Nel primo caldo

 

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All’interno delle mura del Cie di corso Brunelleschi l’afa di questi giorni è ancora più insopportabile. I racconti insofferenti della brutalità della polizia e quelli più sollevati di piccole proteste raggiungono il fuori in maniera frammentaria. Si riceve la notizia da parte di Montassar che, dopo quarantotto giorni di sciopero della fame e circa dieci della sete, ha ricominciato a mangiare e bere, preoccupato dal dolore costante ai reni e dalla necessità di ricorrere inevitabilmente ad una dialisi se il digiuno totale fosse continuato. Per punizione al fatto che ha scelto di opporsi all’espulsione non mangiando gli è stata vietata l’uscita nel campo dove s’incontrano i reclusi delle differenti sezioni. A furia di litigare con i poliziotti, ieri sera, è riuscito a ottenere il permesso di recarsi in questo campo.

La qualità e la quantità del vitto sta sollevando lamentele. Il caldo e la partecipazione di tanti al mese di Ramadan fa si che la necessità di acqua sia maggiore e che quella fornita non sia sufficiente. Ciò ha scatenato brontolii, diverbi e proteste. Se l’acqua non è abbastanza il cibo servito è scadente. All’assaggio della loro razione, l’altro ieri, due ragazzi disgustati hanno scaraventato i piatti ancora pieni in faccia ai poliziotti di turno. Più tardi gli stessi sono stati prelevati dalla sezione e sono stati messi in isolamento. Da mesi questa sezione è sempre quasi zeppa, sono ora lì rinchiusi in tredici. Grosso modo chi partecipa a qualsiasi tipo di protesta e interrompe la normale gestione del centro finisce in isolamento.

La scorsa settimana vi abbiamo dato notizia di un’espulsione riuscita grazie alle botte e all’utilizzo di sedativi, qua la voce del ragazzo malmenato, sedato ed espulso che ne parla.

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