{"id":34967,"date":"2020-06-24T18:00:14","date_gmt":"2020-06-24T16:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/macerie.org\/?p=34967"},"modified":"2020-06-25T16:03:41","modified_gmt":"2020-06-25T14:03:41","slug":"dietro-langolo-pt-10-unaltra-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/06\/24\/dietro-langolo-pt-10-unaltra-vita\/","title":{"rendered":"DIETRO L&#8217;ANGOLO PT.10 &#8211; UN&#8217;ALTRA VITA"},"content":{"rendered":"\n<p>\nAccanto a un generale e indiscutibile impoverimento legato\nall&#8217;emergenza pandemica, di cui ancora non si vedono chiaramente le\nconseguenze, con ogni probabilit\u00e0 <em>l&#8217;affaire Covid 19<\/em> avr\u00e0\nacuito   riflessioni critiche anche in chi, pur non essendo tra i\nmaggiormente colpiti a livello economico, avverte come sempre pi\u00f9\nsoffocante e insopportabile l&#8217;organizzazione della vita e\ndell&#8217;ambiente ad opera del capitalismo. In toto o perlomeno alcuni\ndei suoi tratti.<\/p>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n\n\n<p>Brusche interruzioni del <em>tran tran<\/em> quotidiano del resto possono lasciar pi\u00f9 spazio di quanto non vi sia di solito nelle vite di tutti alla messa in discussione, anche profonda, anche di ampio respiro, delle condizioni di esistenza, soprattutto quando se ne percepisce l&#8217;insensatezza e l&#8217;iniquit\u00e0. E le caratteristiche stesse di questa pandemia, e della sua gestione, non hanno certo lesinato <em>input<\/em> a chi abbia avuto la capacit\u00e0 e volont\u00e0 di coglierli. I segnali di quanto lo sviluppo capitalistico imponga all&#8217;ambiente e agli esseri viventi, un grado di sottomissione sempre pi\u00f9 profondo e rigido ai dettami che regolano l&#8217;attuale organizzazione sociale, affioravano gi\u00e0 da tempo. Il merito, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, dell&#8217;attuale epidemia \u00e8 quello di averli  portati a galla con maggior abbondanza e velocit\u00e0. E sar\u00e0 interessante vedere quali forme di proteste e conflitti e quali discorsi sapranno emergere al di fuori della stretta inesorabile della logica capitalista, e in quali ambiti. Ad esempio immaginiamo che, nelle scuole, la teledidattica dovrebbe comunque continuare anche nel prossimo anno scolastico, anche se non se ne conosce ancora l&#8217;intensit\u00e0 ed ampiezza. Come reagiranno genitori, studenti e personale docente a un modello d&#8217;istruzione che nell&#8217;acuire ulteriormente le differenze sociali favorisce un&#8217;atomizzazione sociale 4.0? Una scuola a misura di pandemia potrebbe avere chiss\u00e0 tutte le carte in regola per diventare uno dei rivoli in grado di dar pi\u00f9 precisione e sostanza ad un&#8217;opposizione contro l&#8217;installazione della rete 5G. Non solo per le ineludibili ragioni sanitarie ma anche contro il mondo cui quest&#8217;infrastruttura contribuir\u00e0 a dar forma con la polarizzazione sempre pi\u00f9 feroce tra inclusi ed esclusi e in cui le vite di tutti saranno sempre pi\u00f9 mediate e controllate nel loro relazionarsi con l&#8217;ambiente e con gli altri, da artifizi tecnologici che rischiano di stravolgerne profondamente il senso e significato.<\/p>\n\n\n\n<p> E in ambito sanitario cosa avr\u00e0 lasciato in chi vi lavora l&#8217;emergenza delle settimane passate?  Il decorso della pandemia ha mostrato chiaramente non solo l&#8217;evidente inadeguatezza della sanit\u00e0 pubblica ma anche i limiti strutturali di un certo modello centralizzato che \u00e8 stato tra i principali fattori di moltiplicazione dei contagi. Un modello che, come hanno rilevato molti medici e infermieri a caldo, in piena emergenza epidemica, ha dimostrato con una certa sfacciataggine di esser pronto a sacrificare una parte di popolazione, non solo nelle carceri e nelle Rsa, ma anche tra chi lavora negli ospedali, mandandoli allo sbaraglio con regole e strumenti di protezione ugualmente raffazzonate rispetto alle esigenze che la situazione richiedeva.  <\/p>\n\n\n\n<p> Quale spazio troveranno questo tipo di critiche all&#8217;interno delle prevedibili agitazioni su rivendicazioni strettamente lavorative \u2013 aumento di stipendi e del personale \u2013 e fin dove riusciranno a spingersi nella messa in discussione, tanto teorica quanto pratica, di un certo modello sanitario, del rapporto lavoratori\/utenti e, a salire, della funzione che la medicina svolge all&#8217;interno dell&#8217;attuale societ\u00e0? Questioni particolarmente importanti specie se si riusciranno a trovare punti di incontro tra esigenze dei lavoratori e dei cosiddetti utenti della sanit\u00e0. E ancora quali ragionamenti si saranno sgretolati e quali invece si staranno sedimentando nei tanti, soprattutto giovani, che negli scorsi mesi avevano riempito le piazze un po&#8217; in ogni dove contro le conseguenze del riscaldamento climatico? Uno dei dati pi\u00f9 inconfutabili emersi durante l&#8217;emergenza Covid \u00e8 che per fermare o perlomeno ostacolare la devastazione ambientale \u00e8 necessario, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, fermare la produzione capitalista. A dircelo chiaramente erano tanto le immagini satellitari sui livelli d&#8217;emissione di Co2, abbassatisi come non mai durante il <em>lockdown<\/em>, sopra la Cina come un po&#8217; in tutto il globo, quanto l&#8217;aria fattasi improvvisamente pi\u00f9 respirabile lungo le strade delle citt\u00e0 in cui viviamo; per non parlare delle tante immagini di animali e vegetazione che riconquistavano pian piano terreno man mano che la macchina capitalista rallentava i suoi giri. Dati di cristallina  evidenza: vedremo se e come stravolgeranno i discorsi e le pratiche alquanto generiche e aleatorie che hanno finora contraddistinto buona parte del movimento contro i cambiamenti climatici. Tanto pi\u00f9 che altrettanto evidenti sono i segnali di ci\u00f2 che accadr\u00e0 con l&#8217;intensificarsi di determinati problemi ambientali: le misure di <em>lockdown<\/em>, la crescente militarizzazione e l&#8217;acuirsi delle disuguaglianze sociali di cui abbiamo avuto un breve ma significativo assaggio ci illustrano chiaramente quale futuro ci attende sotto la cappa di una <em>ragion di Stato d&#8217;emergenza<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\nQuale sar\u00e0 infine la spinta che quest&#8217;emergenza sapr\u00e0 dare alla\nmessa in discussione dell&#8217;agricoltura come dell&#8217;allevamento\nintensivi, delle principali fonti attraverso cui gran parte\ndell&#8217;umanit\u00e0 si riproduce attualmente? E quali progetti di\nautorganizzazione e autogestione della produzione alimentare sapranno\ntrarre nuova linfa dai segnali allarmanti, ultimi di una lunga serie,\nlanciatici da quest&#8217;epidemia? Non limitandosi magari, non certo per\nsminuirne l&#8217;importanza, ad una risposta principalmente sanitaria ed\necologica alla produzione industriale ma riconfigurando ipotesi in\ngrado di rimettere in discussione le strutture fondanti \u00ad\u2013 tra\ntutte propriet\u00e0 e lavoro salariato \u2013 di quest&#8217;organizzazione\nsociale e trarre cos\u00ec forza e al contempo darne ai conflitti che si\nsvilupperanno nelle citt\u00e0. In un rapporto citt\u00e0\/campagna \u2013 se\ncos\u00ec quest&#8217;ultima si pu\u00f2 ancora definire \u2013 da sempre alla base\ndelle ipotesi rivoluzionarie che meriterebbe di essere ripensato in\nun mondo come quello in cui ci troviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>\nNon siamo cos\u00ec ingenui, o abbastanza ottimisti, per pensare che il\ncarattere extraordinario dell&#8217;emergenza in cui siamo stati\ncatapultati produca di per s\u00e9 il risveglio di un certo spirito\ncritico e di una certa conflittualit\u00e0. La forza di una certa ragion\ndi Stato, in grado di presentarsi come l&#8217;unica entit\u00e0 in grado di\nfornire soluzioni di un qualche tipo, per quanto parziali e limitate,\n\u00e8 innegabile, tanto pi\u00f9 in una fase in\ncui lo Stato \u00e8 tornato a mostrare il carattere su cui fonda la\npropria sovranit\u00e0: quello di poter interrompere e sospendere la\nnormalit\u00e0. Di certo la capacit\u00e0 attrattiva di questa forza, che\nemerga in esplicito consenso o anche solo in senso di impotenza, sar\u00e0\ninversamente proporzionale allo svilupparsi di esperienze e\nconseguenti riflessioni critiche in grado di aprire qualche breccia e\nfornire suggerimenti e suggestioni altre. <em>Altre<\/em> modalit\u00e0 per\nfar fronte ai problemi materiali, <em>altre<\/em> logiche su cui\nregolare le nostre vite e le relazioni tra esseri umani. \n<\/p>\n\n\n\n<p> <em>Un&#8217;alterit\u00e0<\/em> che con ogni probabilit\u00e0 tender\u00e0 a manifestarsi con un ventaglio di pratiche molto differenti tra loro che potranno andare \u2013 per limitarsi ad alcune tra quelle condivisibili \u2013 da scelte di rifiuto, a pratiche di nonviolenza attiva, a pratiche di solidariet\u00e0 materiale basilare, al sabotaggio, allo scontro con la polizia e al saccheggio. E tender\u00e0 ad esplicitarsi con riflessioni anch&#8217;esse molto differenti, confuse e a volte tra loro contraddittorie, portatrici come saranno sia a livello discorsivo che pratico di interessi e visioni del mondo specifici e parziali.  Riguardo a questa contradditoriet\u00e0 sar\u00e0 necessario non farsi stupire dalle parole d\u2019ordine e dall\u2019<em>habitus<\/em> informe con cui certi conflitti si presenteranno: come \u00e8 probabile che  non poche rivendicazioni saranno all\u2019apparenza prive di mordente sovversivo e avranno obiettivi per lo pi\u00f9 riformisti, \u00e8 altrettanto plausibile il moltiplicarsi di frizioni sociali di larga scala che saranno il frutto della differenziazione sociale che la <em>governance <\/em>della competizione sfrenata ha imposto negli ultimi decenni. Da una parte i dispositivi come la razza, l\u2019etica produttivista, la morale legalitaria, il decoro e la paura di perdere anche i beni primari, dall\u2019altra la mancanza di uno status formale (dai documenti identificativi ai contratti d\u2019affitto e di lavoro), di punti di riferimento relazionali e di un radicamento ritenuto appagante sono elementi che tra gli sfruttati assumono spesso questa polarizzazione ma che si combinano nelle crisi in formazioni inedite e di difficile decifrazione per ricavarne una lotta puntuale contro i responsabili della miseria. Val la pena dunque ribadire che ridursi a sottolineare questi limiti e contraddittoriet\u00e0 non sembra sia il modo migliore per approcciarvisi e capire cosa bolle in pentola. Ben pi\u00f9 interessante tentar di coglierne gli aspetti di rottura non solo rispetto a quel senso di inesorabilit\u00e0 di cui \u00e8 ammantato il capitalismo ma anche alla conseguente idea che sia possibile, quando non l&#8217;unica via praticabile, apportarvi dei cambiamenti sostanziali soltanto collaborando con autorit\u00e0 politiche e padronato. Una logica di collaborazione che potrebbe avere una certa diffusione, sempre che la controparte sia interessata e disponibile a promuoverla, laddove tenderanno ad acuirsi i problemi legati alla sopravvivenza materiale. La vecchia ricetta dell\u2019assistenza, insomma, che possiede fondamenta e <em>appeal<\/em> tenuti ben fermi dalla sua decennale storia all&#8217;interno delle democrazie avanzate alla luce della sua sostanziale inoffensivit\u00e0; di pi\u00f9, che sembra fondare la propria ineludibilit\u00e0 di fronte a tutte quelle privazioni, anche estreme, e a quelle necessit\u00e0 materiali generate dall<em>&#8216;<\/em>organizzazione sociale all&#8217;interno di cui nasce.<\/p>\n\n\n\n<p> Del resto come attendersi qualcosa di differente? I decenni di relativa pace sociale, ameno a queste latitudini, hanno scavato profonde e paludose trincee da cui non \u00e8 certo facile uscire materialmente o anche solo spingersi con lo sguardo un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0 di quanto lasci intravedere il capitalismo con il suo inesorabile procedere.  Molto angusti sono i passaggi per chi prova a dare corpo ad un radicale sovvertimento delle attuali condizioni di vita, crinali stretti da una parte <em>dalla logica dell<\/em>&#8216;<em>agire per non star a guardare<\/em>, dall&#8217;altra <em>dalla logica di una distruzione col respiro corto<\/em>. Da una parte quindi un attivismo che pur di arginare l&#8217;apocalisse in atto non va per il sottile, che alla bisogna collabora con agenti interni al sistema sociale che vorrebbe emendare, secondo logiche allineate e funzionali al mantenimento dello <em>status quo<\/em>. E trascina, pi\u00f9 o meno volontariamente, in dinamiche di recupero o totale affossamento tutte quelle spinte di rottura da cui prende abbrivio. Dall&#8217;altra invece quella risposta alle difficolt\u00e0 teoriche e pratiche proprie del conflitto sociale che, al netto dalla loro sacrosanta necessit\u00e0, misura gli interventi rivoluzionari solo sulla base del volume offensivo; su tutti, il cosiddetto nichilismo anarchico, sviluppato ad esempio in Grecia nell&#8217;immediato indomani dei cicli di rivolte tra il 2008 e il 2012.<\/p>\n\n\n\n<p> Ecco perch\u00e9 anche conflitti di combattivit\u00e0 bassa non sono contesti da guardare storcendo il naso. Le teorie anarchiche classiche evocano il momento dell\u2019insurrezione come un momento di rottura che rende insensato il tempo canonico e impone in tal modo una nuova vita; non diversamente, nell\u2019incommensurabile piccola lotta che potrebbe prendere piede in un reparto di ospedale o in un magazzino della logistica potrebbe aprirsi la piccola breccia dell\u2019interruzione, della possibilit\u00e0. Non si va certo scrivendo che ogni situazione simile apre orizzonti di portata epica, ma in questi decenni di realismo fatalista e rassegnato, il mettersi di traverso al lavoro o per pretendere un servizio, fare ci\u00f2 organizzandosi con chi condivide quell\u2019oppressione o quel problema, pu\u00f2 scalfire il <em>moloch<\/em> che abitiamo<em>. <\/em>I momenti di autonomia dalla governamentalit\u00e0 del capitalismo contemporaneo non nascono certo sotto ai cavoli insieme ai bambini n\u00e9 principalmente dalle astrazioni teoriche di alcuni rivoluzionari, ma sono il frutto di esperienze conflittuali di chi si mette faccia a faccia e ragiona su come ostacolare i suoi sfruttatori e migliorare le proprie condizioni di vita e di libert\u00e0. Guardare con attenzione a certe situazioni conflittuali, laddove si evince un certo spontaneismo lontano dalle proposte logore dei politicanti, non significa credere che gradualmente possano espandersi fino alla rivoluzione, ma \u00e8 per la necessit\u00e0 di riprendere in mano anche i pi\u00f9 piccoli spazi di vita e libert\u00e0 per organizzarsi, dando per ormai assodato che la vita dell\u2019umano sia ormai cos\u00ec dipendente dall\u2019organizzazione capitalistica e dalla sua risoluzione interna dei conflitti, che non ci si pu\u00f2 permettere di non dare una giusta occhiata ai rapporti sociali che entrano sul terreno dello scontro. <\/p>\n\n\n\n<p> Non \u00e8 certo un caso che la forza dell&#8217;Idea emancipatrice, che nei secoli o anche solo alcuni decenni fa, ha spinto tanti rivoluzionari e sfruttati a battersi per la loro libert\u00e0 e per quella delle generazioni che sarebbero venute dopo, da tempo risulta quantomeno vaga e affievolita. Ormai da tempo chi si ostina ad avere come obiettivo un  mondo di liberi e uguali non ha pi\u00f9 ha che fare <em>soltanto<\/em> con un problema di espropriazione e distribuzione \u2013 la terra ai contadini e le fabbriche agli operai e poi a ciascuno secondo i propri desideri e da ciascuno secondo le sue possibilit\u00e0, una formula quanto mai difficile da realizzare ieri come oggigiorno, dato che ci son pur sempre padroni e governanti di mezzo, ma perlomeno semplice da immaginare e verso cui dunque tendere, \u2013. Ormai da lunghi anni la complessit\u00e0 dell&#8217;organizzazione sociale, l&#8217;opera di devastazione ambientale e di colonizzazione della vita quotidiana da parte del capitalismo ha posto problemi che non lasciano molto spazio a utopie cos\u00ec semplici e lineari, almeno da ipotizzare.  <\/p>\n\n\n\n<p> La <em>vita altra<\/em> cui accennavamo irrompe nel migliore dei casi come un&#8217;ombra, riuscendo con le sue chiare linee di confine a tracciare nette demarcazioni tra l&#8217;attuale organizzazione sociale, che appare nitida e immediatamente visibile, e ci\u00f2 che invece sta al di l\u00e0, e appare oscuro e indistinto. Un&#8217;ombra che si distingue quindi soprattutto in relazione al resto, un&#8217;alterit\u00e0 che si connota prevalentemente in negativo, rispetto a ci\u00f2 che non \u00e8 e non vuole essere. Non potr\u00e0 quindi essere la mancanza di una visione complessiva, lineare e ordinata di come dovr\u00e0 andare il mondo il criterio principale attraverso cui valutare la radicalit\u00e0 delle pratiche e, soprattutto dei discorsi, che riusciranno eventualmente a diffondersi a livello sociale. Come detto nessuno, compresi i rivoluzionari, ci sembrano in grado di elaborare utopie positive e lineari come quelle che hanno rischiarato altre epoche di oppressione e ingiustizie. <\/p>\n\n\n\n<p>Se i contorni di un mondo di liberi e uguali sapranno delinearsi oggigiorno, sar\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 per l&#8217;intrecciarsi di una profonda e dolorosa opera di distruzione, tanto materiale quanto culturale, di ci\u00f2 che il capitalismo ha con tanta cura e ferocia costruito nel tempo, e per i tanti tentativi, pi\u00f9 o meno significativi, di vivere e abitare negli spazi che quest&#8217;attivit\u00e0 insurrezionale permetter\u00e0 di sottrarre al controllo dello Stato. Opera di distruzione a attivit\u00e0 creativa che saranno tanto pi\u00f9 precise e possibili quanto pi\u00f9  nasceranno conflitti all&#8217;interno della societ\u00e0, nei quartieri, nel mondo del lavoro, della sanit\u00e0 etc. che, pur senza mettere in discussione il capitalismo nel suo complesso, saranno per\u00f2 in grado di rompere l&#8217;isolamento feroce e il senso di impotenza che attanaglia un po&#8217; tutti e di rendere pi\u00f9 precise le conoscenze e le riflessioni di come funzionano determinati pezzi di mondo e di <em>come e se <\/em>\u00e8 possibile farli funzionare altrimenti. Ben difficilmente riflessioni e percorsi critici che nascono da problemi specifici potranno intrecciarsi tra loro a priori, a tavolino, vista la debolezza del collante ideologico che visioni del mondo<em> altre<\/em> hanno rispetto al passato. Se e quando percorsi di lotta differenti riusciranno realmente a intrecciarsi o coordinarsi sar\u00e0 molto probabilmente perch\u00e9 il livello del conflitto che saranno stati in grado di raggiungere potr\u00e0 stimolarli, o costringerli <em>tout court<\/em>, a perseguire delle ipotesi e avere una visione critica pi\u00f9 complessiva. Altre ipotesi di coordinamento, o ricomposizione  che dir si voglia, \u00e8 facile diano vita invece a pachidermici e formali carrozzoni, come abbiamo avuto modo di vedere in questi anni, frutto del tentativo operato dalle componenti pi\u00f9 militanti di  mettere assieme, a tavolino, lotte differenti riuscendo a intrecciare per lo pi\u00f9 qualche parola d&#8217;ordine e slogan da scrivere sugli striscioni di apertura di qualche manifestazione.  <\/p>\n\n\n\n<p>\nPare necessario quanto mai prima dare una qualche forma a quel\nconcetto di autonomia che affinch\u00e9 sia tale deve riuscire a tenere\nintrecciate la sfera della libert\u00e0 e quella della necessit\u00e0, come\ndolorosamente ci avverte l&#8217;epidemia attuale. A meno di non sposare o\naccettare di buon grado ipotesi apocalittiche in cui saranno solo in\npochi a sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p>\nPer dire altrimenti occorre trovare il modo di riaffermare, in\nun&#8217;epoca che sta cancellando questo termine da ogni vocabolario, a\nparte quello peloso di alcuni politicanti, la centralit\u00e0 del\nconcetto di <em>universalit\u00e0<\/em>, contro ogni logica di selezione ed\nesclusione. E per farlo ci sar\u00e0 bisogno di una spinta sovversiva\ntalmente forte da far incontrare realt\u00e0 e utopia.  \n<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"> <em>Torino aprile-giugno 2020<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Se vi siete persi le altre puntate di<em> Dietro l\u2019angolo<\/em> potete leggerle cliccando qui sotto.<\/p>\n\n\n\n<p> <a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/07\/dietro-langolo-pt-1\/\">Tra salti e accellerazioni. A mo\u2019 d\u2019introduzione.<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/16\/dietro-langolo-pt-2-qualche-ipotesi-su-covid-19-e-sul-mondo-in-cui-vivremo\/\">Cablaggi di Stato<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/21\/dietro-langolo-pt-3-nord-sud-ovest-est\/\">Nord sud ovest est<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/04\/28\/dietro-langolo-pt-4-taglio-netto\/\">Taglio netto<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/07\/dietro-langolo-pt-5-il-mondo-inabitabile\/\">Il mondo inabitabile<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/15\/dietro-langolo-pt-6-macchine-sensi-e-realta\/\" target=\"_blank\">Macchine, sensi e realt\u00e0<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/05\/29\/dietro-langolo-pt-7-lockdown-quarantena-e-zone-rosse\/\">Lockdown, quarantene e zone rosse<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/06\/03\/dietro-langolo-pt-8-un-lato-oscuro-ancora-su-guerra-civile-e-insurrezione\/\">Un lato oscuro. Ancora su guerra civile e insurrezione<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2020\/06\/14\/dietro-langolo-pt-9-movimento-disordinato\/\">Movimento disordinato<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accanto a un generale e indiscutibile impoverimento legato all&#8217;emergenza pandemica, di cui ancora non si<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34968,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,143,142],"tags":[],"class_list":["post-34967","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario","category-dietro-langolo","category-stato-di-pandemia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34967","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34967"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34967\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34971,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34967\/revisions\/34971"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34968"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34967"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34967"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34967"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}