Presidio al Cpr torinese

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La settimana scorsa il Cpr (ex Cie) di Torino ha ricevuto visite. Una delegazione di persone ben vestite che parlavano inglese, francese, alcuni anche arabo, è venuta a passeggiare tra le mura di Corso Brunelleschi. Non si capisce bene cosa volessero né se fossero politici, funzionari o personale di qualche Ong. Sembra che qualche giorno prima avessero fatto visita anche a Lampedusa.
Arrivati in mattina, hanno passato tutto il pomeriggio a tentare il dialogo con i reclusi, a far domande su come si vive dentro, come si mangia e sul loro stato di salute. In molti tra i ragazzi rinchiusi hanno però rifiutato il dialogo. “Che dobbiamo dirgli. Qui è uno schifo, e niente cambia. A cosa serve parlargli”. Alcuni pare avessero il timore di riferire le violenze, il cibo da schifo e le botte che passano dal Cpr torinese per non subire poi ritorsioni da parte dei poliziotti. Qualcuno ha fatto persino finta di dormire pur di evitare le insistenti quando ininfluenti domande che i signorotti bene vestiti volevano porre. A rimarcare l’inutilità della passeggiata è la risposta data a chi, tra i reclusi, chiedeva un contatto per restare aggiornato e sapere se avrebbero fatto qualcosa al riguardo: “State tranquilli, ci faremo vivi noi”. Chiuso il dialogo; abito buono, faccia da culo.

Intanto le pessime condizioni che si vivono tra quelle odiose mura smuovono di continuo tentativi, per lo più individuali, di protesta. Nell’area blu cinque ragazzi sono in sciopero della fame da due giorni mentre un terzo lo ha iniziato ieri. La motivazione è il cibo immangiabile, sempre uguale e schifoso. A volte buttano tutto comunque.

Spesso gli strumenti di lotta a disposizione in luoghi di reclusione quali Cpr e carceri sono piuttosto spuntati e se collettivamente non si riesce a dare vita a rivolte e proteste più generalizzate ed efficaci non per questo si rinuncia a provare a farsi sentire, spesso utilizzando il proprio corpo come mezzo. Ne sono esempio gli scioperi della fame in corso come pure i tanti atti di autolesionismo che avvengono all’interno delle strutture detentive.

E intanto in sordina ma costanti continuano i lavori di ristrutturazione del Centro per riportarlo alla capienza massima. Una nuova area è stata completata qualche giorno fa. L’area viola, accanto alla bianca e alla gialla, ha riaperto i battenti per aumentare gli effettivi detentivi. Al momento sembra che ci siano tra le otto e le quindici persone, tutti nuovi arrivati presi in retate da tutta Italia. Qualcuno dice che la settimana scorsa sono stati fatti dei lavori nell’area rossa chiusa da anni in seguito agli incendi scoppiati durante le rivolte nel fu Cie.

Con più posti a disposizione gli arrivi e le deportazioni si fanno più fluidi e costanti. L’altra notte sono stati espulsi una decina di tunisini mentre il Centro si sta nuovamente riempiendo di nigeriani per l’ormai tristemente classica espulsione di massa che, secondo le voci, dovrebbe avvenire questo giovedì.

Insomma tanti motivi per tornare sotto le mura del Cpr torinese per dare sostegno ai reclusi con un rumoroso presidio.

L’appuntamento è per questa domenica 25 giugno alle ore 17 nel pezzo di prato su corso Brunelleschi angolo via Monginevro

Aggiornamento: un ragazzo marocchino ha tentato di impiccarsi questo pomeriggio dopo essersi tagliato le mani in segno di protesta. Non gli lasciavano incontrare la fidanzata che era venuta in visita. L’hanno tirato giù i compagni di area mentre un militare lasciandolo lì gli ha detto di morire. Da che sappiamo ora sembra che sia in infermeria.
Nell’area verde stanno protestano da ieri sera: battono sui muri e sulle reti dopo la deportazione dei sedici tunisini. I militari si sono schierati davanti all’area a controllo della situazione. Nell’area blu invece molti hanno buttato il cibo negli ultimi due giorni e nell’area bianca oggi non è stato servito il pasto a cinque detenuti senza motivazione apparente.