{"id":34809,"date":"2020-04-28T14:51:05","date_gmt":"2020-04-28T12:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/macerie.org\/?p=34809"},"modified":"2020-04-29T07:58:37","modified_gmt":"2020-04-29T05:58:37","slug":"dietro-langolo-pt-4-taglio-netto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/28\/dietro-langolo-pt-4-taglio-netto\/","title":{"rendered":"Dietro l&#8217;angolo pt.4 &#8211; Taglio netto"},"content":{"rendered":"\n<p>QUALCHE IPOTESI SU COVID 19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO<\/p>\n\n\n\n<p><em>Trovarsi\ncon l&#8217;acqua alla gola <\/em>\u00e8\nforse una delle immagini che fino a qualche settimana fa poteva\nrappresentare meglio le condizioni di vita di molti. A queste\nlatitudini, le differenze tra chi occupava i vari gradini nella parte\nbassa della scala sociale consistevano per lo pi\u00f9 nel riuscire a\nrespirare o trovarsi invece a boccheggiare quando la corrente agitava\nun po&#8217; le acque.  \n<\/p>\n\n\n\n<p>Il\n<em>Covid19<\/em>\n\u00e8 arrivato all&#8217;improvviso come uno tsunami.<\/p>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n\n\n<p>Ad\nesserne travolti contemporaneamente sono stati tantissimi e non solo\nquelli che occupavano gli ultimissimi gradini. L&#8217;impossibilit\u00e0 di\nottenere qualche tipo di salario\nsta portando sempre pi\u00f9 persone ad annaspare, man mano che si\nesauriscono le scorte. Le briciole elargite dalle autorit\u00e0, in\nsvariate forme, pi\u00f9 che affrontare il problema servono a far loro\nguadagnare tempo\ne a cercar di raffreddare un po&#8217; gli animi, in vista di frangenti che\nsi annunciano se possibile ancor pi\u00f9 difficili. Il quadro non \u00e8\ninfatti destinato a modificarsi granch\u00e9 anche quando le acque man\nmano si ritireranno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nnumero dei disoccupati, sia tra chi percepiva un qualche reddito o\nsalario regolare sia tra quanti riuscivano a sbarcare il lunario\nsaltando da un lavoro all&#8217;altro all&#8217;interno o ai margini del recinto\ndell&#8217;economia formale, \u00e8 destinato ad aumentare considerevolmente.\nL&#8217;impoverimento generale legato alla contingenza <em>coronavirus<\/em>\nsi intreccer\u00e0 a dinamiche gi\u00e0 in corso d&#8217;opera. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Uno\ndei principali fattori in grado di espellere porzioni crescenti di\nuomini e donne dal mondo del lavoro \u00e8 senz&#8217;altro l&#8217;ulteriore salto,\na livello d&#8217;automazione, legato allo sviluppo della robotizzazione e\nintelligenza artificiale. Un&#8217;automazione che, almeno su un piano\ntecnico, non sembra avere particolari preferenze rispetto ai settori\nlavorativi in cui svilupparsi. Sembra infatti che robotica e cervelli\nsintetici siano gi\u00e0 in grado di raccogliere verdura e frutta\nriuscendo anche a selezionare quella gi\u00e0 matura, a organizzare i\nmagazzini della logistica e caricare i camion, a guidare gli stessi \ncamion soprattutto su lunghi percorsi al di fuori dei centri urbani,\ne ancora a sostituire gran parte degli addetti alla vendita al\ndettaglio o alla grande distribuzione, o a svolgere attivit\u00e0 come \nimbiancare la facciata di un palazzo, ma anche a svolgere attivit\u00e0\npi\u00f9 d&#8217;intelletto sostituendo in molte mansioni chi lavora in banca,\nnegli studi legali, nel mondo della sanit\u00e0 e dell\u2019istruzione\u2026 \n<\/p>\n\n\n\n<p>Tale\nelenco delle attivit\u00e0 in cui le macchine potranno sostituire in\nparte o totalmente gli esseri umani, seppure parziale, \u00e8 utile per\nfarsi un&#8217;idea della portata del fenomeno. Alcuni studi affermano che,\npotenzialmente, nei prossimi 10 anni il 47% delle attivit\u00e0\nlavorative rischia di subire gli effetti di quest&#8217;ulteriore\nautomazione. E del resto se i costi di queste innovazioni continuano\na ridursi, sostituire degli esseri umani con dei robot non pu\u00f2 che\nessere economicamente conveniente vista la loro produttivit\u00e0, il\nfatto che non protestano e non si stancano e <em>last\nbut not least <\/em>non\nsi ammalano e non fanno ammalare.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ostacolo\nprincipale, almeno in prospettiva, ad una tale diffusione non sembra\nessere di natura tecnica. A pesar non poco, accanto agli scenari\nanche inediti destinati a delinearsi a livello macro, ci sar\u00e0 la\nvecchia questione del conflitto di classe e l&#8217;esigenza, per le\nautorit\u00e0, di mantenere un certo livello di coesione e pace sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\nconflitto sociale, ci sia concesso un breve inciso, destinato a\n<em>pesare\n<\/em>non\nsoltanto in una prospettiva <em>luddista,\n<\/em>ma\nin grado di modificare e stravolgere radicalmente il complesso delle\ndinamiche che stiamo tentando di descrivere. Di sparigliare del tutto\nle carte in tavola.  Ci rendiamo conto che il quadro che stiamo\ntratteggiando, non solo in questo capitolo ma anche nei precedenti e\nin quelli che seguiranno, possa risultare quindi eccessivamente\npiano, privo di una dimensione essenziale. Come se le politiche di\noppressione si sviluppassero in un ambiente vuoto, privo di\nresistenze e asperit\u00e0. Per una chiarezza d&#8217;esposizione abbiamo per\u00f2\nscelto di operare questa artificiale separazione tra strategie e\ndinamiche di esclusione e la dimensione del conflitto, su cui ci\nsoffermeremo alla fine. Torniamo ora a volgere lo sguardo sulle carte\nin mano al nemico.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0\nda tempo lo stesso termine \u201cdisoccupato\u201d, che descrive una\ncondizione &#8211; almeno a livello teorico &#8211; temporanea, appare sempre pi\u00f9\ninadeguato a descrivere una condizione che si annuncia essere\npiuttosto permanente o almeno a corrente alternata. Una questione\ntutt&#8217;altro che terminologica o di pura lana caprina perch\u00e9\npresuppone per lorsignori la costruzione di retoriche e strategie\nradicalmente differenti rispetto a quelle adottate negli ultimi\ntempi. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Nel\ncorso degli ultimi secoli le condizioni di accesso a determinati\nammortizzatori sociali in grado di mitigare la miseria sono rimasti\nsimili nel tempo: <em>l&#8217;impossibilit\u00e0\ndi lavorare<\/em>\n\u2013 che a seconda dei casi poteva essere imputabile al soggetto\ninabile o a una dimensione sociale -, <em>l&#8217;appartenenza\ndel beneficiario a un certo territorio<\/em>\n\u2013 per cui i mendici all&#8217;interno di una determinata comunit\u00e0 erano\nsoggetti a misure, non certo piacevoli come il lavoro coatto, ma\ncomunque volte alla loro reintegrazione, mentre ai vagabondi erano\nriservate solo misure strettamente punitive \u2013 e <em>l&#8217;accettazione\ndella loro propria condizione \u2013 <\/em>che\n\u00e8 il vero oggetto di scambio tra Stato e chi percepisce questi\nammortizzatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo\ndall&#8217;ultima di queste condizioni, e guardiamo pi\u00f9 da vicino cosa i\ngovernanti hanno chiesto in cambio ai beneficiari di questi sussidi\nnegli ultimi decenni. Dagli anni &#8217;80 in poi il discorso che si \u00e8\naffermato \u00e8 pi\u00f9 o meno questo: in un mondo del lavoro sempre pi\u00f9\nveloce la quantit\u00e0 e competenze della manodopera cambiano\ncostantemente, chi lavora deve di conseguenza adattarsi a questa\nsituazione diventando disponibile a impieghi temporanei e un continuo\npercorso di formazione per tentare di stare al passo con le esigenze\ndella produzione e del mercato. La dichiarazione d&#8217;immediata\ndisponibilit\u00e0 ad accettare altre offerte di lavoro o un qualche\npercorso formativo cui \u00e8 subordinata l&#8217;erogazione di Naspi o Reddito\ndi cittadinanza, rispondono a questo impianto teorico. Nella pratica,\nper caratteristiche proprie all&#8217;economia e alla macchina burocratiche\nnostrane, questa disponibilit\u00e0, fortunatamente, rimaneva per lo pi\u00f9\nsulla carta. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Interessante\ncome uno dei primi casi significativi in cui il cerchio di queste\npolitiche <em>workfaristiche\n<\/em>sembra\nriuscire a chiudersi sia quello recente dei braccianti. Per colmare\nil vuoto lasciato dagli immigrati stagionali che non possono\nrientrare in Italia causa <em>coronavirus<\/em>,\nc&#8217;\u00e8 chi chiede una qualche regolarizzazione degli immigrati presenti\nin Italia &#8211; non certo per un qualche afflato antirazzista ma perch\u00e9\nritenuti pi\u00f9 abituati ai ritmi e alle condizioni di lavoro nei campi\n\u2013 e chi propone invece di inviarci i beneficiari di Naspi o reddito\ndi cittadinanza. Accantoniamo in questa sede la questione di come\nl&#8217;aumento del numero di disoccupati andr\u00e0 a modificare la gestione\ndei flussi migratori e quali saranno le conseguenti ripercussioni in\ntermini di conflitti tra manodopera indigena e immigrata. Resta da\nvedere se questo rimarr\u00e0 un caso isolato, legato a una contingenza\n<em>extraordinaria<\/em>\ne difficilmente preventivabile, o se invece il notevole aumento di\npersone senza lavoro, beneficiarie o potenzialmente tali di qualche\nforma di sostegno al reddito, consiglier\u00e0 a padroni e governanti di\ntrovare un modo per oliare meglio la macchina <em>workfaristica<\/em>\nandando cos\u00ec a spingere ulteriormente al ribasso le condizioni\nlavorative generali. Sembra in ogni caso difficile ipotizzare che\nquest&#8217;attivit\u00e0 possa risolvere i problemi di un numero considerevole\ndi disoccupati, specie quando l&#8217;imbuto dell&#8217;accesso al lavoro sar\u00e0\nreso ancor pi\u00f9 stretto dal processo d&#8217;automazione cui abbiamo\naccennato. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Una\ndinamica che nel ridurre il numero necessario di braccia e cervelli\naumenter\u00e0 la selezione all&#8217;ingresso richiedendo competenze sempre\npi\u00f9 specialistiche a chi dovr\u00e0 affiancare le macchine nella loro\nattivit\u00e0. La <em>mera\ndisponibilit\u00e0<\/em>\nrichiesta ai beneficiari di Naspi o reddito di cittadinanza ha quindi\nun&#8217;indubbia funzione disciplinare. Rappresenta quell&#8217;<em>accettazione<\/em>\nesplicita della propria condizione che \u00e8 requisito fondamentale per\npoter entrare, pur restandone ai margini, nel recinto\ndell&#8217;inclusione. L&#8217;individuo ideale che l&#8217;ideologia <em>workfaristica<\/em>\nvorrebbe creare ha le sembianze di un Sisifo che non ha altro\norizzonte se non quello di una precariet\u00e0 che &#8211; tra un impiego, una\ncollaborazione e un lavoretto \u2013 si ripete eternamente come la\npropria condizione definitiva. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Con\nl&#8217;ulteriore infoltirsi della schiera di disoccupati, il proliferare\ndi nuove misure di selezione nel mondo del lavoro e l&#8217;irrompere di\nesigenze di natura sanitaria, le politiche <em>workfaristiche<\/em>\nsono probabilmente destinate a intrecciarsi ed essere affiancate da\naltri ordini del discorso e strategie. Alla\nbase delle nuove forme di sostegno al reddito cambier\u00e0 la logica del<em>\ndo ut des,<\/em>\ne non sar\u00e0 pi\u00f9 legata principalmente alla sfera lavorativa: non\ncrediamo insomma che attualmente le autorit\u00e0 abbiano bisogno di far\ncostruire torri per poi farle buttare gi\u00f9 come accadeva in Irlanda\nai beneficiari di sussidi durante le carestie del XIX sec. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Un\nbuon esempio della direzione verso la quale potranno essere\nriorientati i criteri di inclusione pu\u00f2 essere il <em>credito\nsociale<\/em>\ncinese. Uno strumento attraverso cui lo Stato, in collaborazione con\nla piattaforma di  <em>e-co<\/em><em>mmerce<\/em>\nAlibaba, valuta a chi redistribuire determinati beni sociali e in che\nmisura farlo in base all&#8217;affidabilit\u00e0 mostrata dai singoli\ncittadini. Gli elementi alla base di questa valutazione\nunitamente ad un&#8217;affidabilit\u00e0 diciamo creditizia (pagamento di\nmulte, mutui, bollette etc.) si legano ai pi\u00f9 variegati aspetti\ndella vita quotidiana: dall&#8217;attenzione nella raccolta differenziata,\nal tempo passato\ndavanti a dei videogiochi, alle caratteristiche dei propri profili\nsocial (con particolare attenzione a possibili commenti sull&#8217;operato\ndelle istituzioni naturalmente). A rielaborare questa mole di dati\nper stabilire il grado di inclusione degli uomini e donne monitorati\nsono degli algoritmi. \u00c8 di questi giorni la notizia che anche la\nmobilit\u00e0,\nla possibilit\u00e0 di potersi spostare o viaggiare in tempi di epidemia,\ndovrebbe rientrare nel paniere di beni da redistribuire in base a\nqueste valutazioni. Consapevoli delle differenze sotto vari punti di\nvista tra l&#8217;Italia, e in generale l&#8217;occidente, e la Cina, con questo\nesempio non vogliamo certo dire che lo strumento del credito sociale\nverr\u00e0 mutuato <em>in\ntoto<\/em>\ne applicato anche a queste latitudini per delineare i contorni\ndell&#8217;inclusione sociale. Sono diversi per\u00f2 i segnali di come anche\nqui si stiano riconfigurando in maniera simile il concetto di\ncittadinanza e parallelamente di nemico: dai criteri sempre pi\u00f9\nstringenti per poter lavorare in quello che \u00e8 il comparto pubblico,\na una retorica sempre pi\u00f9 <em>bellica<\/em>\nutilizzata da uomini delle istituzioni per descrivere comportamenti\nillegali, cui corrisponde un attivit\u00e0 legislativa volta a ampliare\nsempre pi\u00f9 la sfera dell&#8217;illegalit\u00e0 e estendere l&#8217;ombra del carcere\nben oltre le mura dei penitenziari con l\u2019aumento di misure\nlimitative della libert\u00e0 oltre a quelle strettamente custodiali,\nfino ad arrivare alla recente decisione di negare i buoni spesa a chi\n\u00e8 ritenuto colpevole di determinati reati (ad esempio l\u2019associazione\na delinquere).<\/p>\n\n\n\n<p>Introiettare\nuna mentalit\u00e0 da Sisifo non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente: della societ\u00e0\nsalariale e della coesione sociale che quel mondo riusciva in qualche\nmodo a garantire non resta granch\u00e9. Con il ridursi del perimetro\ndell&#8217;inclusione sociale i criteri di selezione sempre pi\u00f9 stringenti\ntenderanno a concentrarsi sulla vita quotidiana, nelle sue molteplici\nmanifestazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;epidemia\nin corso ci ha catapultato in una situazione che ci sembra renda\nquanto mai chiare le dinamiche e i criteri relativamente nuovi di\nselezione che si stanno affermando. Se da un punto di vista\nstrettamente sanitario l&#8217;intensit\u00e0 dell&#8217;emergenza \u00e8 certamente\nproporzionale, come un po&#8217; tutti riconoscono, alla riduzione delle\ncapacit\u00e0 del sistema sanitario nel suo complesso, la speranza che\nquest&#8217;evidenza possa da sola far invertire rotta alle politiche\nstatali in materia \u00e8 con ogni probabilit\u00e0 destinata a rimanere\ntale. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Per\nquanto la natura contagiosa di quest&#8217;emergenza sembra possedere una\ncerta capacit\u00e0 di convincimento in questo senso, visto che a livello\neconomico non ci si possono permettere altri <em>lockdown<\/em>\ndi queste proporzioni e durate, le strategie che verranno adottate ci\nsembra vadano o almeno proveranno ad andare in altre direzioni,\nspecie in prospettiva. E ruoteranno attorno alla possibilit\u00e0 di\npermettere a chi ci governa di adottare meccanismi di selezione di\nchi sar\u00e0 <em>sacrificabile<\/em>,\nin maniera quanto pi\u00f9 indolore per il resto della popolazione e\nsoprattutto per le esigenze del Capitale. Meccanismi che andranno a\nbraccetto con i tanto sbandierati <em>test\nsierologici<\/em>\nche affibbiando patenti di immunit\u00e0 di durata e gradi ancora dubbi \n&#8211; veri e propri passaporti  da pandemia &#8211; , contribuiranno a\ntracciare una linea d&#8217;inclusione su basi genetiche di cui \u00e8\ndifficile prevedere gli esiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\ncriterio di <em>sacrificabilit\u00e0<\/em>\ngi\u00e0 adottata del resto, in maniera certo molto <em>raffazzonata<\/em>\nper l&#8217;impreparazione generale, rispetto a strutture chiuse come le\ncarceri, i Cpr o le Rsa. Se per i primi due la selezione dei\nsacrificabili \u00e8 stata operata scegliendo scientemente di far\nammalare e nel caso <em>lasciar\nmorire<\/em>\nchi si trovava ristretto, guardie comprese, senza adottare strategie\nalternative per l&#8217;importanza strategica e simbolica della\ncarcerazione; nel caso delle Rsa gli anziani e gli operatori sono\nstati abbandonati al loro destino, dopo che queste strutture sono\nstate riempite di <em>positivi<\/em>\nprovenienti dagli ospedali, man mano che la coperta si faceva sempre\npi\u00f9 corta e si \u00e8 scelto quali porzioni di mondo si potevano lasciar\nscoperte.  \n<\/p>\n\n\n\n<p>Per\naffinare questi meccanismi di selezione, oltre a misure e dispositivi\nmateriali efficaci riguardo la necessit\u00e0 di isolare e limitare i\nmovimenti di pezzi della popolazione, sar\u00e0 necessario costruire un\ndiscorso in grado di giustificare e rendere quanto pi\u00f9 pacifiche le\ndecisioni adottate. E il discorso neoliberale sulla colpevolizzazione\ndei poveri, funzionale alle politiche\n<em>workfaristiche<\/em>,\nnon\nsembra del tutto adeguato e con ogni probabilit\u00e0 dovr\u00e0 essere\nricalibrato. A livello di digeribilit\u00e0 sociale un conto \u00e8 limitare\nl&#8217;accesso a determinati beni e servizi arrivando a  causare la morte\ndi chi ne \u00e8 escluso, come \u00e8 stato fatto in passato con i tagli alla\nsanit\u00e0, un conto invece \u00e8 isolare e lasciar morire deliberatamente,\na causa di un male che per di pi\u00f9 minaccia contemporaneamente tutti.\n \n<\/p>\n\n\n\n<p>Questo\nnon vuol dire che il taglio delle prestazioni sanitarie smetter\u00e0 di\npresentare il suo conto, a cominciare dal collo di bottiglia che si\nsta gi\u00e0 incominciando a intravedere nelle regioni in cui l&#8217;emergenza\nCovid19 ha allentato un po&#8217; la pressione.  E in cui l&#8217;aver trascurato\na livello di cura e diagnosi buona parte delle altre patologie\nminaccia di produrre conseguenze molto gravi, accentuando le\ndifferenze di classe tra chi potr\u00e0 accedere alle corsie della sanit\u00e0\nprivata. Emblematico il dibattito che in questi giorni contrappone\ngoverno e governatori regionali sul tema sanit\u00e0: continuare a\nlasciarla in mano alle Regioni o riportarla sotto l&#8217;ala del governo\ncentrale? Un bivio che da una parte conduce a una sanit\u00e0 pubblica\nuniformemente inadeguata a livello di risorse e dall&#8217;altra a un\nmodello federalista in cui alla polarizzazione sociale continuer\u00e0 ad\naggiungersi quella geografica, con Regioni che per la loro fiscalit\u00e0\npossono garantire uno standard di servizi un po&#8217; pi\u00f9 elevato di\naltre. Come nel caso del Veneto che si \u00e8 fatto garante con gli\nistituti di credito, per l&#8217;anticipazione delle casse integrazioni in\nderoga che a livello nazionale tardano ad arrivare. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Abbandoniamo\nora l&#8217;ambito sanitario per soffermarci brevemente sul settore dei\ntrasporti pubblici di cui avremo modo di assaggiare a breve le\nnovit\u00e0. Limitandoci all&#8217;ambito urbano, l&#8217;unica certezza \u00e8  che\nautobus, tram e linee della metro dovranno ridurre notevolmente il\nnumero di viaggiatori per garantire una certa distanza di sicurezza e\nche questo provocher\u00e0 enormi problemi man mano che aumenter\u00e0 il\nnumero di viaggiatori. Che la controparte brancoli nel buio rispetto\na <em>come<\/em>\nfarvi fronte \u00e8 evidente e il ventaglio di soluzioni di cui si sta\ndiscutendo risponde piuttosto all&#8217;esigenza di ottimizzare il servizio\ne riempire per quel che si pu\u00f2 ogni singola corsa. Una delle\nproposte \u00e8 quella di rendere obbligatoria la prenotazione dei posti\ne filtrare poi con l&#8217;installazione di tornelli chi ha diritto a\nviaggiare. Elaborando poi i dati di queste prenotazioni, oltre a\norganizzare le singole corse sar\u00e0 possibile anche riorganizzare nel\nsuo complesso questa nuova mobilit\u00e0 urbana. Le linee da implementare\nper soddisfare il maggior numero di prenotazioni e quelle invece da\nridurre ulteriormente, tagliando fuori delle zone o almeno degli\nisolati in cui si \u00e8 tradizionalmente restii a pagare una corsa,\nfiguriamoci a prenotarla. Una dinamica del resto gi\u00e0 in atto, a\nTorino come in altre citt\u00e0, con la raccolta dati sui viaggiatori\npaganti garantita dai biglietti <em>bippabili.\n <\/em>Facile\nprevedere poi che le aziende di trasporto, gi\u00e0 in <em>rosso<\/em>\nda tempo, tenteranno di mettere una toppa alla diminuzione di entrate\naumentando prima o poi il prezzo dei biglietti. E gi\u00e0 da pi\u00f9 parti\nsi ventila l&#8217;ipotesi di introdurre \u201cleve tariffarie\u201d, ossia\ntariffe diverse a seconda degli orari, cos\u00ec da ridurre\nl&#8217;affollamento nelle ore di punta con degli sconti su quelle meno\nfrequentate. E chiss\u00e0 che anche al Ministro dei trasporti nostrano\nnon venga in mente di dichiarare, come il suo collega cileno alla\nvigilia della rivolta di ottobre, che \u00abchi\nvuole pagare meno pu\u00f2 sempre svegliarsi qualche ora prima, per\nandare a lavorare\u00bb.\nTra aumento dei prezzi, riduzione strutturale dei posti e selezione\ndi chi si potr\u00e0 spostare \u00e8 lecito attendersi che il trasporto\npubblico sar\u00e0 un focolaio di forti tensioni sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\nsembra superfluo, alla luce del quadro che abbiamo tentato di\ntratteggiare, soffermarci sulla sensatezza del dibattito tornato\nprepotentemente alla ribalta in questi giorni su un reddito\nuniversale. Indipendentemente dalle varie declinazioni di questa\nforma di sostegno al reddito &#8211; che arriva fino ad esser dipinto come\nun tassello fondamentale di quel \u201ccomunismo di lusso completamente\nautomatizzato\u201d sbandierato in maniera imbarazzante da qualche\n<em>accellerazionista<\/em>\ndi sinistra \u2013, l&#8217;ipotesi che le autorit\u00e0 assicurino la possibilit\u00e0\ndi vivere o sopravvivere gratuitamente e indistintamente va nella\ndirezione opposta a quella verso cui ci si era da tempo incamminati e\nverso cui si sta ora correndo. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine <em>universale, <\/em>perlomeno nella sua accezione positiva, non solo non \u00e8 contemplato nelle strategie politiche che daranno forma a questo mondo, ma \u00e8 destinato a scomparire anche dagli stessi  vocabolari cui attinge la retorica politica.<\/p>\n\n\n\n<p> <em>La retorica di un crescente benessere che il capitalismo avrebbe\n   pian piano assicurato un po\u2019 a tutti, \u00e8 ormai morta e sepolta da  \ntempo.<\/em><br><em>L\u2019immagine  con cui le autorit\u00e0 hanno tentato di  \nrappresentare il mondo riservato  alla gran parte degli uomini e delle  \ndonne, \u00e8 diventata pi\u00f9 simile a una  scala a pioli, cui bisogna tentar  \ndi restare aggrappati con le unghie e  coi denti, per evitare di cadere \n gi\u00f9 ai tanti scossoni che le vengono  dati.<\/em><br><em>Una scala cui  \ncontinuano a togliere punti d\u2019appoggio,  mentre aumenta il numero di  \nuomini e donne in cerca di un appiglio. La  prepotente entrata in scena \n del Covid19 minaccia di renderla ancor pi\u00f9  carica e traballante.<\/em><br><em>Tenteremo\n  di approfondire la questione  in un testo che uscir\u00e0 a puntate, una a \n settimana, in cui se ne  affronteranno di volta in volta alcuni  \nspecifici aspetti. Un testo  redatto a pi\u00f9 mani, da alcuni compagni che \n partecipano alla redazione di  questo blog e da altri che invece non ne\n  fanno parte. I singoli  capitoletti potranno quindi avere uno stile e \n magari dei punti di vista  diversi o contenere delle ripetizioni.<\/em><br><em>Del\n  resto le  possibilit\u00e0 di confrontarsi collettivamente in questi giorni\n  sono  notevolmente ridotte e discutere attraverso piattaforme online \nnon  \u00e8  certo la stessa cosa che farlo vis a vis.<\/em>  <\/p>\n\n\n\n<p>Se vi siete persi le altre puntate di<em> Dietro l\u2019angolo<\/em> potete leggerle cliccando qui sotto.<\/p>\n\n\n\n<p> <em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/07\/dietro-langolo-pt-1\/\">Tra salti e accellerazioni. A mo\u2019 d\u2019introduzione.<\/a><\/em> <\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/16\/dietro-langolo-pt-2-qualche-ipotesi-su-covid-19-e-sul-mondo-in-cui-vivremo\/\">Cablaggi di Stato<\/a><\/em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/wp-admin\/post.php?post=34775&amp;action=edit\"> <\/a><\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/21\/dietro-langolo-pt-3-nord-sud-ovest-est\/\">Nord sud ovest est<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>QUALCHE IPOTESI SU COVID 19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO Trovarsi con l&#8217;acqua alla<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34812,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,143,142],"tags":[],"class_list":["post-34809","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-dietro-langolo","category-stato-di-pandemia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34809","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34809"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34809\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34818,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34809\/revisions\/34818"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34812"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34809"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34809"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34809"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}