Gradisca: un incendio, una fuga e altro ancora

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(Inutile dirvi che avremmo volentieri evitato di pubblicare delle immagini come queste che i prigionieri di Gradisca hanno voluto far uscire dalle gabbie. Ci eravamo abituati, da un po’ di tempo a questa parte, a pubblicare foto di incendi e di fughe – ed eravamo molto più contenti. Ci siamo permessi, allora, di oscurarle un tantino. Un po’ per pudore rispetto alla sofferenza altrui, un po’ per non consegnare ai facitori di gazzette – rigorosamente schierati dalla parte dei padroni e sempre pronti a diffamare le lotte e le resistenze dei più esclusi tra gli esclusi – i volti dei reclusi.)

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Cosa sta succedendo dentro al Cie di Gradisca? Lo abbiamo chiesto ad un compagno della zona, che sta raccogliendo un po’ di informazioni dalle voci dei reclusi.
In estrema sintesi. Venerdì sera un gruppo di reclusi è salito sul tetto provando la fuga. Intercettati dalle guardie – che al Centro in questi giorni sono numerosissime, tra soldati, poliziotti e carabinieri – sono stati ributtati a terra e tutti gli altri prigionieri, che in quel momento stavano facendo l’aria, sono stati fatti rientrare a forza nelle camerate. Da lì in poi, e per tutto il giorno dopo, la tensione è andata alle stelle: vetri e batterie ingoiate. In cinque si sono cuciti le labbra.
Tra tutti i feriti solo due sono stati portati al Pronto Soccorso, mentre gli altri sono stati abbandonati a sé stessi senza grosse cure: a niente sono valsi gli appelli lanciati dai solidali della zona. Fortunatamente, però, dei due portati all’ospedale uno è riuscito a scappare nella notte tra domenica e lunedì, mentre di nuovo ieri pomeriggio i reclusi del blocco blu hanno tentato la fuga in gruppo. Non si sa se qualcuno sia riuscito effettivamente a scavalcare i cancelli; si sa invece che la polizia è intervenuta in maniera molto violenta, ferendo due persone sul momento e continuando a picchiarne una quando oramai era chiusa in infermeria, inerme. Ed è proprio in solidarietà con i pestati che gli altri reclusi hanno bruciato dei materassi, costringendo gli operatori di Connecting People a chiamare i Vigili del Fuoco.

La situazione, oggi, è ancora molto tesa. Da un lato la polizia minaccia ritorsioni sui prigionieri che hanno contatti con l’esterno, dall’altra gli operatori di Connecting People continuano a lamentarsi e a dire di avere paura, mentre qualche giornalista parla addirittura di sezioni intere “in mano agli immigrati”. Sta il fatto che dopo i fatti di ieri altre due camerate sono state fatte sgomberare e sono itate dichiarate inagibili, in una situazione in cui la capienza complessiva, oramai, è sfruttata solo per metà. Da due anni a questa parte, insomma, il Centro di Gradisca è stato smontato pezzo per pezzo, tanto da renderne impellente lo svuotamento e la ristrutturazione: si parla di questo dicembre, e tutto il merito va alla determinazione dei reclusi. Ad impedirne la riaperturà, però, dovremo pensarci noi, il movimento contro ai Cie che sta fuori dalle gabbie: e staremo a vedere se riusciremo ad esserne all’altezza.

Ascolta la corrispondenza da Gradisca:

[audio:https://macerie.org/wp-content/uploads/2010/11/gradisca-dal-fine-settimana-in-poi.mp3]

Aggiornamento 24 novembre. La Questura di Gradisca ha annunciato di aver tradotto in carcere uno dei protagonisti delle mobilitazioni di lunedì e nella mattinata di oggi due dei reclusi che si erano cuciti la bocca per protesta (a quanto pare proprio quelli delle foto qui sopra) sono stati prelevati e portati a Roma, dove li aspettava l’aereo per Tunisi.

 

E leggi qualche articolo di stampa.


«Un tentativo di rivolta all’interno del Cie di Gradisca d’Isonzo è stato sedato [lunedì]. Una dozzina di immigrati, ospitati in due differenti camerate, hanno appiccato un incendio ad alcuni materassi, con l’obiettivo di distrarre la vigilanza e tentare la fuga: per spegnere le fiamme, si è reso necessario l’intervento dei Vigili del fuoco di Gorizia. Dichiarate inagibili, le due stanze sono state sgomberate e gli ospiti ridistribuiti in altri locali da operatori e forze dell’ordine.»

Fonte: Ansa

«Nella notte tra domenica e [lunedì], invece, fuga riuscita per un immigrato tunisino, riuscito a eludere la sorveglianza mentre si trovava al pronto soccorso dell’ospedale di Gorizia, dove era stato trasferito a seguito di una ferita autoprocurata al braccio.»

Fonte: il Messaggero Veneto


«Nei Cie italiani scoppia la rivolta silenziosa. Quella dell’autolesionismo dei migranti, che si cuciono le labbra con ago e filo per protestare contro tutto e tutti: la Bossi-Fini, il decreto Maroni che ha allungato a sei mesi la permanenza nelle strutture di identificazione, ma anche contro il loro imminente rimpatrio e le condizioni di vita all’interno delle strutture. Un silenzioso tam tam e – secondo gli inquirenti – forse anche una regia occulta dall’esterno sta unendo in queste ore i clandestini reclusi nei Cie di Gradisca d’Isonzo e Torino: almeno una quindicina di loro (quattro i casi accertati nella struttura gradiscana), principalmente di etnia maghrebina, si sono clamorosamente cuciti le labbra nelle ultime 48 ore. In massima parte si tratterebbe di irregolari tunisini che attendevano a giorni il rimpatrio. Decine di altri immigrati, in segno di solidarietà, nelle ultime ore hanno invece ingerito lamette, batterie, forbicine per le unghie, vetri rotti. È successo a Torino, nel Cie di corso Brunelleschi, come Gradisca e anche a Lamezia Terme, in Calabria. Tensione alta negli ultimi giorni anche a Bologna e Bari. A quanto si apprende, dei quattro immigrati che a Gradisca si sono cuciti la bocca con ago e filo uno solo è stato ricoverato in ospedale. Trasportato a Cattinara, è riuscito a eludere la sorveglianza e fuggire. Gli altri tre migranti in protesta, secondo fonti vicine alla Questura goriziana, rifiuterebbero invece le cure. Nel Cie isontino la tensione rimane altissima. Alcuni padiglioni del centro di fatto sono in mano agli immigrati. Ieri all’ex Polonio si è registrata la seconda rivolta in pochi giorni. Dopo la protesta inscenata nella notte fra venerdì e sabato, con una quindicina di immigrati saliti sui tetti nel tentativo (non riuscito) di darsi alla fuga, ieri attorno alle 16 è scoppiato un incendio: gli immigrati hanno dato fuoco a coperte, lenzuola, materassi e suppellettili, rendendo necessario l’intervento dei Vigili del fuoco. Sabato pomeriggio, in seguito all’interruzione anticipata dell’ora d’aria, quattro reclusi del Cie di Gradisca avrebbero invece ingerito delle lamette. Due di loro, rinchiusi nella Zona blu – quella a maggiore rischio – sono stati trasportati al Pronto soccorso mentre gli altri, rinchiusi nella Zona rossa, sono rimasti all’interno del Cie. A Gradisca sono approdati due casi eclatanti: quello di un cittadino tunisino che ha presentato ricorso contro l’espulsione in quanto gay (nel Paese d’origine l’omosessualità è un reato punito con il carcere) e un cittadino indiano passato dalle telecamere di “Annozero”, durante il presidio di solidarietà agli immigrati abbarbicati sulla gru di Brescia, a una cella del Cie. Nella struttura partiranno a dicembre (per 1 milione e 600mila euro) i lavori di potenziamento della sicurezza. Il Cie sarà svuotato, ma non è dato sapere se al termine dell’intervento sarà portato alla sua capienza reale di 250 posti o se verrà mantenuta quella attuale (non più della metà). Secondo i sindacati di polizia un centro a pieno regime diverrebbe “una polveriera” più di quanto già non sia.»

Fonte: Il Piccolo

 

«Si è concluso con l’arresto, per resistenza e minacce a pubblico ufficiale, di un immigrato nordafricano il lunedì ad alta tensione all’interno del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di via Udine. Le manette, per l’ospite della struttura isontina, sono scattate verso le 23, quando l’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, è stato identificato come uno dei responsabili dell’incendio appiccato in tarda serata in una camerata. L’azione, che ha coinvolto una decina di immigrati, è scatta a poche ore di distanza da quella messa in atto nel pomeriggio da una ventina di ospiti, che avevano dato fuoco a materassi e coperte rendendo inutilizzabili due camere e richiedendo l’intervento dei Vigili del fuoco di Gorizia. L’immigrato tratto in arresto lunedì sera si presenterà già stamane al Tribunale di Gorizia per l’udienza di convalida del provvedimento. Un clima di tensione, stando a quanto si è potuto apprendere, alimentato in prevalenza da immigrati di nazionalità tunisina, nei confronti dei quali stanno continuando ad arrivare gli ordini di rimpatrio nel proprio Paese. Procedure, tuttavia, non agevoli considerando che la Tunisia consente il rimpatrio di soli 4 connazionali al giorno in tutta Italia. Una limitazione che obbliga le Prefetture italiane, tra cui quella di Gorizia, ad inviare alla spicciolata gli immigrati tunisini nelle strutture romane, visto che proprio dalla capitale partono i voli charter presposti all’espulsione coatta dei clandestini identificati. Passando ai previsti lavori di adeguamento e messa in sicurezza del Cie di Gradisca, invece, è slittata a fine mese l’assegnazione dell’appalto dei lavori, per i quali la Prefettura ha indetto un bando di gara fissando in un milione 660 mila euro la base d’asta.»

Fonte: il Messaggero Veneto, 24 novembre 2010

 

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