E tre

Proprio ieri, per la terza volta, Mamadou è riuscito a perdere l’aereo della deportazione. Legato e ammanettato come al solito, questa volta è stato pure sedato prima che salisse le scalette dell’aereo: eppure è riuscito a fare talmente tanto chiasso da farsi riportare a terra. Ora che vi parliamo è di nuovo nel Cie di via Corelli, a Milano.

Intanto continua lo sciopero della fame nel Cie di Bologna, dopo l’incendio del 24 di maggio. Vi riportiamo qui sotto un resoconto – aggiornato a ieri mattina – dell’aria che si respirava in questi giorni in via Mattei, dove oggi si è tenuto un partecipato presidio. E vi ricordiamo pure che sabato prossimo, alla Festa di Radio Blackout, durante il dibattito con Marco Rovelli sul rapporto tra lavoro ed espulsioni, saranno presenti pure dei compagni di Bologna che ci presenteranno il corteo di Modena del prossimo 19 di giugno.

 

 «Le condizioni dei reclusi sono sostanzialmente immutate, il disagio è costante e la debolezza dovuta allo sciopero della fame è ovviamente crescente. Inoltre tutti i componenti della sezione maschile non hanno accesso al cortile davanti (il luogo più vicino alla strada, dove i solidali si mettono quando fanno un presidio).
Negli ultimi giorni quattro detenuti sono stati portati in ospedale: uno di loro aveva ingerito lamette, batterie ed un taglia unghie. Abbiamo raccolto la richiesta dei suoi compagni all’interno che, preoccupati, volevano avere informazioni sul suo stato di salute. Dopo giri a vuoto in ospedale, affermazioni ambigue di infermieri e sbirri siamo riusciti perlomeno a sapere che le sue condizioni non erano gravi e che il ragazzo era in osservazione nell’attesa che espellesse “naturalmente” ciò che aveva ingoiato.
Abbiamo anche tentato di portare dei succhi di frutta al Cie, in sostegno allo sciopero della fame, ma le ferree regole che vigono all’interno non ce lo hanno permesso. Ci hanno detto che gli alimenti non possono entrare e le eccezioni possono solo venire da una concessione della questura.
La ciliegina sulla torta è stata una discussione con l’ispettore di turno che ci ha riempito di menzogne sulle condizioni degli immigrati dicendo sistematicamente l’opposto delle informazioni comunicateci dai detenuti.»