Fuga e arresti a Gradisca

Proprio mentre corso Brunelleschi bruciava, anche i reclusi del Centro di Gradisca hanno ricominciato a farsi sentire nonostante siano ammassati nelle sale comuni, per terra, guardati a vista dalla polizia. Non conosciamo la dinamica esatta dei fatti, visto che da quasi un mese ai prigionieri sono vietati i contatti con l’esterno, ma a quanto riportano le agenzie di stampa ieri sera una quindicina di loro è riuscita a sfondare verso il cortile – come era successo giusto due settimane fa – e a tentare la fuga. Sei sono riusciti a dileguarsi, otto invece sono stati arrestati. Con buona pace di Maroni, che ha fatto di tutto perché non venisse più liberato nessuno, e del consorzio Connecting People che sta facendo di tutto per non perdere l’appalto della gestione del Cie, quasiasi siano le condizioni di detenzione dei reclusi.

Leggi alcuni articoli di stampa sull’accaduto.

Al Cie altra rivolta otto arrestati e due militari feriti

Otto arresti, due militari feriti. E una nuova evasione di massa. E’ il bilancio dell’ennesima notte di ordinaria follia al Cie di Gradisca. A sette mesi dall’ultima fuga (ma a poche settimane da incendi e tumulti che hanno seriamente devastato la struttura) sei tunisini domenica sera sono riusciti a scappare. Senza essere ripresi. I disordini si sono verificati fra le 20 e le 24 e hanno coinvolto in tutto una quindicina dei 90 immigrati ancora presenti. Da 20 giorni, vista l’inagibilità di molti locali, al Cie si vive sul pavimento e in spazi comuni. Esasperazione e tensione sono altissime. Domenica in 4 sono saliti sul tetto per distrarre gli operatori – solo alla mezzanotte sono stati convinti a desistere – mentre in 13 hanno raggiunto il muro di cinta lanciandosi nel vuoto. Nella campagna circostante ne sono stati subito ripresi 7, altri 6 non sono stati intercettati. Nel frattempo all’interno i disordini portavano al ferimento di due militari della Brigata Ariete, che cura la vigilanza con le forze dell’ordine (guariranno in 10 giorni) mentre un operatore veniva scagliato violentemente a terra. Il capo della Mobile di Gorizia, Culot, ha reso noto il bilancio della rivolta: 8 arresti per resistenza e lesioni e in un caso – quello di un algerino – anche l’aggravante della rapina: dopo avere aggredito un operatore nel caos generale, si è impossessato del suo mazzo di chiavi. I nordafricani verranno processati per direttissima questa mattina. Analoga sommossa si è verificata al Cie di Torino, protagonisti sempre dei tunisini. La Questura del capoluogo piemontese definisce «probabili» i collegamenti fra le due rivolte: si tratterebbe in entrambi i casi di clandestini sbarcati a Lampedusa a metà febbraio. Contatti fra immigrati ospitati a Torino e Gradisca sono acclarati. E adesso sul Cie isontino è bufera. Per il sindaco Tommasini «non vi sono più le condizioni per tenerlo aperto». Indignati i sindacati di polizia, che a 10 giorni dalla visita della Commissione Schengen non hanno notizie di interventi ) o incrementi di organico.

Il Piccolo, 22 marzo

 

Gradisca, rivolta al Cie: militari feriti

«Il Friuli Venezia Giulia non è in grado di accogliere altri immigrati perché siamo già saturi e stiamo già facendo molto di più di tante altre regioni dove non ci sono centri come il Cie di Gradisca, che poi è andato in difficoltà». A chiudere la porta all’arrivo di nuovi migranti in regione, una possibilità cresciuta al pari dell’emergenza di Lampedusa, è stato il presidente Renzo Tondo, fermo nel ribadire la posizione della sua giunta anche alla vigilia della riunione al ministero dell’Interno, alla quale parteciperà il vicepresidente Luca Ciriani. «Il nostro aiuto umanitario non mancherà, però oggi non siamo in grado di accogliere altre persone – ha ribadito Tondo – ne abbiamo già tante. Ci sono altre regioni prima di noi che devono fare quello che abbiamo già fatto. Poi si discuterà». Parole e preoccupazioni, quelle di Tondo, arrivate a poche ore di distanza da una delle giornate più turbolente per il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo, dove la nuova rivolta scoppiata domenica sera ha registrato un vero e proprio bollettino di guerra: 6 immigrati clandestini fuggiti, 8 arresti, 4 denunce a piede libero, due militari lievemente feriti, tre operatori aggrediti e danni ingenti alla struttura. Ad accendere la miccia, poco dopo le 20, l’azione di una trentina di ospiti che, una volta forzato il blocco delle forze dell’ordine impegnate nella vigilanza, sono riusciti a guadagnare gli spazi esterni della struttura. Da lì, a conferma che l’azione non era improvvisata, l’allargamento su due fronti della rivolta, con alcuni immigrati saliti sui tetti del Cie e altri a puntare direttamente la recinzione. Azioni, oltretutto, ripetute e nel corso delle quali, oltre al lieve ferimento di due militari dell’Esercito (integrati nella sorveglianza a carabinieri, poliziotti e agenti della guardia di finanza), che hanno riportato escoriazioni e contusioni da colluttazione, si sono registrate le aggressioni, fortunatamente senza gravi conseguenze, anche di due operatori dell’ente gestore e a un’infermiera di turno. Nel corso dei disordini 6 immigrati sono riusciti a scavalcare le recinzioni e far perdere le loro tracce, mentre 8 ospiti sono stati arrestati (7 per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, uno per furto aggravato in quanto aveva sottratto con la forza a uno degli operatori le chiavi delle porte interne della struttura) e processati già ieri mattina per direttissima al tribunale di Gorizia. Nel corso della nottata danneggiate porte, finestre, una macchinetta del caffè e, in parte, anche le due stanze (sulle 28 totali) rimaste agibili dopo gli incendi di fine febbraio. La situazione è tornata alla normalità solo dopo l’una di notte, quando gli ultimi immigrati sono scesi dai tetti. Ancora in corso, invece, le indagini avviate dalle forze dell’ordine per valutare eventuali collegamenti con i disordini, avvenuti praticamente in contemporanea e con dinamiche similari, al Cie di Torino. 

Il Messaggero veneto, 22 marzo