{"id":34890,"date":"2020-05-15T09:45:27","date_gmt":"2020-05-15T07:45:27","guid":{"rendered":"https:\/\/macerie.org\/?p=34890"},"modified":"2020-05-15T09:46:18","modified_gmt":"2020-05-15T07:46:18","slug":"dietro-langolo-pt-6-macchine-sensi-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/15\/dietro-langolo-pt-6-macchine-sensi-e-realta\/","title":{"rendered":"Dietro l&#8217;angolo pt.6 &#8211; Macchine, sensi e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>QUALCHE IPOTESI SU COVID-19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO<\/p>\n\n\n\n<p><em>Imparare\na convivere con il virus<\/em>.\nQuesto il <em>leitmotiv<\/em>\nche ci viene ripetuto oramai da settimane. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nIl peso specifico di un&#8217;epidemia\nnon dipende solo dalle peculiarit\u00e0 del virus, dai suoi tassi di\ncontagiosit\u00e0 e letalit\u00e0, ma in buona parte dagli effetti che queste\nprovocano all&#8217;interno di una determinata organizzazione sociale e da\ncome quest&#8217;ultima decide di farvi fronte. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Imparare a convivere con il virus va dunque ben al di l\u00e0 di quell&#8217;insieme di pratiche e comportamenti utili, a livello strettamente epidemiologico, per evitare di contagiare ed essere contagiati. Quello che dobbiamo apprendere sembra piuttosto essere, l&#8217;abitare in un <em>mondo a misura di pandemia, <\/em>dove la misura non verr\u00e0 certo stabilita per salvaguardare la salute collettiva.<\/p>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n<p><\/p>\n\n\n<p>\nUn mondo che prender\u00e0 forma\npiuttosto attorno alla priorit\u00e0 di limitare i danni e i fastidi\npossibili che emergenze di questo tipo possono arrecare al\ncapitalismo e al funzionamento dello Stato. Tanto rispetto\nall&#8217;epidemia in corso, in una prospettiva pi\u00f9 o meno breve a seconda\ndel numero di ondate e della loro durata, che rispetto alle pandemie\nprossime venture, visto che le cause che hanno originato e favorito\nlo sviluppo di questa non verranno certo rimosse, e sono da\nannoverare nell&#8217;elenco di quei danni e fastidi da limitare di cui\nsopra. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Le\nnostre vite dovranno adattarsi a queste esigenze. Una logica di\ncompatibilit\u00e0 che non nasce certo con il <em>Covid19<\/em>\nma \u00e8 da tempo il cuore delle politiche relative alla cosiddetta\nemergenza climatica. \n<\/p>\n\n\n\n<p>In\ncosa concretamente consista questa compatibilit\u00e0 ce lo mostrano ad\nesempio le ipotesi geoingegneristiche di mitigazione e adattamento\nall&#8217;emergenza climatica. La Gestione della Radiazione Solare (Srm),\nad esempio, ossia l&#8217;iniezione tramite aerosol di solfati\nnell&#8217;atmosfera per deflettere parte dei raggi solari nello spazio e\ncontrastare cos\u00ec il surriscaldamento globale. Senza entrare nel\nmerito della fattibilit\u00e0 di simili ipotesi e delle imprevedibili e\ntragiche spirali di conseguenze che potrebbero innescare, qui preme\nsottolineare come la soluzione per far fronte a un cambiamento\nclimatico sia quella di cambiare in maniera pianificata il clima: non\npotendo riconfigurare le politiche economiche alla base dei problemi\nambientali si sceglie di riconfigurare materialmente il pianeta. Per\nquanto particolarmente emblematici non \u00e8 necessario soffermarsi su\nmacro progetti dall&#8217;aspetto vagamente fantascientifico, la stessa\nlogica regola il funzionamento di strumenti molto pi\u00f9 familiari,\ncome i condizionatori presenti in molte abitazioni in grado di creare\nambienti domestici <em>a\nmisura <\/em>di\nsurriscaldamento globale,<em>\n<\/em>senza\ncontrastare ma anzi aggravando le cause del problema.<\/p>\n\n\n\n<p>\nAll&#8217;interno di questo quadro la\nvita, tanto nella sua essenza biologica che rispetto alle gradazioni\ndi benessere materiale che vanno dalla mera sopravvivenza ai gradini\npi\u00f9 alti della scala sociale, dipender\u00e0 sempre pi\u00f9 dal livello di\nartificializzazione che riuscir\u00e0 a raggiungere.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0\nda tempo nella retorica ufficiale c&#8217;\u00e8 sempre meno spazio per l&#8217;idea\ndi un miglioramento generale delle condizioni di vita da un punto di\nvista economico, sociale, culturale e tantomeno ambientale; l&#8217;unico\nprogresso cui si accenna, per l&#8217;uomo come per il mondo in cui\nviviamo, e che in qualche modo fagocita tutti gli altri, coincide con\nil progresso tecnologico <em>tout\ncourt<\/em>.\n\n<\/p>\n\n\n\n<p>Per\nquesto per noi senso ha  parlare di artificializzazione e pervasivit\u00e0\ntecnologica rispetto agli scenari presenti e futuri. Seppur il\ntermine <em>artificiale<\/em>\npossa essere frainteso se viene opposto intuitivamente al termine\n<em>naturale<\/em>\n&#8211; mettendo in scena una contrapposizione difficile da districare\nriguardo al significato e alla sostanza delle attivit\u00e0 umane \u2013\nquando lo utilizziamo intendiamo un concatenamento di tecniche umane\nsempre pi\u00f9 complesse che svuotano la vita individuale di capacit\u00e0\ndi autonomia, non potendo i singoli individui controllarne l\u2019intero\nprocesso.  Concatenamenti che costituiscono una sorta di ipoteca\nsulla propria libert\u00e0 poich\u00e9 legano la propria sopravvivenza a\nquella di una determinata organizzazione sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Una\ncondizione di dipendenza che rappresenta l&#8217;aspetto pi\u00f9 critico della\ncrescente pervasivit\u00e0 tecnologica. Se dal cielo delle ipotesi\ngeoingegneristiche in cui le entit\u00e0 statali che dovessero adottarle\nsi autoattribuirebbero un ruolo di <em>deus\nex machina <\/em>definitivamente\nnecessario, abbassassimo lo sguardo verso gli aspetti pi\u00f9 minuti\ndella nostra vita ci accorgeremmo che una parte considerevole dei\nmomenti in cui entriamo in contatto con il mondo, cio\u00e8\ndell&#8217;esperienza che facciamo nel nostro quotidiano, \u00e8 filtrata\nattraverso tecnologie digitali, ed \u00e8 lecito attendersi che di questo\npasso i nostri sensi saranno sempre meno in grado, da soli, di\norientarci e guidarci nel mondo reale. Non \u00e8 un caso se i sensori\nattraverso cui alcuni elementi &#8211; siano essi suoni, immagini,\ncondizioni dell&#8217;aria, temperature etc.- vengono trasformati in dati,\n\u201ccatturati\u201de immagazzinati in rete, sono spesso paragonati alla\nvista, all&#8217;olfatto, all&#8217;udito e al tatto umani dato che costituiscono\nla base di quel processo di elaborazione delle informazioni e di\napprendimento definito come Intelligenza Artificiale.  \n<\/p>\n\n\n\n<p>Un\nconcetto, quello di intelligenza, che ormai da tempo non \u00e8 pi\u00f9\nappannaggio esclusivamente degli esseri viventi e l&#8217;aggettivo <em>smart\n<\/em>\u00e8\ndiventato una sorta di prefisso che accompagna, senza che nessuno ci\nfaccia pi\u00f9 caso, determinati dispositivi tecnologici e ambienti\niperconnessi, come quello domestico o urbano, in grado di svolgere\nfunzioni complesse elaborando attraverso algoritmi una mole\nconsistente di dati. Associare  questa facolt\u00e0 a delle macchine \u00e8\nun tratto caratterizzante di quest&#8217;epoca che in passato ha suscitato\nnon poche discussioni e critiche accese, e sarebbe interessate\ncomprendere attraverso quali passaggi questa associazione, un tempo\nricca di criticit\u00e0, si sia normalizzata. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni\nsuggerimenti utili possono forse venirci da un libro, \u00abMacchine\ncalcolatrici e intelligenza\u00bb scritto nel 1950 da Alan\nTuring che iniziava con la seguente domanda: \u00abPropongo\ndi considerare la questione: le macchine possono pensare?\u00bb e\nprosegue definendo quello che comunemente \u00e8 conosciuto come il <em>test\ndi Turing, <\/em>in\ncui un giudice, attraverso delle domande scritte, deve riuscire a\nriconoscere tra un certo numero di partecipanti un computer,\nprogrammato per cercare di convincerlo di essere umano. Alla met\u00e0\ndel secolo scorso Turing ipotizzava che in cinquant&#8217;anni i computer\nsarebbero stati programmati cos\u00ec bene da riuscire ad ingannare 3\nvolte su 10 un interrogatore medio, dopo cinque minuti di domande.\nIpotesi che a quanto sembra si sono rivelate abbastanza fondate e la\ncostante crescita della capacit\u00e0 di elaborazione e apprendimento dei\ncervelli sintetici ha spinto molti a vedere nei risultati raggiunti\ndai computer in questo test, il criterio per rispondere\naffermativamente alla domanda iniziale. Sembra per\u00f2 che non fosse\nquesta l&#8217;ottica dell&#8217;autore che nel prosieguo del suo testo scrive:\n\u00abLa domanda originale \u201cle macchine possono pensare?\u201d credo sia\ncos\u00ec priva di significato da non meritare alcuna discussione. Ci\u00f2\nnonostante, credo che alla fine del secolo l&#8217;uso delle parole e\nl&#8217;opinione generale delle persone informate sar\u00e0 cambiata a tal\npunto che si sar\u00e0 in grado di parlare di macchine pensanti senza\naspettarsi di essere contraddetti\u00bb. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Detta\naltrimenti, per Turing la possibilit\u00e0 di associare la facolt\u00e0 del\npensare a delle macchine non risiedeva nell&#8217;implementazione della\ncapacit\u00e0 di calcolo delle stesse e nella loro capacit\u00e0 di ingannare\nun <em>tot<\/em>\ndi volte il giudice del suo test; ma nel modificarsi del significato\ndi parole come <em>pensare<\/em>\no <em>intelligenza<\/em>\nfino a permettere di associarle alle macchine in grado di raggiungere\ndeterminate prestazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Se\nalla capacit\u00e0 di pensare sostituiamo il concetto di <em>vita,<\/em>\ncome ipotizziamo possa essere utilizzato tra vent&#8217;anni o forse meno?\nE non sono certo problemi di ordine linguistico quelli che ci\nponiamo. Se \u00e8 la materialit\u00e0 del mondo e delle attivit\u00e0 che\ncaratterizzano le nostre vite a contribuire al significato di alcuni\nconcetti e questi sono quindi una sorta di specchio in grado di\naiutarci a capire come \u00e8 organizzato il mondo in cui vengono\nutilizzati, le parole racchiudono altres\u00ec idee e tensioni, in grado\ndi influenzare profondamente l&#8217;agire e modificare quindi la realt\u00e0.\nIdee che hanno una loro forza materiale.<\/p>\n\n\n\n<p>\nDifficile valutare lo spessore e di quale materia sia fatto il filo\nche intreccia tra loro i concetti di vita, umanit\u00e0 e ambiente. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Tralasciamo\n&#8211; perch\u00e9 non meritano discussione, per dirla con Turing &#8211; le  trame\ntessute dalle ipotesi <em>accelerazioniste<\/em>\no <em>transumaniste<\/em>\nche individuano nell&#8217;artificializzazione dell&#8217;ambiente e della stessa\nvita biologica delle prospettive di liberazione. Le misure adottate\nper far fronte all&#8217;epidemia in corso promettono di assottigliare\nulteriormente questo filo, aumentare ancor pi\u00f9 il distacco fisico\ndalla realt\u00e0 e accrescere quindi l&#8217;inadeguatezza delle nostre\npercezioni. L&#8217;isolamento sociale particolarmente rigido, vissuto\nnelle settimane di <em>lockdown<\/em>,\nminaccia a piccole o grandi dosi di durare nel tempo e anche quando\nquesta pandemia potr\u00e0 dirsi conclusa da un punto di vista\nepidemiologico, le nostre relazioni con gli altri esseri umani e con\nil mondo \u2013 i fondamenti della nostra esperienza e del nostro\ntentare di dar significato e intellegibilit\u00e0 a ci\u00f2 che ci circonda\n&#8211; rischiano fortemente di non essere pi\u00f9 quelle, tutt&#8217;altro che\nottimali, dell&#8217;epoca <em>pre-Covid<\/em>.\nPerch\u00e9 nel frattempo quella parte di esperienza reale venuta meno\nsar\u00e0 stata sostituita da un&#8217;esperienza mediata in misura e intensit\u00e0\ncrescente da dispositivi e infrastrutture tecnologiche digitali, in\ngrado di offrire un ventaglio ampissimo di possibilit\u00e0:\ndall&#8217;ottimizzare le nostre scelte quotidiane a livello nutritivo e\nginnico, all&#8217;organizzare i nostri spostamenti nel modo pi\u00f9 veloce e\nal contempo sicuro; dal permetterci di consumare una gamma di merci\nsempre pi\u00f9 ampia attraverso un app, all&#8217;aiutarci a scegliere quali\npersone incontrare all&#8217;interno di <em>safe\nzone <\/em>relazionali;\nfino alla sostituzione <em>tout\ncourt <\/em>del mondo\nesterno attraverso il ricorso alla realt\u00e0 virtuale o a quella\naumentata e alla creazione di nuovi ordini di bisogni e desideri.\nArrivando potenzialmente a colonizzare ogni aspetto della\nquotidianit\u00e0. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nUna colonizzazione in atto gi\u00e0 da tempo, a cui quest&#8217;emergenza\npermetter\u00e0 di fare notevoli salti in avanti, tanto da un punto di\nvista giuridico che infrastrutturale, forzando in breve tempo delle\nstrettoie che con ogni probabilit\u00e0 avrebbero richiesto tempi pi\u00f9\nlunghi, &#8211; pensiamo soltanto alla rete 5G \u2013 specie in un paese come\nl&#8217;Italia che sotto questo profilo si trova certamente indietro\nrispetto ad altri. Non solo perch\u00e9 continuer\u00e0 ad aleggiare, con una\nforza che non siamo in grado di prevedere, la minaccia di altre\npandemie, ma perch\u00e9 nel frattempo la pervasivit\u00e0 di questi\ndispositivi digitali sar\u00e0  aumentata e una certa organizzazione\ndella vita si sar\u00e0 sedimentata. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo\nora a soffermarci brevemente sulla sfera lavorativa. Una sfera che\nverr\u00e0 profondamente riorganizzata dalla crescente automazione, in\ngrado non solo di sostituire braccia e cervelli umani in un ventaglio\nmolto ampio di attivit\u00e0 ma anche di stravolgere i compiti e i\ncomportamenti di chi non sar\u00e0 espulso dall&#8217;ambito lavorativo. In\nattesa di vedere come e per quanti lavoratori lo <em>smartworking<\/em>\ndiffusosi nelle ultime settimane diventer\u00e0 permanente e quali\nconseguenze questo comporter\u00e0, un buon esempio di stravolgimento\ndelle mansioni lavorative pu\u00f2 essere quello del cosiddetto\n<em>stoccaggio caotico<\/em>\ncon cui da tempo sono organizzati, da cervelli sintetici, i magazzini\ndi Amazon e di altre aziende: i prodotti sono collocati sui vari\nscaffali non in base alla tipologia di merce, come farebbero\nprobabilmente dei magazzinieri per memorizzarne meglio la posizione,\nma in base al principio di ottimizzare  i tempi \u2013 mettendo ad\nesempio vicini quei prodotti che pi\u00f9 frequentemente sono spediti\nassieme \u2013 e gli spazi. Un ordine che non \u00e8 assolutamente <em>a\nportata d&#8217;uomo<\/em> e che\nnel rendere i lavoratori del tutto dipendenti da elaborazioni\nalgoritmiche, ne riduce le competenze e accresce la precariet\u00e0;\ndinamiche simili stanno iniziando a regolare, o promettono di farlo a\nbreve, anche attivit\u00e0 meno manuali, come quelle svolte negli uffici\npubblici e nelle banche o negli studi legali e medici. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Esempi\nsignificativi del livello di condizionamento che l&#8217;automazione pu\u00f2\narrivare ad imporre, a livello lavorativo, possiamo poi trarli dal\ncontrollo sulle cassiere adottato nella catena di distribuzione\nstatunitense Target, dove un sistema automatico classifica come\nverde, gialla o rossa ogni operazione alle casse in base alla\nvelocit\u00e0 e precisione. Una scala cromatica a cui sono legati\nstipendio e mantenimento del posto. Ancora pi\u00f9 invasiva \u00e8 la\nvalutazione della <em>performance\nemotiva<\/em> effettuata\nnell&#8217;azienda giapponese Keikyu che misura la quantit\u00e0 e qualit\u00e0 dei\nsorrisi, dei propri dipendenti a contatto con il pubblico, attraverso\nsoftware che controllano e interpretano i loro movimenti oculari e la\ncurva delle loro labbra. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Una\ncerta organizzazione della vita \u00e8 in grado di sedimentarsi grazie\nalla raccolta e gestione di enormi mole di dati, di primaria\nimportanza a\nlivello economico e politico,\ne che permettono poi di implementare ulteriormente le capacit\u00e0\nd&#8217;apprendimento di questi cervelli sintetici, che saranno cos\u00ec in\ngrado di aumentare il ventaglio delle proprie funzioni e svolgere\ncompiti sempre pi\u00f9 complessi, in una dinamica capace quindi di\nautoalimentarsi.  \n<\/p>\n\n\n\n<p>Emblematica\nla discussione attorno alle nuove <em>app<\/em>\ndi tracciamento in cui l&#8217;accento delle dichiarazioni governative \u00e8\nstato intelligentemente messo sulla loro non obbligatoriet\u00e0. Una\nquestione alquanto oziosa. Al momento, per i numerosi problemi\ntecnici che queste <em>app<\/em>\ndi tracciamento sembrano avere, a partire dal fatto che non sono\nancora pronte, l&#8217;introduzione del <em>contact\ntracing<\/em> sembra per lo\npi\u00f9 utile a fornire alle autorit\u00e0 una nuova figura di untore &#8211; chi\nsceglie di non scaricarle \u2013 cui attribuire la responsabilit\u00e0 di\neventuali nuovi focolai. Ma una volta che applicazioni di questo tipo\nentreranno a far parte della quotidianit\u00e0, e si saranno risolti i\nproblemi di ordine tecnico, l&#8217;attuale non obbligatoriet\u00e0\nrisulterebbe alquanto aleatoria. Non solo perch\u00e9 potrebbe essere\nvelocemente sacrificata, a livello legislativo, sull&#8217;altare della\ntutela della salute pubblica, ma soprattutto perch\u00e9 sarebbe facile\nrenderle obbligatorie\n<em>di fatto<\/em>\nimpedendo o limitando l&#8217;accesso a determinati luoghi e servizi a chi\nne fosse sprovvisto. Come gi\u00e0 accade in altri paesi pi\u00f9 <em>hi-tech\n<\/em>e\ncome alcuni, del resto, ipotizzavano sarebbe accaduto anche qui,\nquando a ridosso dell&#8217;inizio della Fase 2  si vociferava che la\nmobilit\u00e0 individuale sarebbe stata subordinata all&#8217;utilizzo di\nqueste <em>app.\n<\/em>Discorso\nsimile si potrebbe fare per una delle ultime<em>\nnew entry <\/em>nel<em>\n<\/em>campo\ndelle tecnologie \u201canti-Covid\u201d: i braccialetti elettronici in\ngrado per ora di di regolare \u201csoltanto\u201d il distanziamento sociale\ne che a quanto sembra hanno buone possibilit\u00e0 di entrare a far parte\ndella nostra quotidianit\u00e0. Ma l&#8217;esempio pi\u00f9 lampante di\n<em>obbligatoriet\u00e0\nconvergente<\/em>\n\u00e8 quello che quasi tutti portiamo gi\u00e0 in tasca: lo smartphone. Per\ncome sono organizzati i pi\u00f9 svariati ambiti della vita, farne a meno\nrisulta in molti casi estremamente difficile e anche quando \u00e8\npossibile richiede un notevole dispendio di tempo ed energie per\nelaborare strategie alternative. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Quella\nche stiamo tentando di tratteggiare \u00e8 una tendenza che non si\nsvilupper\u00e0 certo in maniera  piana e omogenea. All&#8217;incerta velocit\u00e0\ncon cui si realizzeranno le infrastrutture necessarie a rendere <em>smart\n<\/em>le citt\u00e0 o i\nterritori in cui viviamo si aggiungeranno fattori sociali e\nanagrafici a differenziare la diffusione di dispositivi digitali. E\nci saranno poi ostacoli soggettivi, di coloro che rifiuteranno di \ndelegare una parte pi\u00f9 o meno consistente delle attivit\u00e0 e scelte\ndella propria vita a strumenti collegati in rete. Tentativi,\nindividuali come collettivi, di sbarrare la strada a questa\ncolonizzazione o perlomeno di utilizzare criticamente  questi\ndispositivi indubbiamente importanti, sotto molteplici punti di\nvista, ma che\n<em>da\nsoli<\/em>\nnon hanno grandi possibilit\u00e0 di contrastare questi processi. Il\nrischio \u00e8 anzi di convincersi e corroborare l&#8217;idea, ingenua e\npericolosa, che\nla tecnologia si riduca a un insieme di  strumenti che si possono\ndecidere o meno di utilizzare, quando in realt\u00e0 appare oggi come una\nfitta ragnatela che intrappola il mondo materiale, modificando le\ncapacit\u00e0 percettive degli esseri umani, organizzando e regolando\nfette sempre pi\u00f9 crescenti dell\u2019approvvigionamento, della\ndistribuzione e della produzione delle risorse su cui si basa\nl&#8217;esistenza umana. Le tecnologie digitali sono quindi un sistema di\nrelazioni che contribuisce a dar forma alla realt\u00e0 e alle nostre\nvite. Pensare di poterne semplicemente vivere al di fuori \u00e8 come\npensare di poter vivere al di fuori, senza esserne quindi\nprofondamente influenzati, dal capitalismo. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivevamo\nche ci sembra difficile valutare come si stiano intrecciando i\nconcetti di vita, ambiente e umanit\u00e0. Tra chi aspira a vivere in un\nmondo di <em>liberi<\/em>\ne <em>uguali<\/em>\nda un lato si corre il rischio di sottovalutare il problema,\nminimizzandolo o subordinandolo a priorit\u00e0 di altro ordine \u2013\nsociale, economico, ambientale etc. &#8211; cui se ne affida\nautomaticamente la risoluzione, o si rimanda piuttosto qualsiasi\nriflessione critica o iniziativa di contrasto a un indefinito domani,\ne se ne perdono in ogni caso di vista le specificit\u00e0; dall&#8217;altro si\nrischia di assolutizzarlo, come se l&#8217;artificializzazione della vita\nnon si intrecciasse e contribuisse ad approfondire le disuguaglianze\nsociali, come se questo processo avvenisse in un ambiente vuoto in\ncui il principale, se non l&#8217;unico, contrasto esistente fosse quello\ntra l&#8217;essere umano e quello <em>macchinico.\n<\/em>Una\nvisione in cui \u00e8\nfacile lasciarsi tramortire e catapultare in labirinti distopici in\ncui iniziative o lotte che nascono attorno ad altre problematiche\nrisultano inutili e non possono che condurre a vie senza uscita. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nA complicare ulteriormente il quadro il fatto che una necessaria\nprospettiva luddista risulta sempre pi\u00f9 difficile,  da molti punti\ndi vista, senza un adeguato bagaglio di conoscenze tecnologiche. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Capire come difendere e ridare spazio a una certa idea e materialit\u00e0, del mondo come dell&#8217;uomo, ci sembra quindi una questione estremamente complessa. In cui il necessario livello di attenzione, su un piano tanto riflessivo quanto pratico, al problema specifico dell&#8217;artificializzazione non pu\u00f2 essere separato da quegli sforzi volti ad aprire attraverso altre lotte e conflitti delle brecce nell&#8217;organizzazione sociale della vita. Questione complessa ma centrale in una prospettiva rivoluzionaria che voglia ancora confrontarsi con la parola libert\u00e0 in tutto il suo spettro di significati. Perch\u00e9 vivere in un mondo di <em>liberi e uguali<\/em> richiede che esistano ancora un certo tipo di mondo e di esseri umani.  <\/p>\n\n\n\n<p> <em>La retorica di un crescente benessere che il capitalismo avrebbe\n   pian piano assicurato un po\u2019 a tutti, \u00e8 ormai morta e sepolta da  \ntempo.<\/em><br><em>L\u2019immagine  con cui le autorit\u00e0 hanno tentato di  \nrappresentare il mondo riservato  alla gran parte degli uomini e delle  \ndonne, \u00e8 diventata pi\u00f9 simile a una  scala a pioli, cui bisogna tentar  \ndi restare aggrappati con le unghie e  coi denti, per evitare di cadere \n gi\u00f9 ai tanti scossoni che le vengono  dati.<\/em><br><em>Una scala cui  \ncontinuano a togliere punti d\u2019appoggio,  mentre aumenta il numero di  \nuomini e donne in cerca di un appiglio. La  prepotente entrata in scena \n del Covid19 minaccia di renderla ancor pi\u00f9  carica e traballante.<\/em><br><em>Tenteremo\n  di approfondire la questione  in un testo che uscir\u00e0 a puntate, una a \n settimana, in cui se ne  affronteranno di volta in volta alcuni  \nspecifici aspetti. Un testo  redatto a pi\u00f9 mani, da alcuni compagni che \n partecipano alla redazione di  questo blog e da altri che invece non ne\n  fanno parte. I singoli  capitoletti potranno quindi avere uno stile e \n magari dei punti di vista  diversi o contenere delle ripetizioni.<\/em><br><em>Del\n  resto le  possibilit\u00e0 di confrontarsi collettivamente in questi giorni\n  sono  notevolmente ridotte e discutere attraverso piattaforme online \nnon  \u00e8  certo la stessa cosa che farlo vis a vis.<\/em>  <\/p>\n\n\n\n<p>Se vi siete persi le altre puntate di<em> Dietro l\u2019angolo<\/em> potete leggerle cliccando qui sotto.<\/p>\n\n\n\n<p> <em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/07\/dietro-langolo-pt-1\/\">Tra salti e accellerazioni. A mo\u2019 d\u2019introduzione.<\/a><\/em> <\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/16\/dietro-langolo-pt-2-qualche-ipotesi-su-covid-19-e-sul-mondo-in-cui-vivremo\/\">Cablaggi di Stato<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/21\/dietro-langolo-pt-3-nord-sud-ovest-est\/\">Nord sud ovest est<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/28\/dietro-langolo-pt-4-taglio-netto\/\">Taglio netto<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/07\/dietro-langolo-pt-5-il-mondo-inabitabile\/\">Il mondo inabitabile<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>QUALCHE IPOTESI SU COVID-19 e SUL MONDO IN CUI VIVREMO Imparare a convivere con il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34895,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,143,142],"tags":[],"class_list":["post-34890","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-dietro-langolo","category-stato-di-pandemia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34890","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34890"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34890\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34898,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34890\/revisions\/34898"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34895"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34890"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34890"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34890"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}