Il settimo, le carte, gli sfregi

Con le carte arriva anche il nome del settimo compagno ricercato e non trovato, è Greg. Ci auguriamo che rimanga uccel di bosco, senza tante ansie.

Il resto sono diciassette pagine di carta stampata e parole legnose volte a definire le condotte e motivare l’esigenza della custodia in carcere. Le accuse rivolte agli arrestati sono, con precisione, resistenza aggravata verso pubblico ufficiale, sequestro di persona e danneggiamento.

L’accusa di sequestro di persona è supportata da numerose citazioni di materia giuridica che definiscono l’esistenza del reato quando la condotta del reo priva di libertà fisica e di locomozione una persona, anche se non in maniera assoluta, per un tempo apprezzabile. Quindi sono bastati dieci minuti. Il tempo che i carabinieri hanno passato chiusi dentro le loro autovetture prima di abbandonare il luogo.

Le condotte e la responsabilità degli imputati è tenuta assieme dal concorso sia materiale che morale, “la semplice presenza sul luogo dell’esecuzione del reato può essere sufficiente ad integrare gli estremi della partecipazione criminosa quando, palesando chiara adesione alla condotta dell’autore del fatto, sia servita a fornigli da stimolo all’azione e un maggiore senso di sicurezza”.

L’esigenza di mettere gli accusati sottochiave tra le mura carcerarie è motivata, secondo il giudice Arianna Busato, dalla gravità del fatto e dalla pericolosità sociale degli imputati e dal rischio di recidivanza. Non basterebbe la custodia ai domiciliari con controllo tramite apparecchi elettronici poiché all’interno dell’ambiente domestico, secondo la togata, potrebbero continuare le condotte delittuose.

Tra le righe che motivano le misure affibbiate a Greg, Giada, Antonio, Antonio, Camille, Fabiola e Francisco si svela lo zampino di Rinaudo e i suoi fantasmi. Ancora una volta nelle carte tribunalizie che descrivono alterchi e piccoli scontri con le forze dell’ordine si accenna alla percezione di uno spazio ritenuto franco, in mano agli anarchici.

Per fortuna non è un senso di proprietà a caratterizzare la presenza in strada, i tentativi nell’ostacolare le retate, la resistenza agli sfratti, ma l’impellenza di vivere il posto in cui si abita cercando di allentare i meccanismi di repressione e sfruttamento, creando legami capaci di stringersi e creare le condizioni per  difendersi, a tratti contrattaccare contro le minacce quotidiane che incombono. Del resto anche questo pezzo di città ha dei proprietari: nuovi e rampanti padroni che con i loro investimenti e progetti intensificano la frequenza  delle minacce repressive e di controllo – non solo verso chi cerca di lottare in quartiere, ma anche contro chi non può far altrimenti che essere abusivo, non pagare l’affitto o il biglietto sul tram.

Questi arresti non sono stati perfettamente piani: Ros, Carabinieri, Polizia e Digos hanno trovato un’ennesima occasione per entrare all’interno delle case occupate in quartiere e capire come orientarsi al loro interno, superando e distruggendo barricate. Ormai la scadenza è semestrale e rischia di diventare una triste ricorrenza nella percezione di chi abita le case e il circondario, di chi accorre in solidarietà e di chi si ferma solo a sbirciare.

Utilizzando gli arresti come leva, hanno infilato di straforo perquisizioni, tagli al gas e la distruzione totalmente gratuita, all’interno dell’Asilo, di porte, arredi e parti della struttura. Non ci lamentiamo, immagazziniamo rabbia e calibriamo quanto tempo ed energie saranno necessarie nel rimettere in sesto le cose e togliere i segni del passaggio della polizia.

Ancora più moleste, così, suonano le felicitazioni e l’applauso della sindaca infingarda all’operazione di sbirri.

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Stasera all’asilo, in via Alessandria 12, alle ore 19 ci sarà l’occasione di incontrarsi, parlare e organizzarsi. Intanto si può scrivere ai compagni arrestati che sono tutti rinchiusi nel carcere delle Vallette, sicuramente in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà venerdì.

Antonio Pittalis

Antonio Rizzo

Camille Casteran

Fabiola De Costanzo

Francisco Esteban Tosina

Giada Volpacchio

c/o casa circondariale Lorusso e Cutugno

via Maria Adelaide Aglietta 35

10151 Torino