Una lettera da Lione

A Lione, i reclusi del locale Centro di detenzione per senza-documenti sono scesi in sciopero della fame il 15 ottobre scorso. Già il giorno dopo la polizia ha deportato 8 di loro e nei giorni successivi lo sciopero si è frantumato. Martedì scorso, 20 ottobre, erano rimasti solo in 5 a scioperare. In loro appoggio c’è stato un presidio improvvisato e rumoroso domenica e una manifestazione dovrebbe essersi tenuta ieri.  Di questa storia della quale non ne sappiamo molto, siamo in grado di farvi leggere la lettera collettiva che i reclusi hanno scritto al direttore: un misto di rivendicazioni immediate e parziali, inframezzate però, da un urlo senza condizioni, «libertà!».

All’attenzione del direttore del Centro di Detenzione Amministrativa

Lyone, 15/10/2009

La informiamo che da oggi siamo entrati in sciopero della fame per le ragioni che seguono:

1- Il governo impedisce alla CIMADE (associazione che offre appoggio agli immigrati clandestini) di fare il suo lavoro, secondo la legge.

2- Contestiamo le decisioni dei giudici che si basano solo ed esclusivamente sulla politica dei numeri, la politica delle 28000 espulsioni all’anno.

3- Contestiamo il prolungamento automatico (di detenzione) senza che vengano esaminate le nostre situazioni amministrative.

4- Contestiamo le false informazioni dei rimpatri. Noi non siamo informati sulla nostra partenza alla volta del nostro paese.

5- Alcune persone sono state fatte rimpatriare in paesi che non erano i loro, altre sono state spedite nel loro paese senza l’autorizzazione del Consolato.

ESIGIAMO LA NOSTRA LIBERAZIONE, QUI, ADESSO, IMMEDIATAMENTE.

6- Chiediamo l’intervento di un organismo neutrale per rivendicare i nostri diritti secondo Giustizia, Libertà, Uguaglianza, Fraternità. La maggior parte delle volte siamo giudicati in base alla forma e non alla sostanza.

7- Abbiamo chiesto alla Prefettura di riesaminare la nostra situazione caso per caso.

8- Alcuni detenuti sono stati picchiati dalla PAF (polizia di frontiera), anche dei minori, noi troviamo che questo sia disumano, umiliante, questo è già sufficente perchè noi ci ribelliamo contro atti simili.

9- Ci lamentiamo delle cure mediche. Siamo in un paese laico, mentre i nostri pasti non sono kosher, prevale il razzismo nei centri di detenzione, la laicità non viene rispettata.

10- Esigiamo un metodo per le espulsioni che tenga conto della famiglia dell’espulso.

Firmato da 68 detenuti del CRA di Saint Exupery

 

Aggiornamento. Una manifestazione, in effetti, si è tenuta il 21 di fronte al Centro di Lione con centocinquanta partecipanti. Lo sciopero dentro è terminato, ma intanto ne è cominciato un altro nel Centro di Nizza. A presto, altri aggiornamenti da oltralpe.