{"id":805,"date":"2008-02-24T23:20:51","date_gmt":"2008-02-24T22:20:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=805"},"modified":"2008-02-24T23:20:51","modified_gmt":"2008-02-24T22:20:51","slug":"individui-o-cittadini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2008\/02\/24\/individui-o-cittadini\/","title":{"rendered":"Individui o cittadini?"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00ab[Uomini senza mondo] erano e restano coloro che sono costretti a vivere all\u2019interno di un mondo che non \u00e8 il loro (&#8230;) all\u2019interno di un mondo per il quale sono presenti e in funzione del quale sono certo pensati e utilizzati,<br \/>\nma i cui modelli, scopo, linguaggio e gusto non sono comunque loro, n\u00e9 sono loro concessi\u00bb<\/em>(G\u00fcnther Anders)<\/p>\n<p>INDIVIDUI SENZA MONDO, SIAMO SOLI CON NOI STESSI.<br \/>\nI nostri critici, scuotendo la testa davanti ai nostri scarsi risultati, ci rimproverano la nostra poca disponibilit\u00e0. Ma alla fine, diciamocelo, uno si annoia. Possibile che non ci sia un angolino al sole anche per noi? Se l\u2019estremismo \u00e8 considerato da molti una malattia infantile, lo \u00e8 in virt\u00f9 di questa banalit\u00e0: solo da giovani ci si sente in grado di rifiutare il mondo, questo mondo che non ci appartiene. Quando si \u00e8 pieni di forza, con tutto il futuro davanti a s\u00e9, non si ha paura di nulla, n\u00e9 delle cariche della polizia n\u00e9 di dormire sotto le stelle e tanto meno di disdegnare i compromessi. In questa continua fanciullezza tutto sembra possibile e a portata di mano. Ecco perch\u00e9 non si accetta di dare la vita in pasto ai ragionieri della sopravvivenza. Si ama con passione, si odia con furore. E se pure questa esuberanza, questo orgoglioso amore di s\u00e9, ha come conseguenza la messa al bando con la sua solitudine, e sia! Ma poi, col passare degli anni, interviene qualcosa. Le energie si consumano, le provviste si riducono, le munizioni scarseggiano, ci si accorge di avere ben poco in mano con cui affrontare quel che resta dell\u2019avvenire. <!--more--><br \/>\nIntanto l\u2019inverno sociale avanza, ricoprendo di gelo il paesaggio. In qualche modo, bisogna porre rimedio. Stare allo scarto di questo mondo non \u00e8 poi tanto comodo, forse riscalda talora il cuore, non le ossa. La comunit\u00e0 sar\u00e0 anche un luogo terapeutico, nel curare e rimuovere la \u201cdevianza\u201d, ma che torpore al suo interno, che pasti assicurati, che letti all\u2019asciutto! E cos\u00ec, a poco a poco, con spostamenti quasi inavvertiti, ci si avvicina alla polis. Se prima questo mondo non poteva contare sulla nostra piet\u00e0, se prima attirava tutta la nostra ostilit\u00e0, ora pu\u00f2 fare affidamento sulla nostra comprensione: l\u2019occhio critico ha lasciato posto allo sguardo estatico, la parola tagliente \u00e8 stata sostituita dal discorso suadente. E una volta fatto ingresso nella polis, bisogna perdere alcune antiche abitudini e acquisirne di nuove. La vita in comunit\u00e0 esige il rispetto di orari e di buone maniere. Bisogna saper tollerare se si vuole essere tollerati. Diventa indispensabile evitare quei comportamenti che potrebbero suscitare la pubblica indignazione, e chiudere un occhio dinnanzi agli altrui atteggiamenti poco graditi. \u00abChi fa ha sempre ragione\u00bb, recita un diffuso luogo comune. \u00c8 come sostenere che \u00abchi parla ha sempre ragione\u00bb. A venire apprezzata non \u00e8 la qualit\u00e0 intrinseca del movimento o della parola, ma la loro mera esistenza. Eppure il silenzio si rivela essere d\u2019oro quando non si sa cosa dire: meglio stare zitti che lasciarsi andare ad un perenne e cretinizzante chiacchiericcio. Se cos\u00ec \u00e8, perch\u00e9 tanto agitarsi quando non si sa cosa fare? Perch\u00e9 dedicarsi all\u2019attivismo, a questo fare coatto, a questa mobilitazione costante, onnipresente, che riempie s\u00ec il vuoto della nostra esistenza, ma senza darle un senso che sia nostro, autonomo, che porti il segno della differenza, dell\u2019unicit\u00e0 che sta all\u2019origine di ogni vera azione?<br \/>\nIl fatto \u00e8 che fuori dalle nuvole filosofiche si ha orrore del \u00abnulla creatore\u00bb, in cui non si vede l\u2019occasione per arrivare ad una nostra pienezza ma solo la premessa per precipitare nel vuoto. Meglio allora affidarsi al moto perpetuo dell\u2019urgenza delle cose, laddove non c\u2019\u00e8 tempo per riflettere sui fini perch\u00e9 bisogna pensare a come organizzare i mezzi. L\u2019utopia \u00e8 bella, ma \u00e8 davvero poco pratica.<\/p>\n<p>LA PRATICA<br \/>\nIn Francia viene chiamato cittadinismo, termine che indica un movimento composto da un vasto e multiforme arcipelago di associazioni, sindacati, collettivi, organi di stampa e correnti politiche, il cui scopo \u00e8 battersi per il ripristino della \u201cdemocrazia tradita\u201d. Il fatto che il nostro pianeta si trovi allo stremo, dal punto di vista sociale, politico, economico ed ecologico, oggi non \u00e8 un mistero per nessuno. La causa di questa situazione viene fatta risalire dai cittadinisti al mancato rispetto della \u00abvolont\u00e0 popolare\u00bb la quale \u2014 una volta caduta nelle mani di politici assetati solo di potere in combutta con affaristi avidi solo di profitto \u2014 si ritroverebbe disattesa, manipolata, rinnegata.<br \/>\nNemici di quei politici e di quegli affaristi (pi\u00f9 che del sistema sociale di cui costoro sono espressione), i cittadinisti sono persuasi che la democrazia \u2014 nella sua forma pi\u00f9 genuina, pi\u00f9 rustica \u2014 sia effettivamente il migliore dei mondi possibili e che sia possibile migliorare e moralizzare il capitalismo e lo Stato, opponendosi con efficacia alle loro pi\u00f9 palesi nocivit\u00e0 ed abusi. A due condizioni per\u00f2: che questa democrazia si esprima attraverso una rinata politica che abbia come modello pi\u00f9 l\u2019Atene di Pericle che la Firenze di Machiavelli, ovvero con una maggiore partecipazione diretta dei cittadini, i quali non solo devono eleggere i loro rappresentanti ma devono altres\u00ec agire costantemente per fare pressione su di essi affinch\u00e9 applichino davvero ci\u00f2 per cui sono stati eletti. Questa pressione pu\u00f2 venire esercitata nelle maniere pi\u00f9 disparate, senza escludere quegli atti di \u201cdisobbedienza civica\u201d che tanto fiele fanno sbavare ai reazionari pi\u00f9 beceri e tanta ammirazione suscitano all\u2019interno del movimento.<br \/>\nIn un certo senso, si pu\u00f2 affermare che il cittadinismo nasca dalla delusione. Nella sua variante pi\u00f9 riformista, delusione per la distanza che sempre pi\u00f9 separa chi viene mandato a Palazzo da chi rimane nella piazza. Sono molte le persone dabbene \u2014 per intendersi, quelle convinte che il potere sia ci\u00f2 che crea e garantisce la libert\u00e0, che il mercato debba fondarsi su princ\u00ecpi etici o che le operazioni militari debbano rispettare un codice deontologico \u2014 che non si sentono pi\u00f9 rappresentate da una classe dirigente accusata apertamente di costituire una casta privilegiata, di essere sorda agli interessi della gente comune, di preoccuparsi solo di mantenere i propri scranni. Queste persone dabbene credono fermamente nello Stato, nella necessit\u00e0 dello Stato, nell\u2019utilit\u00e0 dello Stato, nella giustizia insita nello Stato, ma ne sono momentaneamente deluse, ritenendo che oggi non sia guidato da politici competenti, onesti, corretti, leali. Da qui la loro diffidenza nei confronti dei politici professionisti, di partito o di sindacato, pur non abbandonando la ricerca di qualcuno che si riveli all\u2019altezza delle loro richieste.<br \/>\nSentendosi trascurati, i cittadinisti si vedono costretti a scendere in piazza per difendere i propri \u201cdiritti\u201d. Le loro lotte hanno sempre obiettivi precisi, si limitano a dire un secco NO a un determinato progetto statale che mette in pericolo la propria salute, senza minimamente voler mettere in discussione l\u2019organizzazione sociale che l\u2019ha prodotto. Le istanze radicali, le tensioni sovversive, non li riguardano minimamente. Loro sono onesti cittadini, non sono \u201cteppisti\u201d o \u201cterroristi\u201d. Va da s\u00e9 che, pur essendo pronti a compiere atti formalmente \u201cillegali\u201d come i blocchi stradali, sono nemici dichiarati della violenza. Non sopportano il manganello del celerino che reprime, tanto quanto il sabotaggio del ribelle che insorge. I soli atti di forza che accettano sono quelli controllati, minimi, integrati, che di tanto in tanto realizzano, quelli cio\u00e8 che mirano ad attirare l\u2019attenzione della controparte, ovvero delle autorit\u00e0. Atti di forza che talvolta possono anche essere assai spettacolari, ma che non impedirebbero a chi li compie di concorrere un domani per le elezioni presidenziali. Nella sua variante meno riformista, il cittadinismo \u00e8 frutto della delusione per una rivoluzione il cui progetto storico si \u00e8 rivelato un fallimento. Questo progetto mirava, nelle sue principali seppur diverse espressioni, ad una riappropriazione dei mezzi di produzione capitalista da parte del proletariato. In questa ottica il proletariato si percepiva come l\u2019autentico artefice della ricchezza sociale, il cui godimento avveniva per\u00f2 a beneficio esclusivo della borghesia: al proletariato la fatica della semina, alla borghesia i frutti del raccolto. Con una simile premessa, il cambiamento sociale non poteva essere considerato che come una mera soppressione della classe usurpatrice. Perci\u00f2 l\u2019accrescimento delle forze produttive era visto come un passo in avanti nel cammino verso la rivoluzione, accompagnando quel movimento reale attraverso il quale il proletariato si costituiva come futuro soggetto rivoluzionario che avrebbe realizzato il comunismo e l\u2019anarchia. Il fallimento di questa prospettiva ha cominciato a far capolino nella prima met\u00e0 del ventesimo secolo, con le sconfitte delle rivoluzioni in Russia, in Germania ed in Spagna. L\u2019ultimo sussulto \u00e8 stato il maggio francese del \u201868, che ha aperto un altro decennio di aspre lotte sociali. Gli anni 80 hanno messo fine all\u2019ultimo grande assalto al cielo, segnando il declino irrimediabile e la scomparsa di questo progetto di liberazione sociale, in concomitanza con quelle ristrutturazioni del capitale che introducendo l\u2019automazione ponevano fine alla centralit\u00e0 della fabbrica e ai miti ad essa legati. Gli orfani della rivoluzione proletaria hanno trovato nel cittadinismo una forma di protesta in grado di consolare il loro lutto. Alcune delle idee che circolano al suo interno, come quella relativa alla \u00abripartizione delle ricchezze\u00bb, provengono direttamente dal vecchio movimento operaio che intendeva gestire per conto proprio il mondo capitalista. In simili concetti si pu\u00f2 intravedere un ritorno, una continuit\u00e0 ed anche un dirottamento degli ideali di un tempo ad opera del cittadinismo. \u00c8 quel che si chiama \u00abarte di accomodare i resti\u00bb.<br \/>\nChe si tratti di borghesi illuminati che pretendono pi\u00f9 trasparenza negli affari pubblici, o di proletari disillusi che vogliono colmare il vuoto lasciato dal crollo del muro di Berlino, resta il fatto che i cittadinisti, non potendo avere un pensiero unico, hanno almeno un pensiero comune: un altro Stato \u00e8 possibile. Se all\u2019interno di questa vasta nebulosa \u00e8 possibile trovare tante anime, talvolta anche contraddittorie, \u00e8 perch\u00e9 il cittadinismo esprime una forma integrata di contestazione che spera di poter riequilibrare le disfunzioni del sistema economico o di riaggiustarne le derive attraverso una migliore partecipazione dei cittadini. In tal modo il cittadinismo riesce ad essere trasversale, a tenere insieme contestazione e collaborazione. La contestazione sprona la collaborazione, la collaborazione gratifica la contestazione. Questo spiega il suo successo e il suo sicuro avvenire. Esso \u00e8 la sola mediazione che consenta di ottenere \u201cvittorie\u201d immediate, per quanto parziali, attraverso la composizione con le istituzioni.<\/p>\n<p>QUALCOSA \u00c8 ANDATO PERDUTO<br \/>\nIn Italia il cittadinismo ha mosso i suoi primi passi in Val Susa, con la lotta contro il treno ad alta velocit\u00e0. A dire il vero, nella vallata piemontese la lotta contro il TAV era iniziata oltre dieci anni prima in maniera del tutto diversa, con alcuni sabotaggi contro i primi cantieri. Piccole azioni salite alla ribalta delle cronache con l\u2019arresto dei presunti responsabili, tre anarchici risultati poi estranei ai fatti. Due di loro, nel corso dell\u2019inchiesta, si suicidarono. Il clamore suscitato all\u2019epoca da questi avvenimenti, sufficientemente conosciuti per non doverci tornare sopra, ha attirato l\u2019attenzione sui progetti statali in Val Susa, generando un movimento di protesta che per alcuni anni \u2014 pur riscuotendo non poche simpatie \u2014 era rimasto circoscritto per lo pi\u00f9 all\u2019ambito militante. Ma a partire dal novembre 2005, con l\u2019inizio vero e proprio dei lavori, questo movimento \u00e8 riuscito a rompere gli argini, assumendo un carattere di massa. Quanto \u00e8 successo in Val Susa ha provocato un entusiasmo generale che ha spinto molti a ritenere di aver scoperto infine la formula magica, la quale doveva solo essere ripetuta in altri contesti per ottenere i medesimi risultati. Da qui il dilagare in tutta Italia di comitati, di assemblee, di iniziative popolari contro le \u201cnocivit\u00e0\u201d che stanno riempiendo l\u2019agenda di movimento.<br \/>\nMa qual \u00e8 l\u2019idea che sta dietro tutto questo sfrenato attivismo che nel luglio 2006 si \u00e8 andato coordinando nel Patto di Solidariet\u00e0 e Mutuo Soccorso? Il discorso principale \u00e8 quello della creazione di una \u201cnuova\u201d e \u201cvera\u201d democrazia, cio\u00e8 il discorso cittadinista. Presentato da molti come un testo libertario, quello del Patto di Solidariet\u00e0 e Mutuo Soccorso \u00e8 un perfetto esempio di documento politico, contraddistinto dall\u2019ambiguit\u00e0 di chi tiene il piede in due staffe per compiacere tutti i palati (e se vedere che molti cittadini hanno messo un piede fuori dalle istituzioni non pu\u00f2 che rallegrarci, come considerare quei ribelli che per solidariet\u00e0 hanno messo un piede dentro le istituzioni?).<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p>\n<p>I Comitati, le Reti, i Movimenti, i Gruppi a conclusione della Carovana NO TAV Venaus-Roma, qui riuniti, presso la sala della Protomoteca del Comune di Roma, il giorno 14 luglio 2006, di comune accordo, stabiliscono di creare una RETE NAZIONALE PERMANENTE E UN PATTO NAZIONALE DI SOLIDARIETA\u2019 E MUTUO SOCCORSO per affermare nel nostro paese:<br \/>\n&#8211; Il diritto alla preventiva informazione e partecipazione attiva dei cittadini in merito a ogni intervento che si voglia operare sui territori in cui essi vivono, condividendone i beni comuni (acqua, aria, terra, energia);<br \/>\n&#8211; L\u2019utilizzo di sistemi di promozione e di consumo che valorizzino le risorse territoriali, minimizzino gli impatti ambientali e gli spostamenti di merci e persone, e che non siano basati sullo sfruttamento, in particolare del Sud del mondo;<br \/>\n&#8211; Il principio di una moratoria nazionale sulla realizzazione delle grandi opere pubbliche e sulla localizzazione degli impianti energetici (centrali a combustibili fossili, inceneritori, termovalorizzatori, gassificatori, rigassificatori, ecc) sia per la mancanza di un piano energetico nazionale, sia per impedire che la logica degli affari di pochi divori le risorse dei molti.<br \/>\n&#8211; L\u2019urgenza della cancellazione della Legge Obiettivo, della Legge Delega Ambientale, della Legge Sblocca Centrali, dei Certificati Verdi per gli inceneritori e della radicale modifica del Disegno di Legge sull\u2019energia.<br \/>\nSu queste basi, diamo vita a un Coordinamento Nazionale (con sito Web ed e-mail), costituito da un rappresentante per ogni organizzazione partecipante, e invitiamo tutti gli altri Comitati, Reti, Movimenti e Gruppi ad unirsi in questo Patto Nazionale di Solidariet\u00e0 e Mutuo Soccorso.<br \/>\n\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p>\n<p>Ci sono anarchici che esultano nel leggere \u00abIL PATTO NAZIONALE DI SOLIDARIET\u00c0 E MUTUO SOCCORSO NON \u00c8 CERTO UN TENTATIVO PER INFILTRARSI DI SOPPIATTO NELLA POLITICA DI PALAZZO N\u00c9 INTENDE FARSI OSPITARE NEI PALAZZI DELLA POLITICA; NON HA GOVERNI AMICI A CUI GUARDARE CON FIDUCIA; NON HA PARTITI A CUI CONSEGNARE DELEGHE IN BIANCO E NON INTENDE CERTO PERCORRERE UNA STRADA CHE LO PORTI A DIVENTARE ESSO STESSO PARTITO\u00bb, senza accorgersi che qui viene affermata soltanto la natura trasversale e lobbistica del cittadinismo. I cittadinisti sono persone equilibrate, non vogliono diventare un partito, ma vogliono esercitare una certa pressione sui partiti. Sanno bene che battersi nell\u2019arena politica non \u00e8 esente da spiacevoli conseguenze. E il modo per evitare questo rischio \u00e8 quello di assumere la forma del gruppo di pressione che si guarda bene dall\u2019esercitare direttamente il potere. \u00c8 per questo che non consegnano \u00abDELEGHE IN BIANCO\u00bb, perch\u00e9 non vogliono avere interlocutori privilegiati. Chiunque stia ad ascoltarli pu\u00f2 andare bene. Ecco perch\u00e9 subito dopo viene precisato che il Patto \u00abNON PER QUESTO RIFUGGE DALLA POLITICA E DAL CONFRONTO, E SA DISTINGUERE CHI OPERA CON TRASPARENZA DA CHI TENTA DI IMBRIGLIARE LE LOTTE. IL MODELLO CHE PROPONE \u00c8 AL TEMPO STESSO L\u2019UNICO METODO CHE \u00c8 DISPONIBILE AD ACCETTARE: QUELLO DELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI\u00bb. I cittadinisti non rifuggono affatto la politica, nossignori, solo non vogliono pi\u00f9 essere presi per i fondelli: patti chiari&#8230; Lungi dal sostenere l\u2019astensionismo, predicano la partecipazione. Non \u00e8 perci\u00f2 un caso se la protesta anti-Tav in Val Susa, evidentemente ancora troppo radicata al vecchio mondo, pur essendo stata capace di scontrarsi con le forze dell\u2019ordine o di devastare il nascituro cantiere di Venaus (momento di rottura successivamente scomparso nella narrazione filovalsusina, che preferisce dilungarsi sulle pi\u00f9 presentabili assemblee popolari), \u00e8 successivamente confluita nelle urne, dove l\u2019alta affluenza ai seggi l\u00e0 registrata alle ultime elezioni ha visto il trionfo di quella sinistra che era stata pi\u00f9 presente. Dunque, scontri e barricate (per ora?) non hanno alimentato la rivolta contro tutti i partiti, favorendone alcuni.<br \/>\nE se la nutrita presenza di sovversivi in Val Susa ha comunque dato all\u2019opposizione al TAV un colore particolarmente vivace, le lotte susseguitesi altrove sembrano il pi\u00f9 delle volte nutrirsi delle amenit\u00e0 dei Grillo boys. Ad esempio a Vicenza, dove \u00e8 in corso la lotta contro l\u2019ampliamento della base militare statunitense. I comitati No dal Molin affermano espressamente di reclamare \u00abIL RISPETTO DEL PROGRAMMA DELL\u2019UNIONE\u00bb e di essere sorti contro \u00abIL PROGETTO CHE DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE VIOLA LE DIRETTIVE GI\u00c0 RECEPITE DAL NOSTRO ORDINAMENTO 2003\/35\/CE\u00bb, il tutto per \u00abPROMUOVERE IL CAMBIAMENTO E PER AFFERMARE UN NUOVO PROGETTO ALTERNATIVO NELLA DIFESA DEI VALORI E DEI BENI COMUNI DELLA COLLETTIVIT\u00c0\u00bb. La loro natura di aspiranti governanti \u00e8 tale da indurli a patrocinare sotto l\u2019egida di \u201cAltroComune\u201d le proprie iniziative. Con una simile premessa non c\u2019\u00e8 da stupirsi se questi Comitati, autonominatisi unici legittimi rappresentanti della lotta contro la base militare statunitense, hanno scomunicato gli autori di alcuni sabotaggi avvenuti contro la base lo scorso aprile. Prendere le distanze dai fatti, evidentemente, per loro non era abbastanza. N\u00e9 \u00e8 strano se nei loro campeggi a pagamento vengono invitati cani e porci col pedigree istituzionale, sollecitati ad abbaiare e grugnire in nome della democrazia. Men che meno ci si pu\u00f2 indignare se durante i periodici cortei di protesta che sfilano per la citt\u00e0 paladina, come in quello dello scorso 15 dicembre, costoro svolgono il ruolo di pompieri arrivando ad ostacolare apertamente quei manifestanti intenzionati a sabotare la prevista passeggiata. Stupefacente, semmai, dopo aver sostenuto i comitati No dal Molin (con relativo marchio registrato in tribunale!), pubblicizzato le loro iniziative, espresso loro solidariet\u00e0, diffuso le loro parole d\u2019ordine \u2014 avendo evidentemente perduto ogni fiducia nella possibilit\u00e0 di un intervento autonomo in quella che \u00e8 una lotta contro la base militare statunitense e non la lotta No dal Molin, che di questa lotta \u00e8 solo l\u2019espressione riformista \u2014 \u00e8 sperare di provocare un\u2019improvvisa \u201csvolta\u201d radicale rispetto ai loro obiettivi (fra i quali c\u2019\u00e8 la richiesta di moratoria, il cui principio \u00e8 stato valorizzato all\u2019interno del movimento proprio dal Patto di Solidariet\u00e0 e Mutuo Soccorso, parte del quale \u00e8 riprodotta a pag. 8).<\/p>\n<p>L\u2019EQUIVOCO<br \/>\nCome gi\u00e0 detto, il cittadinismo si configura come una reazione politica dal basso alla cosiddetta \u201ccrisi della rappresentanza\u201d. Una reazione che mira a superare e a curare tale crisi attraverso nuove forme di rappresentanza. Da questo punto di vista, si pone come erede naturale di partiti e sindacati nel recupero delle tensioni pi\u00f9 radicali e sovversive. Ma ci\u00f2 non toglie che i contesti in cui esso si manifesta presentino elementi di estremo interesse, perch\u00e9 potenzialmente gravidi di prospettive favorevoli. Il medico cittadinista si fa infatti vedere laddove il malato politico agonizza. La sua sola presenza \u00e8 indice a colpo sicuro di opportunit\u00e0 d\u2019azione. Infatti, mentre lui \u00e8 indaffarato a prescrivere rimedi per salvare il moribondo, non si potrebbe approfittare della confusione per praticare a quest\u2019ultimo una sana eutanasia? \u00c8 perci\u00f2 comprensibile che molti sovversivi abbiano deciso di intervenire in queste situazioni di lotta nell\u2019intento di sfruttare l\u2019occasione, di radicalizzare gli obiettivi cittadinisti, superandoli e mettendoli di fronte alle proprie contraddizioni. Ma in che modo?<br \/>\nSi tratta di una questione che forse \u00e8 stata sottovalutata. Una simile ipotesi \u00e8 una riproposizione dell\u2019antica teoria degli \u201cincidenti di percorso\u201d. Un movimento, seppur nato su basi riformiste, pu\u00f2 sempre deragliare e invertire la rotta. Dopo tutto, \u00e8 stato pi\u00f9 volte fatto notare come la banalit\u00e0 sia stata il biglietto da visita delle rivoluzioni nel corso della storia. Ci\u00f2 \u00e8 senz\u2019altro vero, ma&#8230; non costituisce un buon motivo per iniziare a sostenere banalit\u00e0. Quanto agli incidenti di percorso, l\u2019esperienza storica insegna che a subirli spesso e volentieri sono stati i sovversivi; i quali, a furia di frequentare movimenti riformisti al fine di radicalizzarli, hanno sovente finito col cambiare rotta essi stessi. E questo \u00e8 inevitabile quando ci si adegua agli avvenimenti invece di provare a forzarli sostenendo le proprie idee (a rischio di rimanere a margine dalla \u201cmassa\u201d). Purtroppo mai come adesso questo aspetto salta agli occhi. Accantonata l\u2019insurrezione dell\u2019individuo, oggi si sostiene la democrazia diretta del popolo, si prende parte alle manifestazioni politiche pi\u00f9 o meno oceaniche che prima si invitavano a disertare, si ospitano nelle proprie iniziative i cattedratici professionisti del sapere separato prima disprezzati. Non si \u00e8 pi\u00f9 orgogliosi della propria differenza qualitativa, quanto della propria identit\u00e0 quantitativa. Non si lanciano pi\u00f9 critiche radicali nell\u2019intento di provocare conflitto, si mettono a tacere le bestemmie per trovare concordia.<br \/>\nIn Val Susa per una volta tanto, dopo tempo immemorabile, non erano i sovversivi a inseguire le lotte della \u201cgente comune\u201d, ma \u00e8 stata la gente comune ad unirsi ai sovversivi nelle lotte. La presenza delle \u201cmasse\u201d deve aver dato un po\u2019 alla testa se, dopo aver sostenuto per anni la necessit\u00e0 di cogliere l\u2019aspetto critico in ogni situazione di lotta al fine di rafforzarla, nel caso della Val Susa questo non \u00e8 avvenuto, permettendo la rimessa in circolazione, tanto per fare alcuni esempi, di due cadaveri concettuali come \u201cpopolo\u201d o \u201cdemocrazia diretta\u201d, nelle loro varie declinazioni ideologiche.<br \/>\nE cos\u2019\u00e8 il popolo? \u00c8 un insieme di soggetti caratterizzati dalla volont\u00e0 di vivere sotto un medesimo ordinamento giuridico. L\u2019elemento geografico non \u00e8 sufficiente a delimitare il concetto di popolo, il quale necessita del consenso allo stesso diritto e di una comunanza di interessi. Il popolo \u00e8 una identit\u00e0 politica e storica, che ha accesso al racconto e alla memoria, ha diritto a commemorazioni, a manifestazioni e a lapidi di marmo. Il popolo \u00e8 visibile e dicibile, strutturato nelle sue organizzazioni, rappresentato dai suoi delegati, dai suoi martiri, dai suoi eroi. Non \u00e8 un caso se il suo mito \u00e8 sempre stato accarezzato dagli autoritari di ogni pelo, o se era stato abbandonato da decenni dai libertari (almeno da quelli meno lobotomizzati). La sua disinvolta esaltazione in Val Susa ha avuto come conseguenza l\u2019immediata comparsa della sindrome del populismo. Con questo termine generalmente si intende ogni formulazione politica basata sulla premessa che la virt\u00f9 risieda nel popolo \u2014 considerato un aggregato sociale omogeneo, depositario esclusivo di valori positivi, specifici e permanenti \u2014 e nelle sue tradizioni collettive (la Val Susa come terra di partigiani,\u2026). Nel populismo predomina spesso l\u2019elemento rurale, poich\u00e9 chi \u00e8 rimasto a contatto con la terra, con le montagne, guarda con qualche sospetto e ostilit\u00e0 chi vive in un ambiente urbano. Il populismo \u00e8 ecumenico, esclude ogni conflitto di classe giacch\u00e9 considera il popolo come massa omogenea. Dal punto di vista storico, esso tende a diffondersi ideologicamente nei periodi di transizione, nonch\u00e9 di forte tensione fra metropoli e provincia nel momento in cui sono in corso processi di industrializzazione, poich\u00e9 offrono un motivo di coesione e nel contempo di richiamo e di coagulo. Le formule populiste risorgono ogni qual volta si assiste ad una rapida mobilitazione di vasti settori sociali e ad una politicizzazione intensiva al di fuori dei canali istituzionali esistenti. L\u2019appello alla forza rigenerante del mito \u2014 e il mito del popolo \u00e8 il pi\u00f9 affascinante e il pi\u00f9 oscuro nel medesimo tempo, il pi\u00f9 immotivato e il pi\u00f9 funzionale nella lotta per il potere \u2014 \u00e8 latente anche nella societ\u00e0 pi\u00f9 articolata e complessa, pronto a materializzarsi nei momenti di crisi.<br \/>\nTutte queste caratteristiche sono ben presenti in Val Susa, sfruttate dalle molte parti in causa, che non vogliono lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione di una mobilitazione generale con certe potenzialit\u00e0. Anche da parte anarchica non ci si \u00e8 tirati indietro, affidandosi a quel populismo libertario che conosce illustri teorici e che ha nelle assemblee popolari la sua espressione maggiore. A partire dalla Val Susa si \u00e8 infatti diffusa la sensazione che ogni individuo possa avere il controllo sulle decisioni che determinano il destino della nostra societ\u00e0: basta che sappia discutere con gli altri. Questa convinzione ha portato alla riesumazione della democrazia diretta, della politika intesa in senso ellenico, del mito dell\u2019agor\u00e0 \u2014 dello spazio civico in cui i cittadini si possono radunare informalmente per discutere, scambiarsi idee e impegnarsi in proficui rapporti, in vista di quell\u2019assemblea popolare dove affrontare le questioni comuni allo scopo di arrivare all\u2019accordo in forma diretta, faccia-a-faccia. Insomma, quella che i militanti anarchici pi\u00f9 bolsi e tristi definiscono da anni \u00absfera pubblica non-statale\u00bb.<br \/>\nNon \u00e8 certo un caso che il termine greco di assemblea sia ecclesia. Se la pi\u00f9 perfetta organizzazione dell\u2019universo si pu\u00f2 chiamare Dio, allora il nesso fra politica e religione si evidenzia. Meno evidente \u00e8 la forza attrattiva che esercita su chi \u00e8 intenzionato a sovvertire questo mondo da cima a fondo. La mostruosa aberrazione che induce gli uomini a credere che il linguaggio sia nato per facilitare e risolvere le loro reciproche relazioni li conduce a questi ritrovi collettivi, dove si discute su come affrontare le faccende della vita. Che poi queste faccende siano vissute in maniera diversa fra i presenti, che poi la discussione non possa essere paritaria finch\u00e9 non lo saranno anche le capacit\u00e0 dei partecipanti (chi conosce di pi\u00f9 e parla meglio, domina l\u2019assemblea), che poi la minoranza non abbia motivo di accettare la decisione della maggioranza\u2026 tutto ci\u00f2 va fatto notare solo quando non si frequenta l\u2019agor\u00e0. Appena vi si mette piede, magari sulla spinta degli eventi, le antiche perplessit\u00e0 si diradano; miracolo che si verifica tanto pi\u00f9 facilmente se si scopre di possedere una buona \u201ccapacit\u00e0 oratoria\u201d. Eppure, c\u2019\u00e8 chi persiste a considerare odioso questo sforzo di unire gli individui in una comunit\u00e0, di fornire loro qualcosa da condividere, di renderli uguali. Perch\u00e9 gronda ipocrisia. La stessa ipocrisia che, dopo aver trascurato gli schiavi che permettevano agli antichi Greci di deliberare a getto continuo, dopo aver rimosso la plebe amorfa e anonima indegna di far parte del popolo, oggi si predispone a tralasciare il fatto che gli esseri umani possono aggregarsi a patto che rinuncino ai rispettivi mondi \u2014 mondi sensibili, privi di supermercati e autostrade, ma ricchi di sogni, pensieri, rapporti, parole, amori.<br \/>\nNella ragione politica, come nella fede religiosa, predomina l\u2019idea che l\u2019uguaglianza sia data dall\u2019identit\u00e0, dalla comune adesione a una visione del mondo. Siamo tutti uguali perch\u00e9 tutti figli di Dio, o cittadini della Societ\u00e0. Mai viene considerata la possibilit\u00e0 opposta, che pure \u00e8 affiorata nel corso della storia. Che l\u2019armonia generale dell\u2019Umanit\u00e0 possa nascere dalla divisione degli individui spinta all\u2019infinito. Si \u00e8 uguali o se si \u00e8 tutti identici, o se si \u00e8 tutti diversi. Nell\u2019assemblea che accomuna tutti viene evocata la ragione \u2014 il Logos \u2014 attraverso la discussione. Parlando, ragionando, argomentando, ecco che i problemi si sciolgono come neve al sole, i conflitti si appianano, gli accordi si stringono. Ma quanti compromessi, quanta moderazione, quanto realismo sono necessari per arrivare ad un accordo comune, per scoprirsi all\u2019improvviso tutti fratelli?<br \/>\nCos\u00ec, dopo aver tanto criticato la convinzione che si possa risalire ad una scienza della trasformazione sociale, dopo aver affermato che non esistono leggi che presiedono agli avvenimenti sociali, dopo aver smentito l\u2019illusione di un meccanismo storico oggettivo, dopo aver sgombrato il campo da tutte le pastoie che ostacolano il libero arbitrio, dopo aver cantato l\u2019eccesso che ripudia ogni forma di calcolo, ecco che si ritorna a prendere in mano un metro con cui misurare i passi compiuti. Si contano i partecipanti alle iniziative, si controlla la copertura mediatica ottenuta, si fanno continue previsioni di bilancio. Evidentemente le passioni non erano poi cos\u00ec cattive, i desideri non erano cos\u00ec sfrenati, gli interessi non erano cos\u00ec distanti.<br \/>\nN\u00e9 si capisce perch\u00e9 la democrazia diretta, da mediazione fra le diverse forze in campo che sorge nel corso di una rottura insurrezionale (come storicamente \u00e8 stata), dovrebbe diventare ideale da realizzare qui ed ora in collaborazione con sindaci, assessori e politicanti vari messi alle strette dai cittadini delusi. La democrazia diretta \u00e8 una falsa buona idea. Condivide con la sua sorella maggiore, la Democrazia in senso lato, il feticismo della forma. Ritiene che la maniera di organizzare una discussione collettiva pre-esista alla discussione stessa, e che questo metodo sia valido ovunque, in tutti i tempi, e per ogni genere di questione. Difendere la democrazia diretta, contrapporla \u2014 in quanto democrazia \u201creale\u201d \u2014 alla \u201cfalsa\u201d democrazia rappresentativa, significa credere che la nostra autentica natura possa essere infine rivelata se ci si libera delle costrizioni che ci gravano addosso. Ma liberarsi di queste costrizioni suppone una trasformazione tale che alla fine del processo noi non saremo pi\u00f9 gli stessi, o meglio, non saremo pi\u00f9 ci\u00f2 che siamo in questa civilt\u00e0 basata sul dominio e sul denaro. Non si pu\u00f2 arrivare all\u2019ignoto per vie note, cos\u00ec come non si pu\u00f2 arrivare alla libert\u00e0 attraverso l\u2019autorit\u00e0. Infine, anche ammettendo le possibilit\u00e0 d\u2019instaurare una effettiva democrazia diretta, continuerebbe a sussistere un\u2019obiezione: perch\u00e9 mai una minoranza dovrebbe adeguarsi ai voleri della maggioranza?<br \/>\nChiss\u00e0, forse \u00e8 proprio vero che stiamo vivendo in un continuo e terribile stato di eccezione. Per\u00f2 non si tratta di quello decretato dal dominio nei confronti delle sue stesse regole \u2014 il diritto \u00e8 una pura menzogna inventata dal sovrano, il quale non \u00e8 affatto tenuto ad essere coerente con le proprie bugie \u2014 bens\u00ec quello dell\u2019individuo nei confronti delle proprie aspirazioni. \u00c8 non vivere come si vorrebbe vivere. \u00c8 non affermare quanto si vorrebbe affermare. \u00c8 non agire come si vorrebbe agire. \u00c8 non amare chi si vorrebbe amare. \u00c8 dover scendere, giorno dopo giorno, a compromessi con il tiranno che condanna a morte i nostri sogni. Perch\u00e9 qui non si tratta di vincere o di perdere (ossessione tipica del militante), ma di vivere la sola vita che si ha a disposizione e di viverla a modo proprio. Piccoli gesti e parole comuni possono tenere insieme fiumi di folle e piazze gremite: ma questi gesti, queste parole, possono essere cercati fuori da noi stessi solo per appagare un nuovo senso di appartenenza a una comunit\u00e0? A meno che non si voglia dare carta bianca all\u2019individuo solo per poi comunicargli che si tratta di carta igienica.<\/p>\n<p><em>da <a href=\"http:\/\/www.macheteaa.org\/\">&#8220;machete&#8221;<\/a>, aperiodico anarchico, n. 1.<\/em><\/p>\n<p>Leggi una risposta a questo articolo: <a href=\"http:\/\/www.macerie.org\/?p=665\"><em>A proposito di anarchici e lotte sociali<\/em> <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab[Uomini senza mondo] erano e restano coloro che sono costretti a vivere all\u2019interno di un<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[18,35,85,94,128],"class_list":["post-805","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-panni-sporchi","tag-antimilitarismo","tag-cittadinismo","tag-lotte-sociali","tag-no-tav","tag-vicenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/805","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=805"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/805\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}