{"id":665,"date":"2008-02-25T15:34:41","date_gmt":"2008-02-25T14:34:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=665"},"modified":"2008-02-25T15:34:41","modified_gmt":"2008-02-25T14:34:41","slug":"a-proposito-di-anarchici-e-lotte-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2008\/02\/25\/a-proposito-di-anarchici-e-lotte-sociali\/","title":{"rendered":"A proposito di anarchici e lotte sociali"},"content":{"rendered":"<p><em>&#8220;Volete entrare in un&#8217;associazione operaia? Maledizione! Non giova per il verbo anarchico: ogni buon anarchico se ne deve star lontano come dalla peste. Volete fondare un&#8217;associazione dei lavoratori per abituarli a lottare solidariamente contro i padroni? Tradimento! Un buon anarchico non deve associarsi che con anarchici convinti, vale a dire deve star sempre con gli stessi compagni, e se vuole fondare associazioni, non pu\u00f2 che dare nomi diversi a un gruppo, composto sempre dalla stessa gente. Cercate di organizzare e sostenere scioperi? Mistificazioni, palliativi!<br \/>\nTentate manifestazioni ed agitazioni popolari? Pagliacciate!&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Errico Malatesta, <em>&#8220;L&#8217;Articolo 248&#8221;<\/em>, 4 febbraio 1894<\/p>\n<p>Nel primo numero di<em> Machete<\/em> \u00e8 stato pubblicato un articolo \u2013 dal titolo <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=805\"><em>Individui o cittadini? <\/em><\/a>\u2013 che merita una risposta critica. Le questioni sollevate sono molto importanti e pensiamo che un dibattito in merito possa essere utile per i compagni. Le note che seguono vanno viste come un primo contributo in tal senso.<br \/>\nA fianco di diverse considerazioni puntuali e condivisibili sui rischi che alcune lotte attualmente in corso vengano recuperate dal cittadinismo \u2013 e che gli stessi anarchici in esse impegnati portino involontariamente acqua al mulino del riformismo \u2013, vi sono, a nostro avviso, delle analisi e delle conclusioni errate.<!--more--><br \/>\nInnanzitutto, sulle esigenze reali che spingono diversi compagni a partecipare ad alcune lotte con obiettivi parziali.<br \/>\nQuello della giovinezza che trascolora lasciandosi infiacchire e attirare dalle sirene del realismo \u00e8 un argomento retorico e offensivo. Non \u00e8 certo per evitare il rischio di scontri con la polizia oppure quello di dormire sotto le stelle che i compagni hanno partecipato alle battaglie valsusine contro il TAV. \u00c8 vero esattamente il contrario. Non solo perch\u00e9 quello di affrontare le cariche degli sbirri e quello di dormire per diverse notti all&#8217;aperto sono stati, pi\u00f9 che dei rischi, dei momenti concretamente vissuti, ma anche perch\u00e9 \u00e8 proprio l&#8217;urgenza dell&#8217;avventura \u2013 di cui si nutre, come diceva Bakunin, lo stesso desiderio rivoluzionario \u2013 ad aver fatto sognare e contribuito a costruire le barricate valsusine. Avventura, sar\u00e0 il caso di aggiungere, che non deriva tanto o soltanto dall\u2019esposizione alle botte o al freddo, bens\u00ec dall\u2019apertura all\u2019ignoto. Fare le cose assieme a chi non \u00e8 anarchico, battersi senza sapere in anticipo quali saranno i risultati, sperimentare idee e metodi in una lotta i cui tempi non li determiniamo solo noi, capire \u2013 fuori dai libri e dall\u2019aria familiare delle iniziative che nascono e finiscono tra compagni \u2013 che avvedutezze ed errori hanno un loro peso specifico: tutto questo \u00e8 avventura, cio\u00e8 qualcosa di ben diverso dal dir la nostra sul mondo.<br \/>\nPer tanti anni non si \u00e8 partecipato a simili esperienze, per quanto ci riguarda, semplicemente perch\u00e9&#8230; non c&#8217;erano. Si pu\u00f2 discutere, ovviamente, sul come intervenire in determinati contesti, ma fare maligne congetture sul perch\u00e9 non ci sembra accettabile. Starsene a casa, a dormire nei nostri comodi letti, aspettando di elaborare i nostri giudizi radicali post festum, sarebbe stato pi\u00f9 facile, non pi\u00f9 rischioso. Potremmo anche rispondere, proprio perch\u00e9 non siamo dei militanti che separano la gioia dalla lotta, che in Valsusa abbiamo passato alcuni dei giorni pi\u00f9 belli della nostra vita. Ora, come accade spesso agli innamorati, pu\u00f2 essere che nello slancio appassionato siamo stati poco critici, ma questo \u00e8 un altro discorso. Per diversi giorni non abbiamo parlato pubblicamente e non abbiamo scritto volantini, semplicemente perch\u00e9 avevamo di meglio da fare: vivere un&#8217;occasione collettiva di liberazione individuale. Durante molte assemblee succesive, ai militanti che ci spiegavano dottamente che il problema non \u00e8 il TAV ma il capitalismo, rispondevamo con la narrazione di momenti valsusini \u2013 e per diverso tempo, non solo a noi, \u00e8 venuto spontaneo narrare invece di analizzare (per questo i fumetti di Asterix, per questo le lettere di Dolcino e Margherita).<br \/>\nRiteniamo tuttavia di non esserci bevuti il cervello. Abbiamo letto qualcosa anche noi sul cittadinismo e sappiamo quale imbroglio si nasconde dietro le cosiddette &#8220;alleanze tattiche&#8221;. E qui veniamo all&#8217;analisi.<br \/>\nFar coincidere cittadinismo e Val Susa \u2013 come sembrano fare i compagni di Machete \u2013 \u00e8 un errore di valutazione. Che il cittadinismo attraversi l&#8217;esperienza valsusina \u2013 come tutte le lotte popolari in questa fase storica \u2013 \u00e8 sicuro; che siano la stessa cosa \u00e8 un giudizio che riflette la lontananza fisica dalla lotta di chi lo emette.<br \/>\nTutto ci\u00f2 ci ricorda quello che diversi anarchici scrivevano a suo tempo sul tentativo, portato avanti da alcuni compagni, di occupare e distruggere in massa l&#8217;aeroporto di Comiso dove i padroni volevano costruire una base missilistica. Questi compagni cercavano di coinvolgere la base del PCI invitando il partito a partecipare alla lotta, ritenendo che la spinta insurrezionale avrebbe scavalcato ogni recupero istituzionale. Ebbene, tanti anarchici, di fronte ad un preciso progetto insurrezionale, ricordavano ai compagni siciliani cos&#8217;era lo stalinismo, cos&#8217;era costato il Fronte popolare in Spagna, ecc. Di fronte agli argomenti usati in quella lotta (speculazione edilizia, danno ambientale, controllo sociale, ecc.), diversi soloni spiegavano l&#8217;abc dell&#8217;antimilitarismo anarchico, la necessit\u00e0 di distruggere tutti gli eserciti, ecc. Per noi invece, con i suoi limiti e i suoi errori, quella rimane ancora una lotta su cui riflettere. Ma torniamo al tema.<br \/>\nLa resistenza contro il TAV \u00e8 stata a nostro avviso uno dei momenti pi\u00f9 significativi del conflitto sociale in Italia da vent&#8217;anni a questa parte. Non solo perch\u00e9 ha segnato il ritorno delle barricate erette dalla &#8220;gente comune&#8221;; non solo perch\u00e9 ha avuto delle forti caratteristiche di autorganizzazione; non solo perch\u00e9 contiene in nuce una critica del progresso tecnologico (se ci riflettiamo bene \u00e8 forse pi\u00f9 &#8220;facile&#8221; essere contro la guerra che contro un treno: infatti per anni tanti militanti hanno sorriso di fronte a quei montanari che non sapevano apprezzare le magnifiche sorti e progressive, per il proletariato, dello sviluppo economico); ma soprattutto perch\u00e9 ha rimesso nell&#8217;aria una novella semplice e diretta: &#8220;\u00c8 possibile&#8221;. Una novella che ha saputo colpire il cuore e l&#8217;immaginazione di tante donne e tanti uomini che non hanno mai letto un testo rivoluzionario in vita loro.<br \/>\nE questo non solo per la liberazione dei terreni di Venaus (come correvano gli sbirri quel giorno!), ma anche per la nuova socialit\u00e0 creata dai pres\u00ecdi. Che tutto ci\u00f2 sia stato narrato da altri come crisi della rappresentanza, democrazia partecipativa, ecc., \u00e8 indiscutibile. Che la distruzione dei cantieri di Venaus \u2013 la quale, ricordiamolo, non \u00e8 sorta dal nulla \u2013 sia interamente neutralizzabile dalla nenia cittadinista \u00e8 falso. Solo che per sottolineare alcune possibilit\u00e0 al posto di altre, bisogna esserci. I compagni non hanno inseguito le masse, \u00e8 vero; ma nemmeno le masse &#8220;si sono unite ai sovversivi&#8221;. \u00c8 successo altro: un incontro, fatto di conoscenza diretta, di incomprensioni, di scazzi, di fiducia e di amore. Le occasioni insurrezionali sono altra cosa rispetto ad un progetto correttamente applicato: sono, nel senso pi\u00f9 forte del termine, esperienze. E come tutte le esperienze fanno saltare molti dei nostri schemi mentali, facendoci travolgere da quella gratitudine che rende anche meno attenti e, forse, rigorosi. Ben venga quindi l&#8217;invito al rigore.<br \/>\nQuella valsusina \u00e8 una &#8220;lotta popolare&#8221;. Pu\u00f2 piacere o meno, ma \u00e8 cos\u00ec. &#8220;Popolare&#8221; non rinvia ad un soggetto \u2013 il popolo \u2013, ma esprime una determinata qualit\u00e0, una determinata composizione sociale. Non si tratta di farne l&#8217;apologia, ma di descriverla. L&#8217;aggettivo popolare contiene un&#8217;ambivalenza: si riferisce ad una nozione giuridico-politica (come nelle espressioni &#8220;sovranit\u00e0 popolare&#8221;, &#8220;giudice popolare&#8221;, ecc.) e insieme ad un&#8217;altra sociale, di classe (come nelle espressioni &#8220;quartiere popolare&#8221;, &#8220;cucina popolare&#8221;, ecc.). L&#8217;ambivalenza non \u00e8, tuttavia, solo nelle parole, ma nella cosa. In un&#8217;assemblea dopo l&#8217;8 dicembre 2005, un compagno, definendosi insurrezionalista per rispondere a chi diceva che gli insurrezionalisti erano un&#8217;invenzione mediatica, disse che la liberazione di Venaus fu un fatto insurrezionale. Un amministratore locale, riferendosi agli stessi avvenimenti, li defin\u00ec, dopo aver ringraziato &#8220;i ragazzi dei centri sociali&#8221;, una &#8220;lezione di civilt\u00e0&#8221;&#8230;<br \/>\nMa la lotta in Valsusa \u00e8 &#8220;popolare&#8221; anche in un altro senso: la sua composizione \u00e8 interclassista. Il problema del TAV tocca, per farla breve, sia il farmacista che l\u2019operaio. Si tratta quindi di individuare un &#8220;referente di classe&#8221;, come lo chiamava qualcuno; ma non in modo astratto e sociologico, bens\u00ec nel corso stesso della lotta. (Il cittadinismo \u00e8 anche un\u2019ideologia tipica delle classi medie).<br \/>\nNon ci sembra che i compagni abbiano cominciato a parlare di &#8220;popolo&#8221; \u2013 lo hanno letto anche loro Stirner&#8230; \u2013, ma di &#8220;lotte popolari&#8221;, il che \u00e8 ben diverso. Non era forse Bakunin a parlare della rivoluzione come di una &#8220;barbarie popolare&#8221; e del processo insurrezionale come di un &#8220;movimento anarchico delle popolazioni&#8221;?<br \/>\nNon si pu\u00f2 appiattire un movimento su alcune espressioni scritte (sappiamo bene chi scrive, di solito, durante le lotte), pena una profonda incomprensione. Un paio di esempi. Il primo testo del Patto di mutuo soccorso \u2013 quello del luglio 2006 \u2013 era uscito da una ristretta riunione romana organizzata (anche) da alcuni esponenti nazionali di Rifondazione comunista. Quando se ne \u00e8 riparlato a Venaus, quel testo \u00e8 stato accantonato: molti avevano detto che non lo condividevano affatto pur apprezzando l&#8217;idea di una rete orizzontale di mutuo soccorso. Diverse cose sostenute dai compagni e non solo (come ad esempio l&#8217;importanza di non creare una struttura decisionale, ma solo un&#8217;occasione organizzativa) sono state poi inserite nel testo di presentazone del Patto. Il testo, come si capisce nel leggerlo, non \u00e8 stato redatto da compagni, ma nemmeno \u2013 come suggeriscono i redattori di Machete \u2013 da scaltri politicanti abili nel cercare il gergo che mettesse tutti d&#8217;accordo, dai cittadinisti agli anarchici. \u00c8 stato scritto da alcune persone cresciute nelle lotte valsusine, che per &#8220;partecipazione attiva dei cittadini&#8221;, rifiuto della &#8220;delega in bianco&#8221; e diversa &#8220;politica&#8221; intendono un insieme confuso di aspirazioni e non un programma di controllo democratico delle istituzioni. Quel testo riflette l&#8217;ambivalenza di cui si parlava poc&#8217;anzi. I redattori di Machete ci crederanno se diciamo che in tutte le occasioni possibili abbiamo sostenuto a chiare lettere anche noi che non si tratta di risolvere la &#8220;crisi di rappresentanza&#8221;, ma di acuirla.<br \/>\nVale per le attuali lotte contro le nocivit\u00e0 (lotte parziali, certo, ch\u00e9 la gente non ci risulta essere mai scesa in piazza per l&#8217;anarchia e per il comunismo&#8230;) ci\u00f2 che Marx diceva a proposito dell&#8217;Internazionale, e cio\u00e8 che il suo miglior contributo fu la sua mera esistenza storica.<br \/>\nSe gli anarchici del tempo avessero valutato \u2013 si magna licet \u2013 la Comune di Parigi unicamente attraverso i suoi proclami, l&#8217;avrebbero difesa cos\u00ec energicamente? Una Comune elogiata dai federalisti e da Bakunin, ma anche da Marx e poi da Lenin&#8230;<br \/>\nChe il terreno del conflitto valsusino non fosse mal scelto lo dimostrano tanti fatti successivi, ultimi nel tempo i blocchi e gli scontri in Campania (anche qui, quanti abitanti che dichiarano di essere semplici cittadini e non camorristi: cittadinismo!).<br \/>\nLa lotta &#8220;No Dal Molin&#8221; \u00e8 cosa ben diversa da quella valsusina, sia per la composizione sociale, sia per la presenza al suo interno di una forte cappa rappresentata dai Disobbedienti (deo gratia assenti in Valsusa). Ma anche qui non ci sembra corretto rinunciare alla nozione di recupero (se vogliamo preventivo), appiattendo sul riformismo quella che rimane un&#8217;importantissima possibilit\u00e0: impedire la costruzione della pi\u00f9 grande base militare USA d&#8217;Europa.<br \/>\nFacciamo notare di sfuggita che il testo dei comitati No Dal Molin citato nell&#8217;articolo proviene dal &#8220;coordinamento dei comitati&#8221; (organismo controllato dalla Cgil e dalla sinistra Ds), e che il &#8220;movimento vicentino&#8221; \u00e8 pi\u00f9 composito, con alcune realt\u00e0 paesane effettivamente &#8220;popolari&#8221; (\u00e8 una descrizione, non un&#8217;apologia&#8230;). Che la richiesta di una moratoria non vada affatto da s\u00e9, lo dimostrano poi sia il silenzio con cui i riformisti hanno risposto alle critiche pratiche dei compagni durante e dopo la manifestazione del 15 dicembre, sia il fatto che il consiglio di non farsi abbacinare da illusioni parlamentari arrivasse anche da diversi valsusini.<br \/>\nI redattori di Machete sembrano suggerire l&#8217;importanza di un intervento autonomo nei contenuti e nei metodi rispetto alla lotta di Vicenza. Giusto. Ma se non \u00e8 possibile, a loro stesso dire, alcuna &#8220;svolta&#8221;, a che pro intervenire? Resta forse l&#8217;ipotesi di un contributo contro la costruzione della base (obiettivo giusto, o no?), prescindendo completamente da una &#8220;lotta No Dal Molin&#8221; interamente cittadinista (compresi i blocchi stradali avvenuti altrove: cittadinisti radicali). Il problema esiste, non c&#8217;\u00e8 dubbio. Siamo convinti che i compagni di Machete stiano riflettendo su questa possibilit\u00e0 e troveranno le adeguate risposte teoriche e pratiche.<br \/>\nPer finire alcune considerazioni pi\u00f9 generali.<br \/>\nNello stesso numero del giornale, i redattori difendono Bonnot e compagni dai tanti evangelisti di turno. Giusto. Gli &#8220;illegalisti&#8221; francesi, ci viene ricordato, oltre a far rapine avevano partecipato a scioperi e ad agitazioni operaie, proletari tra i proletari. Bene. Quello che ci chiediamo \u00e8 se gli operai dell&#8217;epoca fossero tutti anarchici e radicali, oppure se non fossero imbrigliati nelle illusioni del riformismo e del sindacalismo (magari radicale). Perch\u00e9 quei compagni non sono stati a casa, allora, ad esercitare il loro sarcasmo? Cosa vorr\u00e0 mai dire, per Machete, &#8220;lotta sociale&#8221;? &#8220;Vivere la vita a modo proprio&#8221;? Ma allora perch\u00e9 sostenere, qualche pagina dopo, che la ribellione individuale \u00e8 il primo, necessario passo verso la rivoluzione sociale? (Noi preferiamo pensare, a dire il vero, la rivoluzione come l&#8217;occasione generalizzata della rivolta individuale, e non come il suo &#8220;superamento&#8221;).<br \/>\nCerto, gli errori vanno evitati il pi\u00f9 possibile (e l&#8217;uso dei pedigree accademici per pubblicizzare delle conferenze, ad esempio, \u00e8 uno di questi). Ma tra gli errori che si possono commettere, non se ne deve contemplare anche uno particolarmente confortevole?<br \/>\nInfatti, per rovesciare il manifestino riprodotto in Machete sul cittadismo, si potrebbe dire: &#8220;Vuoi evitare ogni rischio di recupero democratico? Pensi che lo Stato e il capitale vadano distrutti subito? Non mescolarti con nessuno, anche se costruiscono una base militare a due passi da casa tua&#8221;. Tanto per le barricate e le notti sotto le stelle basta&#8230; una penna.<\/p>\n<p><em>alcuni anarchici<\/em><\/p>\n<p>P.S.: sulla questione della democrazia diretta (alcuni compagni ne fanno l&#8217;apologia? Qual \u00e8 il rapporto tra insurrezione, democrazia diretta e anarchia?), la prossima volta.<\/p>\n<p>Leggi l&#8217;articolo tratto da &#8220;Machete&#8221;, <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=805\"><em>Individui o cittadini?<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Volete entrare in un&#8217;associazione operaia? Maledizione! Non giova per il verbo anarchico: ogni buon anarchico<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[18,35,85,94,128],"class_list":["post-665","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-panni-sporchi","tag-antimilitarismo","tag-cittadinismo","tag-lotte-sociali","tag-no-tav","tag-vicenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/665","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=665"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/665\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=665"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=665"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=665"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}