Chi comanda a Torino

Le cariche della polizia contro la critical mass di giovedì sera a Torino segnano un ulteriore passo avanti verso quella normalità per cui presto passerà alla storia l’era Appendino. Che qualcuno – noi compresi, lo confessiamo – pensi che tutto ciò sia scandaloso e inaccettabile è del tutto privo di significato: occorre fare i conti con il fatto che qui a Torino il potere politico è fermamente detenuto nelle mani dalla questura. Il William B. Travis di c.so Vinzaglio, al secolo Francesco Messina, pistolero uscente, ha già rilasciato ai suoi gazzettieri un’intervista in cui giustifica tutto con il fantasma di via Alessandria 12, c’erano anche gli anarchici. E dalle sue dichiarazioni si palesa un clima di caccia alle streghe, questi sovversivi si stanno infiltrando in tutte le manifestazioni, si sono procurati una bicicletta, hanno iniziato a lavorare, in realtà sono ovunque e camuffati da bipedi, è incredibile, contessa!

I più dotti osservano come la guerra portata avanti della polizia sia la continuazione della politica con altri mezzi, e ne ripartiscono equamente la responsabilità tra un borioso ministro degli interni che ha reintrodotto il reato di blocco stradale (punito più severamente della resistenza a pubblico ufficiale, per dire) e una sindaca inetta che in astinenza di risultati non perde occasione di rivendicarsi ogni sgombero di profughi, zingari, anarchici, abusivi e qualunque minoranza non qualificata.

In tutto ciò c’è anche qualcosa di altro a essere inquietante. Un numero considerevole di individui si esprimono virtualmente e qualunque punto indichi il manganello dello sbirro, per loro è da colpire: questi ciclisti devono sparire dalle strade, hanno fatto bene a pestarli, a me i poliziotti non m’hanno mai fatto nulla quando passo loro davanti a testa china per andare a spendere i miei ultimi 14,99 euro da H&M!

Niente male quest’aria che tira, nell’imbruttimento di quest’epoca non una riflessione che intacchi la Sindrome di Stoccolma di cui sono affetti ‘sti beceri disgraziati, e se c’era un tempo in cui si auspicava ragionassero su ciò che è giusto e non su ciò che è concesso dal diritto, ora per non sbagliare tifano galera a priori.

Ma torniamo ai rapporti nei palazzi di barocco piemontese. Mentre il poliziotto si conferma il cane da guardia del potere, fedele interprete delle sue ultime volontà, il politico si riduce irreversibilmente a chihuahua della polizia di stato: o scodinzola di fronte alle sue mirabolanti gesta, o si limita ad abbaiare senza mordere mai, per poi tornare tremante a cuccia.

Nel pieno delle polemiche tra bottegai di governo e di opposizione sul centro aperto al traffico di chi se lo può permettere, pochi giorni dopo le manifestazioni di giovani bene educati che chiedono democraticamente ai governi di intervenire contro il cambiamento climatico, la questura interviene a gamba tesa nel dibattito con un discorso tanto brutale quanto chiaro, e profondamente politico: manifestate pure quanto volete, ma guai a voi se provate anche solo a interferire davvero con il traffico, perché qui ci pensa la celere a farvi circolare a suon di bastonate e calci nel culo.