{"id":9655,"date":"2008-09-12T17:27:48","date_gmt":"2008-09-12T16:27:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.macerie.org\/?p=9655"},"modified":"2008-09-12T17:27:48","modified_gmt":"2008-09-12T16:27:48","slug":"la-frattura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/2008\/09\/12\/la-frattura\/","title":{"rendered":"La frattura"},"content":{"rendered":"<p>La lotta, al di l\u00e0 dell&#8217;obiettivo specifico che si persegue e dei nemici che di volta in volta si combattono, \u00e8 <em>anche <\/em>un modo di vivere la citt\u00e0, un modo per attraversarla, un modo per conoscerla. Anzi, potremmo dire che la lotta \u00e8 il <em>solo modo<\/em> per conoscere veramente una citt\u00e0.<br \/>\nChi non lotta rischia di rimanere abbagliato dalla propaganda o dall&#8217;ideologia, di rimanersene solo con il fantasma ufficiale di un mondo in mano alla microcriminalit\u00e0 o con il fantasma <em>alternativo<\/em> di un mondo di pecore mansuete incapaci di ribellarsi.<br \/>\nPer fortuna nostra e di chi ci sta a fianco, la realt\u00e0 sar\u00e0 sempre pi\u00f9 appassionante e sfaccettata di quanto ci potranno mai dire la lingua di ferro della paura e quella legnosa delle idee fisse.<br \/>\nLa citt\u00e0 \u00e8 grigia, nessuna salvezza sembra essere alle porte, niente sembra esser degno dei nostri sogni. Eppure, scintille di impossibile sono sparse nel tessuto urbano: solo scuotendone energicamente la trama \u00e8 possibile ritrovarle, a condizione di lasciare fuori dalla porta quei moralismi da primi della classe che esclusivamente certi anarchici riescono ad argomentare.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>Si lotta per vincere, certo, ma anche e soprattutto per costruire rapporti sociali diversi, orientati al conflitto, all&#8217;autogestione del conflitto. Ed \u00e8 questa in fondo l&#8217;unica cosa che valga veramente la pena di auto-prodursi, la cosa di cui sentiamo pi\u00f9 intensamente la mancanza e l&#8217;esigenza. Sappiamo bene che mai i sottomessi si sono risvegliati d&#8217;un colpo dal torpore per scagliarsi tutti contemporaneamente contro religione, Stato, famiglia e capitale. \u00c8 un percorso di rotture, invece, quello che serve, anche lungo e contraddittorio, sganciato da ogni logica quantitativa, anzi, forse, <em>da ogni logica<\/em>. Rotture che producono rapporti, e rapporti che producono e diffondono altre rotture, dentro al ventre di una citt\u00e0 che umilia e che uccide. Non conosciamo altro metodo, tanto vale appassionarsene. Anche qui, niente puzza sotto il naso: le nostre idee devono essere talmente <em>nostre<\/em> da diventare armi affilate, e non vestiti da indossare per sembrare pi\u00f9 belli e pi\u00f9 puri di tutti gli altri.<\/p>\n<p>Lotta e conoscenza. Lotta e cambiamento dei rapporti sociali. Ci impegneremo, d&#8217;ora in poi, a narrarvi la citt\u00e0 anche attraverso queste lenti. Occasionalmente, e con tutti i limiti imposti dal tempo e dal dovere di non far passare troppi guai a chi ci sta vicino.<\/p>\n<p>Cominciamo allora a raccontarvi quel che ne \u00e8 venuto fuori da una delle iniziative pi\u00f9 piccole e inadeguate (rispetto ai tempi ed alla gravit\u00e0 del tema) che abbiamo conosciuto in citt\u00e0 in queste ultime settimane: la \u201ccaccia all&#8217;alpino\u201d. L&#8217;ambito \u00e8 quello della lotta contro la militarizzazione del territorio: non intendiamo qui solo la militarizzazione in senso stretto, cio\u00e8 i militari nelle strade, perch\u00e9 questo in fondo non \u00e8 che un passaggio (per quanto emblematico e fondamentale) di un&#8217;escalation di poteri e provvedimenti speciali che va avanti da molti anni, un processo nefasto che da molti anni miete periodicamente le sue vittime, e che da molti anni suscita la reazione, tra cortei di protesta e pietrate contro la polizia, di chi si sente minacciato, di chi \u00e8 sopravvissuto per un pelo.<\/p>\n<p>La penetrazione degli alpini a Porta Palazzo, dopo il training iniziale al parco Stura, non ha praticamente incontrato nessuna forma di resistenza visibile, a parte uno sparuto gruppo di oppositori sfacciati e forse un po&#8217; matti, minoranza nella minoranza, di cui avrete sicuramente letto qualcosa nella colonna qui a fianco. Una iniziativa piccola che pur ha avuto qualche efficacia immediata giacch\u00e9, circondati dai contestatori, gli alpini non hanno potuto neanche chiedere un documento a un tossico, diventando per mattinate intere bambocci inutili ai fini repressivi, senza contare il dispendio di uomini e mezzi della Digos, che per due settimane li hanno scortati e \u201cprotetti\u201d. Detto questo, \u00e8 evidente che alla lunga questa \u201ccaccia all&#8217;alpino\u201d da sola non baster\u00e0 a tenerli lontani o a rendere le loro ronde inoffensive. E sarebbe illusorio sperare che la gente comune, folgorata dal coraggio di pochi e dalle loro parole, si unisca al gioco, trasformandolo cos\u00ec in un problema ben pi\u00f9 serio.<\/p>\n<p>Ma oltre all&#8217;efficacia immediata dell&#8217;iniziativa, oltre ai discorsi che la accompagnano, la \u201ccaccia all&#8217;alpino\u201d vale per quello che \u00e8: una provocazione, un sasso gettato nell&#8217;acqua stagnante della citt\u00e0 per tentare di vedere cosa c&#8217;\u00e8 sotto. Lotta e provocazione, lotta e conoscenza: la provocazione, come strumento di lotta, non \u00e8 solo un modo per far conoscere le proprie idee, ma anche un metodo per conoscere la citt\u00e0, per trarne qualche piccolo frammento di teoria e qualche indicazione pratica che potrebbe tornare utile in futuro.<\/p>\n<p>E allora, che cosa hanno <em>sentito<\/em> i cacciatori di alpini? E cosa hanno <em>capito<\/em>? Vediamo.<br \/>\nHanno sentito, intanto, i proprietari delle bancarelle del mercato che strillavano, con l&#8217;abilit\u00e0 di chi strilla per mestiere, \u00abma se i militari li abbiamo voluti noi!\u00bb, \u00abandate a lavorare!\u00bb, \u00absono meglio loro di voi!\u00bb. Pressati dalla provocazione, i commercianti hanno <em>ritrovato la propria classe<\/em>, stritolati come sono da due necessit\u00e0 solo apparentemente contrapposte: vedersi garantito da parte dello Stato, da un lato, quel terrore diffuso che solo pu\u00f2 costringere decine e decine di stranieri senza documenti a lavorare per loro con ritmi e paga da schiavi; dall&#8217;altro, assicurarsi una \u201czona franca\u201d tra le bancarelle, affinch\u00e9 nelle retate non rimangano imbrigliati i \u201cloro\u201d clandestini, o che per lo meno vengano catturati lontano lontano \u2013 tanto da evitar ai commercianti multe e guai con la magistratura. Un rapporto ambiguo, questo, tra gli schiavisti e gli apparati repressivi: siamo in grado di parlarvene proprio perch\u00e9, a margine di altre lotte e di altre provocazioni, schiavi inquieti ci hanno tirato per la giacca, fornendoci numerose indicazioni e racconti.<\/p>\n<p>Hanno sentito, poi, che le urla dei proprietari delle bancarelle erano urlate solo in italiano. Gli altri, i commercianti stranieri, o tacevano o sorridevano ai contestatori. Schiavisti tanto quanto gli italiani, faticano per\u00f2 a <em>ritrovare s\u00e9 stessi<\/em> divisi come sono tra la propria appartenenza di classe e quell&#8217;identit\u00e0 da ex-colonizzato che porta ancora nel sangue il ricordo degli scempi perpetrati dalle truppe occidentali. Altri passi ancora servono prima che costoro, in massa e senza tante chiacchiere, si schierino dalla parte che \u00e8 loro propria \u2013 quella dei commercianti italiani e dell&#8217;esercito.<\/p>\n<p>E poi, cos&#8217;altro hanno vissuto i nostri cacciatori di alpini? Hanno saputo di un rumeno che forniva intenzionalmente indicazioni sbagliate ai poliziotti che cercavano in mezzo alla folla i sovversivi. Sono stati avvertiti da un lavoratore di passaggio del fermo di uno di loro. Hanno visto il cenno d&#8217;assenso col capo del tipo un po&#8217; losco fermo all&#8217;angolo, hanno sentito la solidariet\u00e0 mormorata della ragazza che prende il volantino frettolosa, e hanno risposto al \u00abcome va, tutto bene?\u00bb del sottoproletario straniero conosciuto in altre piccole avventure precedenti. E poi, ancora, il ragazzo della strada che volta la bicicletta per venirti a sussurrare: \u00abattenzione, arrivano!\u00bb. E l&#8217;altro che ti dice: \u00abla prossima volta telefonami!\u00bb. O quello che ti racconta la sua storia \u2013 sempre di repressione, violenza e speranze tradite. E poi, dopo, ci sono sempre dei vicini di casa che ti salutano un po&#8217; pi\u00f9 calorosamente del giorno prima. E dopo, ancora dopo, arriva un commesso che ti porta in anteprima la lettera indirizzata al Ministro dai commercianti imbufaliti contro di te, e ti sa dire pure chi e come l&#8217;ha scritta. Lotta e provocazione, lotta e cambiamento del tessuto dei rapporti in citt\u00e0. Fili che si intrecciano. Rapporti che fanno intravedere la possibilit\u00e0 di pensare la resistenza \u2013 e di pensarla concretamente. \u00c8 l&#8217;altro lato della barricata sociale che piano piano <em>riscopre se stesso e si riconosce<\/em>.<\/p>\n<p>Per quanto banale possa essere, i cacciatori di alpini hanno scoperto che la citt\u00e0 non \u00e8 un monolite, che anzi \u00e8 divisa, tagliata in due da una profonda frattura, una frattura che passa attraverso la divisione illusoria tra italiani e stranieri ma che ancora non riesce a scardinarla del tutto. Hanno imparato che anche una iniziativa tanto piccola e modesta come la loro pu\u00f2 funzionare da grimaldello che si conficca tra una parte e l&#8217;altra di questa frattura e ne illumina sempre di pi\u00f9 i confini. E hanno imparato che in mezzo a questa frattura ci sta ancora un sacco di gente, ci stanno tutti quelli che quelle mattine stavano in silenzio, tutti quei proletari, magari di una certa et\u00e0, che giustamente vanno a comprare i pomodori a Porta Palazzo perch\u00e9 costano meno, 10 centesimi in meno di quelli sotto casa. Tutti loro sono ancora l\u00ec che guardano. Indecisi se saltare il fosso e schierarsi dalla parte dei propri nemici storici \u2013 gli schiavisti del mercato, i padroni, la polizia \u2013 oppure se <em>riconoscersi e rispecchiarsi<\/em> finalmente nei nuovi proletari, spesso giovanissimi e stranieri, che popolano il mercato.<br \/>\nIl loro silenzio \u00e8 per ora di difficile interpretazione per i cacciatori di alpini. Ma si sa, la rivoluzione non \u00e8 una scienza esatta. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lotta, al di l\u00e0 dell&#8217;obiettivo specifico che si persegue e dei nemici che di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[18,72],"class_list":["post-9655","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-panni-sporchi","tag-antimilitarismo","tag-la-pentola-bolle"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9655","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9655"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9655\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9655"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9655"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/macerie.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9655"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}