in-time<\/em> e\ngli enormi apparati logistici e comunicativi che sottendono le due\nprincipali caratteristiche degli odierni modelli produttivi hanno\nmostrato inquietanti crepe e debolezze poco prevedibili. Un tale\nsistema si \u00e8 dimostrato rivoluzionario <em>in un\nfunzionamento ordinario <\/em>ma incapace di\naffrontare battute di arresto indipendenti dal mercato:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>i\n\tfamosi colli di bottiglia \u2013 gli snodi cruciali dei vari modelli\n\tproduttivi \u2013 sono esplosi;\n\t<\/li><li>le\n\tlunghissime <em>supply chains<\/em>\n\t\u2013 che, ironia della sorte, convogliavano innumerevoli linee\n\tproduttive in Cina \u2013 si sono spezzate;\n\t<\/li><li>la\n\tpolitica <em>no stock<\/em> si\n\t\u00e8 rivelata tragica (si pensi ad esempio al caso della mancanza di\n\tmateriale sanitario);\n<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>L\u2019impatto\nsulle economie nazionali gi\u00e0 da dieci anni impantanate nelle sabbie\nmobili della recessione globale sar\u00e0 devastante. Ci saranno da\nripensare a livello locale obiettivi, strategie e modelli produttivi,\ndal ritorno al settore primario al riavvicinamento del settore\nsecondario. La logistica e il terziario, i cui stati di salute nella\ncrisi e al suo indomani, si trovano agli antipodi, dovranno\naffrontare implementazioni e sfrondature inimmaginabili. \n<\/p>\n\n\n\n<p>II\n\n<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019epidemia\nha colpito soprattutto i modelli economici votati all\u2019esportazione\n\u2013 non pi\u00f9 capaci di trovare sfogo alle proprie merci causa\n<em>lockdown<\/em> \u2013 e quelli\nvotati alla trasformazione di beni prodotti altrove \u2013 ritrovatisi\ncon flussi di filiere produttive non pi\u00f9 regolari \u2013. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Con\nuno scenario a medio termine caratterizzato da grande incertezza\nriguardo a futuri blocchi generali, ad esempio per affrontare contagi\ndi ritorno, sembra plausibile che gli Stati tenteranno da una parte\ndi ricercare nuove alleanze commerciali basate pi\u00f9 sulla sicurezza\ndelle <em>supply chains<\/em>\nche sul profitto immediato e si focalizzeranno sull\u2019economia\ninterna cercando di mitigare la dipendenza da un mercato\ninternazionale troppo fragile. Tali strategie comporteranno una\nridefinizione della competizione intercapitalistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nrafforzamento del settore primario acquister\u00e0 un nuovo e\nantichissimo valore strategico. \u00c8 bastata qualche settimana di\n<em>lockdown<\/em>, con i grandi\nPaesi produttori che hanno fermato il flusso di molte merci destinate\nall\u2019esportazione, per vedere schizzare ad esempio il prezzo del\ngrano: e se si pensa che l\u2019Italia importa circa il 62% del suo\nfabbisogno di grano tenero, non \u00e8 difficile capire l\u2019importanza\ndel ripensamento strutturale del settore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma\nla presente emergenza ha portato alla penuria di un\u2019altra merce non\nbanale, il lavoro, perlomeno in quei settori, come l\u2019agricoltura,\nimpreparati o impossibilitati all\u2019adempimento delle direttive\nanticontagio. Coldiretti gi\u00e0 a fine marzo lamentava il fatto che con\nle frontiere chiuse non sarebbero arrivati gli stagionali che ogni\nanno garantiscono il raccolto <em>made in Italy<\/em>.\nLe soluzioni al vaglio sono un buon prototipo del mondo che verr\u00e0,\ntra proposte di regolarizzazione di massa dei braccianti \u2013 che per\u00f2\ntoglierebbe la possibilit\u00e0 del lavoro nero, sede principale della\ncompetitivit\u00e0 dei prodotti nazionali \u2013 o l\u2019ipotesi di accordi\ninternazionali con Paesi esteri per garantire corridoi sanitari per\nla forza lavoro straniera, o ancora la mozione di fare lavorare nei\ncampi chi percepisce il reddito di cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Risulta\ndunque certo che il settore, finora tenuto in piedi da aiuti statali\ned europei e basato su forza lavoro migrante e irregolare, sar\u00e0\ncostretto a rinnovarsi. Altrettanto sicuro \u00e8 che l\u2019inevitabile\naumento dei prezzi dei prodotti agricoli in un frangente in cui molte\npersone affronteranno la crisi innescata dal virus potrebbe condurre\na conseguenze facilmente immaginabili.<\/p>\n\n\n\n<p>III<\/p>\n\n\n\n<p>Le\nlunghe catene del valore sono state messe a dura prova: interi\ncomparti hanno dovuto rallentare la produzione a causa della mancanza\ndi questo o quel componente. Il <em>lockdown<\/em>\ncinese, ad esempio, ha portato i colossi globali dell\u2019elettronica a\nridurre della met\u00e0 la produzione di laptop per il mese di marzo. Lo\nstop durante l\u2019istituzione della prima zona rossa\ndell\u2019italianissima MTA di Codogno, che produce componentistica di\nprecisione per molti grandi marchi automobilistici, ha rischiato di\ncompromettere seriamente il funzionamento delle catene di montaggio\ndi Fiat, Renault, Bmw, Peugeot. Di esempi come questi se ne\npotrebbero trovare a bizzeffe. \n<\/p>\n\n\n\n<p>La\nnecessit\u00e0 di accorciare le filiere produttive al fine di evitare\nshock come questi si unir\u00e0 alla necessit\u00e0 di incorporare alle\naziende madri quelle funzioni che in questi anni sono state\nesternalizzate a una costellazione di piccole e medie aziende\nultra-specializzate, dato che molte di queste, gi\u00e0 pesantemente\nindebitate, non vedranno la luce alla riapertura. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Queste\ntendenze verosimilmente creeranno spazio per investimenti importanti\nsul versante tecnologico e innovativo, dando il via libera definitivo\nad una ristrutturazione profonda: modelli organizzativi e\nstrumentazioni che, pur al netto della propaganda di stato sulla\n<em>rivoluzione industriale 4.0<\/em>,\nsembrano ancora avveniristici potrebbero plasmare ogni piano della\nstruttura economico-sociale in un futuro prossimo.<\/p>\n\n\n\n<p> Le strategie di gestione della crisi saranno variegate e a tratti contraddittorie. Una possente corsa verso l\u2019automazione sembra far rima con una inferiore richiesta di <em>lavoro vivo<\/em>. Eppure proprio il lavoro umano sar\u00e0, per le sue inimitabili caratteristiche, un ulteriore e conseguente campo sottoposto al ridisegnamento dei margini di sfruttamento. Gi\u00e0 da oltralpe un chiarissimo e lucido Geoffroy Roux de B\u00e9zieux presidente dell\u2019unione degli industriali francese ha dichiarato che<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/usa-altri-66-milioni-disoccupati-16-tre-settimane-ADlKUKJ\"> \u00absar\u00e0 necessario porsi la questione del tempo di lavoro, delle ferie e dei congedi retribuiti, per accompagnare la ripresa economica\u00bb<\/a>. Ma in questi giorni prossimi alla cosiddetta <em>Fase 2<\/em> non si fa fatica a trovare dichiarazioni affini da ogni frangia dello sciocchezzaio politico italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>IV<\/p>\n\n\n\n<p>Un po\u2019 in tutto il mondo, in queste ultime settimane, sono stati presi d\u2019assalto gli uffici atti alle richieste di disoccupazione, <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/macron-quarantena-estesa-all11-maggio\/\">notevole il caso statunitense con pi\u00f9 di sessanta milioni di richieste in pochi giorni.<\/a> L\u2019italianissimo INPS, fiore all\u2019occhiello di un <em>welfare state<\/em> in via d\u2019estinzione, \u00e8 andato in panne per la richiesta di buoni spesa goffamente decretati da un governo sempre pi\u00f9 simile ad una unit\u00e0 di crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scene\nche saremo destinati a rivedere. E con attori inaspettati.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\nora, nel mezzo della crisi, assistiamo a formule molto creative di\nassistenza al reddito della popolazione lavoratrice (nei casi\nmigliori, forme di cassa integrazione rispolverate da ere economiche\ndi un passato prossimo eppure lontanissimo).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma\nmolte imprese medie e piccole \u2013 che sono la carne del tessuto\nproduttivo italiano ma anche la pancia della Confindustria nazionale\n\u2013, sia nel settore industriale che in quello dei servizi, gi\u00e0\npesantemente indebitate prima dell\u2019epidemia, faranno fatica a\nriattivare macchinari e computer dopo l\u2019arresto inatteso,\nnonostante i tentativi statali di agevolare prestiti \u2013 misura che,\nsenza essere economisti esperti, puzza di malasorte e disgrazia per\ncosa si \u00e8 visto in anni passati \u2013.<\/p>\n\n\n\n<p> All\u2019indomani di una stagnazione forzata chi aveva capitali sicuri potr\u00e0 facilmente ripartire, magari inserendosi nei nuovi spazi di economia produttiva e distributiva <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/da-miroglio-menarini-fabbriche-che-si-riconvertono-contro-coronavirus-ADLIFdD\">(dal tessile alla cosmetica, dal settore automobilistico all\u2019alimentare sono diverse le aziende che sono riuscite a commutare la produzione in brevissimo tempo).<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra\nparte, crescer\u00e0 la porzione di lavoratori dequalificati o pi\u00f9\npropriamente espulsi dall\u2019enorme crisi del settore dei servizi\n(ristorazione, accoglienza, cura della persona). Come ogni crisi,\nanche questa sar\u00e0 un\u2019inattesa occasione di ottimizzazione e\nspecializzazione delle dinamiche produttive: al prevedibile calo dei\nconsumi post-epidemia si aggiungeranno quindi misure atte a rendere i\nservizi pi\u00f9 funzionali, all\u2019altezza dei nuovi parametri di\nconsumo, erogazione e sicurezza (d\u2019ora in poi con un occhio anche a\nquella biologica) che riconfigureranno drasticamente tutto il\nsettore. E il nostro modo di fruirne.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\ncelebre e abusato concetto di <em>esercito\nindustriale di riserva <\/em>assumer\u00e0 come\nprotagonisti molti di coloro i quali fino a ieri ne erano minacciati.\nMa ancora peggio, probabilmente si ingrosseranno le fila di coloro i\nquali non vi saranno neanche pi\u00f9 arruolabili, in quanto incapaci di\nleggere i rapidissimi mutamenti di paradigma dei modelli produttivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non\nosiamo immaginare quali saranno le formule con cui si combineranno i\nrapporti di lavoro a crisi terminata, o meglio, a crisi stabilizzata;\nda una parte, per quello che riguarda la inclusione forzata,\nriteniamo piuttosto preciso il concetto, per ora eminentemente\nsociologico, di <em>working poor<\/em>.\nMasse di lavoratori a cui il salario non garantisce gli strumenti di\npianificazione minima dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\nci\u00f2 che concerne tutto il resto, beh, i concetti non ci saranno\nd\u2019aiuto per inquadrarne lo spettro insieme tragico e minaccioso. \n<\/p>\n\n\n\n<p>V<\/p>\n\n\n\n<p>Il comportamento degli Stati in questa epidemia evidenzia come essi siano indispensabili al funzionamento del capitalismo: un esempio su tutti, lo Stato in caso di pericolo pu\u00f2 decidere di sospendere le leggi di mercato, con buona pace del mantra sulla famigerata <em>mano invisibile<\/em>. Si pensi ad esempio alle misure varate dalle varie banche centrali per tenere bassi gli interessi su prestiti ricevuti dai vari Stati nazione dai vari BCE o FMI. <a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/economia\/lo-sapete-che-il-liberista-financial-times-propone-piani-statalisti\/\">Un neo keynesismo che arriva da voci disparate, anche inaspettate.<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ad\nogni modo, \u00e8 opportuno ricordare che prestiti ed aiuti non sono mai\nemessi <em>gratis et amore Dei<\/em>,\nma evidentemente come garanzia di profitti futuri soprattutto per chi\nli eroga. Ogni prestito dovr\u00e0 essere rimborsato, e al di l\u00e0 delle\nvalutazioni pi\u00f9 o meno populiste sul ruolo dei vari fondi monetari,\npossiamo essere discretamente sicuri che i costi di tale montagna di\noperazioni parafinanziarie verranno accuratamente socializzati, in\nmaniera diretta o indiretta. I famosi tagli alla sanit\u00e0 e\nall\u2019istruzione, alla previdenza sociale non sono forse da\ncatalogare in un riassetto dei conti statali? Uno Stato con i conti\nin ordine di questi tempi non \u00e8 altro che uno Stato che ha tagliato\ni rami secchi nei settori non direttamente produttivi, di cui quelli\nappena citati non sono che l\u2019apice.<\/p>\n\n\n\n<p>VI<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impatto della disoccupazione di massa su una societ\u00e0 fortemente neoliberale in cui le forme di welfare sono state erose negli ultimi trent\u2019anni si tradurr\u00e0 in un potente attacco alle condizioni di vita di una fetta sempre pi\u00f9 grande di popolazione. La transizione dal consumo di massa alla inoccupazione come status <em>normale<\/em> non sar\u00e0 semplice n\u00e9 priva di conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>La\ntenuta degli Stati si misurer\u00e0 nell\u2019elaborazione di metodi\ngestionali delle sacche di esclusione in continua espansione.<\/p>\n\n\n\n<p> Un interessante testo risalente a pi\u00f9 di dieci anni fa sosteneva, in uno studio di caso, che saranno due le principali strategie di tale contenimento: da una parte il vecchio mercanteggiare sui diritti, che prender\u00e0 la forma specifica e inedita della contrattazione di un reddito universale. Dall\u2019altra, l\u2019ancora pi\u00f9 vecchia ricetta della reclusione, ovvero la criminalizzazione della miseria e la sua logica conseguenza, la galera.<\/p>\n\n\n\n<p> Tale dicotomia, pur sbrigativa, sembra tuttavia capace di rendere conto di ci\u00f2 che ad oggi \u00e8 in cantiere da tempo. L\u2019idea di un <em>reddito d\u2019esistenza<\/em> \u00e8 stato un cavallo di battaglia non solo di uno dei partiti attualmente al governo in Italia, ma anche di una certa sinistra con addosso gli ultimi cenci della radicalit\u00e0. Per non citare una certa produzione accademica genericamente critica. <\/p>\n\n\n\n<p>Balza subito agli occhi come tale strumento, a partire da una banale analisi nominale \u2013 <em>reddito di cittadinanza<\/em>, <em>reddito di sussistenza<\/em>, <em>reddito minimo universale<\/em> \u2013 porti gi\u00e0 nella sua concezione accurate linee di demarcazione e precise relazioni di potere. Riprendendo quindi l\u2019ipotesi delle due strategie di contenimento sociale di cui sopra, vediamo come in realt\u00e0 non siano due opzioni definitivamente alternative, ma siano una il margine di definizione dell\u2019altra, due misure strettamente intrecciate. Da qui, e lo si vedr\u00e0 a breve, i destinatari di reddito di base e di restrizioni a vario titolo non saranno persone diverse, piuttosto gli <em>stessi<\/em> soggetti che, di volta in volta, riceveranno o l\u2019una o le altre.  <\/p>\n\n\n\n<p> <em>La retorica di un crescente benessere che il capitalismo avrebbe   pian piano assicurato un po\u2019 a tutti, \u00e8 ormai morta e sepolta da  tempo.<\/em><br><em>L\u2019immagine  con cui le autorit\u00e0 hanno tentato di  rappresentare il mondo riservato  alla gran parte degli uomini e delle  donne, \u00e8 diventata pi\u00f9 simile a una  scala a pioli, cui bisogna tentar  di restare aggrappati con le unghie e  coi denti, per evitare di cadere  gi\u00f9 ai tanti scossoni che le vengono  dati.<\/em><br><em>Una scala cui  continuano a togliere punti d\u2019appoggio,  mentre aumenta il numero di  uomini e donne in cerca di un appiglio. La  prepotente entrata in scena  del Covid19 minaccia di renderla ancor pi\u00f9  carica e traballante.<\/em><br><em>Tenteremo  di approfondire la questione  in un testo che uscir\u00e0 a puntate, una a  settimana, in cui se ne  affronteranno di volta in volta alcuni  specifici aspetti. Un testo  redatto a pi\u00f9 mani, da alcuni compagni che  partecipano alla redazione di  questo blog e da altri che invece non ne  fanno parte. I singoli  capitoletti potranno quindi avere uno stile e  magari dei punti di vista  diversi o contenere delle ripetizioni.<\/em><br><em>Del  resto le  possibilit\u00e0 di confrontarsi collettivamente in questi giorni  sono  notevolmente ridotte e discutere attraverso piattaforme online non  \u00e8  certo la stessa cosa che farlo vis a vis.<\/em>  <\/p>\n\n\n\n<p>Se vi siete persi le altre puntate di<em> Dietro l&#8217;angolo<\/em> potete leggerle cliccando qui sotto.<\/p>\n\n\n\n<p> <em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/07\/dietro-langolo-pt-1\/\">Tra salti e accellerazioni. A mo\u2019 d\u2019introduzione.<\/a><\/em> <\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/16\/dietro-langolo-pt-2-qualche-ipotesi-su-covid-19-e-sul-mondo-in-cui-vivremo\/\">Cablaggi di Stato<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>QUALCHE IPOTESI SU COVID 19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO Saranno innumerevoli gli effetti,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34776,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,143,142],"tags":[],"class_list":["post-34775","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-dietro-langolo","category-stato-di-pandemia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34775","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34775"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34775\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34781,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34775\/revisions\/34781"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34776"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}