Rivolta al Cie di Ponte Galeria

 pontegaleria.jpg

Dopo l’incendio del mese scorso nel Cie di Torino un altro Centro è stato dato alle fiamme. Tocca alla struttura di Ponte Galeria stavolta subire la rabbia dei reclusi che, settimana scorsa, dopo una protesta hanno dato fuoco a diverse aree del Cie romano.

Vi proponiamo qui sotto il racconto di quella giornata tratto dal blog Hurriya.

Oggi 11 dicembre c’è stata una forte protesta nel Cie di Ponte Galeria. Un ragazzo, dopo aver ricevuto cure mediche in ospedale, rientrando al centro, è stato portato di nuovo in ospedale perché la macchina che lo trasportava ha fatto un incidente. Una volta rientrato al Cie è stato provocato da un agente della Guardia di Finanza, senza nessun motivo. Alla provocazione sono seguite percosse violente, testimoni diretti parlano di calci e pugni. Il ragazzo, che in quel momento si trovava solo, ha reagito tagliandosi le vene. Quando gli altri reclusi si sono accorti dell’accaduto, vedendo un loro compagno sanguinante a terra, hanno iniziato una protesta che ben presto si è allargata a tutta la sezione maschile.

Sono stati bruciati materassi e distrutte quasi tutte le celle agibili. Le forze dell’ordine sono intervenute in massa per sedare la rivolta. Dopo qualche ora la situazione sembra più calma. In questo momento, ci dicono da dentro, sono state riaperte 4 celle chiuse anni fa dopo una rivolta, dove hanno stipato alcune persone. Tutti gli altri al momento si trovano nel corridoio perché le celle non sono utilizzabili. I detenuti si preparano ad affrontare la notte senza posti per dormire e al freddo.
Nel frattempo un gruppo di persone si è recato davanti le mura della sezione maschile per portare solidarietà ai rivoltosi con grida e petardi.

E siccome ci vuole sempre qualche giorno per poter tirare le somme, qui sotto vi proponiamo uno scritto pubblicato sempre sul blog Hurriya che racconta cosa è successo nel Cie dopo l’ultimo incendio romano.

Molte cose si sono mosse nel Cie di Ponte Galeria in seguito alla rivolta di venerdì 11 dicembre. Già ieri sono stati liberati alcuni ragazzi fermati durante l’incursione al centro Baobab. Oggi apprendiamo che molte persone recluse nella sezione maschile sono state liberate con un foglio che invita a lasciare il paese entro sette giorni.

Da dentro ci dicono che verso le nove del mattino la polizia è entrata nelle celle, prima annunciando il trasferimento di 6 ragazzi richiedenti asilo nel Cie di Bari Palese e di altri 5 nel Cie di Brindisi, poi annunciando la liberazione di tutti gli altri.

La sezione maschile del Cie di Ponte Galeria sembrerebbe al momento chiusa.

Nei giorni passati abbiamo assistito a visite nel Cie romano da parte di esponenti di Sel, associazioni e campagne para istituzionali, con lo scopo di denunciare le condizioni di vita nel Cie e chiedere la liberazione delle persone internate durante la retata al centro Baobab. I fatti dimostrano che la liberazione si ottiene in tutt’altro modo.
Undici persone non hanno però ritrovato la libertà da quelle gabbie e sono state trasferite in altri Cie: erano “richiedenti asilo” ovvero una delle categorie di persone inventate dagli stati per rafforzare il controllo dei flussi migratori. La recente apertura degli Hotspot ne è la dimostrazione.

Nella sezione femminile ci sono ancora circa 50 ragazze recluse, la maggior parte delle quali sbarcate da poco a Lampedusa. Le condizioni di vita nel Centro, ci dicono da dentro, sono come sempre pessime, per mancanza di acqua e riscaldamento.
Se le persone recluse hanno chiuso una parte del Centro, spetta a tutte e tutti non farla mai più riaprire, osteggiando i collaborazionisti che vorranno ristrutturare e fortificare il Cie di Ponte Galeria, sostenendo le lotte delle persone recluse.

Alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere