{"id":34920,"date":"2020-05-29T11:37:40","date_gmt":"2020-05-29T09:37:40","guid":{"rendered":"https:\/\/macerie.org\/?p=34920"},"modified":"2020-05-29T19:26:02","modified_gmt":"2020-05-29T17:26:02","slug":"dietro-langolo-pt-7-lockdown-quarantena-e-zone-rosse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/29\/dietro-langolo-pt-7-lockdown-quarantena-e-zone-rosse\/","title":{"rendered":"Dietro l&#8217;angolo pt.7 &#8211; Lockdown, quarantena e zone rosse."},"content":{"rendered":"\n<p><strong> La produzione di spazi sicuri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p> Le zone rosse hanno oramai una loro lunga storia. Da misure di prevenzione attuate per difendere i capi di stato durante i grandi summit come il G8 (ad esempio a Genova 2001), erano poi state utilizzate per difendere le zone di interesse strategico nazionale (inceneritori, discariche e le grandi opere infrastrutturali come il cantiere di Chiomonte ) e ultimamente avevano fatto capolino, tra gli altri, nei quartieri torinesi pi\u00f9 movimentati dal conflitto sociale. In questi ultimi episodi aveva decisamente stupito la sproporzione tra le misure di controllo attuate rispetto alla reale minaccia da contenere e alle conseguenze che queste misure imponevano alla popolazione residente. <\/p>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n\n\n<p>Nel caso dello sgombero dell\u2019Asilo, avvenuto il 7 febbraio del 2019, era stato circoscritto al traffico pedonale e automobilistico un quadrilatero di strade limitrofe all\u2019edificio nelle quali si poteva accedere solo attraverso l\u2019esibizione di documenti che comprovassero la residenza o l\u2019attivit\u00e0 lavorativa in quella zona. Nonostante le ben immaginabili conseguenze per l\u2019economia del territorio  le misure si erano protratte per un paio di mesi. Lo stesso \u00e8 avvenuto per lo sgombero del mercato delle pulci del Cortile del Maglio dove per qualche tempo, nei giorni di mercato, \u00e8 stata istituita una sorta di zona rossa, interdetta al traffico, nella piazza dove si svolgeva abitualmente questo mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Al netto della comprovata volont\u00e0 da parte delle forze dell\u2019ordine di una dimostrazione muscolare in aree metropolitane poco obbedienti alle norme e alle leggi imposte ci\u00f2 che balzava agli occhi in questo fenomeno era in sostanza una banalizzazione dell\u2019utilizzo delle zone rosse senza alcun riguardo nei confronti delle reazioni che queste potevano scatenare in chi era costretto a subirne le conseguenze. \u00c8  importante, ora, per comprendere l\u2019utilizzo delle zone rosse nello scenario pandemico sottolineare alcune questioni legate a questa tecnica di militarizzazione dei territori.<\/p>\n\n\n\n<p>La tecnica delle zone rosse \u00e8 una misura concepita all\u2019interno dei manuali di controinsurrezione e nasce con lo scopo di isolare porzioni del territorio dove l\u2019ordine costituito viene messo in discussione, al fine di costruire degli spazi sicuri al movimento delle truppe e per le attivit\u00e0 della popolazione collaborante (le cosiddette <em>Green zone<\/em>). La teoria delle zone rosse \u00e8 quindi funzionale all\u2019instaurarsi di questa dialettica tra spazi sicuri e spazi insicuri. Nel caso dell\u2019emergenza Covid italiana ci si \u00e8 trovati per un lungo periodo in assenza di questa dialettica. Ci\u00f2 comporta due valutazioni differenti e per certi versi paradossali: la generalizzazione di questa tecnica, tra l\u2019altra adottata con strumenti giuridici cangianti e contraddittori, che in sostanza sentenzia un fallimento dello Stato nel controllo della pandemia, non \u00e8 una sofisticata strategia ma duna sorta di coprifuoco o quarantena adottata di fretta e con scarsi mezzi, uno strumento antico e quantomai abusato. La seconda valutazione riguarda la sua banalizzazione. L\u2019estendersi indefinito della zona rossa e quindi il suo scarso significato strategico ha, per\u00f2, sicuramente inculcato nella popolazione un <em>precedente <\/em>quantomai inquietante. Non \u00e8 tanto, quindi, la misura in s\u00e9, dalla scarsa efficacia, ad essere preoccupante ma soprattutto il suo carattere storico e simbolico. Storico, perch\u00e9 rende comprensibile a chiunque cosa significhi una zona rossa e come ci si debba comportare in quella situazione. Simbolico in quanto allena gli spiriti a una ginnastica dell\u2019obbedienza quantomai contorta e non cos\u00ec facilmente sbrogliabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tracciare quindi un filo rosso, che lega l\u2019attuale gestione dell\u2019ordine pubblico nell\u2019emergenza con i suoi antecedenti, vorremmo sottolineare due aspetti che permettono di delinearne una continuit\u00e0. Il primo riguarda essenzialmente la protezione degli interessi economici e dei capitali investiti nel territorio: che si tratti di accordi internazionali tra capi di stato oppure di aree soggette a investimenti infrastrutturali, o che si tratti invece di riqualificazione di quartieri semiperiferici oppure di contenimento di una pandemia che rischia di far collassare il sistema sanitario, la zona rossa compare laddove l\u2019interesse economico \u00e8 messo in discussione da circostanze esterne. E su questo punto, e in particolare rispetto alle questioni riguardanti gli investimenti nella riqualificazione, \u00e8 chiaro che nell\u2019incertezza e nella precariet\u00e0 che contraddistinguono determinati quartieri marginali la capacit\u00e0 di difendere i capitali investiti non \u00e8 un capitolo supplementare al bilancio dell\u2019investimento  ma \u00e8 un capitolo organico alla strutturazione dell\u2019investimento stesso.<\/p>\n\n\n\n<p> Confrontando quest\u2019ultima considerazione con l\u2019attuale scenario epidemico, il cui decorso non \u00e8 in nessun modo chiaro, \u00e8 possibile comprendere quanta importanza rivesta economicamente l\u2019efficacia delle misure di contenimento attuate da uno stato anche nell\u2019ottica della competizione internazionale. Un secondo aspetto, che \u00e8 gi\u00e0 stato trattato nei testi precedenti, e che probabilmente risulter\u00e0 maggiormente significativo nell\u2019evolversi della gestione della pandemia, riguarda la delimitazione di spazi all\u2019interno dei quali far stare la porzione di popolazione <em>sacrificabile <\/em> diminuendo il rischio per tutti gli altri. L\u2019esempio dell\u2019occupazione abitativa Salem Palace a Roma \u00e8 significativa a riguardo: si tratta di un edificio occupato nel quale vivono 700 profughi ai quali \u00e8 stata comminata una quarantena con tanto di presidio militare all\u2019esterno a fronte di una trentina di positivi al Covid riscontrati all\u2019interno.  <\/p>\n\n\n\n<p>Accanto a questioni prettamente tecniche si aggiunge la selva di decreti, decretucci, provvedimenti e ordinanze comunicati spesso la sera precedente alla loro entrata in vigore (alle 22 a reti unificate) che hanno reso indecifrabile quali fossero i comportamenti legalmente corretti e a quali sanzioni si andava incontro. In questa confusione si \u00e8 fatto spazio violentemente il carattere soggettivo della legge e dell\u2019ordine incarnato nello sbirro che ti ferma e da cui ci si pu\u00f2 aspettare di tutto. Non c\u2019\u00e8 effettivamente niente di pi\u00f9 indefinto che una situazione nella quale ogni singolo poliziotto pu\u00f2 decidere la legittimit\u00e0 o meno di un tuo spostamento. Se a questo si aggiunge il fatto che i militari di Strade sicure dopo dieci anni di lavoro gregario si possono finalmente avvalere delle prerogative di un funzionario di polizia (e che nella fase 2 saranno integrati di 500 unit\u00e0) il piano per il futuro \u00e8 presto fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>La carica morale che permea il lavoro dei rappresentanti dello stato va di solito di pari passo con l\u2019innalzarsi della loro brutalit\u00e0. \u00c8 sicuramente in questo aspetto dell\u2019attivit\u00e0 repressiva che si ritrova oggi meglio incarnato l\u2019imperativo controinsurrezionale di produzione di una popolazione collaborante. In questo senso \u00e8 importante rimarcare anche il ruolo che, perlomeno, in provincia e fuori dai grandi centri abitati hanno avuto la protezione civile e la protezione boschiva nel presidio del territorio, in particolare dei supermercati, durante i periodi pi\u00f9 recrudescenti di questa fase 1.<\/p>\n\n\n\n<p>Non da ultimo c\u2019\u00e8 la questione degli assistenti civici, in discussione in questi giorni che prefigura un\u2019organizzazione e una messa al lavoro della pratica della delazione cos\u00ec ampiamente sollecitata dalle forze dell\u2019ordine nei mesi precedenti. Sarebbe, per\u00f2, troppo facile semplificare la situazione analizzandola come una prova o un esercizio controinsurrezionale comandato da una volont\u00e0 precisa e chiara. Si tratta qui piuttosto di chiedersi cosa effettivamente sia stato appreso dai difensori dell\u2019ordine costituito nel far fronte a minacce future. Del resto non \u00e8 casuale il nesso, spesso metaforico ma non per questo meno pregnante, tra controinsurrezione e contenimento delle epidemie, fin dalle origini del pensiero controinsurrezionale. Il maresciallo Bugeaud, a capo della repressione dell\u2019insurrezione parigina del 1834 e di quella algerina del 1841 presentava il suo libro <em>La guerre des rues et des maisons<\/em> come costituito \u201cda consigli pratici del genere delle istruzioni contro il colera\u201d. \u00c8  necessario allora provare a ragionare e a intravedere come le tecniche apprese in questi mesi possano convertirsi ed essere usate in caso di conflitti sociali violenti e\/o estesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio, al contrario, ma decisamente interessante riguarda la app meteorologica dell\u2019Arpa Lombardia. Nata nel dicembre 2019 \u201cAllertaLOM \u201c aveva come scopo, attraverso l\u2019utilizzo delle tecnologie Gps, di avvertire gli utenti nel caso si trovassero in prossimit\u00e0 di un evento meteorologico pericoloso. L\u2019applicazione, di propriet\u00e0 della Protezione Civile, si \u00e8 tramutata prima, senza tanto clamore, in un sistema statistico di valutazione del rispetto del lockdown e si \u00e8 evoluta in una <em>app <\/em>per il tracciamento dei contatti Covid con tanto di questionario sui sintomi. Altro elemento interessante rispetto a queste tecnologie \u201cdual use\u201d \u00e8 l\u2019utilizzo dei droni, di cui durante questa pandemia si \u00e8 ampliato e regolamentato il traffico e lo sviluppo di software capaci di monitorare automaticamente il rispetto del distanziamento sociale. &#8220;Social distancing&#8221; \u00e8 un progetto che l&#8217;Aeroporto di Genova avvia con l&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia, usando le telecamere di sorveglianza, che pu\u00f2 generare una mappa dell&#8217;ambiente e circoscrivere un raggio intorno a tutte le persone presenti, segnalando quando sono troppo vicine. Grazie al progetto sar\u00e0 possibile capire quali siano le aree a maggior rischio assembramento e generare avvisi in tempo reale in caso di mancato rispetto del distanziamento. Inutile sottolinearne i potenziali usi per questioni che nulla hanno a che fare con un\u2019epidemia. Altri strumenti ancora, come il termoscanner, non fanno altro che radicalizzare il concetto di <em>dual use. <\/em>Si tratta infatti dell\u2019introduzione di nuovi strumenti di controllo (che altro sono i termoscanner se non telecamere <em>intelligenti?<\/em>) giustificata tramite questa pandemia ma che materialmente posso essere utilizzati per tanti altri scopi. E\u2019 necessario semplicemente sostituire il <em>software <\/em>al loro interno. L\u2019unico ostacolo alla loro implementazione \u00e8 oramai un problema tecnico.  <\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva le parole di questa discussione tra un esperto di controinsurrezione e un organizzatore di eventi riportate nel libro <em>Out of the mountains. The coming age of urban guerrilla <\/em>assumono un significato ancora pi\u00f9 pregnante:  \u201cIniziammo a speculare. Come si potrebbe combinare ci\u00f2 che ho imparato a Baghdad rispetto alla protezione della popolazione dalla violenza estrema, con ci\u00f2 che le law enforcement agencies sanno rispetto alle politiche community-based, i governi delle citt\u00e0 rispetto al mantenimento di un ambiente urbano e ci\u00f2 che la comunit\u00e0 olimpica conosce rispetto alla fornitura di sicurezza orientata alla preservazione dei flussi urbani? [&#8230;] Possiamo modellare un approccio che replichi il modello sicurezza-pi\u00f9-servizi dei mega eventi sportivi ma su base permanente? [&#8230;] Possiamo disegnare nella citt\u00e0 stessa un sistema di sicurezza pubblica che mantenga la popolazione sicura e allo stesso tempo mantenga aperti i flussi che gli scorrono attraverso? Possiamo costruire questo, basandoci su ci\u00f2 che gli architetti conoscono rispetto al metabolismo urbano, mettendo in sicurezza la citt\u00e0 intesa come un organismo vivente, e non solo come un pezzo di terreno urbanizzato? E se possiamo farlo sulle citt\u00e0 esistenti, possiamo inoltre costruirne delle nuove sulla base di queste conoscenze?\u201d  <\/p>\n\n\n\n<p>Per questo, forse, \u00e8 miope scandalizzarsi troppo per le misure\nadottate in questi mesi di lockdown sarebbe piuttosto\nnecessario ragionare sui loro possibili <em>effetti di ritorno<\/em>\ne sui loro inaspettati aspetti <em>\u201cdual use\u201d. <\/em>Ragionare,\nquindi, sulla creazione di <em>spazi smart,<\/em>\ntendenza questa non inedita ma che subir\u00e0 una forte spinta\naccelleratrice. Si prova,\ninfatti, un profondo senso di vertigine  a riandare con la memoria\ndal passato prossimo prepandemico al deserto del lockdown fino al\nlabirinto attuale della cosiddetta fase 2.  Lo spazio, che\nnell\u2019accezione comune appare spesso come ci\u00f2 che <em>sommamente\nresiste <\/em>alla forza umana, ne \u00e8\ninvece da questa sempre profondamente plasmato e\ncon velocit\u00e0 inaspettate. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Un aspetto altrettanto preoccupante che \u00e8 necessario sottolineare \u00e8 quello legato alla retorica che si \u00e8 imposta a riguardo dell\u2019epidemia trasformando il contenimento di una malattia in una metafora di guerra. La militarizzazione del linguaggio, dalla \u201cguerra al virus\u201d per arrivare alla comparazione dei morti da Covid con quelli dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, \u00e8 un tentativo di mobilitazione popolare realmente pericoloso. C\u2019\u00e8 qui in gioco il tentativo di far ricomprendere il proprio destino misero e tragico in una missione collettiva dai confini incerti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo attuale si avvia per questioni geopolitiche difficilmente aggirabili &#8211; tra le quali le pi\u00f9 pressanti sono l\u2019approvigionamento di risorse energetiche e la mancanza di liquidit\u00e0 monetaria &#8211; a una competizione interstatale sempre pi\u00f9 feroce, la guerra guerreggiata anche su ampia scala diventa uno scenario sempre pi\u00f9 plausibile. Questa esercitazione ideologica di massa fatta di morti, di eroi, di prime linee e retrovie, di bandiere e inni patriottici assume contorni quantomai inquietanti. L\u2019emblematica immagine dei camion militari che portano via le salme dall\u2019obitorio di Bergamo esprime una verit\u00e0 statale alquanto triste: quanto meno l\u2019apparato sanitario e medico \u00e8 in grado di gestire una situazione come questa tanto pi\u00f9 la polizia e la militarizzazione avanzano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ambito civile e quello militare non sono, quindi, due ambiti separati ma convivono in una sorta di continuit\u00e0 dove il prevalere dell\u2019uno sull\u2019altro \u00e8 determinato dalla capacit\u00e0 di far fronte ai problemi che lo Stato si trova davanti. Ma l\u2019avanzare del lato marziale dello Stato, per una strana legge ben nota ai suoi nemici, una volta avviato, non \u00e8 un processo che si inverte automaticamente.  <\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio che si sono presi sar\u00e0 necessario toglierglielo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p> <em>La retorica di un crescente benessere che il capitalismo avrebbe\n   pian piano assicurato un po\u2019 a tutti, \u00e8 ormai morta e sepolta da  \ntempo.<\/em><br><em>L\u2019immagine  con cui le autorit\u00e0 hanno tentato di  \nrappresentare il mondo riservato  alla gran parte degli uomini e delle  \ndonne, \u00e8 diventata pi\u00f9 simile a una  scala a pioli, cui bisogna tentar  \ndi restare aggrappati con le unghie e  coi denti, per evitare di cadere \n gi\u00f9 ai tanti scossoni che le vengono  dati.<\/em><br><em>Una scala cui  \ncontinuano a togliere punti d\u2019appoggio,  mentre aumenta il numero di  \nuomini e donne in cerca di un appiglio. La  prepotente entrata in scena \n del Covid19 minaccia di renderla ancor pi\u00f9  carica e traballante.<\/em><br><em>Tenteremo\n  di approfondire la questione  in un testo che uscir\u00e0 a puntate, una a \n settimana, in cui se ne  affronteranno di volta in volta alcuni  \nspecifici aspetti. Un testo  redatto a pi\u00f9 mani, da alcuni compagni che \n partecipano alla redazione di  questo blog e da altri che invece non ne\n  fanno parte. I singoli  capitoletti potranno quindi avere uno stile e \n magari dei punti di vista  diversi o contenere delle ripetizioni.<\/em><br><em>Del\n  resto le  possibilit\u00e0 di confrontarsi collettivamente in questi giorni\n  sono  notevolmente ridotte e discutere attraverso piattaforme online \nnon  \u00e8  certo la stessa cosa che farlo vis a vis.<\/em>  <\/p>\n\n\n\n<p>Se vi siete persi le altre puntate di<em> Dietro l\u2019angolo<\/em> potete leggerle cliccando qui sotto.<\/p>\n\n\n\n<p> <a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/07\/dietro-langolo-pt-1\/\">Tra salti e accellerazioni. A mo\u2019 d\u2019introduzione.<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/16\/dietro-langolo-pt-2-qualche-ipotesi-su-covid-19-e-sul-mondo-in-cui-vivremo\/\">Cablaggi di Stato<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/21\/dietro-langolo-pt-3-nord-sud-ovest-est\/\">Nord sud ovest est<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/28\/dietro-langolo-pt-4-taglio-netto\/\">Taglio netto<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/07\/dietro-langolo-pt-5-il-mondo-inabitabile\/\">Il mondo inabitabile<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/15\/dietro-langolo-pt-6-macchine-sensi-e-realta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Macchine, sensi e realt\u00e0 (apre in una nuova scheda)\">Macchine, sensi e realt\u00e0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La produzione di spazi sicuri Le zone rosse hanno oramai una loro lunga storia. 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